Attivita parlamentari
Prosegue la polemica tra Italia e Svezia sul tema dell'antisemitismo
Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati
Visby, Svezia, 7 settembre 2009
Nel corso del dibattito sull’intervento del Ministro degli esteri svedese, Carl Bildt, davanti alle Commissioni esteri dei Paesi UE, riunitesi oggi a Visby in Svezia, l’Onorevole Fiamma Nierenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, ha chiesto al Ministro di precisare il suo programma per combattere l’antisemitismo in Europa, dato che il fenomeno è in crescita verticale, come dimostrato dal rapporto pubblicato nel 2009 dalla European Union Agency for Fundamental Rights (FRA): lo studio, condotto sull’andamento dal 2001 al 2008 ha dimostrato infatti il grave incremento di incidenti antisemiti, anche nei Paesi del Nordeuropa, come conseguenza delle tensioni in Medio Oriente e della crisi finanziaria globale.
Fra gli episodi più significativi, ha detto al Ministro la Nirenstein, l’articolo del giornale svedese Aftonbladet, su cui il Governo svedese non ha voluto esprimere la propria opinione. [...]
Statement by MP Fiamma Nirenstein, Vice-President of the Committee on Foreign Affairs of the Italian Chamber of Deputies
Visby, Sweden, 7 September 2009
During the discussion following the speech of Sweden Minister of Foreign Affairs, Carl Bildt, at the meeting of the EU member States' Foreign Affairs Committees, which was held today in Visby, Sweden, MP Fiamma Nirenstein, Vice-President of the Committee on Foreign Affairs of the Italian Chamber of Deputies, asked the Minister to clarify his program for combating anti-semitism in Europe. The phenomenon is dramatically increasing, as demonstrated by the 2009 report by the European Union Agency for Fundamental Rights (FRA): the study, which examined the trend from 2001 to 2008, has - in fact - demonstrated the rise of anti-semitism throughout Europe, and throughout Northern European countries as well. It's a phenomenon which can partly be explained as a consequence of the increasing tensions in the Middle East and as result of the recent global economic crisis.
Among the most significant episodes as of late, MP Nirenstein cited to Minister Bildt the article on IDF killing Palestinians in order to traffic in their organs, published this August by the Swedish newspaper Aftonbladet, a report that the Swedish government refused to condemn. [...]
OBAMA, NIRENSTEIN: INCOMPRENSIBILE RICONOSCIMENTO USA "CAMPIONI DELLA LIBERTA'" A MARY ROBINSON
"E' soprendente che Mary Robinson, il più carente tra gli Alti Commissari Onu per i Diritti Umani (1997-2002), che promosse e difese la scandalosa conferenza di Durban nel 2001, abbia ricevuto ieri dal Presidente Obama la Medaglia Presidenziale per la Libertà, il più alto riconoscimento americano per l'impegno civile.
Vogliamo credere che il Presidente Obama non sia informato fino in fondo dell'atteggiamento anti-israeliano che ha caratterizzato l'operato della Robinson durante il suo mandato all'Onu, che ha consentito, tra l'altro, di tenere una riunione preliminare per la conferenza di Durban a Teheran, dalla quale furono ostracizzati i delegati ebrei. Mary Robonson non ha mai rivisto le sue posizioni fortemente anti-israeliane e anche anti-americane. Il fallimento di Durban 1, con il ritiro progressivo di alcune delegazioni (tra le quali quella americana) e di Durban 2, svoltasi nell'aprile scorso a Ginevra, alla quale non hanno partecipato sin dall'inizio dieci paesi (tra cui sempre gli USA), perché era evidente che avrebbe proseguito sulla stessa linea antisemita del 2001, indicano il fallimento del lavoro della diplomatica irlandese. E' quindi molto difficile capire il senso di questo importante riconoscimento alla Robinson per chi crede nella battaglia universale per il rispetto dei diritti umani e per l'affermazione della libertà".
La Knesset guarda all'Europa
Questo martedì sono stata invitata a parlare come key-note speaker al Parlamento Israeliano in occasione dell'inaugurazione del Forum Europeo della Knesset, un'istituzione volta a rafforzare i legami e la cooperazione tra i parlamentari israeliani ed europei (sia a livello delle singole assemble ligislative nazionali, sia a livello di Parlamento Europeo).
All’evento, coordinato dall’On. Yohanan Plesner (Kadima), promotore del Forum, ha partecipato anche Presidente della Knesset, Rubi Rivlin, e vi hanno preso parte numerosi parlamentari dei diversi schieramenti nonché oltre una quindicina di Ambasciatori di Paesi Europei (per l’Italia era presente il Vice Capo Missione Davide La Cecilia), un rappresentante della Commissione Europea in Israele, alcuni esponenti del mondo accademico israeliano e coordinatori di organizzazioni non governative.
Dopo il Presidente della Knesset è intevenuto l’On. Plesner che ha moderato la tavola rotonda. Dopo il mio intevento, che trovate per ora in inglese più sotto, sono intervenuti alcuni parlamentari israeliani, tra cui Tzipi Livni, Capo dell’Opposizione e leader del partito Kadima e Majalli Whbee, già Vice Ministro degli Esteri nel precedente Governo Olmert. Erano presenti anche Shaul Mofaz, già Ministro della Difesa, Rony Bar-On, già Ministro del Tesoro, l’On. Daniel Ben-Simon. [...]
Appello all'UNESCO contro la candidatura di Farouk Hosny
Senza l’intervento attivo delle istituzioni e del mondo della cultura, la direzione dell’UNESCO potrebbe essere prossimamente assegnata a Farouk Hosny, attuale Ministro della Cultura egiziano, che, nel corso della sua carriera, si è qualificato per le sue spudorate campagne antisemite e contro lo Stato d’Israele, che è per altro in pace con l’Egitto da 30 anni a questa parte.
L’Italia fa parte dei 58 Paesi del Consiglio Esecutivo che a settembre dovrà scegliere, tra gli aspiranti alla Direzione, il candidato che ad ottobre sarà sottoposto al voto di ratifica della Conferenza Generale dei 193 stati membri dell’UNESCO.
Per questo ho proposto l'appello che segue tra i parlamentari e stiamo raccogliendo le firme, in vista della elezione preliminare di settembre.
Leggi anche:
"Salvare l'UNESCO da Farouk Hosni", di Giulio Meotti
"Ecco la lista nera dei libri banditi al Cairo dal ministro egiziano che 'per l’Italia è il favorito'", di Giulio Meotti
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"Noi parlamentari della Repubblica Italiana ci rivolgiamo ai 58 Paesi che siedono nel Consiglio Esecutivo dell’UNESCO per evitare che le istituzioni delle Nazioni Unite subiscano l’ennesimo oltraggio.
Il prestigioso incarico della Direzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza, la Cultura e la Comunicazione (UNESCO) potrebbe essere affidato a Farouk Hosny, attuale Ministro della Cultura egiziano, che, nel corso della sua carriera, si è qualificato per le sue spudorate campagne antisemite e contro lo Stato d’Israele, che è per altro in pace con l’Egitto da 30 anni a questa parte. [...]
Appello contro la candidatura di Farouk Hosny all'UNESCO
Noi parlamentari della Repubblica Italiana ci rivolgiamo ai 58 Paesi che siedono nel Consiglio Esecutivo dell’UNESCO per evitare che le istituzioni delle Nazioni Unite subiscano l’ennesimo oltraggio.
Il prestigioso incarico della Direzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza, la Cultura e la Comunicazione (UNESCO) potrebbe essere affidato a Farouk Hosny, attuale Ministro della Cultura egiziano, che, nel corso della sua carriera, si è qualificato per le sue spudorate campagne antisemite e contro lo Stato d’Israele, che è per altro in pace con l’Egitto da 30 anni a questa parte.
Strenuo oppositore di ogni normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Israele, nella sua attività di Ministro della Cultura ha sostenuto ogni forma di boicottaggio della cultura israeliana, invitando, nel 2008, a “bruciare i libri israeliani” nel tentativo di espellere gli autori ebrei dalle biblioteche egiziane e imponendo il bando a film israeliani premiati a Cannes. Hosny, che dovrebbe promuovere dall’alto della sua carica le istituzioni e gli scambi culturali, si è opposto all’apertura, nel novembre 2007, di un Museo di antichità ebraiche in Egitto.
Le sue posizioni negazioniste della Shoah ne hanno fatto il paladino di Roger Garaudy, che Hosny ha invitato in Egitto e fatto conoscere nel mondo arabo, dopo che questi era stato condannato in Francia per la sua propaganda negazionista. Hosny ha inoltre promosso la vendita nelle librerie egiziane de “I protocolli dei Savi di Sion”, uno dei più letali veicoli di propaganda antisemita nella storia dei gli ultimi due secoli e ha dichiarato che gli ebrei non hanno mai fatto altro che appropriarsi delle idee di tutto il mondo. [...]
Le illusioni della politica estera americana
Il discorso di Obama all´Islam è un mistero per chiunque si occupi con mente fredda e occhio allenato delle questioni mediorientali: è chiara solo la determinazione di Obama a restare fedele al proprio modello, quello che gli ha conquistato la fiducia e oseremmo dire, per una parte, persino qualche idolatria da parte della maggioranza del pubblico americano. Obama è determinato a incarnare, al di là della ratio politica e storica, una figura messianica, post moderna, decisamente relativista. La sua barca veleggia sempre più lontana, decisa a tracciare una nuova scia, dal sogno americano tradizionale, inteso come determinazione, spazio, libertà a ogni costo; trasfigura e modifica nella mente del mondo intero il disegno dei valori americani, della loro letteratura, della loro musica e della loro filmografia. La figura del cow boy, e non solo del tipo duro alla John Wayne, ma persino di quello più solitario e elegiaco alla James Dean, persino la figura del bohemienne newyorkese, alla Bob Dylan, si spengono e si trasfigurano su Barack Hossein Obama, il nuovo americano. Gli interessa molto di più mostrarsi comprensivo e pieno di buone intenzioni; non frequenta l´ironia amara, democratica e irridente, consapevole dei limiti della natura umana, il poetico disprezzo per il politically correct, e infine anche il coraggio di affermare la leadership americana nel mondo, costi quello che costi, anche quando deve imporsi, certa di farlo per il bene comune. Gli manca la follia generosa e severa dello sbarco in Normandia e anche, ebbene sì, della guerra in Iraq. Gli manca l´imperativo ineludibile di tenere a viso aperto per il coraggio dei manifestanti iraniani, e di aiutarli a vincere. [...]
Frattini incontra Noam Shalit
(ANSA) - ROMA, 1 LUG - Nel giorno del conferimento della cittadinanza onoraria della citta' di Roma al caporale israeliano Gilad Shalit, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha incontrato Noam Shalit, il padre del ragazzo, assicurandogli che ''tornera' a fare pressioni anche in sede europea'' per la richiesta di ''liberazione immediata''.
Erano presenti all'incontro - si legge in una nota della Farnesina - anche Fiamma Nirenstein, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, Riccardo Pacifici, presidente della Comunita' ebraica di Roma e Joanna Arbib, presidente mondiale del Consiglio di amministrazione del Keren Hayesod.
Gilad Shalit e' stato rapito il 25 giugno 2006 mentre pattugliava il confine con la Striscia di Gaza in territorio israeliano; da oltre tre anni e' ostaggio nelle mani di Hamas e
non si sono mai avute notizie ufficiali circa il luogo della sua detenzione, ne' sul suo stato di salute, fisica o psichica.
Il ministro ha affermato che la richiesta di liberazione immediata di Shalit e' una questione cruciale perche' riguarda il tema universale del rispetto dei diritti umani e della liberta' dell'individuo. Per questo tornera' a fare pressioni in questo senso anche in sede europea.
I partecipanti all'incontro hanno manifestato al ministro Frattini l'auspicio che Hamas possa dimostrarsi piu' flessibile riguardo alla richiesta di rilascio, in cambio del soldato, di prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, scendendo ad un compromesso sul numero di prigionieri condannati per crimini gravissimi e che Israele e' riluttante a liberare. Inoltre, durante l'incontro si e' espresso l'auspicio che Israele dia segno di buona volonta' nell'alleviare le difficolta' della popolazione di Gaza. In questo senso, e' stata anche ribadita la fiducia nella mediazione del capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman, che sta lavorando a un prossimo incontro di riconciliazione tra Hamas e Fatah. Tali tentativi - si legge ancora nella nota - sono fondamentali per creare un clima di maggiore fiducia, che possa porre le premesse anche per ottenere l'immediato rilascio di Shalit e, in generale, il raggiungimento di una soluzione pacifica in Medio Oriente.
Al via i Giochi del Mediterraneo. Senza Israele
Tuttavia suscita in noi grave sconforto e persino un senso di disagio morale il fatto che, anche a questa edizione dei Giochi, come avviene sin dalla loro istituzione negli anni ’50, Israele non sia invitata". Lo ha sottolineato Fiamma Nirenstein, parlamentare del Pdl e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. "Come ha scritto Maurizio Caprara sul Corriere della Sera di lunedì, il nome 'Giochi del Mediterraneo' non è appropriato, dato che l’unica democrazia che dal Medio Oriente si affaccia su di esso, non vi è stata inclusa. Escludere Israele è un gesto di apartheid e di razzismo, privo di qualsiasi ragione e di qualsiasi significato. Speriamo almeno che il momento dell’inaugurazione dei Giochi sia l’occasione per affermare l’indecenza di una simile esclusione, che non deve e non può essere messa da parte. Speriamo anche, dopo questa edizione, di vedere chiuso ufficialmente un capitolo che non fa onore allo sport mondiale, né al nostro paese che li ospita quest'anno."
Ghilad Shalit: tre anni di buio totale
Tre anni fa, il 25 giugno 2006, veniva rapito il soldato israeliano dicianovenne Ghilad Shalit, prelevato da terroristi di Hamas mentre pattugliava il confine con la Striscia di Gaza, in territorio israeliano. Suo padre, Noam Shalit, che conduce una battaglia estenuante per cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica e i leader mondiali sul suo caso, oggi invita tutti a tenere gli occhi chiusi per tre minuti, per figurarsi l'oscurità, l'isolamento, la pena in cui si trova suo figlio da tre anni. Tre minuti contro tre anni di oblio totale.
Durante questo lunghissimo periodo né i genitori di Ghilad, né nessun altro ha mai potuto ricevere la minima informazione sulla salute del ragazzo. Neppure la Croce Rossa Internazionale, in contrasto con quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra, ha potuto visitare Ghilad per verificarne le condizioni di salute, fisica e psichica, o semplicemente per potere certificare che sia ancora in vita.
Ci rivolgiamo quindi oggi alla Croce Rossa Internazionale affinché si impegni con ogni mezzo per visitare Ghilad Shalit, rinnovando così l'invito formulato nello scorso dicembre dal confine con la Striscia di Gaza con una lettera sottoscritta da 24 parlamentari italiani in visita in Israele.
Ci appare inoltre molto significativa e da prendere d'esempio l'iniziativa del Comune di Roma di conferire la cittadinanza onoraria a Ghilad Shalit, decisione che è stata presa oggi in Consiglio Comunale concludendo così l'iter avviato il 2 aprile scorso.
Da oggi pomeriggio, in piazza del Campidoglio, campeggerà un manifesto con la foto di Ghilad e la scritta: "Roma vuole il suo cittadino Gilad Shalit libero".
Diritti umani e contro-terrorismo al Consiglio d'Europa
E’ possibile rispettare i diritti umani quando le forze armate intervengono in operazioni contro il terrorismo? Per rispondere al quesito l’On. Fiamma Nirenstein, membro della delegazione parlamentare italiana presso il Consiglio d’Europa di Strasburgo, ha organizzato assieme al suo collega polacco Tadeusz Iwinski, una tavola rotonda. Oltre a numerosi parlamentari e giornalisti, hanno preso parte al dibattito in qualità di esperti “sul campo” il colonnello inglese Richard Kemp, comandante delle forze britanniche in Afghanistan nel 2003, e il professore Barry Rubin, direttore del Global Research in International Affairs di Tel Aviv. A moderare l'incontro è stato Alexander Guessel, Coordinatore delle attività di contro-terrorismo del Consiglio d'Europa.
Tutti gli interventi sono partiti dal presupposto basilare che una delle maggiori violazioni di diritti umani consiste nell'attacco consapevole della popolazione civile da parte di autentici eserciti di terroristi in quasi tutti i teatri di guerra apertisi nel mondo, che hanno come obiettivo principale i civili del nemico e che usano i priopri civili come scudi umani. Gaza e l'Afghanistan sono gli esempi che stanno quotidianamente di fronte all'opinione pubblica di tutto il mondo. I vari interventi – tutti molto appassionati e sentiti – hanno purtroppo evidenziato come, nonostante i buoni propositi, non vi siano risposte certe a questa domanda, e hanno auspicato un aggiornamento degli strumenti giuridici e delle tecniche di guerra che possano consentire il minore danno alle popolazioni civili e la più larga garanzia di rispetto dei diritti umani. [...]
