Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

La flotta turca verso Gaza aiuta l’Iran

sabato 22 maggio 2010 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 22 maggio 2010

Stavolta Israele ha proprio diritto di dire «mamma li turchi». Dieci vascelli turchi vogliono raggiungere la settimana prossima la costa di Gaza per portare quello che essi chiamano aiuto umanitario. In realtà, portano un gesto di solidarietà e legittimazione a Hamas, che domina Gaza con violenza integralista nei confronti della propria gente e di Israele, che ha giurato di distruggere. A Gaza chiamano il prossimo avvento della flottiglia «l’Intifada delle navi». La Turchia è l’unico Paese che assiste l’organizzazione delle navi. La prepara la IHH (Fondazione di Soccorso umanitario turco): il premier Recep Tayyp Erdogan ha incontrato gli organizzatori e ha reso pubblico il suo «sostegno per rompere l’assedio di Gaza». Sulle navi viaggeranno membri del governo turco, artisti, giornalisti: tutto quello che serve a rendere la spedizione intoccabile. [...]

Chomsky attacca Israele ma fa l’amico dei dittatori

mercoledì 19 maggio 2010 Il Giornale 2 commenti

Il Giornale, 19 maggio 2010

Ok, sia che l’ordine provenisse dall’alto o che si sia dato troppo da fare uno di quei giovanotti che al confine di Israele stanno sempre spasmodicamente attenti a chi entra (magari questo era uno studente che aveva letto i libri del professore), sarebbe stato meglio che il professore del Mit (Massachusetts Institute of Technology) Noam Chomsky fosse andato a tenere la sua conferenza a Bir Zeit, Ramallah. Chi lo avesse ascoltato lo avrebbe pleonasticamente applaudito con frenesia quando avesse detto che Israele è uno stato di apartheid, una colonia americana, sostanzialmente nazista, e avrebbe battuto le mani ancora più forte quando avesse sostenuto che Hamas è un’organizzazione non solo legittima, ma anche indispensabile per la pace in Medio Oriente.
Chomsky lo dice, lo scrive, lo ripete senza sosta, e quindi impedirgli, domenica, di avviarsi attraverso Israele sulla strada per Ramallah (Netanyahu nega, per la cronaca, di averlo mai ordinato) gli ha solo consentito di ripetere al mondo che Israele è un Paese totalitario e razzista - anzi, stalinista - e di avere una grande eco in tutto il mondo. [...]

Il tramonto veloce dell’Onu sotto gli occhi delle democrazie inermi

domenica 16 maggio 2010 Il Giornale 1 commento

Il Giornale, 16 maggio 2010

Quand’è che l’implausibile comportamento dell’Onu renderà impraticabile la sua stessa esistenza nella forma attuale? È il caso di chiederselo di nuovo, a così pochi giorni dall’immissione dell’Iran nel Csw, la Commission for the Status of Women, ovvero il suo maggiore organismo per la condizione femminile, perché siamo di fronte a un altro evento incredibile, se non nella logica «onusiana». Infatti lo Hrc, il Consiglio per i diritti umani, ha felicemente accettato che ne siano parte a gestire i temi del diritto di ogni uomo alla libertà e alla giustizia la Libia, l’Angola, la Malesia, il Qatar, l’Uganda. Non sarebbe stato impossibile impedire l’ennesimo paradosso, se l’opposizione avesse avuto meno di 97 voti, ovvero anche un voto meno della maggioranza dei membri dell’Assemblea. Ma l’Organizzazione della Conferenza Islamica (Oic) ha il 70 per cento dei voti nei gruppi africano e asiatico e insieme ai Paesi non allineati che ancora esistono nonostante la supposta fine della Guerra Fredda raggiungono facili vittorie e in pratica determinano tutta la politica del Consiglio dei Diritti umani. [...]

La beffa Onu: «La minaccia viene da Israele»

sabato 8 maggio 2010 Il Giornale 7 commenti

Il Giornale, 8 maggio 2010

Avrebbe dovuto essere il momento critico in cui tutti gli occhi si sarebbero fissati sull’obiettivo di far cessare l’Iran dalla preparazione della bomba atomica, in cui l’Iran sarebbe stato affrontato in modo decisivo, e invece è stata una memorabile, paradossale settimana di successi per Ahmadinejad, invitato a New York in occasione della Conferenza per la revisione del trattato di non proliferazione nucleare dell’Onu (Npt). All’apertura in pompa magna già si è svolto uno stravagante testa a testa alla pari, che certo Ahmadinejad sognava, fra il presidente iraniano e Hillary Clinton. Il presidente iraniano sdottoreggiava minacciosamente sui gravi rischi che il mondo corre a causa degli Usa e di Israele, e ha sfidato di nuovo tutti sul nucleare: «Anche se le sanzioni non saranno benvenute, non le temiamo e la nazione iraniana non se ne lascerà fermare». Insomma, seguiterà con l’atomica. Perché non dovrebbe? Dagli eventi e dalle voci sulle possibili decisioni del Consiglio di Sicurezza, sembra che l’Iran potrà seguitare ad arricchire il suo uranio senza troppi impicci. [...]

"L’Iran difende le donne", nuova beffa dell’Onu

domenica 2 maggio 2010 Il Giornale 10 commenti

Il Giornale, 1 maggio 2010

L’Onu ogni giorno produce un inverosimile distruzione della ragionevolezza occidentale, ogni giorno ci propone il tema del suo significato, quando meno ci pensiamo ci salta su una spalla come una soffice civetta pazza. Stavolta ci fa restare a bocca aperta il Csw, la Commission on status of women dell’Onu, ovvero l’organismo dedicato alle donne del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, secondo lo statuto «il principale corpo politico globale» delle Nazioni Unite. Il Csw dovrebbe essere dedicato esclusivamente «alla parità di genere e all’avanzamento delle donne» e ne dà buone prove: infatti mercoledì ha cooptato per acclamazione l’Iran facendone un suo membro per un mandato di 4 anni con inizio nel 2011.
Come si esaminino i candidati a questo alto seggio, è difficile capirlo dal momento che l’Iran, secondo gli standard che definiscono la condizione femminile nella nostra cultura, è davvero ai minimi immaginabili. Il suo ordinamento giuridico, cominciamo col dire, prevede la lapidazione dopo il seppellimento dalla vita in giù, riporta Anne Bayefsky sul suo sito di osservazione dell’Onu.
Nel 2009, un rapporto del dipartimento di Stato sull’Iran mette in luce altre bellurie al femminile: violentare la moglie non è illegale, e in generale la questione della violenza è messa in modo tale che la donna è quasi sempre violentabile e anche colpevole se denuncia l’accaduto. [...]

Ecco il cartone choc di Hamas: la bara con il soldato israeliano

lunedì 26 aprile 2010 Il Giornale 9 commenti
Ecco il cartone choc di Hamas: la bara con il soldato israeliano

Il Giornale, 26 aprile 2010

Immagini in 3D per l'aut aut degli integralisti a Gerusalemme: liberate i prigionieri palestinesi o il giovane Shalit tornerà morto. Guarda il video

A coloro che spesso suggeriscono che bisogna parlare con Hamas, che l’organizzazione palestinese essendo stata eletta dal popolo ha una sua legittimità, che Gaza è ingiustamente bloccata, suggeriamo innanzitutto di dare un’occhiata al cartone animato messo in circolazione ieri da Hamas: a quasi quattro anni dal sequestro, parla del soldato di leva Gilad Shalit. Hamas immagina, dopo aver mostrato il tragico peregrinare del padre Noam da un presidente all’altro con la foto del figlio in mano, che Gilad gli sia riconsegnato, sì, ma in una bara coperta dalla bandiera israeliana. Noam, tradito e disperato grida «no!» quando si vede recapitare il suo feretro. Il cartone dura tre minuti, la colonna sonora è la voce vera di Gilad, piana e sommessa come la si sentì durante il video che alcuni mesi fa lo mostrava vivo dopo il sequestro. Il cartone vuole essere un’arma di pressione dopo lo stallo della trattativa in cui si ipotizzava la consegna di mille prigionieri circa in cambio di Shalit. Israele rifiutò tuttavia qualche nome troppo insanguinato, e pose la clausola che alcuni prigionieri liberati sarebbero stati dislocati fuori dai confini israeliani e del West Bank. [...]

L'asse Libano-Siria-Iran e la continua beffa all’Occidente

domenica 18 aprile 2010 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 18 aprile 2010 

La Siria ha consegnato agli Hezbollah i missili Scud, che sono in grado di colpire il cuore di Israele. Il riarmo dei miliziani filo-iraniani segna l’ennesimo colpo alle utopie pacifiste di Europa e Stati Uniti

Tutti col numero sulla maglietta, il primo ministro Saad Hariri tutto sudato nello sforzo di fare gol mentre invece andava a rete solo Naim Gemayel, figlio di Bashir, il capo maronita assassinato, che si è detto tuttavia contento di giocare insieme agli Hezbollah che ha sempre criticato: questa è stata la scena idilliaca che martedì a stadio chiuso i politici libanesi hanno rappresentato per commemorare il 35º anniversario della terribile guerra civile che ha contrapposto le numerose fazioni, e la pretesa riconciliazione. Ma già venerdì, a una sessione del “dialogo nazionale”, di fronte alle altre fazioni gli Hezbollah (13 eletti e tre ministri nel governo Hariri) rivendicavano il possesso del loro esercito privato sostenendo che «il Libano non ha alternativa se non la resistenza» ovvero la guerra contro Israele, ormai ritiratosi dal 2000. Il segnale più immediato di pericolo per il Libano oggi si chiama Scud, un tipo di missile che porta una tonnellata di esplosivo e può raggiungere ogni parte di Israele, missile che, secondo fonti arabe e israeliane ha raggiunto per iniziativa siriana le mani degli Hezbollah. [...]

I nemici di Israele? Non la Chiesa, ma l’odio islamico e chi lo tollera

martedì 13 aprile 2010 Il Giornale 8 commenti

Il Giornale, 13 aprile 2010

Non ci può essere un modo migliore di celebrare Yom ha Shoah, il giorno della Shoah, ricordato ieri in Israele con una serie infinita di memorie personali trasmesse senza sosta da radio e giornali, che guardando la realtà odierna negli occhi.
Realtà nuova e orribile, fotografata nell’ultimo lavoro del maggiore studioso dell’antisemitismo Robert Wistrich quando avverte: la realtà in cui viviamo può portare a una nuova Shoah. Ma attenzione: il pericolo nuovo contenuto nell’antisemitismo contemporaneo non è quello, per quanto ripugnante, delle parole del Vescovo Giacomo Babini. È vero: la Chiesa per gli ebrei è stata per secoli, persino per millenni non certo l’oggetto di un attacco da parte degli ebrei come «nemici naturali»; «deicidi» come lui li definisce, contro ogni decisione conciliare, ma, all’opposto, una vittima «naturale». La Chiesa ha fatto una enorme fatica a uscire dalla condizione di nemica degli ebrei in quanto essi sono i fondatori del monoteismo, i genitori di Gesù Cristo: l’ansia di occupare il ruolo di «Verus Israel» al posto del giudaismo ne ha fatto i «nemici naturali» della Chiesa, che li ha perseguitati. Ciò è costato roghi, espulsioni, conversioni forzate. Ma nel tempo, e con grande accelerazione negli ultimi decenni, le cose sono cambiate, basta pensare all’azione di Giovanni Paolo II. [...]

Ma così l’America si mostra debole

sabato 10 aprile 2010 Il Giornale 4 commenti

Il Giornale, 10 aprile 2010

Che cosa commenta meglio la gigantesca ondata di cambiamento strategico cui Obama sta sottoponendo il mondo intero ispirandosi alla cultura del disarmo ricevuta con gratitudine e dedizione alla Columbia university? Fra le tante parole dette e scritte, il paradosso è che colpiscano (alla rovescia, si capisce) le parole di Ahmadinejad, presidente iraniano, che nella sua orrida aggressività, commentando l’annuncio della nuova strategia nucleare di Obama annunciata martedì, gli ha lanciato, mentre peraltro lo minacciava di rompergli i denti, un avvertimento: «Mr Obama - gli ha detto - sei nuovo in politica. Aspetta finché il sudore si asciuga e fai esperienza». Di certo il primo ministro iraniano cercava di spaventare Obama sull’ipotesi di nuove sanzioni ma, d’altra parte, la politica di Obama si sbraccia verso un premio Nobel che ha già ricevuto. L’elemento iraniano, cioè l’idea che le scelte di Obama fossero dirette soprattutto a creare una coalizione con Russia e Cina per affrontarlo, non è che un aspetto minore di un piano rivoluzionario che conta in questi giorni tappe fondamentali verso la sovversione del ruolo americano nel mondo. [...]

La tv turca attacca Israele e fa infuriare pure i palestinesi

mercoledì 7 aprile 2010 Il Giornale 2 commenti

Il Giornale, 7 aprile 2010

Un serial mette in mostra la cattiveria dei soldati israeliani. Ma la scena inventata di uno stupro scatena persino lo sdegno di Fatah.

Zelo traditore, che brutta figura si fa quando si cerca di essere più realisti del re. Se ci si poteva aspettare che la Turchia inciampasse sulla strada iperislamica e antisraeliana intrapresa recentemente, che fossero i palestinesi, bandiera di Erdogan, a sbugiardare la Turchia non si sarebbe mai potuto prevedere. La storia è semplice: a ottobre la tv turca ha trasmesso un serial che ad ogni puntata mostrava la mostruosa cattiveria dei soldati israeliani. I soldati uccidevano e tormentavano con mostruosi sghignazzi bambini e donne palestinesi. Ok, fa parte della nouvelle vogue turca, la stessa che ha portato Erdogan a gridare insulti a Shimon Peres durante l’incontro di Davos.
Il serial in questi giorni è in onda su due tv del network saudita Mbc. Israele aveva già protestato, ma si sa, il diritto alla libera espressione fa si che né gli Usa né gli europei alzino mai un dito specie quando si incita all’antisemitismo. Diverso è con l’islamofobia, si capisce. Ma al tredicesimo episodio, in cui una famiglia palestinese torna dalla Giordania per trovare la sua casa distrutta dalle solite carogne, c’è anche una scena molto espressiva in cui una prigioniera del carcere israeliano, Miriam, viene violentata dalle guardie. Uscita dalla galera la ragazza nel film viene uccisa dalla famiglia, ed è sempre ovvia colpa degli israeliani. [...]

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