Il Giornale
L’Italia filo palestinese allontana la pace
domenica 9 novembre 2014 Il Giornale 7 commenti
Il Giornale, 09 novembre 2014Ci dev'essere un errore, non può essere che un tale diluvio di ignoranza e di malizia si riversino sul Parlamento italiano. Sulle orme della Svezia e dell'Inghilterra sta per essere investito da tre richieste di riconoscimento dello Stato palestinese. La prima è una mozione di maggioranza firmata da 19 deputati del gruppo misto e del PD, poi c’è un documento che tratta Israele come una pezza da piedi ed è del Movimento 5 Stelle, poi c'è il SEL che considera la propria mossa "un elemento chiave per assicurare una soluzione negoziata". Bizzarro, mentre si sostituisce il negoziato con un'imposizione. Il negoziato i palestinesi l'hanno rifiutato parecchie volte, e semmai invitarli con una mozione a sedersi al tavolo e a smettere di sognare di buttare tutti gli israeliani in mare, questa sarebbe la cosa da fare[...]
Quella Spianata nel cuore della battaglia
sabato 1 novembre 2014 Il Giornale 3 commenti
Il Giornale, 01 novembre 2014 (Gerusalemme) Gerusalemme è nella fantasia di ognuno, di tutte le religioni e di tutti i popoli, è un luogo che desta gelosie e odio, è la culla del monoteismo che è terra contesa, Gerusalemme è il luogo dove tutti sono stati, dove tutti vogliono andare, la città di Abramo e Davide, di Cristo, di Maometto. La Spianata delle Moschee. ovvero il Monte del Tempio, è sempre il centro della battaglia per la città, e anche ieri lo è stata. Qui la guerra non finisce mai, anche se per le strade sempre fiorite, sulle pietre grigie, sul panorama glorioso lo svolgersi del tempo quasi non si sente. Ieri, come nei giorni passati, sono volate pietre e bombe molotov, mentre la polizia cercava, con caschi e scudi, gas e spintoni di bloccare migliaia di giovani islamici che cercavano di sfondare i blocchi verso la Moschea di Al Aqsa. Per fortuna ci sono stati pochi feriti e pochi fermati, i disordini sono dietro l'angolo, letteralmente[...]
"Netanyahu? Cacca di gallina". La Casa Bianca in imbarazzo
giovedì 30 ottobre 2014 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 30 ottobre 2014 Grande tempesta in Israele per le affermazioni di un alto funzionario della Casa Bianca che ha dichiarato al giornalista Jeffrey Goldberg (vicinissimo ad Obama) che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è una "merda di gallina", un poveraccio, un vile perché non attacca l'Iran e anche perché non sa fare la pace con i palestinesi. La colpa è sua: recalcitrante, miope, ottuso, pomposo... dicono a casa di Obama. [...]
Israele, il diavolo a prescindere
martedì 28 ottobre 2014 Il Giornale 4 commenti
La guerra di Gaza, il “tifo contro” dei media europei e la disinformazione cronica sul Medio Oriente(Saggio tratto da il libro-inchiesta "Non perdiamo la testa” pubblicato da IL Giornale dove le migliori firme del quotidiano spiegano perché l’Occidente ha il diritto-dovere di salvaguardare la propria identità)
E' una questione di coraggio. Per vincere la battaglia contro i tagliatori di teste dell'ISIS e contro gli altri jihadisti selvaggi sunniti come loro o sciiti come gli Hezbollah, occorre guardare al Medio Oriente abbandonando i vecchi stereotipi. Essi ci hanno sempre ripetuto la leggenda di un conflitto Israelo-Palestinese miccia e dinamite, origine di ogni esplosione regionale. Niente di più falso: il Medio Oriente è una fornace di odio islamico diretto soprattutto verso il nostro mondo e fra gruppi musulmani. Israele è considerato l'empio rappresentante del mondo Occidentale, una scheggia di proprietà islamica da cui gli ebrei devono sparire. Da questo odio, quel piccolo Paese si difende da prima ancora della sua fondazione avvenuta nel 1948. La guerra e il terrorismo si avventarono contro gli ebrei che tornavano agli inizi del ‘900 alla loro terra d'origine (e non dopo la Shoah, usandola strumentalmente per avere un pezzo di terra non loro, come la narrativa comune vorrebbe farci credere). Più avanti, non sono stati solo gli Stati Arabi a puntare alla distruzione di Israele ma anche l'Iran e la Turchia: tutto il mondo islamico sogna di infliggere questa sconfitta ai "miscredenti" all'ebraismo e al cristianesimo, e di tornare alle glorie dei tempi di Maometto e poi dell'Impero Ottomano. L'Iran è la testa del fronte sciita che punta a dominare il mondo, la Turchia sunnita della Fratellanza Musulmana: ambedue hanno motivi religiosi per partecipare alla gara, sempre vincente, di chi brucia più bandiere con la Stella di David e si candida a uccidere più ebrei. Quando si guarda al conflitto mediorientale credendolo Israelo-Palestinese, si perde di vista l'odio contro Israele di più di 400milioni di arabi e di più di un miliardo e mezzo di musulmani, un Paese di oltre 8 milioni di abitanti, di cui un milione e 88mila arabi e con eguali diritti e tenore di vita, viene così ritratto agli occhi del mondo come la parte forte contro una minoranza di vittime dell'imperialismo, del colonialismo, del capitalismo internazionale[...]
Per i nuovi terroristi l’auto è un’arma e i passanti obiettivi
venerdì 24 ottobre 2014 Il Giornale 2 commenti
Il Giornale, 24 ottobre 2014 (Gerusalemme) Sono le armi più vili e pericolose quelle della vita quotidiana. Le immagini del video dell'attentato di mercoledì a Gerusalemme minacciano tutti: una piccola folla scende dal tram, fra loro una coppia con una carrozzina dove Chaia Zisser vive i suoi ultimi momenti di creatura di tre mesi. La mamma si liscia la gonna, il padre spinge la carrozzina, anche loro sono quasi ragazzi. E un attimo dopo, sui viaggiatori piomba un'auto bianca. Si avventa a tutta velocità sulla pensilina affollata, uccide Chaia, ferisce sette persone. Niente rende un attacco più letale della sua domesticità, e che cosa può essere più usuale di un'utilitaria che si avvicina. Eli Dayan, uno dei passeggeri del tram appena sceso, racconta che ha afferrato alla vista dell'auto bianca il figlio e l'ha trascinato giù dalla pensilina, mentre due donne venivano travolte. "Durante la prima Intifada, dicevo ai miei figli di guardarsi dall'autobus; poi, dopo l'attacco del 4 agosto gli ho detto di cambiare strada alla vista di una ruspa. Ci sono stati diversi attacchi col caterpillar. Quello rovesciò un autobus e un'auto uccidendo una persona e ferendone cinque. Adesso, cerco di evitare le fermate, e occhio a qualsiasi macchina che si avvicina"[...]
Siamo vulnerabili, diamoci una mossa
giovedì 23 ottobre 2014 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 23 ottobre 2014 Ieri i Parlamenti democratici di tutto il mondo hanno avuto il loro 11 settembre. Se fino a oggi era facile entrare nella sede delegata delle democrazie occidentali, visitarne le affascinanti, grandi strutture, andare a incontrare i parlamentari; se le misure di sicurezza erano ragionevolmente lievi, da ora in avanti non sarà più così: l'attacco al Parlamento di Ottawa cambia tutto.[...]
Al Met di New York in scena le ragioni dei killer palestinesi
martedì 21 ottobre 2014 Il Giornale 5 commenti
Il Giornale, 21 ottobre 2014
Corriamo ai botteghini: fra qualche tempo all'Opera di Roma si rappresenterà un'opera in cui il tenore è il tagliateste dell'ISIS, cantando riverserà su di noi le sue buone ragioni; a Parigi verrà presentato il punto di vista del Ku Klux Klan sulla morte di Martin Luther King, David Duke sarà un baritono in controcanto con un mezzosoprano; infine a Londra avremo l'assassinio di John Kennedy secondo Lee Harvey Oswald, col coro. Intanto ieri al prestigioso Metropolitan di New York, il Met diretto da Peter Gelb è stata rappresentata l'opera "La morte di Klinghoffer" dal punto di vista degli assassini palestinesi.[...]
A volte l’incubo finisce. Gli islamici liberano le studentesse cristiane
sabato 18 ottobre 2014 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 18 ottobre 2014Alle volte anche gli incubi possono finire. Così ieri uno dei grandi problemi dei nostri giorni, la detenzione di ostaggi da parte di estremisti islamici che torturano e giustiziano i prigionieri, ha visto almeno una pausa in due diverse parti del mondo. In Nigeria il governo ha raggiunto un accordo con l'organizzazione terrorista Boko Haram per la liberazione delle circa 200 ragazze rapite sei mesi fa e l'emozione è grande in tutto il mondo. Nelle Filippine il gruppo ribelle musulmano Abu Sayyaf ha rilasciato i due cittadini tedeschi rapiti ad aprile poche ore dopo aver minacciato di decapitare uno degli ostaggi se non fosse stato pagato il riscatto: ma cinque milioni e 600mila dollari hanno raggiunto le tasche dei terroristi, e Stefan Okonek e Henrike Dielen hanno ritrovato la libertà.[...]
Londra riconosce la Palestina. E piovono miliardi su Hamas
mercoledì 15 ottobre 2014 Il Giornale 4 commenti
Il Giornale, 15 ottobre 2014I palestinesi sono di ottimo umore in questi giorni: al supermarket della storia hanno comprato alcuni grossi successi in cambio di niente. E "niente" non è una merce che a un tavolo delle trattative possa essere scambiata. Se chiedi 4 miliardi di dollari per riparare i guai che tu hai combinato, senza nemmeno offrire una garanzia di gestione, e invece una cinquantina di Stati al Cairo si affrettano a mettertene in mano 5 e mezzo per la ricostruzione di Gaza, perché mai dovresti cercare una trattativa di pace? Puoi avere tutto senza dare niente.[...]
Malala, il Nobel che spaventa l'islam. Il Nobel per la Pace dichiara guerra a talebani e ayatollah
sabato 11 ottobre 2014 Il Giornale 1 commento
Il Giornale, 11 ottobre 2014Finalmente ce l'ha fatta la sussiegosa giuria del premio Nobel. Mentre l'anno scorso l'aveva snobbata nonostante Malala avesse quasi dato la vita per aprire la strada verso le scuole a tutte le bambine in un mondo di Talebani assassini, quest'anno il Premio Nobel per la Pace le è stato assegnato. Anche a Oslo si sono accorti che è ormai difficile sopportare la violenza islamista contro le donne, la proibizione di tutte le libertà sin dall'infanzia, sono tempi in cui ogni giorno giungono notizie di donne rapite, stuprate, uccise. E così Malala è tornata all'attenzione della giuria come eroina di tutte le ragazze che vogliono studiare. Ha ancora 17 anni nonostante la sua vita piena di traumatiche esperienze, e il suo visino rotondo ci ricorda che ha avuto un'infanzia negata. [...]
