Il Giornale
Così Rayan ha unito mondi divisi. La tragedia del bambino e i nemici tornati fratelli
Il Giornale, 07 gennaio 2022
Il mondo non è stato salvato. Intorno alla terra marrone e fangosa, nei palazzi adornati dai tappeti colorati di tutto il mondo arabo, fino nella mitica casa del re, e molto molto più in là, sui nostri teleschermi squadrati, crudeli di luce azzurrina, negli uffici dei governanti europei, americani, e nelle redazioni affollate e formicolanti di notizie, per alcuni giorni ha contato solo la quintessenza della speranza, quella di salvare il bambino Rayan. Quella provincia abbandonata del Nord Marocco in breve sarà di nuovo un luogo periferico, sconosciuto ai più, i poveri genitori disperati e poveri resteranno soli: per alcuni giorni quel villaggio è stato la capitale del mondo. Per un bambino, si è percepito almeno nell'universo della comunicazione, ed è all'improvviso accaduto almeno virtualmente, si deve fermare il mondo: troppo spesso invece non è successo, non succede. I bambini che muoiono di fame in Africa e di guerra in Siria, i piccoli che salgono in braccio ai genitori su una barca e vengono ripescati o inghiottiti fra i flutti, quelli che vengono usati come kamikaze o scudi umani dai terroristi, quelli che sono stati oggetti di genocidio per mano di mostri civilizzati, come i bambini ebrei nella Shoah... hanno trovato per cinque inutili giorni il loro riscatto nel martirio di Rayan. La vita di un bambino vale tutto. [...]
L'accusa-vergogna di Amnesty contro Israele
Il Giornale, 02 febbraio 2022
Quando Salman Rushdie, con quei 600mila dollari di taglia che gli pendevano sul capo, condannato a morte con una fatwa, affermò nel 2010 che Amnesty International era stata travolta da "un'autentica bancarotta morale", si riferiva alla sua resa all'Islam violento, ai suoi regimi e gang, alla paura, al suo sentimento antioccidentale, antiamericano, anti-israeliano. Questo viene oggi una volta di più sancito dal rapporto con cui questa organizzazione criminalizza lo Stato di Israele, e non solo la sua politica, ma l'esistenza stessa. Amnesty dichiara lo Stato Ebraico illegittimo in quanto coloniale e razzista. Non fondato per una scelta di autodeterminazione di una popolazione che torna a casa, non una decisione indispensabile alla sopravvivenza, non una scelta difesa con le unghie e con i denti contro un terrorismo sanguinario e eserciti in movimenti.
Il rapporto di 211 pagine, stilato dalla sezione inglese, è una vergogna per l'organizzazione di cui invece si ricordano le battaglia per i dissidenti comunisti o contro l'apartheid (quello vero, del Sud Africa). Poi l'organizzazione è stata travolta dalla politica: lacune sistematiche nel denunciare abusi di diritti umani in Siria, in Iran, in Turchia, per avventarsi sugli USA o sui Paesi europei; uno sguardo ideologico che confonde l'aggredito con l'aggressore; il terrorismo di Hamas giustificato; sguardo sull'immigrazione che criminalizza solo i Paesi di approdo. E un tripudio di odio contro lo Stato ebraico. Il rapporto è un viaggio,, come ha scritto Dan Diker, in 211 pagine di "realtà alternativa", il remake di un film del 1975 quando l'ONU votò "sionismo uguale razzismo", e poi ha cancellato il voto; o la conferenza di Durban nel 2001; o quando il giudice Richard Goldstone stilò nel 2009 un suo rapporto che disegnava Israele come un criminale di guerra, e poi nel 2011 pentito lo ritirò. [...]
Giorno della memoria. Antisemitismo, oggi ricordare non basta più
Il Giornale, 27 gennaio 2022
Buona Giornata della Memoria: Never Again, mai più, mentre il rapporto sull'antisemitismo pubblicato dall'Agenzia Ebraica e dall'Organizzazione Sionista Mondiale ci informa che l'anno passato è stato il più antisemita degli ultimi dieci. Certo, questo non ci potrà distrarre dal concentrarci con dolore, con amore, con devozione dal destino dei nostri cari uccisi, torturati, deportati. Ma tutti ripetiamo, in loro ricordo: mai più antisemitismo. E invece, le violenze fisiche contro gli ebrei occupano un terzo degli incidenti: almeno dieci al giorno, e il resto è danni, desecrazioni, vandalismo, minacce, stelle di David strappate dal collo, kippà che volano… Secondo l'Anti-Defamation League, la tempesta online è senza precedenti: solo "Hitler was right" è stato postato 17mila volte in una settimana in maggio. Le promesse di sterminio del popolo ebraico, sono pane quotidiano; una collaboratrice della CNN ha twittato che "il mondo d'oggi ha bisogno di Hitler", e in molti le fanno eco nelle manifestazioni di odio per Israele che senza eccezioni, si avventano contro i maledetti ebrei. Altro che Never Again. Templi, istituzioni, ristoranti, negozi, vengono attaccati. Un terzo di questi incidenti avviene in Europa, e il resto in America e nel mondo: è un accerchiamento di destra, di sinistra, e islamico, e, quel che è peggio, ha una eco conformista nell'informazione e nelle istituzioni, fa centro su Israele e acchiappa in una rete d'odio tutto il mondo ebraico.
Politici, attori, musicisti, pop star non si peritano di usare accuse infamanti e aderiscono al BDS; le manifestazioni usano senza che le autorità intervengano più (a Londra, a Berlino, a Bruxelles) repellenti pupazzi con nasi ad uncino, sacchi di dollari, mitra dell'esercito. I gilet gialli chiamano per strada sporco ebreo Alain Finkielkraut. Ed ecco, con gesto di incredibile persecuzione la commissione per i diritti umani dell'ONU mette in piedi ad hoc, con un budget miliardario e 29 nuovi assunti, una commissione permanente solo "per sorvegliare le eventuali sospette violazioni dei diritti umani da parte di Israele"... non per la Siria, non per l'Iran, non per la Cina. È proprio il doppio standard il segnale più atroce di antisemitismo, e il mondo annuisce. "Human rights", non diritto alla difesa, quando ti cascano in testa 4500 missili, senza ragione. [...]
L'Internazionale del complottismo
Il Giornale, 10 gennaio 2022
I movimenti No-Vax contengono un elemento esplosivo di portata internazionale, perché popolano le più svariate parti del mondo e sono formati da persone normali pronte a immaginare che il mondo sia diviso in due parti, una che intenzionalmente è devota a compiere azioni malvagie, perchè inferiscono sulla loro salute, violano la libertà a proprio vantaggio, approfittano del loro potere. Una posizione che, stimolata da un feroce incitamento continuo sui promotori della politica pro vaccini, possiede gli elementi per spingere alla violenza, persino al terrorismo, mentre crea dei propri "martiri". Invece, affrontare il Covid richiede soprattutto una quieta dose di buon senso, ignota ai No-Vax che si ergono a pilastri di una logica ripetitiva fino alla nausea: ma come, non era il vaccino la soluzione di tutti i mali? Invece, non vedi quanti infettati? Allora il vaccino non è buono? Ammetti, chi ha interesse a mentire? E il green pass dovrebbe salvarci? Tutte scuse, pure fake.[...]
Le femministe e i loro silenzi indecenti
Il Giornale, 09 gennaio 2021
É più che fastidioso l'imbarazzo con cui si discute dell'aggressione sessuale, disgustosa e feroce di cui sono state oggetto cinque ragazze, di cui due di diciassette anni. Le abbiamo viste terrorizzate, piangenti, da una folla di mani e di urla minacciose che le sospingevano nei tempi e nel ruolo della donna delle caverne, aggredita e vilipesa solo perché osa, la notte di Capodanno, affacciarsi al mondo del 2022. Si percepisce nella cautela dei politici, dei movimenti femministi, della magistratura, qualcosa che somiglia alla paura. Non si vorrà mica dire, sembra suggerire la cautela, poichè quei violenti aggressori urlanti almeno in parte, secondo i video e i testimoni, parlano arabo, che si è islamofobici? Che non si tiene in adeguata considerazione che la violenza contro le donne è una malattia universale, che il maschilismo sessuomane e aggressivo è proprio anche della nostra storia? No, non è affatto così. [...]
In Afghanistan la vergogna di un'America che si ritira dalla Storia
Il Giornale, 31 dicembre 2021
Fu sull'onda della debilitazione sofferta dall'Impero Britannico con la Seconda Guerra Mondiale che gli USA ereditarono la leadership mondiale e l'impegno per una "grand strategy". Dopo "Britannia rules the waves", gli Stati Uniti regnarono, forti della vittoria sul nazifascismo. E vi portarono la forza morale e pratica dei vincitori, la loro musica, i cowboys, Hollywood e i marines. La guerra contro i dittatori di ogni genere e contro il terrorismo, la vivacità democratica più viva sono appannaggio americano, pur sullo sfondo della Guerra Fredda durata sette decadi, e poi della svolta dell'11 settembre. Ma nel 2021 due scene hanno travolto l'immaginario collettivo insieme alla rassicurazione che ci davano gli USA di essere la nostra salvaguardia dalla prepotenza e dal terrorismo. Perchè certo l'imperialismo è stato vituperato da molti, ma Bob Dylan e Clint Eastwood hanno protetto i giovani di tutto l'Occidente. [...]
Abu Mazen in Israele da Gantz. Hamas: 'Tradisce l'Intifada'
Il Giornale, 30 gennaio 2021
È vecchia di dieci anni l'ultima visita amichevole di Abu Mazen in Israele: l'indirizzo quella volta era la residenza di Benjamin Netanyahu, in Rehov Balfour, e i sorrisi di Sarah a Mahmoud Abbas di nuovo invadono i teleschermi, in memoria. Invece, non esistono immagini dell'incontro nella casa di Rosh HaAyin del Ministro della Difesa israeliano Benny Gantz col presidente palestinese Mahmoud Abbas, al secolo Abu Mazen. Gantz lo ha ricevuto alle otto e mezzo di sera martedì per due ore, con pochi intimi politici e tecnici. [...]
Golan: indispensabile per la difesa del Paese intero
Il Giornale, 27 dicembre 2021
In Israele il Golan, neppure a sinistra della mappa politica, è immaginato come un "insediamento", o si pensa ai suoi abitanti come "coloni" o "settler": neanche chi pensa che il futuro del Paese preveda la separazione dai "territori occupati" immagina quell'angolo lassù come una zona straniera. É una terrazza di basalto e erba indispensabile per la difesa del Paese intero, senza il Golan ogni invasione dal nord, dove molti nemici, fino all'Iraq e all'Iran risiedono oltre la Siria, sarebbe molto più facile. E infatti di là sono passati diverse volte. Ed è anche ormai, quell'altipiano ventoso dove le mucche e le capre girano libere, un amatissimo spazio naturale da cui si ammira il lago di Tiberiade e su cui si visitano resti talmudici e si va per un assaggio dell'ormai famoso e perfezionato vino locale.
Dunque, il primo ministro Naftali Bennett (da ieri in isolamento perché sua figlia è stata trovata affetta da Covid) ha potuto tranquillamente presentare come una scelta collettiva dei tanti partiti che compongono il suo governo, dalla sua destra sionista fino al partito arabo di Ram, il piano da 317 milioni di dollari per il Golan, con cui si invita la popolazione a venire a vivere nella natura, promettendo case e infrastrutture migliori oltre che possibilità di lavoro. Sarà una pioggia di iniziative e di denaro che beneficerà anche i 23mila drusi che vivono secondo la loro religione, le loro abilità e il loro cibo su quelle alture, in parte sono affezionati a Israele mentre in parte mantengono fedeltà al mondo arabo.
I palestinesi non hanno a che fare con questa vicenda, ma la parola "insediamenti" già mostra il suo potere ipnotico sull'opinione pubblica, mentre il consesso internazionale comincia già a essere investito dalle proteste del dittatore Bashar Assad che fida sul solito coro di biasimo anti-israeliano, per cui l'Unione Europea non poté fare a meno di protestare quando nel 1981 le alture furono annesse e poi gli USA ne riconobbero l'identità israeliana nel 2019. Fu Trump a compiere questa scelta, citando una "minilezione di storia" prima della decisione: di certo riguardava il fatto che tutti i Paesi mediorientali, compresa la Siria era state attribuite a varie dinastie, alcune dei quali recentissime, con un tratto di penna che toglieva alla meglio i vecchi coloni d'impiccio. Ma come non vedere che ha ragione Bennett quando dice, come ha fatto ieri, che per tutto il mondo è molto più tranquillizzante pensare alle alture civilizzate, produttive e verdeggianti che Israele garantisce piuttosto che a una aggressiva propagine rocciosa siriana: là non c'è alcun dubbio, senza la presenza israeliana troverebbero subito posto avamposti armati degli hezbollah e missili iraniani. Il Golan è stato occupato da Israele dal 1967, quando rispondendo all'attacco siriano per fiancheggiare l'Egitto coi carri armati e i bombardamenti aerei, Israele riuscì a salire sulle alture. Esse erano la rampa di un'aggressione continua, anche prima della guerra. Posso raccontarlo in prima persona, da ragazza nel kibbutz Neot Mordechai ai piedi del Golan dove mi trovavo, le incursioni erano quotidiane, gli aerei Mig spuntavano all'improvviso dalle alture, e durante la guerra del '67 lo scontro si svolse metro quadro per metro quadro. Se l'Iran fosse stato sulle alture, si può immaginare cosa sarebbe successo. Oggi, sul Golan sono previste due cittadine nuove, Assif e Matar, mentre a Katzrin, centro archeologico romano e ebraico si prevede impegno edilizio e di lavoro. Poco lontano a Gamla, che dà oggi il nome a un vino rinomato e dove nelle rocce circostanti nidificano, protetti dalle associazioni naturalistiche, aquile, falchi e avvoltoi si vedono i resti impressionanti di una città ebraica, grigi, interi, su una punta di montagna. Dalle mura si gettarono gli israeliti quando i romani stavano per conquistare la città. Oggi, questo non succederebbe più.
Il sangue degli ebrei svenduto
Iran a un passo dal nucleare
Le cronache riportano un grande scoppio nel sito nucleare di Natanz, uno dei maggiori, sabato notte, l'evacuazione dei paesi vicini. Dice il governo iraniano era prevista e dovuta a esercitazioni... ma chi ci crede. L'eco dello scoppio si sente fino a Vienna. I colloqui là in corso fra i P5 più uno e l'Iran sono uno spettacolo di restyling fra la repubblica islamica e il mondo, con l'occulta presenza di Israele: gli USA, nonostante l'inviato Robert Malley non desideri altro che un accordo, hanno dichiarato venerdì una pausa perchè gli iraniani seguitano a dettare legge, vogliono caduta delle sanzioni e mano libera verso l'atomica. Malley è seduto fuori della sala dei colloqui, l'Iran non vuole il Grande Satana, gli europei arzigogolano sorridenti l'impossibile soluzione di un problema geopolitico e religioso: il confronto fra il potere islamico e il mondo giudaico cristiano.
Gli europei come Ermes con le ali ai calzari, recapitano messaggi per Biden, e indietro. Ma l'Iran vuole enormi incentivi economici per accettare il bacio della pantofola, e, nonostante l'acquiescenza di Malley, chiede ancora. E' danaro che alimenterà la sua guerra di dominio; il Mahdi, il profeta sciita, salverà il mondo per grazia degli Ayatollah e delle Guardie della Rivoluzione. Si riporta che 90 miliardi di dollari siano stati scongelati in transazioni e conti bancari bloccati. E molto è per strada: lo sblocco delle sanzioni è il prezzo per cui gli ayatollah sono tornati a parlare dopo cinque mesi di fermo durante i quali le centrifughe di Fordow hanno girato veloce per accumulare uranio arricchito; tanto che ormai tutti gli osservatori non possono fare a meno di capire che il 20 per cento di purezza non può servire altro che a scopi militari.
Se ne è molto lamentata l'IAEA, l'agenzia atomica internazionale, ed è proprio perchè Rafael Grossi, il suo capo, ha denunciato i divieti iraniani ai controlli che l'Iran alla fine ha accettato di tornare a Vienna, così da evitare nuove sanzioni. L'Europa, nodo passibile di sviluppi, contrasta sull'IAEA con gli Stati Uniti, vedremo gli sviluppi. Robert Malley, il plenipotenziario americano, è fiducioso del ripristino del vecchio patto, il JCPOA del 2015 cancellato nel 2018: ma l'Iran bullizza la situazione, le sue guardie rivoluzionarie e i suoi "proxy" valvassori, come si vantano loro stessi, dominano con la forza quattro Paesi, Iraq, Siria, Libano, Yemen, controllano Gaza, influenzano Ramallah. Se Israele si sentirà minacciata da un trattato che consenta l'atomica, ha detto il capo del Mossad, non avrà scelta, e si difenderà; i missili che l'Iran ha distribuito ovunque possono cominciare a piovere tutti insieme, la minaccia atomica coprirebbe i droni teleguidati e i missili destinati ai Paesi sunniti, a Israele, al Mediterraneo. Gli USA sono intanto stati obiettivo di molteplici attacchi terroristi e come conferma una lettera del capo della Cia Gina Haspel, hanno ricevuto da Israele aiuto per salvare dozzine di americani in Medio Oriente e del Golfo.
Gli USA ripetono che se un accordo risulterà impossibile, troverà altre strade. Così ripete anche Israele. Ebrahim Raisi, il presidente attuale,è un duro nazionalreligioso, e i segnali di arroganza sono tanti. Il brigadiere generale Abolfazl Shakarchi, portavoce militare, intervistato dall'ISNA (Iran Studies Neews Agency) ha annunciato a 48 ore dalla Conferenza che "la distruzione di Israele è il nostro maggior ideale. il maggior obiettivo che perseguiamo"; a ruota, "il ritiro di tutti gli americani dalla regione". Ha anche aggiunto che USA e Israele non possono affrontare l'Iran, e si piegheranno. Poi ha aggiunto che i Sauditi, il Bahrain, gli Emirati sono alleati di un' occupazione da cui "le nazioni oppresse sono stati rese schiave..mentre viene inoculata una nuova ignoranza dal mondo infedele sotto il termine "civilizzazione". L'Iran, quanto a "civilizzazione", ha recentemente condannato a morte una coppia per adulterio; gli omosessuali, i dissidenti, subiscono la stessa sorte; i suoi missili inquinano il mondo. Quale trattativa può avere senso con chi ubbidisce a questa logica? Vienna è di nuovo fatale nella storia del mondo.
