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Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Il dramma dei profughi eritrei in ostaggio nel deserto del Sinai da parte di bande di trafficanti criminali continua a degenerare: ora sembra che gli aguzzini vogliano espiantare i reni di alcuni degli ostaggi per pagare così il loro "riscatto". E' davvero necessario intervenire con urgenza perché già nei giorni scorsi i predoni hanno assassinato sei prigionieri e ora minacciano di ucciderne altri. E' indispensabile che le istituzioni si mobilitino per salvare la vita di queste vittime della violenza e apprezzo l'azione dell'Italia preannunciata dall'On. Margherita Boniver, volta a fare pressioni sul governo egiziano per localizzare i profughi e intervenire".

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Israele è stato colpito oggi da una terribile tragedia che richiede l’aiuto e la presenza di tutto il mondo civile. Mai tante persone, almeno 40 al momento, sono state uccise in una catastrofe naturale così violenta. Mai tanti alberi, così preziosi per Israele, sono stati bruciati. L’incendio in corso sul Monte Carmelo continua a dilagare e Israele chiede aiuto a tutti i paesi vicini per fare fronte a questa calamità. Dobbiamo impegnarci per rispondere a questa richiesta, specie per un Paese che ha sempre generosamente offerto il proprio soccorso nei numerosi disastri che hanno colpito il mondo”.

Il Giornale, 30 novembre 2010

Le carte della diplomazia americana dicono che il mondo arabo teme il regime di Ahmadinejad quanto Israele. Adesso che cosa farĂ  chi ha protetto Teheran e i suoi progetti per troppi anni accusando sempre e solo Gerusalemme?

Dopo Wikileaks, salvo nuove rivelazioni, Israele guarda e annuisce contento: il mondo arabo ha molta più paura dell’Iran di quanta ne abbia Israele e non fa che chiedere agli americani di porre fine alla minaccia degli Ayatollah con qualsiasi mezzo. Il primo ministro Bibi Netanyahu ha persino commentato: «Se i leader dicessero la verità su chi è il loro peggiore nemico, invece che ripetere il solito ritornello anti-israeliano, la pace si potrebbe fare molto in fretta». Ahmadinejad ha a sua volta fatto sapere che per lui quelle dichiarazioni non contano nulla. Eppure, che tempismo, sembra aver ispirato una dichiarazione del suo ospite a Teheran Sa’ad Hariri, premier libanese, che ha dichiarato di corsa che non si unisce a nessun rifiuto del progetto atomico del suo amico. [...]

Mediorientale
lunedì 29 novembre 2010 -  commenti
Conversazione settimanale con Massimo Bordin sull'attualitĂ  dal Medio Oriente:



Sintesi degli argomenti di questa settimana:

La vicenda di Wikileaks: in Israele la reazione è stata quasi un "ve l'avevamo detto", in riferimento a molti file che rivelano le numerose tensioni mediorientali, aldilĂ  del conflitto israelo-palestinese. Egitto, Arabia Saudita, Bahrain, avrebbero richiesto agli USA di pore fine in "qualsiasi modo" al programma nucleare iraniano. La Giordania avrebbe affermato che un Iran nucleare porterebbe gruppi estremistici come i Fratelli Mussulmani a portare avanti delle rivoluzioni.
Tutte queste sono cose note agli addetti ai lavori, poco all'opinione pubblica. L'allarme arabo nei confronti dell'Iran, dai documendi di Wikileaks, emerge come un elemento prioritario nei rapporti di tutti questi paesi con gli Stati Uniti. La preoccupazione è quindi tutt'altro che confinata a Israele. Un altro documento di Wikileaks rivelerebbe una dichiarazione di Ehud Barak che parla di bombardamenti degli arsenali iraniani molto a breve.
Anche il giudizio sulla Turchia riflette i grandi cambiamenti che sono stati sugli occhi di tutti negli ultimi mesi, con uno slittamento di questo paese verso l'asse siro-iraniano e un atteggiamento di compiacimento verso la stampa islamista del paese.
Ancora emerge che l'Iran avrebbe dei missili a lunga gittata forniti dalla Corea del Nord.

Nel fine settimana si è svolto il Quinto Consiglio Rivoluzionario di Fatah, il partito del Presidente Abu Mazen, apertosi con la commemorazione di Amin Al Hindi, uno dei terroristi responsabili della strage degli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco nel 1972. E' stata respinta la richiesta di Israele di essere riconosciuto E' stato decretato che non ci devono essere scambi territoriali.
Pochi giorni prima, nell'ANP è stato commissionato un nuovo studio "sul Muro del Pianto", che stabilisce che in realtĂ  si tratta del muro di al-Buraq, che il Tempio non c'è mai stato, nĂ© tantomeno una presenza ebraica a Gerusalemme.

Libano: tutti ormai sanno che il Tribunale Speciale per il Libano sta per accusare esponenti degli Hezbollah di aver orchestrato ed eseguito l'omicidio del premier libanese Rafiq al-Hariri. Ora suo figlio, l'attuale premier, è in visita ufficiale in Iran, che preme perché questa faccenda venga insabbiata (in nome dell'unità nazionale del Libano).
Il Giornale, 28 novembre 2010

Io lo so come si sente la Barbie «con colori e abiti unici» realizzata da Eliana Lorena cui, sfortunata, in mostra alla libreria etnica Azalai di Milano con altre Barbie in abiti moderni, in kimono, chador, sari.. è invece capitato il burqa. Lo so perché è stato descritto molte volte come si sente una donna che indossa un burqa, e forse sarebbe l’ora di smettere di farci sopra gli spiritosi. Per esempio Khaled Hosseini autore de "Il cacciatore di aquiloni" e di "Mille splendidi soli" racconta: «Mariam non aveva mai indossato il burqa, Rashid dovette aiutarla... il pesante copricato imbottito le stringeva la testa. Era strano vedere il mondo attraverso una grata... la innervosiva non poter vedere di lato e si sentiva soffocare dal tessuto che le copriva la bocca...». Molte altre persone esperte, fra cui da noi la deputata Souad Sbai, hanno spiegato molte volte che in quella prigione si entra in una depressione clinica e in una patologica confusione mentale, si diviene facile preda di molte malattie della vista, dell’udito, dell’equilibrio e che quindi è necessario vietare il burqa per legge. [...]

Il Giornale, 25 novembre 2010

Guardate bene la Corea del Nord volgendo il cannocchiale verso il futuro, e vedrete Teheran. Guardate i tormenti dei dissidenti nordcoreani e vedrete la lapidazione delle donne iraniane, considerate la determinazione nordcoreana nell’imporre al mondo il suo regime nazista con lo spauracchio della bomba atomica e vedrete chiaro il programma di Ahmadinejad.
Forse la più spaventevole testimonianza che nel mondo contemporaneo sia dato ascoltare è quella di un sopravvissuto al campo di concentramento nordcoreano: chi scrive ne ha avuto l’occasione, e qui si dirà soltanto che la storia di torture, di uccisioni, di fame (spiace assai ricordarlo) fino all’antropofagia dentro le famiglie dei prigionieri, sono altrettante indicazioni di quanto quel regime basi la sua sopravvivenza sul terrore. [...]

Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Dopo il disastro di "Durban 1" e di "Durban 2", le presunte conferenze dell'Onu contro il razzismo, che divennero di fatto conferenze di odio razzista contro Israele e contro gli Stati Uniti, martedì l'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato una risoluzione che indice di fatto "Durban 3".
Sono lieta di annoverare l'Italia tra i 19 paesi che hanno votato contro la risoluzione, tuttavia appoggiata da 121 Stati, che stabilisce di riaffermare, nel settembre 2011, in un giorno di grandi celebrazioni, la famigerata Carta uscita da Durban 1, sulla base di una delle peggiori iniziative che l'Onu abbia mai intrapreso, iniziativa caratterizzata soprattutto dalla presenza di Fidel Castro, Arafat e Mugabe, che tennero banco alla conferenza del 2001 con i loro discorsi di odio.
Nel 2001 infatti, pochissimi giorni prima degli attentati dell'11 settembre, a Durban si svolse un festival di odio antisemita e antioccidentale, con manifestazioni inneggianti a Bin Laden e dimostranti che inseguivano gli ebrei per le strade. Oggi si vuole riproporre come Vangelo l'impresentabile documento uscito da quella situazione e riconvocare le Organizzazioni non governative che ne furono l'anima. Non è troppo tardi per impegnarci ad evitarlo".

Ci risiamo: ora l'Onu programma Durban 3
martedì 23 novembre 2010 -  commenti
Ci risiamo: ora l'Onu programma Durban 3

"Ci mancava la festa per chi dĂ  del razzista a Israele"

Il Giornale, 23 novembre 2010

Sembra impossibile che ci venga ripresentata ancora questa minestra con tutto il suo veleno, che sembrava ormai mitridatizzato. Ma l’Onu è sempre superiore alle aspettative, e ci ripresenta come fosse un piatto prelibato, a dieci anni di distanza, un remake del famigerato Durban 1, quella conferenza dell’Onu contro il razzismo che si trasformò, fra l’orrore generale, in una conferenza razzista contro Israele e gli americani. Allora, stupefatti dopo gli interventi di Mugabe, Fidel Castro, Arafat che maledivano l’Occidente colonialista e gli ebrei razzisti, se ne andarono i canadesi, gli americani, gli israeliani.
Più avanti, nel 2009, quando l’Onu ripropose un Durban 2 da tenere a Ginevra, il governo italiano, che aveva imparato la lezione, non mandò nessuna delegazione e tutto il nostro Parlamento, da destra a sinistra, votò il suo rifiuto a uno show antisemita e antioccidentale. Ne fu protagonista Ahmadinejad che ne fece un’occasione per rinnovare la negazione della Shoah e promettere di sterminare gli ebrei. Lo sosteneva una pletora di Ong che assistevano l’Onu nel suo sforzo «antimperialista», come avevano fatto con la violenza a Durban nel 2001. [...]

Here it comes, Durban 3

Il Giornale, November 23, 2010

The UN never ceases to amaze. Just when we thought we had become immune to all the poisonous concoctions that get dished out, once again, ten years down the road, we are being offered a remake of the notorious "Durban 1", the UN conference against racism which—to everyone’s horror—was transformed into a racist conference against Israel and the Americans. At that time, incredulous after the speeches by Mugabe, Fidel Castro and Arafat, who condemned in chorus the colonialist West and racist Jews, the Canadians, Americans and Israelis walked out. Later on, in 2009, when the UN organized "Durban 2" in Geneva, the Italian government, which had learned its lesson, refused to send a delegation. And, in fact, our entire parliament, from left to right, voted a resolution rejecting any anti-Semitic and anti-West sideshow. The protagonist this time was Ahmadinejad who took the opportunity to repeat his denial of the Shoah and promise to exterminate all Jews. Backing him was a plethora of NGOs who, undaunted, assisted the UN in its “anti-imperialist” campaign, as they had done with the violence in Durban in 2001. [...]

Read article "General Assembly votes to commemorate Durban conf": http://www.jpost.com/International/Article.aspx?id=196624

Mediorientale
lunedì 22 novembre 2010 -  commenti

RIASCOLTA LA CONVERSAZIONE SETTIMANALE CON MASSIMO BORDIN SULL'ATTUALITA' IN MEDIORIENTE:



Sintesi degli argomenti di questa settimana:

La nuova moratoria degli insediamenti adottata da Netanyahu: grandi malumori nel governo, anche se Netanyahu è riuscito a ottenere l'ok dal suo partito, il Likud e soddisfazione dell'Amministrazione Obama. Abu Mazen invece richiede il blocco delle costruzioni anche a Gerusalemme Est, principio che non è accettato da Netanyahu. Non significa che Netanyahu non creda si possa contrattare su Gerusalemme, ma considerarla un insediamento non è accettabile dal punto di vista israeliano.
Alla Knesset è in discussione un progetto di legge che stabilisce che la concessione delle Alture del Golan dovrĂ  essere ratificata da una maggioranza di due terzi dei parlamentari oppure da un referendum popolare.
Fronte libanese: sta facendo il giro del Medioriente un servizio della TV canadese che ricostruisce l'omicidio di Rafiq Hariri e le varie tappe dell'inchiesta condotta dal Tribunale Internazionale istituito apposta. La TV canadese riporta che Wissam Eid, capitano delle Forze di sicurezza libanesi che indagava sul caso, stava giungendo nel corso della sua inchiesta alle stesse conclusioni del Tribunale Internazionale, ovvero il coinvolgimento di Hezbollah: il signor Eid è stato ucciso...
Il Wall Street Journal ha rivelato che Imad Mughniyeh (ucciso nel 2008) e suo cognato, Mustafa Badr al-Din, tuttora importante comandante militare di Hezbollah, sarebbero indagati nell'ambito del Tribunale Speciale in quanto responsabili dell'omicidio Hariri. Sembra che Saad Hariri, figlio del premier ucciso e attuale primo ministro, abbia fatto pressioni perchĂ© non si riveli ora questo nome per evitare di destabilizzare ulteriormente la delicatissima situazione libanese, che vede al governo anche una componente di Hezbollah. [...]

Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Non credo al video che è stato fatto circolare con una presunta confessione di Sakineh. L'Iran non è nuovo a questi sistemi di auto-accusa e di accuse estorte a proprio tornaconto con la prevaricazione e la paura.
L'unica cosa in cui credo è il dovere dell'Iran di rimettere in libertà Sakineh e, insieme a lei, suo figlio, il suo avvocato e i due giornalisti tedeschi, tutti arrestati con pretestuose accuse di spionaggio per essere intervenuti sul caso di questa donna. La mobilitazione internazionale deve continuare per denunciare l'obbrobrio della pena di morte e della tortura di chi è considerato dissidente politico".
Quel medico ebreo e il suo dilemma
sabato 13 novembre 2010 -  commenti
Il Giornale, 13 novembre 2010

Per essere chiari: io l’avrei operato, per senso di responsabilità come medico e di pietà come essere umano e, se si vuole, anche perché in un ebreo, religioso o laico come me, il rispetto per la vita è un precetto primario. La vita viene prima di tutto, persino prima dello shabbat, il Sabato di santo riposo in cui per salvare la vita propria o altrui, tuttavia, anche chi osserva i precetti può agire senza peccato fuori dalle norme. Un attimo però, non stiamo comunque parlando di un irresponsabile: il dottore ebreo-tedesco che a Paderborn nel Nord Reno-Vestfalia ha rifiutato di operare il paziente trentaseienne con una vistosa svastica e un’aquila reale tatuate su un braccio, non l’ha abbandonato alla morte. Il paziente sta bene, operato da un sostituto. Ma la questione resta seria: vale da giustificazione che un ebreo abbia nella mente la pur immensa, straripante memoria dello sterminio nazista per rifiutare le cure a un neonazista, un antisemita, un malvagio idiota, tatuato con la svastica? La risposta, come dicevamo, è talmente palese da essere banale: sono passati più di 60 anni, il paziente ha 36 anni e inoltre il medico cura sempre e comunque, e soprattutto chiunque. [...]

That Jewish doctor and his dilemma

Let me make it clear: I would have performed that surgery, out of sense of responsibility as a doctor and sympathy as a human being and also because in any Jewish person, either religious or secular like me, human life is a primary precept. Life comes first, before anything else, even before shabbat, the day of holy rest: even then, to save one’s own life or that of others, those who observe the precepts can disobey the rule without sinning. Just a moment please, however, we’re not talking about irresponsibility, whatever else this may be: the Jewish-German doctor from Padeborn in Northern Westfalia who refused to operate on the 36-year-old patient with a big swastika and golden eagle tatooed on his arm, didn’t walk away and leave him to die. The patient is fine – a substitute doctor did the surgery. But there is still a serious question: is the overwhelming memory of the Nazi horror a justification for refusing to treat a neo-Nazi, antisemitic, evil idiot, tatooed with a swastika? The answer, as we said, is so obvious as to be trite: sixty years have gone by, the patient is 36, and in any case, a doctor always treats a patient, no matter what, no matter who. [...]
In Canada per la seconda conferenza interparlamentare per la lotta all'antisemitismoENGLISH FOLLOWS

Cari amici,
questa settimana ho partecipato ad Ottawa alla seconda conferenza della Coalizione Interparlamentare per la Lotta all'Antisemitismo (ICCA), di cui sono membro del Direttivo internazionale insieme a John Mann, parlamentare inglese; Irwin Cotler, parlamentare ed ex ministro della giustizia canadese; Chris Smith, congressman americano; Yuli Edelstein, ministro israeliano per le questioni della diaspora; Gert Weisskirchen, ex deputato Spd tedesco ed Emmanuelis Zingeris, parlamentare lituano.
Come l'anno scorso con la Conferenza fondativa dell'ICCA, tenutasi a Londra, anche quest'anno il raduno, ospitato dal parlamento e dal governo canadese, è stato un successo: in due giorni molto intensi di lavoro, si sono riunite oltre 150 personalità, tra parlamentari ed esperti, da più di 50 paesi. Sono intervenute le più alte cariche dello stato, compreso il Primo Ministro Stephen Harper che ha pronunicato un discorso estremamente importante.
Oltre a una sessione in plenaria sul ruolo dei parlamenti nel contrasto al fenomeno dell'antisemitismo, dove ho potuto presentare l'ottimo lavoro fatto dal Comitato di Indagine sull'Antisemisimo della Camera dei Deputati, ho presieduto anche un gruppo di lavoro incentrato sul tema del "vecchio e nuovo antisemitismo", di cui vi allego sotto una sintesi dei lavori e le raccomandazioni.
L'altro documento fondamentale che la Conferenza ha prodotto è il "Protocollo di Ottawa", che trovate sempre qui sotto in inglese e che è in corso di traduzione, le cui raccomandazioni si uniscono al documento fondativo dell'ICCA, la Dichiarazione di Londra.

Dear friends,
last week (Nov. 7-9) I was in Ottawa to attend the second conference of the Interpaliamentary Coalition on Combating Antisemitism (ICCA), which I'm a member of the steering committee together with John Mann, British MP, founder of the ICCA; Irwin Cotler, MP, former Canadian Minister of Justice; Chris Smith, congressman; Yuli Edelstein, Israel's Minister for pubblic diplomacy and diaspora affairs; Gert Weisskirchen, former German MP and Emmanuelis Zingeris, Lithuanian MP.
The inaugural ICCA conference was held in London on february 2009. As then, also this second appointment has been a great success: in two days we had very intensive working sessions. Parliamentarians from over 50 countries and representing six continents attended the Conference. The highest Canadian institutions delivered their messages, including Prime Minister Stephen Harper.
I personally chaired a plenary session on "role of governments and parliaments in contrasting antisemitism" and I could share there with my colleagues the important work we are doing in the Inquiry Committee on Antisemitism of the Italian Chamber of Deputies. I chaired as well a panel on "Old and new antisemitism", with the contribution of great experts as Daniel Goldhagen, Charles Small, Emanuele Ottolenghi and Berthe Kayitesi, that produced a number of practical recommendations I'm glad to share with you below. You can find here also the Ottawa Protocol, which was adopted at the end of the Conference and is going to complete the London Declaration adopted in 2009.


The Ottawa Protocol on Combating Antisemitism

Preamble

We, Representatives of our respective Parliaments from across the world, convening in Ottawa for the second Conference and Summit of the Inter-parliamentary Coalition for Combating Antisemitism, note and reaffirm the London Declaration on Combating Antisemitism as a template document for the fight against antisemitism. [...]

* Nella foto, dall'alto a sinistra: Scott Reid, Direttore della Coalizione Parlamentare Canadese contro l'Antisemitismo; Gert Weisskirchen, ex parlamentare tedesco Spd, direttivo ICCA; Chris Smith, congressman repubblicano, direttivo ICCA; Stephen Harper, Primo Ministro Canadese; Jason Kenney, Ministro Canadese per la Cittadinanza, l'Immigrazione e il Multiculturalismo; Irwin Cotler, ex Ministro della giustizia canadese, direttivo ICCA; Mario Silva, Vice-direttore della Coalizione Parlamentare Canadese contro l'Antisemitismo; Jardena Lande, Direttore esecutivo dell'ICCA; Yuli Edelstein, Ministro israeliano per la diplomazia pubblica e per la diaspora, direttivo ICCA; Fiamma Nirenstein, vice-presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, direttivo ICCA; John Mann, parlamentare laburista inglese, fondatore dell'ICCA, membro del direttivo ICCA.
Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Grazie alla pressione internazionale, l'Iran non ha potuto ieri ottenere un seggio che avrebbe messo in ridicolo la nuova Agenzia Onu per le Donne (UN Women), dato che l'Iran è un paese in cui le donne vivono in una condizione di discriminazionew assoluta, nonché di pericolo a causa di leggi che puniscono l'adulterio con la lapidazione, e questo è solo il picco di un'altra quantità di leggi discriminatorie. Tuttavia, le consuete contraddizioni dell'Onu restano aperte: da ieri siede infatti nel direttivo di UN Women l'Arabia Saudita, che a sua volta applica leggi sulla famiglia poligamica e che mantiene la donna in uno stato di totale suddittanza al maschio. Rischiamo che anche questa nuova Agenzia dell'Onu diventi ostaggio di una mentalità che, pretendendo di difendere i diritti umani, di fatto li affossa".
Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione esteri della Camera

"E' incredibile che l'Iran si candidi per il direttivo dell'Agenzia Onu per le donne, un nuovo organismo che riunisce tutti i vari enti delle Nazioni Unite che si occupano della questione femminile, creato per potenziare la lotta per il miglioramento della condizione delle donne nel mondo.
L'Iran è un paese che lapida le adultere, che ammette la poligamia, in cui la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo: le donne non possono ricoprire alte cariche politiche; la testimonianza in tribunale di due donne equivale a quella di un uomo; una donna ha bisogno del permesso del marito per ottenere il passaporto. Inoltre l'Iran non ha ratificato la Convenzione CEDAW per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, adottata proprio dall'Onu.
In questi mesi poi tutto il mondo sta protestando per l'imminente esecuzione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, condannata per un reato di onore a una pena barbarica quale la lapidazione. Per questo tra l'altro, agli inizi di settembre, insieme a oltre 30 colleghe parlamentari avevamo inviato all'Alto Commissario per i Diritti Umani dell'Onu una lettera in cui si chiedeva di riconsiderare l'ammissione, avvenuta nel maggio scorso, dell'Iran a un'altra agenzia Onu per le donne, la Commissione per la Condizione Femminile. Non solo questo non è accaduto, ma ci troviamo ora davanti a una situazione sempre più paradossale. Oggi si tengono le votazioni per il direttivo dell'Agenzia Onu per le donne: se la candidatura iraniana avrà successo, la credibilità di questa nuova istituzione verrà minata alla base e si renderà ridicola agli occhi di tutti quanti si battono per i diritti delle donne nel mondo, nonché per le molte donne iraniane di cui non conosciamo il nome in attesa di essere lapidate secondo leggi di onore che repellono la coscienza democratica e umanitaria che caratterizza i nostri ordinamenti".
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