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Presentazione del libro “Per la Verità, per Israele. Mille voci al Tempio di Adriano”
Giovedì 16 giugno, ore 17:30

presso la RAI, Via Asiago 10, Roma

 
Giovedì 16 giugno alle ore 17:30, presso la RAI, sarà presentato il libro che raccoglie tutti gli interventi della manifestazione "Per la Verità, per Israele", tenutasi a Roma lo scorso 7 ottobre presso il Tempio di Adriano. Insieme all’On. Fiamma Nirenstein, vice presidente della Commissione Esteri della Camera, interverranno Alain Elkann, scrittore e giornalista, Farid Ghadry, presidente del Reform Party of Syria, Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma, Enrico Pianetta, presidente dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia – Israele, Eugenia Roccella, sottosegretario al Ministero della Salute, Carlo Romeo, responsabile del Segretariato Sociale RAI, Francesco Rutelli, presidente di Alleanza per l’Italia.

Il libro, edito dalla RAI grazie all'iniziativa del Segretariato Sociale, è pubblicato in italiano e in inglese e ripropone tutti i discorsi e i messaggi di adesione di politici, intellettuali, artisti di fama internazionale, appartenenti a tutti gli schieramenti, in cui raccontano il loro legame con Israele e la necessità di fermare la continua delegittimazione di questo Stato.

La manifestazione, realizzata per interrompere la rete di falsificazioni e pregiudizi contro l’unica democrazia in Medio Oriente, ha raccolto l’adesione di grandi nomi italiani e internazionali tra i quali ricordiamo Riccardo Muti, Silvio Berlusconi, Josè Maria Aznar, Shimon Peres, Walter Veltroni, Melanie Philips, Gianni Vernetti, Roberto Saviano, Benny Morris, Rita Levi Montalcini, Ferruccio De Bortoli, Giorgio Albertazzi, David Harris, Piero Ostellino, Mara Carfagna, Gianfranco Fini, Raffaele le Capria, Lucio Dalla, Gaetano Quagliariello, Piero Fassino, Bruce Bawer, Rocco Buttiglione, Furio Colombo, Bastiaan Belder, Franco Frattini…

Queste voci arrivano da luoghi e realtà assai diverse, eppure per un giorno hanno testimoniato all’unisono uno stesso desiderio: la voglia di verità dell’Occidente sullo Stato d’Israele.

RSVP: tel. 06-6760.6805 cell. 393-8058906 e-mail: summitinformation@gmail.com

J'Post: Fiamma Nirenstein tra i 50 ebrei più influenti al mondo
Insieme a personaggi come Mark Zuckenberg, Netanyahu e Bernanke

Roma, 8 giu. (TMNews) - Secondo il Jerusalem Post (J'Post), Fiamma Nirenstein, giornalista e parlamentare del Pdl, è una dei 50 ebrei più influenti al mondo. Ogni anno il quotidiano israeliano stila questa classifica, e per la prima volta un tale riconoscimento è stato assegnato a un'italiana.
Insieme alla Nirenstein compaiono nella classifica personaggi del calibro di Mark Zuckerberg, Benjamin Netanyahu, Ehud Barak, Meir Dagan, Ben Bernanke, Tzipi Livni, Shimon Peres, Natan Sharansky e Natalie Portman.
Per il J'Post, Fiamma "Nirenstein, uno dei più vitali intellettuali contemporanei e nota per il suo attivismo non solo
parlamentare, si è distinta per avere fatto aggiungere alla lista Ue dei gruppi terroristici l'organizzazione turca IHH, sponsor della Freedom Flottilla; per aver organizzato la riuscita manifestazione 'Per la verità, per Israele' che ha riunito oltre tremila persone - tra cui politici, intellettuali e artisti di fama internazionale- presso il Tempio di Adriano a Roma lo scorso 7 ottobre; per il lavoro come Presidente del Comitato Parlamentare di Indagine Conoscitiva sull`Antisemitismo". La giornalista italiana ha così commentato la classifica del J`Post: "Mi rende felice questo riconoscimento e farò del mio meglio per meritarlo ".

http://www.jpost.com/JewishWorld/JewishFeatures/Article.aspx?id=223862


Nirenstein in J’Post list of 50 most influential Jews in the world

Here you can find the J’Post list of the 50 most influential Jews in the world, headed by Marc Zuckerberg, where you can find my name as well.

It is a real honour for me. I’ll do my best to deserve it.

http://www.jpost.com/JewishWorld/JewishFeatures/Article.aspx?id=223862



[Continua...]

Il Giornale, 8 giugno 2011

A Milano cambio di sce­na su sfondo arroventato. Si torna dal Castello Sforzesco in piazza del Duomo. Sem­bra che quella orribile malat­tia dei nervi per cui alcune mi­gliaia di persone fantastica­no cose insensate su Israele, ovvero sugli ebrei se vogliamo dirla tutta, sta­volta non riuscirà nel suo ef­fetto intimidatorio, spran­ghe, kefiah sul volto, sfasci e botte non faranno chiudere bottega a Israele: la mostra, che dal prossimo 12 giugno è programmata per una setti­mana in piazza del Duomo a Milano avrà luogo nonostan­te le minacce di violenza dei vari «centri sociali» e gruppi filopalestinesi, e nonostan­te l’att­eggiamento un po’ tre­mante del sindaco Pisapia al­la sua prima prova. [...]
Mediorientale
martedì 7 giugno 2011 -  commenti

RIASCOLTA LA CONVERSAZIONE CON MASSIMO BORDIN SULL'ATTUALITA' DAL MEDIORIENTE:



Sintesi degli argomenti:

Le marce che dalla Siria invadono i confini di Israele non si sono ancora esaurite. Nei giorni in cui ricorre l’anniversario della Guerra dei Sei Giorni l’esercito israeliano è in tensione. Per distrarre l’attenzione dalla persecuzione contro i manifestanti, che ormai dura da più di 100 giorni, Bashar Assad ha offerto mille dollari a persona per partecipare alla marcia della Naksa (“malattia”)
Alla vigilia della partenza della seconda Freedom Flottylla sono state rese pubbliche le immagini dei passeggeri della Mavi Marmara muniti di mitragliatrici ed altre armi da fuoco, elementi che stridono con gli scopi umanitari e pacifisti della spedizione e contribuiscono a far crescere le preoccupazioni per la prossima spedizione. Anche nella campagna elettorale in Turchia l’elemento della Flottylla è utilizzato in modo strumentale per la propaganda politica.
Da ultimo è interessante ricordare che Hillary Clinton, dopo la proposta di un summit parigino, ha sottolineato come siano solo gli Stati Uniti nella posizione di poter svolgere il ruolo di mediatori del conflitto mediorientale

Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati

“Mi aspetto che il ripristino in Piazza del Duomo a Milano della mostra Unexpected Israe l sia un segnale contro tutte le menzogne e gli estremismi che cercano periodicamente di infangare Israele, paese profondamente democratico, che ha donato al mondo le migliori tecnologie, le cure mediche più preziose e le tecniche agricole più avanzate.
Speriamo che un coro di voci democratiche, cui dovrebbe unirsi anche il sindaco Pisapia, sottolinei l’impossibilità in Italia di delegittimare Israele cercando di cancellarne l’eccellenza.
Gli Italiani amano Israele, non sarà una piccola minoranza che potrà infangarlo.”

Roma, 7 giugno 2011
 Informazione Corretta, 6 giugno 2011

C´è una grande, pesante svolta nel movimento anti israeliano, e lo abbiamo visto in queste settimane a tutte le latitudini e specie sui confini di Israele stesso. In linea generale, si può dire che i palestinesi e con loro tutto il mondo jihadista che tende alla distruzione di Israele hanno suscitato un movimento arabo, sostenuto dall´Iran, che ambisce, che pretende di utilizzare l´agitazione popolare che si è impossessata del mondo musulmano e per analogia, dei suoi simpatizzanti non a scopi democratici, ma per distruggere Israele. Che vuole spostare a livello popolare la determinazione alla guerra. L´impostazione prima di tutte le manifestazione della Nakba e poi di quelle di domenica scorsa della cosiddetta Naksa, novità linguistica a cui non vogliamo abituarci, è molto chiara: entrare senza chiedere il permesso nello Stato Sovrano degli Ebrei, negare l´esistenza dei confini di Israele, ovvero la sua stessa identità ed esistenza.[...]
Il Giornale, 5 giugno 2011


Ci sono tanti modi di cancellare qualcuno che odi, con un bazooka, con le bombe, con la delegittimazione, la negazione della dignità della sua esistenza fisica e psichica. La marcia dei vicini in guerra con Israele (palestinesi, siriani, giordani...) preparata per oggi al fine di scavalcarne in massa i confini da ogni parte, come non esistessero, dice una cosa precisa: Israele non c'è. Ne neghiamo l'esistenza. Ed è francamente orrido che a questa affermazione di prepotenza internazionale senza precedenti si accompagni un'altra forma di seppellimento in vita dello Stato Ebraico, quello culturale. Il boicottaggio culturale di Israele è cosa vecchia, anche in Italia la Fiera del Libro di Torino del 2008, le liste di proscrizione delle università di varie città italiane, il blocco di progetti scientifici e artistici comuni, la manifestazione come quella progettata per i prossimi giorni a Milano per cancellare una mostra sulle meraviglie scientifiche di quel Paese, ci hanno allenato. A questo si uni il boicottaggio di merci della Coop e della Conad, poi ritirato. [...]

 Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati

“È con orrore che apprendo la notizia che Bashar al-Assad, il dittatore siriano ha lanciato un attacco militare contro la grande manifestazioni popolare che ha avuto luogo ieri ad Hama uccidendo , secondo Al Arabija, circa 70 persone. E’ la stessa città in cui nel 1982 suo padre Hafez al-Assad ha compiuto una delle più grande stragi della storia delle repressioni dei regimi mediorientali.
La repressione in Siria è la più violenta fra quelle compiute in questo periodo di rivolte dai dittatori arabi contro i loro popoli. E’ indispensabile che il consesso internazionale - l’Unione Europea, gli Stati Uniti, l’Onu - agisca prontamente per fermare la strage che ha falcidiato anche centinaia di donne e bambini.
Il Segretario di Stato Americano Hillary Clinton ha detto che la legittimità di al-Assad è stata quasi cancellata. In realtà la crudeltà del rais contro i suoi stessi concittadini l’ha cancellata del tutto.” 

Roma, 3 giugno 2011
Mediorientale
martedì 31 maggio 2011 -  commenti

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Sintesi degli argomenti:


Come si deve leggere l’apertura del passaggio di Rafah tra Egitto e Palestina?

Certamente ciò contribuirà al miglioramento dei consumi e del sistema economico locale nella striscia di Gaza, ma non è da trascurare il rischio dell’introduzione di armamenti e di terroristi. La decisione porterà nuova popolarità a Hamas e sposta la posizione dell’Egitto nella sfera dell’asse turco-iraniano.

 

Il silenzio degli Stati Uniti sulle vicende della Siria alimenta la mancanza di fiducia strategica con l’Occidente. L’Arabia Saudita, da sempre in conflitto con l’Egitto per la leadership nel mondo sunnita, sta lavorando per allargare l’alleanza del Consiglio del Golfo. E’ facile, alla luce di questi fatti, prevedere che i movimenti della primavera araba portino a forti tensioni nell’area del Medio Oriente.

 

In quest’ottica si deve interpretare il movimento organizzato tramite le pagine di Facebook che invocano la terza intifada palestinese, a cui hanno già aderito 375 mila persone, che si stanno coordinando per un’invasione di massa dei confini di Israele con Siria e Libia nelle giornate del 3, 5 e 7 giugno, anniversario della Guerra dei Sei Giorni.

Il Giornale, 30 maggio 2011

Sotto la guida di Obama che ha fatto da amplificatore all’ansia dell’Europa, il dialogo fra Occidente e Islam ha acquistato toni surreali e il G8 dei giorni scorsi li ha resi evidenti. A Deuville si è di nuovo e di nuovo esaltato la promessa della Primavera Araba e il contenuto democratico del grande cambiamento. Secondo il nostro â€œpiano Marshall”, a Tunisia ed Egitto andranno ora in dono dai 20 ai 40 milioni di dollari. Non è detto che qualcosa di buono non ne venga fuori prima o poi, ma non ci stiamo cautelando e non cauteliamo, come è nostro dovere, quei popoli di fronte a segnali di profondo antagonismo contro di noi e di estremismo interno che minacciano di travolgere, in una frana bellica, primavera, estate, autunno e inverno. Per decenni le autocrazie mediorentali hanno fatto pagare alla loro gente la dittatura e noi, in cambio di una parvenza di stabilità, lo abbiamo consentito. Ora potremmo essere noi, l’Occidente, l’Europa, Israele, coloro che l’indottrinamento dei nostri protegé al loro popolo ha designato a pagare il prezzo ultimo. [...]

LA REGISTRAZIONE DEL CONVEGNO DI OGGI: http://www.radioradicale.it/scheda/328521

CONVEGNO

 

 

Lunedì 30 maggio 2011, ore 10.00

Camera dei Deputati
Sala delle Colonne
, via Poli 18, Roma

 

Medio Oriente: nuovi scenari

l’accordo fatah-hamas, la dichiarazione unilaterale dello stato palestinese,

la minaccia della terza intifada

 

Intervengono:

 

Sen. LUIGI COMPAGNA

Commissione Esteri del Senato, Docente di Storia delle Dottrine Politiche alla LUISS

 

Dr. DAN DIKER

Segretario Generale del World Jewish Congress

 

Dr. BASSAM EID

Direttore del Palestinian Human Rights Monitor Group

 

On. UMBERTO RANIERI

Responsabile per il Mezzogiorno del Pd, già Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri

 

Presiede:

 

On. FIAMMA Nirenstein

Vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari

 

Per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca

È necessario accreditarsi: e-mail nirenstein_f@camera.it, tel. 06-6760.6805 cell. 393-8058906

Il Giornale, 25 maggio 2011

Le critiche pioveranno, di nuovo i confini del ’67 non sono in vendita, di nuovo Gerusalemme è indivisibile e i profughi del ’48 compresi i pronipoti dovranno trovare rifugio a casa loro, e non in Israele... ma Benjamin Netanyahu ha scelto così, un discorso agrodolce con aperture sottili e molti sguardi diretti: se ci volete vivi, è così. Se ci volete morti, ci difenderemo. Ci sarà tempesta, molti amano odiare Netanyahu, ma nessuno può togliere a Bibi la formidabile accoglienza che il Congresso americano a Camere riunite, destra e sinistra, ha dedicato ieri al Primo Ministro israeliano. È andato in scena il coraggio della fede nella democrazia, dei valori comuni. Ventisette volte Netanyahu ha ricevuto ovazioni entusiastiche, piacesse o meno a Obama. Due Paesi si sono mostrati per mano sicuri che il rifiuto del cinismo non sarebbe stato scambiato per retorica. [...]

Mediorientale
lunedì 23 maggio 2011 -  commenti

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Sintesi degli argomenti:

Obama e la proposta a Israele – La proposta del presidente USA di rilanciare il processo di pace tra israeliani e palestinesi sulla base delle linee precedenti alla guerra dei Sei Giorni del 1967 ha destato grande dibattito in Israele. I confini pre-1967 erano stati definiti dall'ex-ministro degli esteri israeliano, Abba Eban, “i confini di Auschwitz”, a causa della loro indifendibilità. Benché Obama non abbia mancato di ribadire quanto le relazioni tra gli Stati Uniti e Israele siano indistruttibili, ha però rotto con un assunto sinora consolidato da parte di molte amministrazioni americane in merito alla negoziabilità di alcuni territori controllati da Israele a seguito della guerra dei Sei Giorni.

Il problema dei profughi – Obama vorrebbe che i negoziati ripartissero prima con una discussione sul territorio tra israeliani e palestinesi, con possibilità di concordati “swaps”, scambi tra le parti, lasciando i nodi di Gerusalemme capitale e dei profughi al futuro. Il primo ministro Netanyahu, ospite di Obama il giorno dopo il suo discorso sul Medio Oriente, ha però rifiutato l'offerta ricordando non solo che lanciare nuovi negoziati di pace sulla base delle linee del '67 sia impossibile per Israele in termini di sicurezza, ma soprattutto che ciò creerebbe dei problemi con la gestione dei profughi, i nipoti e i pro-nipoti di coloro che lasciarono Israele nel 1948, e che finirebbero con lo schiacciare demograficamente Israele. Il premier israeliano ha inoltre ricordato che andare al negoziato con Hamas non è possibile per Israele, dato che non riconosce il diritto all'esistenza dello Stato ebraico.

Mohamud Abbas –  Il presidente palestinese, incalzato anche dalle dichiarazioni di Obama, che ha sottolineato la natura terroristica di Hamas, sta cercando di rassicurare la comunità internazionale, dopo l'accordo di riunificazione Fatah-Hamas firmato al Cairo. Proprio sul ruolo che Hamas giocherà d'ora in poi nella politica dell'ANP, Abbas ha affermato che il partito islamista non farà parte del governo e che esso rappresenterà solo l'opposizione palestinese.

Il Giornale, 21 Maggio

Benyamin Netanyahu ha avuto un notevole coraggio fronteggiando ieri, nel nome degli interessi israeliani, il presidente Obama che poche ore prima aveva cercato il favore dell’Islam per molte strade, fra cui quella di disegnare la divisione fra Israele e i Palestinesi sull’indifendibile linea del ’67. Ed è stato ricompensato: Obama durante la loro conversazione si è impegnato molto di più sull’Iran, ha ascoltato bene la determinazione del primo ministro israeliano a rifiutare i confini del ’67 come confini destinati a portare alla guerra e alla rovina. I due dopo 24 ore di polemica sotterranea sul discorso di Obama, hanno dato un’impressione di sostanziale concordia nel condannare la politica aggressiva e atomica dell’Iran e sulla condanna di Hamas. Obama non è tornato sulla questione dei confini del ’67, e ha ascoltato Bibi che insisteva con determinazione sul tema della sicurezza. (...)

Netanyahu doesn't bow down and forces Obama to change his statement on borders

Benjamin Netanyahu was very courageous in defending Israeli interests in front of President Obama, who, some hours earlier, had used many ways to befriend Islam, like drawing the boundaries between Israelis and Palestinians along the 1967 indefensible borders. And he was rewarded: during their talks, Obama undertook a greater commitment vis-à-vis Iran; he listened to the Israeli Prime Minister who rejected the 1967 borders as they are doomed to war or ruin and the day after, in front of the AIPAC conference, he tried to clarify what he meant: not just the '67 borders but agreed lines between the two parties. Obama's speech gave the impression that now he agrees more in condemning Hamas and in judging its refusal of the existence of  Israel as an impossible obstacle on the way to peace. (...)
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