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Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati

Nel corso di una conferenza stampa oggi alla Camera, i deputati Fiamma Nirenstein, Enrico Pianetta, Margherita Boniver, Alessandro Pagano e Franco Narducci hanno presentato la lettera inviata al Presidente del Consiglio Berlusconi dall’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele (che annovera oltre 200 tra deputati e senatori), nella quale denunciano l’esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo, che si terranno quest’anno a Pescara dal 26 giugno al 5 luglio.
L’On. Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera, ha dichiarato: “E’ inammissibile che l’unico stato democratico del Medioriente sia continuamente soggetto a boicottaggi, contro le sue università, i suoi prodotti, contro i suoi atleti. L’esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo si è palesata peraltro negli stessi giorni in cui alla tennista israeliana Shahar Peer è stato vietato di giocare in Dubai e, a Malmoe, si giocava la sfida Svezia-Israele della Coppa Davis a porte chiuse, mentre fuori le folle si scatenavano in cori antisemitiâ€.
“L’idea del Ministro Frattini di invitare le delegazioni sportive escluse alla cerimonia di apertura dei Giochi è senz’altro positivaâ€, continua Nirenstein. “La mia proposta è quella che l’Italia compia un ulteriore passo avanti per affermare la propria volontà di evitare un boicottaggio di Israele: che inviti gli atleti israeliani a esercitare le loro specialità sportive anche al di fuori delle competizioniâ€.
“Questa scelta†conclude Nirenstein, “scavalcherebbe le scadenze della burocrazia del Comitato internazionale preposto all’organizzazione dei Giochi, promettendo nei fatti, e non in termini astratti, l’apertura alla delegazione israeliana alla prossima edizione dei Giochiâ€.

E, a proposito di boicottaggi...

L'Onu "dimentica" i crimini palestinesi
mercoledì 25 marzo 2009 -  commenti

Il Giornale, 25 marzo 2009

Mentre alcuni soldati israeliani dichiaravano i loro compagni colpevoli di crimini di guerra compiuti a Gaza sullo sfondo di un potente coro di accuse che occupava l’etere e la carta stampata, l’Onu arrivava puntualissimo all’appuntamento. Il rapporto della commissione incaricata del rapporto su Gaza ha dedicato a quel mostro dello Stato ebraico il lavoro presentato dalla signora Radika Coomaraswamy. Essa, accusando Israele di crudeltà contro i civili, fra l’altro racconta che un bambino ha testimoniato di essere stato usato come scudo umano da alcuni soldati: certo questo è molto brutto, anche se l’opinione ci pubblica è abituata, e adesso Israele aprirà un’inchiesta con conseguenti incriminazioni e punizioni. E questo è giusto.
Solo, chi si domanda, invece, come la mettiamo con le migliaia di bambini di Gaza che Hamas ha usato come scudi umani? Ecco come ne parlano gli stessi genitori di Gaza secondo un reportage di Lorenzo Cremonesi: «"Andatevene, andatevene via di qui" dicevano agli uomini di Hamas... "Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i vostri missili…†E poi: (a sparare fra gli uomini di Hamas) “Erano spesso ragazzini di 16 e 17 anni, armati di mitra… Volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli di crimini di guerr"». Qui si va oltre addirittura l’uso dello scudo umano per passare a quello del civile sacrificato tout court. I camici dei medici e degli infermieri venivano usati dai terroristi di Hamas che si fingevano civili, e gli ospedali, difesi da ogni convenzione che riguarda i civili, venivano usati per nasconere i capi di Hamas e per torturare i militanti rivali. E soprattutto: lo scopo di Hamas era risucire a tirar fuori un lanciamissili per sparare non all’esercito, cui ha sparato pochissimo, ma alla gente di Sderot. [...]

L’ufficio di presidenza dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele, che annovera oltre 200 parlamentari tra deputati e senatori, terrà domani una conferenza stampa contro l’esclusione d’Israele dai prossimi Giochi del Mediterraneo di Pescara. Nel corso della conferenza stampa i parlamentari esporranno le iniziative dell’Associazione in merito alla vicenda e presenteranno la lettera inviata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Sottosegretario con delega allo sport Rocco Crimi e all’On. Mario Pescante, Commissario Straordinario di Pescara2009, nella quale si chiede di intervenire presso il Comitato organizzatore per invitare la delegazione israeliana ancora a questa edizione dei Giochi.
A renderlo noto è l’ufficio di presidenza dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele, costituito da Enrico Pianetta, Fiamma Nirenstein, Gianni Vernetti e Rossana Boldi.

La conferenza stampa si terrà domani, mercoledì 25 marzo, alle ore 17:30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, in via della Missione (Sala del Mappamondo).

Per accrediti stampa: fax: 06-6783082.

Roma, 24 marzo 2009

Il Giornale, 22 marzo 2009

È stato molto interessante osservare il linguaggio corporeo del presidente Obama mentre mandava il suo messaggio di pace all’Iran e quello di Alì Khamenei mentre gli rispondeva. Il primo fervoroso, intento, con le mani e con gli occhi, a mostrare la maggiore simpatia possibile; il secondo ieratico, alieno dalle forme, occupato solo dal suo scopo divino. E lo ha snocciolato calmo e lento, spiegando in sostanza che gli Usa devono mostrare nei fatti, e non con le parole, rispetto.
Ciò vuol dire che Obama, per essere amico dell’Iran, deve smettere di ostacolare la costruzione della bomba atomica, ormai allo stadio ultimo dell’arricchimento o al primo di assemblamento, a seconda di fonti americane o israeliane.
Comunque ormai basta poco tempo perché tutto il mondo sia sotto la minaccia atomica degli ayatollah. Essere amico dell’Iran, dice inoltre in sostanza Khamenei, significa abbandonare l’insopportabile abitudine di difendere l’esistenza di Israele e lasciare che si compia sul popolo ebraico la soluzione finale più volte annunciata da Ahmadinejad.
Vuole anche dire abbandonare, come del resto si legge già nel discorso di Obama, ogni distinzione tra il governo teocratico e autoritario, che impicca gli omosessuali e rinchiude i dissidenti, e il nobile popolo iraniano che ha dato molte volte segno di volersi ribellare. [...]

Duello per cinque miliardi
venerdì 20 marzo 2009 -  commenti

Panorama, 20 marzo 2009

C’è un piccolo particolare che non funziona nelle trattative fra Hamas e Al-Fatah per tornare a governare insieme: la prima organizzazione non intende rinunciare al suo punto programmatico principale, la distruzione di Israele, anzi intende distruggere anche l’Olp, di cui Al-Fatah di Abu Mazen è il cuore politico. L’ha detto il 28 gennaio il suo leader Khaled Mashaal in Qatar e nessuno l’ha smentito. Le due fazioni palestinesi rivali nel dialogo mediato dall’Egitto sono riuscite a dichiarare in coro che vogliono le elezioni nel gennaio del 2010, ma sul resto, salvo che sul fatto che con la riunificazione sarebbe più facile ottenere la gestione dei 5 miliardi di dollari donati per la ricostruzione di Gaza dal consesso internazionale, non c’è né accordo né simpatia.
Non c’è neppure dentro Al-Fatah, o fra l’Hamas all’interno della Striscia e quella all’esterno, ovvero Khaled Mashaal, che sotto il diretto controllo iraniano siede a Damasco. Basta uno sguardo dentro Gaza per vedere che, nella confusione del riassetto postbellico, il primo ministro Ismail Haniyeh è circondato da un’opinione pubblica che ha pagato la politica di Hamas con oltre 1.000 morti e vorrebbe almeno vedere il ritorno a casa dei prigionieri, su cui si tratta in cambio del soldato Gilad Shalit, in cattività da quasi tre anni. Si parla di liberare ben 750 prigionieri, forse anche 1.000, molti, come si dice in Israele, con le mani macchiate di sangue. [...]

Il Giornale, 19 marzo 2009

La vittoria politica è evidente, anche se c’è ancora un trucco politico seminascosto che deve essere smascherato. Il documento di preparazione della «conferenza dell’Onu contro il razzismo», prevista per il 20 di aprile a Ginevra, è stato modificato cedendo alla pressione internazionale. Come si sa gli Usa, il Canada, Israele, e, ultima ma certo non meno importante, l’Italia avevano dichiarato che il documento di preparazione della conferenza «contro il razzismo» era moralmente osceno e che non avrebbero partecipato. Poi, i 27 Paesi dell’Unione Europea, seguendo l’esempio dell’Italia e sulla base di un documento olandese, hanno dichiarato in coro che o si cambiava il documento o nessuno sarebbe andato. Infatti il documento preparatorio, stilato dalla commissione presieduta dalla Libia, si accaniva su Israele in termini di autentico antisemitismo, chiamandolo Stato di apartheid, accusandolo di razzismo, definendolo solo lui e non, che so, l’Iran o la Corea del Nord, «un grave pericolo per la pace».
Insomma, si abbandonava all’estremismo che nel settembre 2001, durante la prima conferenza di Durban applaudiva Arafat, Mugabe, Fidel Castro, condannava Israele e l’America (mentre le ong fiancheggiatrici marciavano sotto i ritratti di Bin Laden, bruciavano le bandiere americana e israeliana), minacciava di distruggere l’Occidente «imperialista e schiavista». Fu un’autentica ondata di odio nel nome dell’Onu mentre il tema del razzismo veniva del tutto ignorato: quattro giorni dopo le Twin Towers venivano attaccate. Durban fu il manifesto ideologico dell’11 settembre e un inno alla distruzione di Israele. Ora, il documento di preparazione di Durban 2, ripercorreva fino a ieri la stessa strada: Israele uno Stato mostro, proibita la critica alle religioni (basta ricordare le vignette su Maometto per capire di cosa stiamo parlando), l’omofobia non ritenuta una forma di discriminazione. Il tutto in 47 pagine per 200 paragrafi di blaterazioni anti-occidentali. Ora, dopo la defezione americana e la richiesta europea, sull’onda italiana, di cambiare tutto minacciando il ritiro, il documento consta di 17 pagine, elimina i riferimenti a Israele stato razzista, non parla più di religione. [...]

                  On. Silvio BERLUSCONI
    Presidente
    Consiglio dei Ministri

             E p.c.     On. Rocco CRIMI
   Sottosegretario alla
   Presidenza del Consiglio

   On. Mario PESCANTE
   Commissario Straordinario
   XVI Giochi del Mediterraneo

    Loro SEDI

Signor Presidente,
come è noto, ai prossimi Giochi del Mediterraneo, che si terranno a Pescara dal 26 giugno al 5 luglio 2009, è confermata l'esclusione degli atleti israeliani.
Il mancato invito non solo della delegazione israeliana, ma anche di quella palestinese,  danneggia la nostra azione di promozione della pace e dell’amicizia fra i popoli.
 La mancata partecipazione degli atleti israeliani costituirebbe, anche contro la nostra stessa intenzione, l’ennesima discriminazione dello Stato di Israele, imposta da paesi che non ne riconoscono il diritto all’esistenza e alla sicurezza e operano attivamente al suo isolamento sul piano internazionale.
Rispetto ai prossimi Giochi del Mediterraneo il nostro paese è chiamato ad esercitare al meglio il ruolo di paese organizzatore e quindi ad assolvere al compito di assicurare la più ampia partecipazione alle competizioni sportive; nondimeno, sull’Italia grava anche la responsabilità di non apparire, fosse pure indirettamente, complice di una discriminazione odiosa.
 Né ragioni diplomatiche, né ragioni di sicurezza debbono indurre il nostro paese ad accettare come scontata un’esclusione che va al contrario rigettata come inammissibile, perché avalla la posizione di chi vuole delegittimare lo Stato d'Israele.
L’esclusione di Israele è in contraddizione con i principali obiettivi dei Giochi del Mediterraneo, come sanciti dallo Statuto di tale manifestazione, ovvero: a) la diffusione dell’educazione olimpica nei paesi del Bacino del Mediterraneo; b) il rafforzamento dei legami di amicizia e di pace tra i giovani e gli sportivi del Mediterraneo; c) la promozione di comprensione, consultazione, cooperazione e solidarietà tra i Comitati Olimpici Nazionali del Bacino del Mediterraneo, nonché lo sviluppo dello sport mediterraneo.
A nome dell’ “Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele†che annovera oltre 200 colleghi tra deputati e senatori, Le chiediamo di voler intervenire presso il Comitato organizzatore affinché la delegazione israeliana sia invitata ai prossimi Giochi del Mediterraneo 2009.
Certo del Suo interessamento La ringraziamo e con l’occasione porgiamo cordiali saluti.

On. Enrico Pianetta      On. Gianni Vernetti     Sen. Rossana Boldi      On. Fiamma Nirenstein

Bufera sul ddl sicurezza
Nirenstein: "Nessuno scandalo nella petizione indirizzata al premier"

di Fabrizia B. Maggi, L'Occidentale

Il disegno di legge sulla sicurezza è tornato in Aula alla Camera dopo le modifiche del Senato ed è subito ricominciata la polemica. Tra le fila della maggioranza è immediatamente circolata una petizione indirizzata al capo del governo Silvio Berlusconi, che lo esortava a non porre la fiducia sul provvedimento: l’Aula avrebbe così l’opportunità di discutere due norme largamente contestate quali l’introduzione del reato di clandestinità e l’eliminazione del divieto di segnalazione degli irregolari alle autorità da parte dei medici. Capeggiata da Alessandra Mussolini, “la carica dei 101†– come è subito stata ribattezzata dai media –, ha ottenuto anche il sostegno di Fiamma Nirenstein che in una breve intervista all’Occidentale spiega le motivazioni che l’hanno spinta a firmare.

L’onorevole Mussolini propone di modificare il ddl sicurezza nella parte che riguarda l’abolizione del divieto di denuncia degli immigrati irregolari e l’introduzione del reato di clandestinità. Cosa l’ha spinta a sottoscrivere la richiesta?

Essenzialmente per una ragione di carattere giuridico: perché non si deve mettere il cittadino nella condizione di dover risolvere il problema della clandestinità chiedendogli di denunciare. Ad esempio i genitori di un bambino che ha un’infezione o una malattia, si trovano di fronte alla difficoltà di dover decidere se far curare il proprio figlio o meno per la paura che il medico li denunci. Inoltre, non ritengo giusto che alcune categorie deboli come i malati e i minori possano trovarsi a dipendere da una parte di cittadini più forti di loro, come i medici e gli insegnanti, solo perché sono clandestini o figli di clandestini. Bisogna avere più cautela, non è questione di essere più morbidi è questione di non mettere di mezzo i cittadini in una questione che in realtà è istituzionale. [...]

Pubblicato su Libertiamo.it, 18 marzo 2009

C’è qualcosa di fervoroso nelle mosse che caratterizzano la politica sia americana che europea nei confronti del Medio Oriente, specie delle sue parti più aggressive, quelle complici della strategia iraniana che per Bush caratterizzava “l’asse del maleâ€. Strano e tutto da capire, ogni atteggiamento aggressivo e irriducibile è premiato da sorrisi, da doni, mentre dall’altra parte giungono tutt’al più regali cenni del capo. I casi sono due: o siamo molto intelligenti, oppure qui c’è qualche grosso errore.
L’Iran: ha completato, si ripete, il processo di preparazione dell’uranio arricchito ed è in fase di assemblamento della bomba. Il 4 marzo scorso a Teheran si è tenuta un’altra conferenza di negazionismo e incitamento a distruggere Israele. Il recente lancio del satellite è stata una dimostrazione della capacità di usare missili della potenza dello Shihab 3 per mirare, con l’arma atomica, ovunque si voglia. Gli Ajatollah proibiscono ai palestinesi la pace e anche l’accordo fra Hamas e Fatah, tanto che Abu Mazen gli ha detto di farsi i fatti suoi; intimano alla Siria di non avventurarsi in rapporti di pace; usano Hezbollah per controllare il Libano e, per contro, Hillary Clinton invita Ahmadinejad a una conferenza di pace sull’Afghanistan entro il mese. Apre così all’Iran come Obama desidera, ma irrita tutto il mondo sunnita moderato che non vuole vedere l’Iran legittimato, non vuole il suo strapotere a casa, in Libano e a Gaza, è furioso per l’affermazione che il Bahrain sia parte dell’Iran.
Che cosa spera Hillary Clinton dall’invito a Ahmadinejad? Se spera di aprire un vero terreno di confronto, basti pensare a quanto astutamente l’Iran ha menato tutti per il naso costruendo le centrali per tanti anni: il tempo è il bene più prezioso per compiere l’opera atomica. [...]

Mediorientale
lunedì 16 marzo 2009 -  commenti

 

di Eleonora Grossi, Quotidiano.net, 6 marzo 2009

Pescara, 6 marzo 2009 - "E' un gesto che fa male alla pace". A parlare è Fiamma Nirenstein, deputata del Pdl e vicepresidente della commissione Esteri della Camera. La Nirestein nei giorni scorsi ha presentato un'interrogazione parlamentare per capire come sia possibile che nei Giochi del Mediterraneo, in programma il prossimo giugno a Pescara, non si annoverino tra i paesi partecipanti né lo Stato di Israele né l'Autorità palestinese, cioè le due realtà che più di altre avrebbero bisogno di trovare un punto d'incontro.
Da Pescara gli organizzatori dicono di avere le mani legate: "Noi non abbiamo escluso nessuno, perché Israele non fa parte del Comitato". E la portavoce dell'Ambasciata israeliana in Italia spiega che "sì, non è stata fatta domanda all'edizione del 2009 dei Giochi: ma solo perché ce ne fu già rifiutata una in Spagna, dove ai Giochi di Almeria del 2005 tutti i paesi arabi votarono no all'ingreso di Israele nel Comitato. Perché presentarne un'altra?". Ma anche se il motivo è un precedente rifiuto, dall'Abruzzo spiegano che comunque è facoltà del comitato internazionale decidere l'ingresso di un paese ai Giochi. Ed è su questo che l'onorevole Nirenstein contrattacca: "So che l'onorevole Mario Pescante (che guida i Giochi di Pescara assieme all'onorevole Sabatino Aracu) non ha nulla contro Israele. So anche però, che se il ministro Frattini ha scelto di non andare ad una conferenza promossa dall'Onu, Pescante potrebbe anche prendere una posizione più coraggiosa, scuoterre gli animi e far sì che il comitato internazionale si renda conto di quello che questa situazione rappresenta: una grandissima prevaricazione, e un atto di indecenza politica. Un atto che fa male alla pace". [...]

Presentata interrogazione sull'esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo

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INTERVENTI:

Enrico Pianetta

presidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

Ghideon Meir
ambasciatore Israeliano in Italia

Franco Frattini
ministro degli Affari Esteri

Gerald Steinberg
professore Università di Bar-Ilan, Israele, Centro di monitoraggio delle Ong per i diritti umani (Ngo-monitor.com)

Piero Ostellino
editorialista "Corriere della Sera"

Fiamma Nirenstein
vicepresidente Commissione Affari Esteri della Camera

Gianni Vernetti
vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

Interventi dalla sala

Domenica 15 marzo all'1:00 di notte andrà in onda, all'interno del programma "Sorgente di Vita" (Rai 2), un servizio dedicato a "Durban 2" e al convegno dell'Associazione parlamentare di Amicizia Italia-Israele.
Repliche: lunedì 16 marzo sempre all'1:00 di notte e lunedì 23 marzo alle 9:30 del mattino.

[CONTINUA...]

E' anche con queste parole che il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha ieri motivato, di fronte alle Commissioni Esteri di Camera e Senato riunite, la decisione dell'Italia di ritirarsi dal processo di revisione di Durban, ovvero la prossima conferenza dell'Onu contro il razzismo che si terrà ad aprile a Ginevra e che tutti conosciamo come "Durban 2".
Un comunicato sul sito del Ministero degli Esteri, che riporto qui sotto, approfondisce la questione. Ma per avere un quadro completo su cosa si nasconda dietro la facciata della "lotta contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza", ovvero i presunti obiettivi del processo di Durban, vi invito ancora una volta a partecipare oggi al convegno che promuoviamo come Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele e che si terrà alle ore 16:00, alla Sala Capitolare del Senato (Piazza della Minerva 38).

Sono arrivate moltissime richieste di accredito e vi ringrazio per questo.
A più tardi!

Conferenza Durban: le ragioni di un "no"

11 Marzo 2009

La decisione del Governo italiano di ritirarsi dai negoziati in corso a Ginevra sul documento preparatorio alla Conferenza di revisione di Durban che si terra’ dal 20 al 24 aprile con il titolo "United Against racism: dignità and justice for all",è stata dettata da un duplice ordine di ragioni. In particolare:
• come nel 2001, di nuovo la questione israelo-palestinese fa capolino in diversi paragrafi del documento in discussione. Il documento negoziato sinora parla di “politica di discriminazione razziale nei confronti della popolazione palestineseâ€. Israele viene definita responsabile di praticare l’apartheid, la tortura e numerosi atti criminali che sarebbero in contrasto con i diritti umani. In definitiva, una “minaccia per la pace e la sicurezza internazionaleâ€.
• il documento sinora negoziato contiene anche riferimenti alla questione della “diffamazione religiosaâ€. Esistono già le Convenzioni internazionali contro il razzismo. Occorre adoperarsi affinché siano pienamente applicate. Il governo italiano ritiene invece inopportuno parlare di “standard aggiuntiviâ€, che di fatto mirano ad introdurre nuovi limiti alla libertà di espressione nell’ ipotesi che sia una religione ad essere “diffamataâ€. La libertà di espressione è uno dei valori fondamentali della nostra civiltà e della nostra cultura giuridica, secondo la quale sono gli individui, non le religioni, ad essere titolari di diritti.
Su temi di questa importanza, profondamente condivisi da tutti i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia ha voluto riaffermare in maniera molto chiara il proprio orientamento. Non è un caso che tali temi siano stati definiti come “linee rosse†dell’Unione, che coincidono del resto con quelle delle altre democrazie occidentali, come ad esempio gli Stati Uniti.
La precedente Conferenza (la terza) contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza si svolse a Durban dal 31 agosto all’8 settembre 2001 sulla base della risoluzione dell’Assemblea Generale ONU 52/111 del 1997.
La Conferenza si concentrò su cinque temi (cause e forme di razzismo; vittime; misure di prevenzione, educazione e protezione; misure di compensazione e di risarcimento; strategie per realizzare una piena ed effettiva eguaglianza) e si concluse, dopo un difficile dibattito, con l’adozione, per consenso, di una Dichiarazione e di un Programma d’Azione. Tali documenti riaffermano in linea generale principi concordati a livello internazionale e contengono una serie di misure da mettere in atto per rafforzare la lotta al razzismo. Al tempo stesso, la Conferenza affrontò anche temi fortemente controversi, come la questione mediorientale, il riconoscimento delle ingiustizie del passato (schiavitù, tratta degli schiavi, colonialismo) e dei mezzi per compensarle o indennizzarle e l’identificazione delle vittime del razzismo e dei criteri di discriminazione.

Giovedì 12 marzo 2009, ore 16:00
 
Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
 
CONVEGNO
 
"Durban 2: una conferenza antisemita contro la democrazia"

Interverrà:

 
On. Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri
 
Con:
 
Pierluigi Battista, Vicedirettore del Corriere della Sera
Sen. Rossana Boldi, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente Commissione Affari Esteri della Camera
Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera
Prof. Gerald Steinberg, Università di Bar-Ilan, Israele, Centro di monitoraggio delle Ong per i diritti umani
On. Gianni Vernetti, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
 
Presiede:
 
On. Enrico Pianetta, Presidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

Senato della Repubblica
Sala Capitolare presso il chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva
Piazza della Minerva 38, Roma
R.S.V.P (E' necessario accreditarsi per partecipare)
pianetta_e@camera.it
393-8058906; 339-8804466

Per gli accrediti stampa: fax 06/67062947 (Sala Stampa del Senato)


MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA SU "DURBAN 2", PROMOSSE DALLA FEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI DI AMICIZIA ITALIA-ISRAELE

Per dire no al razzismo contro Israele e l'Occidente, in sostegno del convegno in Senato promosso dall'On. Fiamma Nirenstein, per ringraziare il Governo Italiano della decisione di NON partecipare alla conferenza razzista di Ginevra (Durban 2), giovedì 12 marzo in 28 città italiane - sedi di altrettante Associazioni Italia-Israele - si terranno manifestazioni informative.

Panorama, 9 marzo 2009, pag. 108

Il messaggio giunto dall’Iran in questi ultimi giorni, persino quando finge uno spunto diplomatico («Parleremo con Obama, ma solo quando gli Usa ci mostreranno rispetto» dice Mahmoud Ahmadinejad), è chiaro: «Siete tutti fuori tempo massimo». L’annuncio che la Russia ha completato il reattore di Busher, il satellite caricato su missili che possono condurre una bomba atomica a ogni latitudine, l’annuncio esplicito del capo dell’Organizzazione per l’energia atomica Gholamreza Aghazad («L’America deve guardare la realtà in faccia e accettare di vivere con un Iran nucleare»), gli interrogativi sull’acquisto del sistema russo di difesa S300, il lento risveglio dell’Iaea di Mohamed el-Baradei, oltre agli avvertimenti («È fatta purtroppo») degli esperti americani e israeliani...
Si prospettano solo due ipotesi: o il mondo è pronto a vivere con la minaccia del paese integralista islamico che ritiene indispensabile dominare il mondo, oppure qualcuno deve fare qualcosa. George W. Bush fu bloccato dal proclama del National intelligence estimate (il coordinamento delle 16 agenzie di spionaggio Usa), che riteneva, erroneamente, interrotto l’arricchimento atomico. Ora Barack Obama spera di riuscire a parlare con l’Iran.
Israele, come ha recentemente detto il ministro della Difesa Ehud Barak, «non esclude alcuna opzione». Ma è chiaro che la gestione Obama non invita ad agire. Comunque, per trattenere Israele ci sono varie strategie. [...]

Statement by  Fiamma Nirenstein, Vice-president, Committee on Foreign Affairs, Italian Chamber of Deputies

Italy’s decision to pull out of the forthcoming UN conference against racism, which is set to be held in Geneva on April 20-24, fills me with pride and satisfaction. This is in fact a courageous decision. It is the first coming from a European country, after those of Canada, Israel and the USA. We hope this decision will lead the way to a joint European position, against a conference that seeks to elevate anti-democratic and anti-Semitic hatred.

The decision taken by the Minister of Foreign Affairs Franco Frattini not only completes, but also puts into effect the resolution which, under our initiative, was voted on unanimously by the Italian Parliament on December 4, 2008 - the first time a country in Europe has taken such action. The resolution bound the Government to monitor “Durban 2†preparatory process. The documents formulated during this process have confirmed the worst expectations: as for the first Durban conference in 2001, Israel is being again slandered and defined as a racist state of apartheid, while every other effective case of racism and discrimination is being completely ignored.

Italy has kept its promise: it will not take part in an initiative spreading anti-Semitic hatred; and moreover, one that is promoted by the United Nations, which is unable to manage and monitor such hatred adequately. This gesture by the Italian Government is an important contribution in that it attempts to rescue the UN from the hands of those countries that - like in this case Iran, Libya and Cuba, who are among the States involved in the preparatory process of Durban 2 – are holding this institution hostage with their partisan and discriminatory positions.

On March 12, we will hold a conference in the Italian Parliament, promoted by the Italy-Israel Parliamentary Friendship Association, that will host lectures by the Minister of Foreign Affairs Franco Frattini, Prof. Gerald Steinberg (Bar-Ilan University, Director of Ngo-Monitor), Pierluigi Battista (Deputy Director, Corriere della Sera), Piero Ostellino (columnist, Corriere della Sera) and the board of the Italy-Israel Parliamentary Friendship Association (Enrico Pianetta, President, Rossana Boldi and Gianni Vernetti, Vice-presidents and me).

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