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Il Giornale, 27 giugno 2014

I prigionieri nelle carceri israeliane sono per Abu Mazen e per Hamas un fine e un mezzo primario, un faro che orienta la loro politica: più li aiuti, più riesci a tirarli fuori da dietro le sbarre, più mostri di occupartene, più la società palestinese ti ammira, ti attribuisce consenso. Anche l'ultimo terribile rapimento di tre ragazzini israeliani che tornavano da scuola è finalizzato a uno scambio tipo quello di Gilad Shalit, 1000 prigionieri fra terroristi con ergastoli multipli, contro quel soldato semplice.[...]

Il Giornale, 24 giugno 2014

Il terremoto mediorentale bussa rumorosamente alla porte di Israele dal confine siriano, e lo Stato ebraico risponde senza sottintesi: non toccate i nostri confini. La premessa è tragica, ovvero il primo morto israeliano causato da proiettili siriani, ed è un ragazzino di 14 anni, arabo israeliano, Muhammed Fahmi Krakara. Appena iniziata la vacanza estiva ha chiesto al padre, un tecnico addetto alle strutture di sorveglianza fra il Golan e la Siria, di accompagnarlo. Il povero padre ha accettato, e ambedue, insieme a un terzo operaio, sono stati raggiunti verso le undici di mattina da un missile Nun Tet, molto preciso e di grosse dimensioni, mirato al camion su cui sedevano, e che ha ucciso Muhammed, ferendo lui e l'altro lavoratore. Il bellissimo volto del bambino, che campeggia su tutti i giornali,ha suscitato l'emozione di Netanyahu: in un messaggio (la altri tre adolescenti, quelli rapiti da Hamas) ha promesso alla famiglia di non lasciare impunito l'attacco e ha poi aggiunto che se necessario, agirà con più forza.[...]

Mediorientale
martedì 24 giugno 2014 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Molte e gravi le notizie che arrivano questi giorni dal quadrante mediorientale. Si parte da Israele, dove si sta vivendo nel caos più totale, e mentre il mondo non se accorge migliaia di soldati pattugliano ogni singolo metro alla ricerca dei tre ragazzi rapiti. Durante la puntata di questa settimana de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, Nirenstein ci racconta gli sviluppi delle indagini e le recenti notizie che circolano in Israele sul rapimento dei tre ragazzi, sulla morte di Muhammed Fahmi Krakara, 14 anni, ucciso da proiettili siriani, per poi analizzare la recente situazione in Iraq, in Siria, in Giordania, i gruppi jihadisti dell'Area, e concludere con alcune notizie che arrivano dalla Palestina e dall'Egitto.

Il Giornale, 23 giugno 2014

Oltre la tragedia, il dilemma: quanto si può cercare, come sta facendo Israele,i tre ragazzi rapiti senza sollevare la solita furiosa protesta internazionale? La popolazione palestinese del West Bank, disturbata e ferita dalle perquisizioni e fai fermi israeliani, è infuriata contro Hamas che, anche dopo aver scelto l'unità con Abu Mazen, ha usato il terrorismo, o insorgerà contro gli israeliani che perquisiscono casa per casa, scendono in ogni pozzo, ogni notte fermano uomini di Hamas nei villaggi indiziati?Che succederà adesso, dopo che in una serie di scontri generati dalla presenza dei soldati nelle strade sono rimasti uccisi due giovani palestinesi? Si spezzerà l'unità Hamas-Fatah, o vedremo una nuova Intifada? Il filo è molto sottile, quasi spezzato, e i ragazzi rapiti non si trovano, ciò che obbliga Israele a continuare le ricerche. Netanyahu annuncia prove sulla responsabilità di Hamas, si sa chi sono i rapitori, spariti da casa.[...]

Il Giornale, 20 giugno 2014

Gerusalemme. Hevron anche stavolta eccelle nel dramma, nella difficoltà, nella cupezza. Qui e nei dintorni è l'epicentro della disperata ricerca dei tre ragazzi israeliani rapiti. Arriviamo alla Yeshivà, il collegio religioso dove studia Eyal Yfrach, uno dei ragazzi rapiti ormai otto giorni fa. "Eyal ti aspettiamo" è scritto sulla porta della sua stanza. E' scritto storto, con inchiostro nero, nello stile incurante delle cose di questo mondo che ha la Yeshiva Beith Romano, un'affermazione di volontà ebraica come tante a Hevron, dopo migliaia di anni di su e giù fra espulsioni e presenza. Qui Abramo comprò la tomba per Sara, qui sono sepolti i Patriarchi nel castello che costruì Erode il Grande, un santuario dove c'è stato un macello continuo e alternato di musulmani e ebrei, sacro a tutte le religioni. [...]

Mediorientale
giovedì 19 giugno 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



La puntata di questa settimana de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, incentrata sul recente rapimento dei tre ragazzi israeliani, Naftali Frankel, Gilad Sha’er e Eyal Yifrach, le notizie che circolano in Israele su quest'ultimo atto terroristico di Hamas, la reazione dell'IDF e del governo di Gerusalemme per poi passare a parlare del nuovo presidente israeliano, Reuven "Rubi" Rivlin, succeduto a Peres, e concludere con un'analisi sulla crisi irachena.

Il Giornale, 16 giugno 2014

Rachel Frenkel esce dalla porta di casa nel villaggio di Nof Ayalon. Suo figlio Naftali, 16 anni, uno studente della scuola religiosa Machor Chaim, è stato rapito mentre tornava a casa. Sono tre giorni che non se ne sa più niente, nè di lui ne del suo compagno di scuola Gilad Sha'ar, anche lui un sedicenne dalle guance lisce, nè di Eyal Yfrach, di 19 anni. Sono saliti su un'auto per avere un passaggio, nella notte. La polizia ha ricevuto una chiamata forse da uno di loro, ma imperdonabilmente, si direbbe, ha avvertito l'esercito solo di mattina. Rachel cerca di nascondere con un po' di make up i segni di pianto sulla faccia, e parla per la prima volta ai giornalisti piantando in faccia a tutti un sorriso invincibile, come sanno fare le persone che credono in una giustizia superiore: "Noi speriamo" -ripete- " vi inviteremo a gioire con noi per il ritorno di Naftali, noi e i suoi sei fratelli lo amiamo tanto, Naftali, ci senti? Le preghiere ci aiuteranno, pregate, e grazie ai giornalisti che ci aspettate sotto il sole, grazie, soldati che muovete ogni pietra, a tutta Israele che ci si stringe intorno".[...]

Il Giornale, 15 giugno 2014

Il mondo come l'abbiamo conosciuto fino ad oggi sta tramontando definitivamente. Il segnale è paradossale: il presidente dell'Iran Rouhani propone una comune "lotta contro il terrorismo" agli Stati Uniti per battere l'ISIS sunnita e qaedista in Iraq. Il suo manto nero vuole mescolarsi con la bandiera a stelle e strisce per coinvolgere Obama in quella che per l'Iran sciita e la guerra più santa, quella contro i sunniti. L'epicentro è in Iraq: la guerra sta sciogliendo il confine dell'accordo segreto Sykes Picot del maggio 1916, in cui le potenze occidentali disegnavano sulle spoglie dell'Impero Ottomano il Medio Oriente, e si dividevano le aree di influenza. In realtà la rivoluzione khomeinista ha cominciato a tessere la sua mezzaluna sciita estesa dall'Iran all'Iraq, al Libano, alla Siria dal '79. Ma solo oggi siamo di fronte a una guerra per i confini, che inonda la zona di sangue e che l'Occidente non sa come maneggiare.[...]
 

Rivlin è l'erede di Shimon Peres
mercoledì 11 giugno 2014 -  commenti

Il Giornale, 11 giugno 2014

Dopo una campagna amara, Israele ha riconquistato la carreggiata eleggendo con 63 voti su 119 il suo candidato più naturale: Reuven "Rubi" Rivlin, 74 anni, già presidente della Knesset; già candidato Presidente nel 2007; membro del Likud; nato a Gerusalemme; avvocato; discendente (la sua famiglia venne a vivere in Israele 200 anni fa, suo padre era un mediorentalista che ha tradotto il Corano) del santo Gaon di Vilna.[...]

Il Giornale, 10 giugno 2014

Troppo facile dire, come ha fatto il giornale israeliano Ha'aretz, che il Papa, Shimon Peres e Abu Mazen si sono presi una giornata di pace senza combinare nulla mentre il Medio Oriente brucia. Ma gli incontri non sono magici: neppure quello fra Clinton, Rabin e Arafat, così smagliante, non lo fu. Ma se restiamo coi piedi per terra, i significati non mancano: il Papa ha voluto un incontro sul Medio Oriente, ma anche un incontro fra le tre religioni, grande ambizione in tempi di persecuzione di cristiani, e di antisemitismo. Non si è trattato del solito, spesso pretestuoso dialogo interreligioso: qui si è parlato di guerra, della necessità dell'uomo di abbandonare la violenza.[...]

Il Giornale, 09 giugno 2014

Papa Francesco è un papa globale, non conosce confini, si lancia in avventure difficili e sorprendenti come del resto ha appena teorizzato per Pentecoste, e ieri ne ha dato prova con la preghiera comune insieme al presidente d'Israele Shimon Peres e con Abu Mazen, presidente dei palestinesi. Il messaggio mediatico è stato potentissimo, miliardi di telespettatori di tutte le religioni hanno fatto saltare in alto il rating tv, e certo il Vaticano ci contava nel preparare il bellissimo spettacolo storico di quei giardini fioriti in cui si è svolta tanta parte della storia del passato, nel bene e nel male.[...]

Il Giornale, 08 giugno 2014

Un reality non potrebbe essere più movimentato: sarà il trauma dell'addio del padre della patria Shimon Peres che lascia il ruolo di Presidente della Repubblica, ma Israele non riesce ad arrivare a martedì, giorno delle elezioni, con passo istituzionale, paludato. Ieri il secondo fra i candidati alla presidenza ha rinunciato. E' Benjamin "Fuad" Ben Eliezer, personaggio storico, soldato pluridecorato, da trent'anni in politica, sette volte ministro, laburista, quasi ottantenne, gioviale, iracheno… Chi l'avrebbe detto, la polizia l'ha convocato venerdì, con quello che Fuad ha definito "un assassinio mirato" per rispondere al sospetto di corruzione.[...]

Il Giornale, 07 giugno 2014

A Colleville sur Mer Obama ha optato, nell'arringa ai leader del mondo, per un profilo convenzionale e piuttosto scontato. Il discorso in cui ha ricordato il sacrosanto, decisivo intervento degli americani contro il nazifascismo avrebbe potuto avere almeno un sentore politico, un tono impositivo in tempi oscuri di prepotenze antidemocratiche. La memoria dei 9387 soldati americani uccisi sulle spiagge francesi, mentre si avventuravano verso la maggiore invasione di tutti i tempi, avrebbe potuto imporre un momento di verità alla confusissima comunità di primi ministri assiepati in Normandia.[...]

Il Giornale, 05 giugno 2014

È una specialità del presidente Obama il reset continuo per altro spesso basato sulla parola «vibrante»: l'Ucraina, ha detto Barack Obama incontrando a Varsavia l'omologo eletto dall'Ucraina Petro Poroshenko, che proprio domani assumerà l'incarico, sarà una vibrante democrazia se l'America le sta dietro, e lo farà, ha promesso.[...]

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