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Mediorientale
lunedì 10 novembre 2014 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin


I continui attentati palestinesi contro i cittadini israeliani, le preoccupazioni (e le contromisure) dello Stato ebraico e degli arabi israeliani, le reazioni della vicina Giordania; questi i principali argomenti della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per continuare con le reazioni israeliane alle elezioni USA di mid-term, il vertice in Oman tra Usa-Iran per riprendere le trattative sul programma nucleare iraniano -mentre Teheran punta ad aprire nuovi impianti con l'aiuto di Mosca- e concludere con alcune notizie che arrivano dallo Yemen.

Il Giornale, 09 novembre 2014

Ci dev'essere un errore, non può essere che un tale diluvio di ignoranza e di malizia si riversino sul Parlamento italiano. Sulle orme della Svezia e dell'Inghilterra sta per essere investito da tre richieste di riconoscimento dello Stato palestinese. La prima è una mozione di maggioranza firmata da 19 deputati del gruppo misto e del PD, poi c’è un documento che tratta Israele come una pezza da piedi ed è del Movimento 5 Stelle, poi c'è il SEL che considera la propria mossa "un elemento chiave per assicurare una soluzione negoziata". Bizzarro, mentre si sostituisce il negoziato con un'imposizione. Il negoziato i palestinesi l'hanno rifiutato parecchie volte, e semmai invitarli con una mozione a sedersi al tavolo e a smettere di sognare di buttare tutti gli israeliani in mare, questa sarebbe la cosa da fare[...]
Il Giornale, 01 novembre 2014

(Gerusalemme) Gerusalemme è nella fantasia di ognuno, di tutte le religioni e di tutti i popoli, è un luogo che desta gelosie e odio, è la culla del monoteismo che è terra contesa, Gerusalemme è il luogo dove tutti sono stati, dove tutti vogliono andare, la città di Abramo e Davide, di Cristo, di Maometto. La Spianata delle Moschee. ovvero il Monte del Tempio, è sempre il centro della battaglia per la città, e anche ieri lo è stata. Qui la guerra non finisce mai, anche se per le strade sempre fiorite, sulle pietre grigie, sul panorama glorioso lo svolgersi del tempo quasi non si sente. Ieri, come nei giorni passati, sono volate pietre e bombe molotov, mentre la polizia cercava, con caschi e scudi, gas e spintoni di bloccare migliaia di giovani islamici che cercavano di sfondare i blocchi verso la Moschea di Al Aqsa. Per fortuna ci sono stati pochi feriti e pochi fermati, i disordini sono dietro l'angolo, letteralmente[...]
Shalom.it, novembre 2014

John Kerry ha fantasticato, per poi dichiararsi pentito, sul possibile nesso fra il conflitto israelo-palestinese e il terrore dell'ISIS. E le fantasie di un ministro degli Esteri americano hanno il loro peso. In questo caso, Kerry ha fatto un bel regalo ai terroristi, ha commesso un'imprudenza senza logica e senza ragione. Non si è accorto che il terrorismo dell'ISIS va dalla Siria all'Iraq, dall'Afghanistan allo Yemen, dalla Nigeria alla Libia, che il suo programma è la conquista del mondo a un califfato islamico, in cui Israele è solo un pezzetto della Ummah islamica da annettere al califfato.[...]
 
Mediorientale
venerdì 31 ottobre 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin







Gli scontri per la Spianata delle Moschee, i recenti attacchi terroristici palestinesi, l'appello di Abu Mazen a mobilitarsi per celebrare una "giornata dell'odio" e le reazioni del vicino Regno Hashemita; questi i principali argomenti della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per continuare con l'analisi delle recenti relazioni tra Usa e Israele e concludere con due notizie che arrivano dall'Egitto e dalla Tunisia, fresca di elezioni.

Il Giornale, 30 ottobre 2014

Grande tempesta in Israele per le affermazioni di un alto funzionario della Casa Bianca che ha dichiarato al giornalista Jeffrey Goldberg (vicinissimo ad Obama) che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è una "merda di gallina", un poveraccio, un vile perché non attacca l'Iran e anche perché non sa fare la pace con i palestinesi. La colpa è sua: recalcitrante, miope, ottuso, pomposo... dicono a casa di Obama. [...]
Israele, il diavolo a prescindere
martedì 28 ottobre 2014 -  commenti
La guerra di Gaza, il “tifo contro” dei media europei e la disinformazione cronica sul Medio Oriente


(Saggio tratto da il libro-inchiesta "Non perdiamo la testa” pubblicato da IL Giornale dove le migliori firme del quotidiano spiegano perché l’Occidente ha il diritto-dovere di salvaguardare la propria identità)


E' una questione di coraggio. Per vincere la battaglia contro i tagliatori di teste dell'ISIS e contro gli altri jihadisti selvaggi sunniti come loro o sciiti come gli Hezbollah, occorre guardare al Medio Oriente abbandonando i vecchi stereotipi. Essi ci hanno sempre ripetuto la leggenda di un conflitto Israelo-Palestinese miccia e dinamite, origine di ogni esplosione regionale. Niente di più falso: il Medio Oriente è una fornace di odio islamico diretto soprattutto verso il nostro mondo e fra gruppi musulmani. Israele è considerato l'empio rappresentante del mondo Occidentale, una scheggia di proprietà islamica da cui gli ebrei devono sparire. Da questo odio, quel piccolo Paese si difende da prima ancora della sua fondazione avvenuta nel 1948. La guerra e il terrorismo si avventarono contro gli ebrei che tornavano agli inizi del ‘900 alla loro terra d'origine (e non dopo la Shoah, usandola strumentalmente per avere un pezzo di terra non loro, come la narrativa comune vorrebbe farci credere). Più avanti, non sono stati solo gli Stati Arabi a puntare alla distruzione di Israele ma anche l'Iran e la Turchia: tutto il mondo islamico sogna di infliggere questa sconfitta ai "miscredenti" all'ebraismo e al cristianesimo, e di tornare alle glorie dei tempi di Maometto e poi dell'Impero Ottomano. L'Iran è la testa del fronte sciita che punta a dominare il mondo, la Turchia sunnita della Fratellanza Musulmana: ambedue hanno motivi religiosi per partecipare alla gara, sempre vincente, di chi brucia più bandiere con la Stella di David e si candida a uccidere più ebrei. Quando si guarda al conflitto mediorientale credendolo Israelo-Palestinese, si perde di vista l'odio contro Israele di più di 400milioni di arabi e di più di un miliardo e mezzo di musulmani, un Paese di oltre 8 milioni di abitanti, di cui un milione e 88mila arabi e con eguali diritti e tenore di vita, viene così ritratto agli occhi del mondo come la parte forte contro una minoranza di vittime dell'imperialismo, del colonialismo, del capitalismo internazionale[...]
Mediorientale
venerdì 24 ottobre 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Israele rafforza le misure di sicurezza e la presenza di militari a Gerusalemme dopo che mercoledì un’auto guidata da un palestinese ha investito un gruppo di persone, uccidendo una bambina di tre mesi, una ragazza di 22 anni e ferendo altre sette persone; le voci delle persone che hanno assistito all'attentato, la reazione del sindaco gerosolimitano; da Israele si passa al vicino Libano dove continuano gli scontri tra militari e jihadisti legati al gruppo qaedista siriano Jabhat al Nusra; questi i principali argomenti della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per continuare ad analizzare alcune notizie che arrivano dall'Iran, dalla Turchia e dalla Siria.
Il Giornale, 24 ottobre 2014

(Gerusalemme) Sono le armi più vili e pericolose quelle della vita quotidiana. Le immagini del video dell'attentato di mercoledì a Gerusalemme minacciano tutti: una piccola folla scende dal tram, fra loro una coppia con una carrozzina dove Chaia Zisser vive i suoi ultimi momenti di creatura di tre mesi. La mamma si liscia la gonna, il padre spinge la carrozzina, anche loro sono quasi ragazzi. E un attimo dopo, sui viaggiatori piomba un'auto bianca. Si avventa a tutta velocità sulla pensilina affollata, uccide Chaia, ferisce sette persone. Niente rende un attacco più letale della sua domesticità, e che cosa può essere più usuale di un'utilitaria che si avvicina. Eli Dayan, uno dei passeggeri del tram appena sceso, racconta che ha afferrato alla vista dell'auto bianca il figlio e l'ha trascinato giù dalla pensilina, mentre due donne venivano travolte. "Durante la prima Intifada, dicevo ai miei figli di guardarsi dall'autobus; poi, dopo l'attacco del 4 agosto gli ho detto di cambiare strada alla vista di una ruspa. Ci sono stati diversi attacchi col caterpillar. Quello rovesciò un autobus e un'auto uccidendo una persona e ferendone cinque. Adesso, cerco di evitare le fermate, e occhio a qualsiasi macchina che si avvicina"[...]
Siamo vulnerabili, diamoci una mossa
giovedì 23 ottobre 2014 -  commenti
Il Giornale, 23 ottobre 2014

Ieri i Parlamenti democratici di tutto il mondo hanno avuto il loro 11 settembre. Se fino a oggi era facile entrare nella sede delegata delle democrazie occidentali, visitarne le affascinanti, grandi strutture, andare a incontrare i parlamentari; se le misure di sicurezza erano ragionevolmente lievi, da ora in avanti non sarà più così: l'attacco al Parlamento di Ottawa cambia tutto.[...]

Il Giornale, 21 ottobre 2014

Corriamo ai botteghini: fra qualche tempo all'Opera di Roma si rappresenterà un'opera in cui il tenore è il tagliateste dell'ISIS, cantando riverserà su di noi le sue buone ragioni; a Parigi verrà presentato il punto di vista del Ku Klux Klan sulla morte di Martin Luther King, David Duke sarà un baritono in controcanto con un mezzosoprano; infine a Londra avremo l'assassinio di John Kennedy secondo Lee Harvey Oswald, col coro. Intanto ieri al prestigioso Metropolitan di New York, il Met diretto da Peter Gelb è stata rappresentata l'opera "La morte di Klinghoffer" dal punto di vista degli assassini palestinesi.[...]

inFocus Quarterly, Fall 2014

Di Fiamma Nirenstein

(Pubblicato originariamente in inglese: Seeking the Soul of Europe: View from the Continent)


History offers no respite to countries that set aside their sense of identity in favor of a seemingly less arduous course. But nor does it assure success for the most elevated convictions in the absence of a comprehensive geopolitical strategy.(Henry Kissinger)

Io sono arrabbiata con l'Europa: perché essa è anche mia, miei sono Dante Alighieri, Giotto, Michelangelo, mio Cosimo de’ Medici che già scandagliava i mercati d'arte dei Paesi Bassi e ne portava a Firenze la magnifica pittura, mia l'Inghilterra di Chaucer e di Shakespeare, mia la "La certosa di Parma" e persino Baudelaire, e certo miei i romanzi russi, le guerre, le paci, le rivoluzioni fondamentali della storia del genere umano. Miei, e di tutti gli europei. Non capisco come un patrimonio di civiltà clamoroso come quello dell'antico continente sia stato così pesticciato dalla burocrazia da diventare inesistente di fronte ai problemi dell'Euro.

Mio padre era polacco, mia madre è fiorentina, io sono cresciuta fra Firenze e Roma e da inviata speciale ho coperto le rivoluzioni anticomuniste e ho scoperto l'implicazione antisemita di Waldheim. Fra Shoah e comunismo, ho visto l'Europa cercare di affrancarsi dai peggiori totalitarismi generati qui. Mia nonna, una bella signora ebrea di Firenze ci ha cresciuto instillandoci l'idea che i mostri erano stati vinti: avevamo perduto metà della famiglia nell'Olocausto, ma l'Europa aveva imparato la lezione. Mai più l'Europa dei miei sogni, aperta, integrata, plurilingue, avrebbe potuto pascersi di odio antisemita. Invece esso come la gramigna ha ripreso piede ovunque, e chi avrebbe pensato che avremmo visto di nuovo manifestazioni a Berlino in cui si urla morte agli ebrei.[...]

Né spiegazione né scuse
sabato 18 ottobre 2014 -  commenti
Non c’è spiegazione né scusa per quello che Kerry ha detto sul legame fra il conflitto israelo-palestinese, e anzi, la sua causalità, e l’orribile, crudele svolta dell’islamismo con le decapitazioni dell’ISIS. È chiaro anche a un asino: se mai ci fosse, il nesso risiede nel desiderio arabo dominante di spazzare via anche Israele, considerato un Paese occidentale e quindi infedele, e il disegno di uno Stato Islamico onnicomprensivo e onnipotente. Eventualmente Kerry avrebbe dovuto invitare i palestinesi ad abbandonare i loro sogni imperialistici e dominatori.[...]
Il Giornale, 18 ottobre 2014

Alle volte anche gli incubi possono finire. Così ieri uno dei grandi problemi dei nostri giorni, la detenzione di ostaggi da parte di estremisti islamici che torturano e giustiziano i prigionieri, ha visto almeno una pausa in due diverse parti del mondo. In Nigeria il governo ha raggiunto un accordo con l'organizzazione terrorista Boko Haram per la liberazione delle circa 200 ragazze rapite sei mesi fa e l'emozione è grande in tutto il mondo. Nelle Filippine il gruppo ribelle musulmano Abu Sayyaf ha rilasciato i due cittadini tedeschi rapiti ad aprile poche ore dopo aver minacciato di decapitare uno degli ostaggi se non fosse stato pagato il riscatto: ma cinque milioni e 600mila dollari hanno raggiunto le tasche dei terroristi, e Stefan Okonek e Henrike Dielen hanno ritrovato la libertà.[...]
Mediorientale
mercoledì 15 ottobre 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin




Il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte del governo inglese e della Svezia; il viaggio di Ban Ki-moon a Gazai cinque miliardi e mezzo donati alla Palestina, l'importanza di capire fine faranno e le domande su dove siano andati a finire tutti i miliardi di dollari donati negli anni; questi gli argomenti della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme, per poi continuare con un'analisi su i rapporti tra Fatah e Hamas e concludere con interessanti notizie che ci arrivano dalla Turchia che solo pochi giorni fa ha bombardato i curdi nel Sud nonostante abbia Daesh alle porte, e in casa, come scopriremo ascoltando la conversazione settimanale tra Nirenstein e Bordin.
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