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Il Giornale, 27 aprile 2014

Gerusalemme. Domani alle dieci suonerà la sirena in ogni remoto angolo di Israele. Le auto si fermeranno, giovani e vecchi, uomini, donne e ragazzini scenderanno, e sull'attenti aspetteranno che il suono diventi roco e si spenga. Ai semafori, sui marciapiedi, nei negozi la vita si bloccherà, e il popolo ebraico prenderà idealmente per mano le sue nonne e bisnonne, i suoi genitori e fratelli uccisi nella Shoah. E i bambini di tre o quattro anni guarderanno senza capire.[...]

Mediorientale
venerdì 25 aprile 2014 -  commenti
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin




Durante la maggior parte della puntata settimanale de Il Medio Oriente visto da Gerusalemme è stata analizzata la recente notizia del riavvicinamento tra Al Fatah e Hamas, per poi parlare di alcune news, che arrivano da Francia e Inghilterra, relative alla fratellanza musulmana e alla minaccia jihadista e concludere con un rapido aggiornamento sulle elezioni presidenziali libanesi.

YNET, 23 aprile, 2014

Pubblicato durante le festività pasquali in vista del conferimento del Premio Genesis

Quando ero piccola, subito la libertà mi si disegnò come un fine indispensabile. Era una grande ondata che si avventata sulla mia vita. Era spumosa, alta, il più grande fra i doveri, il maggiore fra i piaceri. Non era contemplativa la mia libertà, non si poteva solo godersela, si doveva nuotare: per averla bisognava essere determinati come la mia mamma, forti come mio padre, furbi e dolci come la nonna. Bisognava evitare il male: come quando io e mia sorella per evitare l'iniezione del vaccino fuggimmo da casa di fronte al medico che brandiva la siringa. Bisognava osare di essere se stessi: come quando comunicai alla mia maestra delle elementari che volevo leggere in classe una mia poesia; o quando detti uno spintone a Vivetta (chi può dimenticare il suo nome) che a sette anni mi chiese se gli ebrei avevano la coda; da adolescenti, mi sembrò di dover chiedere al mio ragazzo se, insomma, mi amava, pessima idea; e al giornale, più avanti, devi dire "vado io" e partire nel mezzo della notte per una guerra del tutto sconosciuta.[...]

Il Giornale, 24 aprile 2014

Le quinte del dramma Medio Orientale sono logore e rosse di sangue, ma non importa: siamo all'ennesima replica. Ieri Abu Mazen e Ismail Haniyeh, i leader di Fatah e di Hamas hanno annunciato fra esplosioni di gioia popolare, di essere pronti a unificare il popolo palestinese in un governo di coalizione. Da subito sarà "tecnico", e fra sei mesi elettivo, e cinque settimane dopo Hamas e la Jihad Islamica entreranno tutti a far parte dell'OLP. Questo significherà una radicalizzazione di tutti i palestinesi? La vittoria di Hamas su Abu Mazen, che molti prevedono?[...]

Il Giornale, 23 aprile 2014

Ogni giorno un nuovo titolo ci garantisce che i colloqui con l'Iran sulle sue strutture atomiche vanno non bene, benissimo. E' formidabile la notizia di ieri che le parti si incontreranno a New York, mai successo prima, nelle giornate fra il 5 e il 9 maggio. Si parla anche di un accordo a breve sul reattore ad acqua pesante di Arak. L'agenzia degli Studenti Iraniani cita il negoziatore Abbas Araghchi che annuncia che i negoziati vi saranno tenuti a lato di un incontro sul Trattato di Non Proliferazione.[...]

Il Giornale, 20 aprile 2014

Ci sembra di saperle già tutto, di dover ormai solo un piccolo sospiro agli attacchi antisemiti poveraccisti di Beppe Grillo, una dolorosa contrazione al petto per gli omicidi del Ku Klux Klan in Kansas, un mal di testa per quello che capita in Ungheria, un singhiozzo per il negozio di memorabilia hitleriane aperto a Londra. L'antisemitismo quasi non passa più sui giornali, stufa, ce n'è talmente tanto, l'Europa mostra d nuovo la sua piaga, la sua vergogna essenziale con l'aiuto dell'immigrazione musulmana. Ciò crea in un ebreo, posso testimoniare, uno stato di nausea permanente, conosco molti che faranno le valige con dolore e disprezzo. [...]

Il Giornale, 20 aprile 2014

Gerusalemme.
A migliaia, nel vento di chamsin che non lascia respirare, si asserragliano davanti alle sette porte di pietra di Gerusalemme come assetati. Ma la Porta di Giaffa, la più vicina al Santo Sepolcro, è del tutto bloccata: la polizia non lascia entrare finché non si crea un po' di spazio nei vicoli, la Città Santa è un autobus verso il Paradiso ormai troppo pieno:nel giorno che precede la Pasqua arriveranno a toccare la pietra liscia su cui giacque il corpo di Cristo solo quelli che si sono svegliati presto. [...]

Mediorientale
venerdì 18 aprile 2014 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Appena rientrata a Gerusalemme Fiamma Nirenstein offre un'analisi sullo sviluppo dei colloqui tra israeliani e palestinesi, sulle novità sul caso Pollard -molto ammalato!-, per poi passare a parlare di Algeria, fresca di elezioni, e della situazione Giordania, da dove c'è un via vai di jihadisti calamitati dalla guerra siriana (alcuni dei quali foraggiati da Ankara), e della lotta contro lo jihadismo da parte del governo hashemita, per poi concldere con due notizie che ci arrivano dalla Thailandia -una delle quali legata alle attività di Hezbollah- e dalla Cina.

 

Mediorientale
venerdì 4 aprile 2014 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Colloqui di pace israelo-palestinesi, lo scambio dei prigionieri, le minacce diplomatiche palestinesi e le lunari richieste per continuare le trattative, la questione Pollard, si è parlato di questo durante la puntata radiofonica di questa settimana de Il Medioriente visto da Gerusalemme per poi analizzare la situazione turca e concludere con importanti notizie che ci arrivano dalla Siria e dal vicino Libano.

Il Giornale, 02 aprile 2014

Coraggio, sprezzo del conformismo e del pericolo, e soprattutto un senso di urgenza. Il tempo stringe, il Medio Oriente assedia i cristiani che cercano una nuova strategia di salvezza di fronte allo jihadismo montante. Pensavano che l'Occidente sarebbe corso al loro salvataggio, poi l'illusione è caduta. I cristiani, come degli ebrei, sono in Medio Oriente nemici da battere, da eliminare."Ci perseguitano fino all'omicidio sistematico, ci bruciano le chiese e i monasteri" denuncia Shady Hallul, cristiano maronita che vive ai confini del Libano. Non è più il tempo del panarabismo, le prediche dei clerici indicano la strada della violenza.[...]

Mediorientale
venerdì 28 marzo 2014 -  commenti

RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin



Il processo di pace, i rifiuti di Abu Mazen, le rese di posizione della lega araba che non vuole riconoscere Israele come Stato ebraico, l'arrivo di Kerry nell'Area, la politica interna israeliana e alcuni "gossip" su personaggi rilevanti della Knesset, si è parlato di questo durante la puntata radiofonica di questa settimana de Il Medioriente visto da Gerusalemmme per poi continuare con tr notizie sull'Arabia Saudita dove ci si muove per la successione del vecchio re Abdullah e che sta aspettando l'arrivo di Obama che troverà un Paese dove gli afrosauditi vivono un regime di apartheid.

Il Giornale, 27 marzo 2014

Ieri Obama e gli Europei finalmente si sono domandati con la dovuta serietà: "Che cosa ne abbiamo fatto della NATO". Con un discorso assertivo, pieno di minacce di isolamento per la Russia Obama ha detto:" Siamo preoccupati per la riduzione della spesa per la difesa...l'Ucraina ci ricorda che la libertà non è gratis, e che dobbiamo pagare per avere una forza Nato credibile e deterrente". Quando la settimana scorsa il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen aveva visitato Washington, aveva già lanciato l'allarme: "Vedo la Crimea come un elemento in un disegno più grande della strategia Russa", ovvero, ha spiegato, la annessione russa della Crimea è una "sveglia" cui deve seguire la crescita degli investimenti Europei per la difesa. Più chiaro ancora è stato Andrew Michta, direttore dell'ufficio di Varsavia del German Marshall Fund Americano: "Se gli europei non vogliono contribuire nel sostenere il peso (della NATO) probabilmente non sarà neppure possibile parlare di NATO nei prossimi anni". [...]

Il Giornale, 24 marzo 2014

La parte che a Tayyip Erdogan riesce meglio è quella di quando gonfia il petto e il pubblico grida «mamma li tur­chi ».Stavolta,nei giorni appena preceden­ti le amministrative del 30 marzo, mentre la piazza gli chiede conto della sua onestà personale e della sua fede democratica da­to che mette in galera i dissidenti e chiude Twitter, ha aperto un fronte di guerra. Ha annunciato ieri, alla sua maniera di, aver abbattuto un aereo dell’esercito siriano: «Un aereo siriano ha violato i confini e lo spazio aereo, i nostri F16 si sono alzati in volo e l'hanno colpito». L’ha annunciato durante un rally elettorale nella provincia nordoccidentale di Kocaeli.[...]

Il Giornale, 22 marzo 2014

Ci sono parecchi eventi nel mondo che oggigiorno possono andare sotto il titolo "che ci importa degli USA". E' un peccato, non sono eventi positivi. Obama ha basato la sua strategia internazionale sulla volontà di spostare gli USA dal ruolo di "nazione indispensabile" come diceva Clinton, o se si vuole di "poliziotto del mondo". Ma questo provoca degli slittamenti nel rispetto verso la democrazia e la libertà, vecchi, cari feticci dei Rangers e dei Navy Seals. Per esempio Tayyp Erdogan, premier turco, usa con indifferenza, mentre si avvicinano le elezioni locali, il manganello contro la libertà di opinione. Ieri, come aveva promesso, ha chiuso Twitter, in seguito alle micidiali accuse di corruzione che ne provenivano per lui e la sua famiglia.[...]

Shalom, marzo 2014

La strada intrapresa dall'Europa nei confronti di Israele non è chiara. Da una parte, non passa giorno senza che nuovi importanti accordi vengano firmati, la visita di Angela Merkel con tutti i suoi ministri dei giorni scorsi è solo uno dei segnali dell'enorme interesse europeo per l'high tech, la medicina, l'innovazione in genere e poi, alla fine, la vitalità che Israele riesce ad esprimere. Ma dall'altra parte le nuove direttive europee, in particolare le cosiddette "guidelines" della signora Ashton promulgate nel luglio scorso, dimostrano una animosità antisraeliana sempre più evidente, che monta come panna montata nella fantasia di chi ama la grande menzogna di "Israele Stato di Apartheid", una eco della risoluzione ONU del 1975 "Sionismo eguale razzismo".[...]

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