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Il Giornale, 8 febbraio 2012

La grande confusione del cielo americano si riverbererà sul mondo. Suona come uno sberleffo il duro rifiuto che ieri il supremo leader iraniano Khamenei ha opposto al nuovo vicepresidente Joe Bien di aprire negoziati diretti: “Il pubblico ingenuo ama l’idea di negoziare con l’America... ma i negoziati non risolveranno niente, e se qualcuno vuole che il potere americano di nuovo domini l’Iran, il popolo insorgerà e lo batterà”. Se spostiamo lo sguardo, una grande eccitazione domina il Medio Oriente all’annuncio che Obama visiterà Israele a marzo. Notizia certamente importante dato che non l’ha mai fatto, ma che difficilmente porterà a una ripresa dei negoziati. Ieri Abu Mazen ringraziava pubblicamente Ahmadinejad per il supporto fornito ai palestinesi: l’Iran minaccia Israele, il presidente palestinese lo ringrazia. L’incitamento è la grande questione che Obama incontrerà oltre il solito tema dei territori e non lo smonterà facilmente. Infatti già si sa che non parte con proposte di pace, ma tratterà di Iran e di Siria. Non molto per chi chiede sempre di tornare al tavolo dei negoziati, e nemmeno stavolta ha la forza di convincere le parti. [...]
Quanti politici ci andavano a braccetto...
mercoledì 6 febbraio 2013 -  commenti
Il Giornale, 6 febbraio 2013

E ora cosa ci racconteranno i volenterosi politici dell’UE che ancora il 9 gennaio scorso non potevano trovare un accordo sul fatto che gli Hezbollah sono terroristi? La Francia e la Germania si adopereranno ancora a spiegarci che se anche un po’ terroristi lo sono “hanno forza politica e sono socialmente impegnati” come disse Massimo D’Alema dopo la passeggiata di Beirut dell’agosto 2006? Ci ricorderanno di nuovo che fanno parte del governo e che accusandoli si destabilizza il Libano?
Mediorientale
giovedì 31 gennaio 2013 -  commenti
RIASCOLTA 
La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin.



Dopo le recenti elezioni, i partiti israeliani iniziano le trattative per la formazione del nuovo Governo mentre alcuni sondaggi ci dicono cosa vuole la popolazione israeliana dalla nuova Knesset soprattutto per quanto riguarda la questione “haredim”.
Intanto, un totale riserbo viene mantenuto anche oggi da Gerusalemme in seguito al raid aereo su un'installazione militare siriana, denunciato ieri dalle autoritĂ  di Damasco. Secondo altre fonti, invece, il raid aereo avrebbe colpito un convoglio di camion lungo il confine tra Siria e Libano che da Damasco avrebbero trasportato batterie di sistemi anti-aerei di fabbricazione russa (in grado di abbattere qualsiasi velivolo nel raggio di 50km) alle milizie sciite degli Hezbollah. Nirenstein nel corso della puntata aggiunge anche una terza ipotesi e poi si chiede: ora, cosa succederĂ  dopo questo attacco aereo?[...]
Mistero sull’attacco. L’unica certezza: Tel Aviv teme le armi chimiche di Assad

Il Giornale, 31 gennaio 2013

Si sa sempre poco in Medio Oriente degli eventi basilari, finchè essi non si spalancano come un fiore carnivoro e rivelano i loro significati fatali. Così accadde con il bombardamento del reattore di Osirak nel 1981 in Irak e poi di quello siriano nel 2008, a lungo Israele negò e non spiegò. Anche ora si sa poco delle incursioni degli F16 israeliani che hanno (forse) bombardato nella notte fra martedì e ieri (non è confermato, anzi, il riserbo è totale) “qualcosa” sul confine fra Siria e il Libano: “I jet israeliani hanno violato il nostro spazio aereo all’alba di oggi e hanno effettuato un attacco diretto contro un centro di ricerche scientifiche per testare il nostro livello di difesa e resistenza” l’unica conferma firmata alla Sana dal comandante dell’esercito siriano. [...]

Il Giornale, 29 gennaio 2013

Non si capisce proprio… Chissà, forse è il fascino che la giustizia iraniana esercita presentando al pubblico la sua ultima arma contro la criminalità: una macchina che taglia le dita ai ladri le cui foto sono state pubblicate dall’agenzia Isna con belle foto dell’amputazione della scorsa settimana. E’ stata eseguita in pubblico la scorsa settimana (4 immagini su France 24) su un uomo condannato per furto e adulterio nella città di Shiraz, che secondo il procuratore del distretto, dato la tecnologia della ghigliottina, non mostra segni di sofferenza. Anzi, magari è contento. Vi si contrae lo stomaco?[...]

L'antisemitismo rinasce in Ungheria
domenica 27 gennaio 2013 -  commenti
Il Giornale, 27 gennaio 2013

Nella parte di Pest sul bordo del Danubio dove via Zoltan incontra le acque gelide del fiume padre d’Europa, c’è una fila di scarpe. Sono, oggi riprodotte nel metallo, scarpe di gente che è stata legata e dopo un colpo alla testa, buttata nel fiume dalle milizie con la croce uncinata. Molti erano ancora vivi. Scarpe col tacco, scarponi, scarponcelli minuscoli da bambino. E’ il monumento agli abitanti ebrei di Budapest che subirono ogni tipo di sevizie da parte delle milizie ungheresi naziste stesse nel periodo del terrore degli ultimi due anni di guerra. Allora, furono rapidamente eliminati con deportazioni e uccisioni circa 650mila ebrei. Oggi ce ne sono circa 250mila che tuttavia restano in questa specie di conglomerato di europeità, dove ogni fase è stata travolta travolgendoli a sua volta. Le scarpe raffigurate sul Danubio sono scarpe da borghesi degli anni 40, talune civettuole, allegre.[...]

Cari amici, nel giorno della memoria della Shoah, penso al monumento che ho appena visitato sulle rive del Danubio a Budapest. Una fila di scarpe di uomini, donne e bambini, memoria degli ebrei che furono gettati nel fiume simbolo d'Europa dalle milizie naziste-ungheresi. Oggi si ricordano quei martiri insieme ai piĂą di 600mila ebrei ungheresi sterminati durante la Shoah mentre siede in Parlamento una forza del 17 per cento che inneggia a Hitler e chiede le liste degli ebrei che siedono nelle istituzioni ungheresi ritenendoli "un pericolo per la sicurezza nazionale", una vera citazione hitleriana.[...]
L'Huffington Post, 26 gennaio 2013

Una delegazione composta da parlamentari di diversi paesi europei - tra cui, per l'Italia, Fiamma Nirenstein (Pdl) e Sandro Gozi (Pd) e da Israele, si trova oggi a Budapest per una serie di incontri di alto livello in vista della Giornata della Memoria del 27 gennaio. Lo riferisce un comunicato diffuso della Nirenstein che spiega come i parlamentari, appartenenti a diversi schieramenti politici, intendano esprimere la loro preoccupazione alle autoritĂ  ungheresi per l'allarmante crescita dell'antisemitismo nel Paese.[...]

Una delegazione composta da parlamentari di diversi paesi europei - tra cui, per l'Italia, Fiamma Nirenstein (Pdl) e Sandro Gozi (Pd) e da Israele, si trova oggi a Budapest per una serie di incontri di alto livello in vista della Giornata della Memoria del 27 gennaio. I parlamentari, appartenenti a diversi schieramenti politici, intendono esprimere la loro preoccupazione alle autoritĂ  ungheresi per l'allarmante crescita dell'antisemitismo nel paese. [...]

Il Giornale, 24 gennaio 2012

L’avevano sbagliata tutti; tv, carta stampata, politici di tutto il mondo che mettevano in guardia contro una vittoria schiacciante di Benjamin Netanyahu, “King Bibi”, come lo aveva sfottuto il Time Magazine sbattendoneuna foto poco rassicurante in copertina. Avrà una maggioranza schiacciante, dicevano, contornata dalla crescita della destra. Perché, sia chiaro, insistevano per colonne e colonne (vedi per esempio l’articolo su Herald Tribune di Jodi Rudoren alla vigilia elettorale) Israele va a destra, oh quanto a destra, nel profondo dei buchi neri dell’etica corrente, contro Obama, contro l’Europa,contro l’ONU. [...]

Tempi24 gennaio 2013

Alle elezioni in Israele appena concluse il premier uscente Benjamin Netanyahu , alleato insieme al partito del suo ministro degli Esteri Lieberman, ha ottenuto il maggior numero relativo di seggi: 31 su 120. Alla precedente tornata elettorale ne aveva presi 41, ecco perché oggi i giornali parlano di sconfitta del vincitore. Con i laburisti che si sono aggiudicati 19 seggi, il vero exploit è stato del partito moderato Yesh Atid, guidato dal giovane Yair Lapid. «Ora è lui l’ago della bilancia» spiega a tempi.it Fiamma Nirenstein, giornalista e vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera. «Mentre la sinistra detesta Netanyahu, Lapid no e quindi potrebbero costruire un’alleanza».[...]
Nirenstein in gol a Strasburgo
martedì 22 gennaio 2013 -  commenti
Il Giornale, 22 gennaio 2012

Una standing ovation ieri a Strasburgo per Fiamma Nirenstein, deputata del Pdl, in apertura dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Oltre 30 parlamentari si sono alzati in piedi per sostenere la sua richiesta di ritirare le credenziali di due membri del Consiglio - Tamas Gaudy Nagy, esponente del partito ungherese Jobbik e Eleni Zaroulia, dell'ellenico Alba Dorata.

«Entrambi i parlamentari dimostrano intenzioni politiche e un tipo di cultura volto alla discriminazione e alla persecuzione di coloro che considerano diversi. Non mi sembra che possano sedere nel Consiglio d'Europa», ha denunciato la Nirenstein. Il regolamento prevede che è necessario il supporto di almeno 10 parlamentari provenienti da 5 Paesi diversi: perciò l'iniziativa di espellere i partiti neofascisti dall'organismo europeo può dirsi un successo. 
Questa mattina a Strasburgo, in apertura dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (CdE), oltre 30 parlamentari si sono alzati in piedi per sostenere la richiesta, proposta dall'On. Fiamma Nirenstein, di ritirare le credenziali di due membri del CdE: Tamas Gaudy Nagy, esponente del partito ungherese Jobbik e Eleni Zaroulia, del greco Alba Dorata. Presentando la richiesta - per la quale, da regolamento, è necessario il supporto di 10 parlamentari provenienti da 5 paesi diversi - Nirenstein ha sostenuto che le posizioni espresse dai due parlamentari non sono compatibili con l'articolo 3 dello Statuto del Consiglio d'Europa che afferma che ogni membro del CdE deve accettare i principi dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani e delle libertĂ  fondamentali.
Il Giornale, 21 gennaio 2012

Va bene: l'Europa quando si muove non può altro che rappresentare i suoi interni pasticci, le sue infinite debolezze, la sua storia coloniale, l'interesse che sempre giace sotto ogni sua azione, l'odio franco-tedesco, il tentennamento italiano, la stizza britannica... d'accordo. Ma la serietà della situazione travalica le nostre sciocchezze, è una specie di esame di maturità che nella vita ti costringe a crescere a capire. Chi l'avrebbe mai detto che l'Europa, e la Francia in primis, campionessa di politically correct, avrebbe finalmente osato pronunciare l'espressione «estremismo islamico» senza limitarsi a tremare, senza accontentarsi di velarlo di parole che lo allontanano da noi.[...]
Informazione Corretta, 21 gennaio 2013

Sono felice di dedicare ai miei piĂą cari amici, i lettori di Informazione Corretta, questa breve riflessione sulla mia scelta di non ricandidarmi al parlamento e di fare l'Alyah.

L'Alyah, il mio cuore l'aveva già fatta parecchi anni or sono, ed ho aspettato di concludere il mandato per non suscitare scandalo e polemiche, una cosa da evitare ogni volta che non sia indispensabile. La questione della doppia lealtà non mi ha mai turbato: penso al contrario che l'assoluta specificità della questione israeliana, coperta di bugie e di malefatte europee, renda il lavoro di chiarimento e di solidarietà dentro un parlamento europeo e in genere nelle istituzioni un lavoro politico indispensabile per la loro stessa dignità, per la loro stessa legittimità democratica. Israele è una questione diversa da quella nazionale di un singola paese, riguarda il destino e la sopravvivenza del popolo ebraica, della sua insostituibile cultura che ha creato l'Occidente come oggi lo conosciamo,il monoteismo, la democrazia,la morale stessa.[...]

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