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Grazie a tutti quelli che mi hanno inviato i loro auguri.

Farò del mio meglio guidata dall'amore per Israele e per l'Italia.

Fiamma Nirenstein
Il Giornale, 4 agosto 2015

Molte volte, dalla sua nascita, Israele è stato un Paese in lutto. Gioia e dolore si alternano qui in forma diretta e violenta, quali conoscono soltanto le società in cui la storia prende il suo pedaggio divorando spesso giovani vite umane. Ma lo spettacolo del lutto di questi giorni, che non nasce dall'attacco terrorista palestinese che richiede, per essere fronteggiato con senso di giustizia e calma, determinazione e forza d'animo, è un urlo di dolore perché è accompagnato da qualcosa che per il popolo ebraico è intollerabile, un chiodo, una persecuzione continua: il senso di colpa. Su tutte le prime pagine ieri campeggiava il bel volto della quindicenne Shira Banki uccisa durante la parata del Gay Pride a Gerusalemme da Yishai Shlissel, un pazzo omofobo. L'uomo era appena uscito dalla prigione, un ebreo ultra ortodosso, come si dice qui, un antisionista lo definisce chi l'ha conosciuto, un maniaco preda di una malattia mentale legata alla sessualità. Ha accoltellato sei persone, le altre cinque sono fuori pericolo. La seconda tragedia è avvenuta venerdì scorso nel villaggio arabo di Duma, vicino a Nablus, in cui l'incendio appiccato alla casa della famiglia Dawabsheh ha causato la morte di un bellissimo bambino, Ali, 18 mesi.[...]
Mediorientale
venerdì 24 luglio 2015 -  commenti
 Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare la rubrica di questa settimana "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" codotta da Massimo Bordin.
Caro Renzi, fermi le accuse a Israele
lunedì 20 luglio 2015 -  commenti
Il Giornale, 20 luglio 2015

Caro Presidente Renzi,

mi permetta di scriverle candidamene, da veterana del Medio Oriente, alla vigilia di un evento importante. Lei domani parlerà alla Knesset. Che magnifica occasione, non se la faccia sfuggire. Guardi bene, mentre cammina verso l'aula che raccoglie 120 parlamentari, le foto appese nei corridoi sulle mura bianche e verdi. Vedrà istantanee di David Ben Gurion con la sua criniera, Moshè Dayan con la benda, Rabin, Peres, Begin, Golda Meyer, Shamir... Non sono mai in posa. Vedrà dei ritratti di leoni in lotta per la sopravvivenza, volti su cui si legge spontaneità e coraggio;già di per sé esprimono allegria e concentrazione, ma si capisce che sono preoccupati per la guerra se verrà, sentono la grande responsabilità, ma anche sanno che ce la faranno. Vedrà i leader con la camicia bianca aperta sul collo, massima concessione all'ufficialità. Si ispiri, ritrovi lo spirito colto del Vecchio Continente studiando nei volti determinati il segreto della sopravvivenza del Popolo ebraico, l'orgoglio di avere per la seconda volta nella storia dopo il re David fondato lo Stato Ebraico. Quanta strada per arrivarci, quante sofferenze, quanta democrazia in un'area che non l'aveva mai conosciuta prima e non la conoscerà poi. Lo dica, Presidente, ma non si limiti a dire che apprezza "l'unica democrazia del Medio Oriente". Sfoderi il suo spirito di protesta in tempi in cui ad ogni riunione dell'ONU, del suo inutile Consiglio per i diritti umani, dell'UE gregaria, si scova un modo di condannare Israele solo perché difende la vita dei suoi cittadini. Dica che l'Italia non ci starà più, che cercherà di bloccare la perversa delegittimazione di Israele.[...]
Ecco il solito Iran anti-americano
domenica 19 luglio 2015 -  commenti
 Il Giornale, 19 luglio 2015

L'accordo nucleare con le maggiori potenze non cambierà la politica iraniana contro "l'arrogante Governo americano" né modificherà la politica della Repubblica islamica "nell'aiuto ai suoi amici" nella regione. L'ha ripetuto ieri il supremo leader Ayatollah Ali Khamenei, fra canti di "Morte all'America" e "Morte a Israele" a Teheran per marcare la conclusione di Ramadan. Le reazioni occidentali sono pari allo scacciare una mosca con un gesto della mano: ma via, dicono, l'Iran è un Paese coperto di inutili maldicenze. Si sa, gli iraniani hanno il tic di giurare guerra e distruzione agli USA e Israele, di promettere di schiacciare gli infedeli, hanno la fissazione che l'Islam sciita, preparando l'avvento messianico e apocalittico del Mahdi, faccia del mondo un dominio islamico sconfinato. Ma la realtà, dicono gli speranzosi, è che si tratta di un artificio retorico fatto per conservare il consenso, per mantenere il punto. Insomma, segnali di fumo mentre quel che conta è l'accordo siglato a Vienna nei giorni scorsi, sono quei 150 miliardi che si preparano a tornare a casa, facendo dell'Iran una nazione fra le nazioni. Peccato che invece le minacce del mondo islamico, storicamente, non si siano mai rivelate peregrine, da quelle dei talebani a quelle di Bin Laden a quelle dell'Isis: lo dicono, e poi lo fanno.[...]
Mediorientale
venerdì 17 luglio 2015 -  commenti
Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica con Massimo Bordin "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana
Il Giornale, 15 luglio 2015

L'Iran l'ha promessa la bomba atomica, e l'avrà.L'accordo firmato ieri è un'elegante beffa gestita con pazienza e capacità ("abbiamo trattato a lungo, ha detto il capo delegazione iraniano Zarif, e siamo risuciti ad affascinare l'Occidente"): le ispezioni programmate con un mese d'anticipo e rifiutabili da una commissione sono uno scherzo; dieci o quindici anni di tempo ridicoli rispetto alla possibilità successiva di armare la bomba atomica sotto gli occhi di tutti; l'apertura al mercato delle armi in cinque anni esteso a otto per i missili balistici; la diluizione dell'uranio già arricchito e il basso arricchimento sono assurdi quando si resta in possesso di 6000 centrifughe e degli impianti "sperimentali" e "medici" che possono trasformarsi. L'Iran era in grado di mettere in funzione una bomba atomica in due mesi; adesso gli ci vorrebbe un anno. In sostanza, è evidente che quello che deve giocare qui è la fiducia fra le parti, l'idea che l'Iran vuole davvero fermare la corsa al nucleare. Ma l'Iran vuole solo che entrino nelle sue casse i 1500 miliardi di dollari delle sanzioni che nel giro di un anno andranno a rimpinguare le case che finanziano gli Hezbollah per occupare il Libano e difendere Assad, gli Houti che si sono impossessati dello Yemen, le Guardie della Rivoluzione di stanza in Iraq. Serviranno anche a finanziare le imprese terroristiche in cui l'Iran è campione in tutto il mondo e a rafforzare i Basiji, la milizia che tiene il suo tallone su un Paese sofferente non solo per la miseria. La legge shariatica prevede l'impiccagione degli omosessuali, e nelle campagne ancora si incontra la lapidazione, nei tribunali la donna vale metà; si chiudono i giornali e i giornalisti vanno in galera. Ma come si fa a fidarsi, come fa Obama, di un accordo con un Paese che per vent'anni ha trattato tirando in lungo per seguitare ad arricchire l'uranio mentre illudeva l'interlocutore che l'accordo fosse dietro l'angolo?[...]
Oggi è un giorno nero in cui i P5+1 hanno accettato di sottostare ai sotterfugi, per altro evidenti ad ogni persona di buon senso, che consentiranno al regime iraniano di proseguire il loro programma nucleare sia pure rallentato. La firma del Trattato di Vienna lascia intatte all'Iran le sue ambizioni egemoniche sul Medio Oriente e sul mondo, e il suo primato sul terrorismo. Agli occhi di chi è contro la folle promessa di distruggere Israele e di aggredire l'America, che è stata reiterata più volte durante le trattative, la battaglia continua e la prossima tappa sarà l'approvazione da parte del Congresso americano. Sarebbe bello, tuttavia, che anche l'Europa facesse sentire un parere dissenziente. È strano, ma potremo contare soltanto sull'oltraggio che di sicuro esprimeranno i Paesi sunniti come Egitto, Arabia Saudita, Paesi del Golfo.
Nucleare, ride soltanto l'Iran
lunedì 13 luglio 2015 -  commenti

Il Giornale, 13 luglio 2015

Dunque l'accordo con l'Iran è dietro l'angolo. Kerry ieri si è mostrato soddisfatto, Laurent Fabius ha parlato di "ultimi metri". Ma se il leader del Paese con qui state per stringere un difficile patto che potrebbe cambiare la faccia del mondo riempie le sue piazze (a Teheran, il leader è la guida suprema Khamenei) di una folla che lo applaude entusiasta quando promette che, patto o no, resterete per sempre il solito nemico arrogante e prepotente, e la folla urla "morte all'America"; e se continuamente ripete che comunque la distruzione di Israele non è negoziabile... non è che vi assalirebbe qualche dubbio su tutti quei sorrisi, quelle virgole e quei punti, che in queste ore, proprio mentre scriviamo, stanno portando alla firma dell'accordo fra i P5 più uno e l'Iran degli ayatollah? No, inghiottireste e sorridereste se foste il segretario di Stato John Kerry, perché Obama lo ha caricato della sua definitiva, incontrovertibile volontà di arrivare a quella firma a tutti i costi. Gli ha spiegato tante di quelle volte che ne ha fatto il suo maggiore, forse unico, retaggio in politica estera, e al diavolo se gli egiziani e i sauditi sono furiosi e si nuclearizzeranno a loro volta: in questi ultimi sedici giorni, ma si può dire in questi ultimi anni, Kerry non ha risparmiato le concessioni per arrivare a firmare quelle venti pagine di accordo più un'altra ottantina di annessi tecnici che fra ieri notte e stamani devono, salvo imprevisti, essere siglati dai ministri degli Esteri che ieri sono arrivati all'Hotel Coburg a Vienna per la parata, da Laurent Fabius a Sergey Lavrov.[...]

Mediorientale
lunedì 29 giugno 2015 -  commenti
Cari amici,

cliccando qui potrete riascoltare e leggere la trascrizione della rubrica con Massimo Bordin "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana
Il Giornale, 27 giugno 2015


Il terrorismo è il nostro maggior campo di battaglia, il problema bellico più importante del nostro tempo. E ieri ha sferrato un attacco inusitato, prova che il conflitto innescato dalle primavere arabe fra sunniti e sciiti si è tradotto letteralmente in un esercito di invasati che ci invade con la sua crudeltà senza precedenti, che ci risulta inafferrabile per l'imprevedibilità delle sue continue stragi di innocenti. La terribile pervasività del terrore islamista durante la giornata di ieri, la sua , tende, innanzitutto, a diffondere un'immagine di onnipotenza, che minaccia chiunque si opponga al piano del califfato universale: gli attacchi di ieri ci ripetono quello che già da tempo la carta geografica ormai tutta macchiata di sangue dovuto al terrorismo islamico ci dice. Ovvero: per te non c'è nascondiglio, se sei contro di me sei potenzialmente un morto che cammina. Se si dovesse scoprire nelle prossime ore che una regia unica ha messo in moto ieri gli attentati di Lione, del Kuwait, della spiaggia di Sousse in Tunisia, forse finalmente cominceremo a capire che siamo in guerra, e che questa guerra viene condotta da una galassia di gruppi che in Medio Oriente e in Europa riconoscono un capo, Abu Bakr Al Baghdadi, o comunque una struttura verticale.[...]
Il Giornale, 23 giugno 2015

Che l'ONU , e ancor più il suo Consiglio per i Diritti Umani (UNHRC) condanni Israele è talmente ovvio: è come la notizia del cane che morde un uomo. La "fissazione", come ha detto Netanyahu, è evidente dalle percentuali abnormi: fra il 2006 e il 2013 è stata condannata 45 volte, lo stesso numero di tutti gli altri 192 membri Stati tutti insieme. Ma stavolta l'ONU ha cercato di fare il furbo e di offrire in pasto all'opinione pubblica anche l'uomo che morde un cane: la notizia infatti è che (ambedue secondo l'UNHRC) Israele e Hamas, l'organizzazione terroristica padrone di Gaza, "possono aver commesso crimini di guerra" durante il conflitto dell'estate scorsa: questa è la conclusione cui giunge un rapporto di 50 pagine che mette sullo stesso piano un Paese democratico con un esercito dal codice morale inflessibile, e un'organizzazione terrorista che usa le cinture esplosive e uccide i "collaborazionisti" per strada col colpo alla nuca, e che prevede lo sterminio degli ebrei nella sua Carta.[...]
Il Giornale, 21 giugno 2015

No, non è esagerato Benjamin Netanyahu quando dichiara che l'attacco del BDS a Israele è simile a quello dei nazisti agli ebrei subito prima di Hitler. E' così, anche se non hanno gli stivali o la divisa i protagonisti del "boicottaggio e disinvestimento" antisraeliano. Ci sono fra loro gli studenti e i professori di Londra che votano democraticamente per chiudere ogni contatto con le università israeliane; c'è la ditta di telefonia Orange che dichiara "se potesse lascerebbe Israele domani" (poi si è dovuta scusare); c'è la Fifa che poi all'ultimo momento si è tirata indietro ma che su richiesta del terrorista Jibril Rajoub, capo dello sport palestinese, stava per escludere Israele da tutti i campi di calcio; ci sono 16 ministri degli Esteri con una lettera alla Mogherini per chiederle che i prodotti dell'West Bank siano etichettati così da mettergli una specie di stella gialla; c'è l'ONU il cui "Comitato per le ONG" ha appena conferito il distintivo dell'organizzazione al "Palestinian Return Center" che è in pratica la rappresentanza di Hamas, mentre ha escluso Zaka, volontari santi che raccolgono i resti degli uccisi negli attentati; sempre l'ONU che ha evitato solo di striscio, dopo pressanti richieste, di mettere Israele con Boko Haram e l'Isis, fra i soggetti che uccidono i bambini; e Ban Ki-moon che negando il diritto di Israele a difendersi lo biasima per l'intervento a Gaza; ci sono attori e musicisti che escludono Israele dai teatri, irresponsabili gruppi di scienziati che non vogliono contatti con le ricerche d'Israele che ci possono salvare dal cancro e dall'Alzheimer; o di ricercatori di high tech che sanno benissimo che senza Israele non saremmo arrivati ai livelli d'oggi eppure la respingono. Nei campus universitari americani e europei ogni minuto si svolge una settimana in cui si spargono le più inverosimili menzogne, accuse di apartheid,di pulizia etnica… Mentre gli arabi israeliani che sono un quinto della popolazione sono i più liberi, i più integrati (anche alla Knesset), i più sicuri di tutto il Medio Oriente.[...]
Mediorientale
venerdì 19 giugno 2015 -  commenti
Cari amici,

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Poche parole, troppo poche, per ricordare l'aspetto civile e politico di un grande della musica italiana. Grande anche fuori dai nostri confini, in Israele, per esempio, dove di recò nel 1936 (1936 !) per l'inaugurazione della Filarmonica, destinata poi a diventare una delle orchestre più famose del mondo. A Bologna furono i fascisti a schiaffeggiarlo, naturalmente nessuno di loro, tutti ben conosciuti, pagò mai per quella aggressione, anzi. Per la gioia nostra e di chi legge IC, riprendiamo, dopo la breve della Stampa, un magnifico articolo di Fiamma Nirenstein, scritto nel gennaio 1997, che racconta la storia della Filarmonica di Israele. (Tratto da Informazione Corretta)

L'orchestra nasceva nel 1936 a Tel Aviv. C'era una volta un celebre violinista ebreo polacco di nome Bronislav Hubermann, piccolo, religioso ma senza barba, rotondo e infantile nei tratti. Un giorno, dopo molto pensare, mise il suo violino nella custodia, lo lasciò a Varsavia e cominciò un lungo viaggio dall'uno all'altro dei musicisti più prestigiosi dell'epoca. I violinisti e i pianisti erano quasi tutti ebrei e Hubermann disse loro: sto per imbarcarmi per la Palestina poiché ho la sensazione che qualcosa di grande, di davvero terribile stia per travolgere gli ebrei d'Europa. Chi se la sente venga con me a creare l'Orchestra Ebraica di Palestina (c'era ancora il mandato britannico, che sarebbe durato quasi dodici anni da quel momento) e salverà così , insieme alla sua musica, se stesso. Chi non gli credette rimase in Europa, morì nei campi di concentramento.[...]
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