Fiamma Nirenstein Blog

Panorama

Basta con l’ipocrisia dell’Onu

venerdì 7 dicembre 2007 Panorama 0 commenti

Annapolis flop annunciato

giovedì 29 novembre 2007 Panorama 0 commenti

Bush aveva ragione su Saddam

lunedì 26 novembre 2007 Panorama 0 commenti

Amici nostri o della Jihad

venerdì 26 ottobre 2007 Panorama 0 commenti

Usa-Israele, patto sull'Iran

venerdì 28 settembre 2007 Panorama 0 commenti

Il messianismo di Ahmedinejad

venerdì 27 luglio 2007 Panorama 1 commento

Iran, rischio batteriologico

lunedì 16 luglio 2007 Panorama 0 commenti

Le responsabilità egiziane e giordane nei confronti dei palestinesi

sabato 30 giugno 2007 Panorama 2 commenti
A Sharm el Sheikh, lunedì scorso, Egitto e Giordania, hanno fatto finta di nulla. Al vertice con Olmert e Abu Mazen si sono guardati bene dal chiamarsi in causa come partner per il futuro. Addirittura Mubarak, che solo qualche giorno prima aveva condannato con tutte le sue forze Hamas, ha ricominciato a parlare di governo di unità palestinese. Ma si avvertiva un sottinteso rivoluzionario, ovvero che sia Mubarak che re Abdullah abbiano chiaro in mente che li aspettano nuove responsabilità: la frattura verticale fra le due fazioni del mondo palestinese, separate non solo dall’ideologia ma dalla memoria ancora sanguinante di defenestramenti, decapitazioni, esecuzioni sommarie, richiede un intervento esterno, e chi meglio dei vecchi rais? Gaza è stata dominata dall’800 dall’Egitto. La West Bank è appartenuta sin dal 1921, quando fu istituita, alla Giordania. La cultura delle due parti è totalmente diversa: a Gaza si parla arabo-egiziano, sono scarsissimi i matrimoni con la gente della West Bank, a Gaza sono profughi e loro discendenti in più di un milione, l’84 per cento, mentre nella West Bank si parla del 26 per cento. Nel 1950, la Giordania annesse la Cisgiordania e dette ai palestinesi cittadinanza e infrastrutture, mentre l’Egitto tenne Gaza sotto un regime brutale. Nel 2006, la disoccupazione a Gaza era del 35 per cento in confronto al 18 per cento della West Bank. Una West Bank separata com’è oggi da Gaza, in cui da una parte Abu Mazen è debole e dall’altra Hamas è pericoloso, sottintende evidenti nuove responsabilità da parte dei due grandi paesi. Re Abdullah cercò di staccarsi dai palestinesi rinunciando alla West Bank nell’88, l’Egitto cerca di spingere Gaza lontana, temendone l’integralismo islamico. Ma presto i due capiranno che la Palestina li chiama. E la memoria storica suggerisce: guai in vista.

Il dilemma d'Israele tra Hamastan e Fatahstan

venerdì 15 giugno 2007 Panorama 0 commenti
Dopo il terremoto che ha portato di fatto i palestinesi di Hamas e di Fatah a creare due staterelli, uno integralista islamico e filoiraniano a Gaza e l’altro laico capeggiato da Abu Mazen nella West Bank, i servizi segreti israeliani hanno avvertito più volte della possibilità non remota che Fatah intenda creare delle provocazioni terroristiche per trascinare l’esercito nel conflitto e costringerlo a fare il lavoro sporco che le milizie di Fatah non sono in grado di fare. I palestinesi hanno un piano preciso, dice lo Shin Beth: Fatah entra in duro conflitto con Hamas nella West Bank e ciò causa scontri molto sanguinosi nelle strade, che obbligano Israele, cui è indispensabile mantenere a Ramallah un interlocutore migliore di Hamas e anche sulla spinta americana che vuole salvaguardare Abu Mazen a tutti i costi, a mandare l’esercito a calmare le acque. Qui, l’esercito viene attaccato da più parti con tutti i mezzi, non esclusi tentativi di rapimento. Hamas si fa sotto, e Israele risponde, eliminando i suoi uomini. Hamas si vendica da Gaza con Kassam e terrore, e l’esercito è costretto a entrare a Gaza. Là, dunque si apre un fronte di guerra che infuoca il Medio Oriente. D’altra parte, Israele sa che, mentre Hamas si organizza con armi iraniane sempre più potenti dentro Gaza, il caos incombe anche sulla West Bank e che deve evitarlo difendendo il Fatah. Il dilemma si presenta molto difficile e nella sua essenza si riduce a una domanda: quanto è produttivo difendere il fragile Abu Mazen, che non ha voluto e saputo combattere a Gaza, che ora è a rischio anche a casa sua, e che non è popolare perché non ha saputo estirpare né la corruzione né la violenza terrorista?

La Walt Disney non prende posizione sullo scandalo Mickey-Farfour

venerdì 8 giugno 2007 Panorama 0 commenti
La Walt Disney non prende posizione sullo scandalo Mickey-FarfourLa Walt Disney è famosa per le reazioni feroci quando qualcuno usa senza permesso i suoi personaggi. Ma nel caso di Farfour le cose sono diverse. Farfour è un topolino identico a Mickey Mouse, ed è apparso sulla tv di Hamas per invitare i bambini ad apprezzare i terroristi suicidi ed emularli. Ha detto ai piccoli telespettatori di "I pionieri di domani": “Io e voi metteremo le fondamenta di un mondo dominato dall’Islam...con l’aiuto di Dio restituiremo all’Islam la sua antica grandezza...libereremo Gerusalemme...libereremo l’Iraq...libereremo tutti i Paesi dei mussulmani invasi dagli assassini”. Il Ministro Mustafa Bargouti ha dichiarato la sua contrarietà. Ma Farfour-Mickey si è rifatto vivo sul teleschermo. Le proteste sono state moltissime. E’ però mancata quella della Disney. L’Anti Diffamation League, ha chiesto alla compagnia di metter fine “all’uso oltraggioso della vostra proprietà intellettuale”. Ma il silenzio è rimasto assordante. Alla fine di maggio, a un incontro della Society of Business Editors and Writers al Disneyland Hotel, Robert A. Iger, amministratore delegato della Walt Disney, ha detto di “essere disturbato dall’uso del nostro personaggio” ma ha aggiunto che la Disney non sceglie la presa di posizione pubblica “perché non sortirebbe alcun effetto” e ha aggiunto: “mi è sembrato chiaro ciò che la compagnia pensa”. A noi sembra più chiaro ciò che teme.
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