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Il dilemma d'Israele tra Hamastan e Fatahstan

venerdì 15 giugno 2007 Panorama 0 commenti
Dopo il terremoto che ha portato di fatto i palestinesi di Hamas e di Fatah a creare due staterelli, uno integralista islamico e filoiraniano a Gaza e l’altro laico capeggiato da Abu Mazen nella West Bank, i servizi segreti israeliani hanno avvertito più volte della possibilità non remota che Fatah intenda creare delle provocazioni terroristiche per trascinare l’esercito nel conflitto e costringerlo a fare il lavoro sporco che le milizie di Fatah non sono in grado di fare. I palestinesi hanno un piano preciso, dice lo Shin Beth: Fatah entra in duro conflitto con Hamas nella West Bank e ciò causa scontri molto sanguinosi nelle strade, che obbligano Israele, cui è indispensabile mantenere a Ramallah un interlocutore migliore di Hamas e anche sulla spinta americana che vuole salvaguardare Abu Mazen a tutti i costi, a mandare l’esercito a calmare le acque. Qui, l’esercito viene attaccato da più parti con tutti i mezzi, non esclusi tentativi di rapimento. Hamas si fa sotto, e Israele risponde, eliminando i suoi uomini. Hamas si vendica da Gaza con Kassam e terrore, e l’esercito è costretto a entrare a Gaza. Là, dunque si apre un fronte di guerra che infuoca il Medio Oriente. D’altra parte, Israele sa che, mentre Hamas si organizza con armi iraniane sempre più potenti dentro Gaza, il caos incombe anche sulla West Bank e che deve evitarlo difendendo il Fatah. Il dilemma si presenta molto difficile e nella sua essenza si riduce a una domanda: quanto è produttivo difendere il fragile Abu Mazen, che non ha voluto e saputo combattere a Gaza, che ora è a rischio anche a casa sua, e che non è popolare perché non ha saputo estirpare né la corruzione né la violenza terrorista?

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