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Le responsabilità egiziane e giordane nei confronti dei palestinesi

sabato 30 giugno 2007 Panorama 2 commenti
A Sharm el Sheikh, lunedì scorso, Egitto e Giordania, hanno fatto finta di nulla. Al vertice con Olmert e Abu Mazen si sono guardati bene dal chiamarsi in causa come partner per il futuro. Addirittura Mubarak, che solo qualche giorno prima aveva condannato con tutte le sue forze Hamas, ha ricominciato a parlare di governo di unità palestinese. Ma si avvertiva un sottinteso rivoluzionario, ovvero che sia Mubarak che re Abdullah abbiano chiaro in mente che li aspettano nuove responsabilità: la frattura verticale fra le due fazioni del mondo palestinese, separate non solo dall’ideologia ma dalla memoria ancora sanguinante di defenestramenti, decapitazioni, esecuzioni sommarie, richiede un intervento esterno, e chi meglio dei vecchi rais? Gaza è stata dominata dall’800 dall’Egitto. La West Bank è appartenuta sin dal 1921, quando fu istituita, alla Giordania. La cultura delle due parti è totalmente diversa: a Gaza si parla arabo-egiziano, sono scarsissimi i matrimoni con la gente della West Bank, a Gaza sono profughi e loro discendenti in più di un milione, l’84 per cento, mentre nella West Bank si parla del 26 per cento. Nel 1950, la Giordania annesse la Cisgiordania e dette ai palestinesi cittadinanza e infrastrutture, mentre l’Egitto tenne Gaza sotto un regime brutale. Nel 2006, la disoccupazione a Gaza era del 35 per cento in confronto al 18 per cento della West Bank. Una West Bank separata com’è oggi da Gaza, in cui da una parte Abu Mazen è debole e dall’altra Hamas è pericoloso, sottintende evidenti nuove responsabilità da parte dei due grandi paesi. Re Abdullah cercò di staccarsi dai palestinesi rinunciando alla West Bank nell’88, l’Egitto cerca di spingere Gaza lontana, temendone l’integralismo islamico. Ma presto i due capiranno che la Palestina li chiama. E la memoria storica suggerisce: guai in vista.

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Fede , italia
 lunedì 20 agosto 2007  14:34:04

Nell'ipotesi che Abu Mazen rompa gli indugi ed accetti di creare uno Stato Palestinese, Egli siglerebbe definitivamente la frattura con tutti gli integralisti islamici, e non solo con questi.Una qualsiasi corte islamica, lo potrà infatti condannare a morte quale traditore per aver riconosciuto una entità che ha sottratto all'Islam una quota di territorio ad esso appartenente. Sorte riconosciuta per esempio a Sadat, con tanto di condanna eseguita.Ma la maggiore conseguenza politica di tale frattura si manifesterà con violenza all'interno della diaspora palestinese, facendo impallidire ciò che è accaduto nel nord del Libano, coinvolgendo inevitabilmente i governi di Giordania ed Egitto.Per questo motivo e non per altri, questi due Stati 'moderati' prendono le distanze. Di fare 'fronte comune' con Abu Mazen, evidentemente nemmeno si parla, in presenza dei 'Fratelli Musulmani' che avanzano a 360 gradi e delle fratture politiche e militari che gli USA non sono riusciti a ridurre, anzi, che hanno aggravato negli ultimi 10 anni.Mi sà che dello 'Stato di Palestina', ne parlino dal 1948 solo le anime candide e una parte rilevante dell'opinione pubblica ebraica.Fede



Francesco , Roma - Italia
 venerdì 29 giugno 2007  19:11:04

L'Egitto farebbe bene ad assumersi le proprie responsabilità nel limitare il traffico di armi ed il contrabbando al valico di Rafah visto che la soluzione suggerita da Avigdor Lieberman ovvero la rioccupazione di una striscia di Sinai non è praticabile..



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