Il Giornale
Così Vladimir è diventato come Stalin
Il Giornale, 26 febbraio 2022
Nel 2000 Putin (racconta il giornalista Alec Luhn) disse alla BBC che la Russia "era parte della cultura europea" e che non avrebbe escluso la possibilità di entrare a far parte della NATO: "Non riesco a immaginare che il mio Paese resti isolato dall'Europa e da quello che chiamiamo il mondo civilizzato". Il giovane leader era ancora presidente ad interim dopo le dimissioni di Eltzin. Nessuno poteva immaginare che, dopo il suo avvento al potere il 7 maggio del 2000, l'immagine concentrata e determinata che prometteva di trasportare, come aveva apprezzato il cancelliere Gerard Schroeder, la Russia ferita dall'avventura comunista nell'universo liberal democratico, si sarebbe trasformato nel lupo che azzanna la pax occidentale. Su di essa si basa l'Unione Europea, sia pure in maniera zoppicante e contraddittoria; su di essa si è definita l'ONU, in modo però spesso strumentale e vizioso... ma la premessa era la fine della Guerra Fredda, e questo ispirò l'idea della "fine della storia", ovvero fine delle guerre. Invece il conflitto è qui, il rombo dei cannoni e il sibilo dei missili, i bambini e le madri disperati, la gente in lunghe file carica di inutili residui della propria vita spezzata. E Putin dagli anni in cui, bravo ragazzo ex vicesindaco di Pietroburgo, riportava la Russia sul palcoscenico della storia è il primo attore, della "ripresa della storia". Indesiderata.
Putin non ha mai mentito sulla sua natura: semplicemente, essa si è rivelata via via che ai suoi occhi un mondo che doveva essere conforme al suo potere e al suo successo si è rivelato complicato, ostile, frustrante. Il mondo non gli ubbidiva, e lui con esso: il suo modo di guardarlo, testimoniato dalle foto che via via che dal KGB passava alla politica, lo ritraggono sempre più ginnico, cacciatore, maschio. Putin diviene sempre più assertivo e antagonista non quando la NATO si avvicina ai suoi confini, perchè c'è sempre stata, ma via via che il respiro del dissenso internazionale e interno si addensano. Boris Eltsin nel ‘97 aveva firmato l'atto di fondazione della NATO; e quando essa andrà in Afghanistan, Putin ne sarà contento, e non reagisce quando l'Estonia, la Lettonia, la Lituania entrano nel progetto di cooperazione. [...]
A disastrous Iran deal in the making
Che catastrofe gli ayatollah con l'atomica
Il Giornale, 21 febbraio 2022
La prossima settimana un accordo disastroso verrà firmato con l'Iran. Sarà una sconfitta totale dell'Occidente in un momento in cui si affaccia all'orizzonte una nuova guerra in cui invece esso dovrebbe apparire sicuro di sé e vincente. Una promessa di guerra in tempi in cui si fa di tutto per evitarne un'altra. Se la guerra di Putin contro l'Ucraina scoppia nelle prossime ore, questo sottrarrà l'attenzione dal nucleare iraniano, e gli ayatollah potranno muoversi felicemente carichi dei soldi delle sanzioni restituite e dell'uranio arricchito al 60 per cento. L'America dovrà guardare da un'altra parte. E se Putin non lo farà, lo stesso: l'Iran potrà godere del vantaggio che gli fornisce dopo otto riprese di colloqui in cui ha fatto mille capricci, il fatto che Biden voglia arrivare alle elezioni congressuali con i quattro americani prigionieri finalmente liberati. E Putin, potrà, appena avrà un po’ di tempo libero, considerare il successo iraniano come il successo di una delle sue pedine sulla scacchiera mondiale contro il nemico americano. [...]
Così Rayan ha unito mondi divisi. La tragedia del bambino e i nemici tornati fratelli
Il Giornale, 07 gennaio 2022
Il mondo non è stato salvato. Intorno alla terra marrone e fangosa, nei palazzi adornati dai tappeti colorati di tutto il mondo arabo, fino nella mitica casa del re, e molto molto più in là, sui nostri teleschermi squadrati, crudeli di luce azzurrina, negli uffici dei governanti europei, americani, e nelle redazioni affollate e formicolanti di notizie, per alcuni giorni ha contato solo la quintessenza della speranza, quella di salvare il bambino Rayan. Quella provincia abbandonata del Nord Marocco in breve sarà di nuovo un luogo periferico, sconosciuto ai più, i poveri genitori disperati e poveri resteranno soli: per alcuni giorni quel villaggio è stato la capitale del mondo. Per un bambino, si è percepito almeno nell'universo della comunicazione, ed è all'improvviso accaduto almeno virtualmente, si deve fermare il mondo: troppo spesso invece non è successo, non succede. I bambini che muoiono di fame in Africa e di guerra in Siria, i piccoli che salgono in braccio ai genitori su una barca e vengono ripescati o inghiottiti fra i flutti, quelli che vengono usati come kamikaze o scudi umani dai terroristi, quelli che sono stati oggetti di genocidio per mano di mostri civilizzati, come i bambini ebrei nella Shoah... hanno trovato per cinque inutili giorni il loro riscatto nel martirio di Rayan. La vita di un bambino vale tutto. [...]
L'accusa-vergogna di Amnesty contro Israele
Il Giornale, 02 febbraio 2022
Quando Salman Rushdie, con quei 600mila dollari di taglia che gli pendevano sul capo, condannato a morte con una fatwa, affermò nel 2010 che Amnesty International era stata travolta da "un'autentica bancarotta morale", si riferiva alla sua resa all'Islam violento, ai suoi regimi e gang, alla paura, al suo sentimento antioccidentale, antiamericano, anti-israeliano. Questo viene oggi una volta di più sancito dal rapporto con cui questa organizzazione criminalizza lo Stato di Israele, e non solo la sua politica, ma l'esistenza stessa. Amnesty dichiara lo Stato Ebraico illegittimo in quanto coloniale e razzista. Non fondato per una scelta di autodeterminazione di una popolazione che torna a casa, non una decisione indispensabile alla sopravvivenza, non una scelta difesa con le unghie e con i denti contro un terrorismo sanguinario e eserciti in movimenti.
Il rapporto di 211 pagine, stilato dalla sezione inglese, è una vergogna per l'organizzazione di cui invece si ricordano le battaglia per i dissidenti comunisti o contro l'apartheid (quello vero, del Sud Africa). Poi l'organizzazione è stata travolta dalla politica: lacune sistematiche nel denunciare abusi di diritti umani in Siria, in Iran, in Turchia, per avventarsi sugli USA o sui Paesi europei; uno sguardo ideologico che confonde l'aggredito con l'aggressore; il terrorismo di Hamas giustificato; sguardo sull'immigrazione che criminalizza solo i Paesi di approdo. E un tripudio di odio contro lo Stato ebraico. Il rapporto è un viaggio,, come ha scritto Dan Diker, in 211 pagine di "realtà alternativa", il remake di un film del 1975 quando l'ONU votò "sionismo uguale razzismo", e poi ha cancellato il voto; o la conferenza di Durban nel 2001; o quando il giudice Richard Goldstone stilò nel 2009 un suo rapporto che disegnava Israele come un criminale di guerra, e poi nel 2011 pentito lo ritirò. [...]
Giorno della memoria. Antisemitismo, oggi ricordare non basta più
Il Giornale, 27 gennaio 2022
Buona Giornata della Memoria: Never Again, mai più, mentre il rapporto sull'antisemitismo pubblicato dall'Agenzia Ebraica e dall'Organizzazione Sionista Mondiale ci informa che l'anno passato è stato il più antisemita degli ultimi dieci. Certo, questo non ci potrà distrarre dal concentrarci con dolore, con amore, con devozione dal destino dei nostri cari uccisi, torturati, deportati. Ma tutti ripetiamo, in loro ricordo: mai più antisemitismo. E invece, le violenze fisiche contro gli ebrei occupano un terzo degli incidenti: almeno dieci al giorno, e il resto è danni, desecrazioni, vandalismo, minacce, stelle di David strappate dal collo, kippà che volano… Secondo l'Anti-Defamation League, la tempesta online è senza precedenti: solo "Hitler was right" è stato postato 17mila volte in una settimana in maggio. Le promesse di sterminio del popolo ebraico, sono pane quotidiano; una collaboratrice della CNN ha twittato che "il mondo d'oggi ha bisogno di Hitler", e in molti le fanno eco nelle manifestazioni di odio per Israele che senza eccezioni, si avventano contro i maledetti ebrei. Altro che Never Again. Templi, istituzioni, ristoranti, negozi, vengono attaccati. Un terzo di questi incidenti avviene in Europa, e il resto in America e nel mondo: è un accerchiamento di destra, di sinistra, e islamico, e, quel che è peggio, ha una eco conformista nell'informazione e nelle istituzioni, fa centro su Israele e acchiappa in una rete d'odio tutto il mondo ebraico.
Politici, attori, musicisti, pop star non si peritano di usare accuse infamanti e aderiscono al BDS; le manifestazioni usano senza che le autorità intervengano più (a Londra, a Berlino, a Bruxelles) repellenti pupazzi con nasi ad uncino, sacchi di dollari, mitra dell'esercito. I gilet gialli chiamano per strada sporco ebreo Alain Finkielkraut. Ed ecco, con gesto di incredibile persecuzione la commissione per i diritti umani dell'ONU mette in piedi ad hoc, con un budget miliardario e 29 nuovi assunti, una commissione permanente solo "per sorvegliare le eventuali sospette violazioni dei diritti umani da parte di Israele"... non per la Siria, non per l'Iran, non per la Cina. È proprio il doppio standard il segnale più atroce di antisemitismo, e il mondo annuisce. "Human rights", non diritto alla difesa, quando ti cascano in testa 4500 missili, senza ragione. [...]
L'Internazionale del complottismo
Il Giornale, 10 gennaio 2022
I movimenti No-Vax contengono un elemento esplosivo di portata internazionale, perché popolano le più svariate parti del mondo e sono formati da persone normali pronte a immaginare che il mondo sia diviso in due parti, una che intenzionalmente è devota a compiere azioni malvagie, perchè inferiscono sulla loro salute, violano la libertà a proprio vantaggio, approfittano del loro potere. Una posizione che, stimolata da un feroce incitamento continuo sui promotori della politica pro vaccini, possiede gli elementi per spingere alla violenza, persino al terrorismo, mentre crea dei propri "martiri". Invece, affrontare il Covid richiede soprattutto una quieta dose di buon senso, ignota ai No-Vax che si ergono a pilastri di una logica ripetitiva fino alla nausea: ma come, non era il vaccino la soluzione di tutti i mali? Invece, non vedi quanti infettati? Allora il vaccino non è buono? Ammetti, chi ha interesse a mentire? E il green pass dovrebbe salvarci? Tutte scuse, pure fake.[...]
Le femministe e i loro silenzi indecenti
Il Giornale, 09 gennaio 2021
É più che fastidioso l'imbarazzo con cui si discute dell'aggressione sessuale, disgustosa e feroce di cui sono state oggetto cinque ragazze, di cui due di diciassette anni. Le abbiamo viste terrorizzate, piangenti, da una folla di mani e di urla minacciose che le sospingevano nei tempi e nel ruolo della donna delle caverne, aggredita e vilipesa solo perché osa, la notte di Capodanno, affacciarsi al mondo del 2022. Si percepisce nella cautela dei politici, dei movimenti femministi, della magistratura, qualcosa che somiglia alla paura. Non si vorrà mica dire, sembra suggerire la cautela, poichè quei violenti aggressori urlanti almeno in parte, secondo i video e i testimoni, parlano arabo, che si è islamofobici? Che non si tiene in adeguata considerazione che la violenza contro le donne è una malattia universale, che il maschilismo sessuomane e aggressivo è proprio anche della nostra storia? No, non è affatto così. [...]
In Afghanistan la vergogna di un'America che si ritira dalla Storia
Il Giornale, 31 dicembre 2021
Fu sull'onda della debilitazione sofferta dall'Impero Britannico con la Seconda Guerra Mondiale che gli USA ereditarono la leadership mondiale e l'impegno per una "grand strategy". Dopo "Britannia rules the waves", gli Stati Uniti regnarono, forti della vittoria sul nazifascismo. E vi portarono la forza morale e pratica dei vincitori, la loro musica, i cowboys, Hollywood e i marines. La guerra contro i dittatori di ogni genere e contro il terrorismo, la vivacità democratica più viva sono appannaggio americano, pur sullo sfondo della Guerra Fredda durata sette decadi, e poi della svolta dell'11 settembre. Ma nel 2021 due scene hanno travolto l'immaginario collettivo insieme alla rassicurazione che ci davano gli USA di essere la nostra salvaguardia dalla prepotenza e dal terrorismo. Perchè certo l'imperialismo è stato vituperato da molti, ma Bob Dylan e Clint Eastwood hanno protetto i giovani di tutto l'Occidente. [...]
Abu Mazen in Israele da Gantz. Hamas: 'Tradisce l'Intifada'
Il Giornale, 30 gennaio 2021
È vecchia di dieci anni l'ultima visita amichevole di Abu Mazen in Israele: l'indirizzo quella volta era la residenza di Benjamin Netanyahu, in Rehov Balfour, e i sorrisi di Sarah a Mahmoud Abbas di nuovo invadono i teleschermi, in memoria. Invece, non esistono immagini dell'incontro nella casa di Rosh HaAyin del Ministro della Difesa israeliano Benny Gantz col presidente palestinese Mahmoud Abbas, al secolo Abu Mazen. Gantz lo ha ricevuto alle otto e mezzo di sera martedì per due ore, con pochi intimi politici e tecnici. [...]
