Il Giornale
Giornalista palestinese uccisa: Israele indaga
Il Giornale, 12 maggio 2022
Quando un giornalista muore sulla linea del fuoco, è un dramma per tutto il mondo, e purtroppo accade spesso, come si vede anche nella guerra in Ucraina. Quando questo accade sul fronte del conflitto Israele Palestinese tuttavia la reazione è diversa da ogni altra, molto simile a una condanna pubblica senza processo. Qui, molto prima che le responsabilità siano accertate, Israele è il condannato preventivo del grande accusatore, la rete, il movimento, i politici. Shireen Abu Akle, la giornalista 51enne di Al Jazeera uccisa ieri da un proiettile nella cittadina di Jenin nel West Bank era seguita e apprezzata da decine di milioni di telespettatori che amavano la sua interpretazione dei fatti: filo-palestinese sempre sul campo, convinta che gli israeliani fossero responsabili di crimini da raccontare al telespettatore, spiegava il suo impegno in prima fila dai tempi dell' Intifada (tutti noi giornalisti l'abbiamo incontrata sul campo, agile e articolata, e la notarono anche gli autori di “Fauda” che hanno tratto da lei l'ispirazione per il nome per la dottoressa, Shireen, protagonista della serie Netflix) spiegando che "voleva essere vicina al popolo e portare la sua voce al mondo". [...]
Jenin, gli ebrei sono i nemici, andate e uccidete
Il Giornale, 07 maggio 2022
C'è una sola cosa chiara in mezzo allo shock e al dolore: Yahia Sinwar e il suo discorso di sabato fatto di ordini senza ragioni, né spiegazioni. Pura jihad: gli ebrei sono i nemici, andate e uccidete. Lo ripetono, i social, le tv,li echeggia la stampa. IL capo di Hamas sabato scorso da Gaza ha dato l'ordine preciso a tutti i musulmani: gli arabi israeliani, quelli di Gaza o dell'West Bank. Chi non ha armi colpisca comunque, afferrate un'ascia, un coltello, qualsiasi cosa, e colpite. E così è andata, e di nuovo la gente senza colpa è stata aggredita. Fa sette attentati con 19 morti dal 21 di marzo: Comincia a Gerusalemme, poi 4 morti a Beersheba, donne che fanno lo shopping, poi ad Hadera, 2 guardie ragazza a ragazzo;poi a Bnei Berak, quartiere religioso di Tel Aviv, 5 morti; poi a un caffè di Tel Aviv, 3 uccisi; poi a Ariel un ragazzo che ha coperto col suo corpo la sua ragazza, e ora questi ultimi tre. Non c'è tempo per le lacrime, non c'è tempo per il sorriso, nel giorno del 74esimo compleanno di Israele non c'è tempo per congratularsi di aver costruito un magnifico Paese democratico, né per disperarsi. I giorni si inseguono nell'incertezza mentre non si rinuncia a costruire il sogno impossibile di una democrazia sotto attacco, non sai se sei in pace o in guerra, se sei contento o disperato, ma la legge e costruire una democrazia in mezzo al Medio Oriente che non blocca i permessi degli arabi a entrare, venire a lavorare o a divertirsi, o la libertà religiosa. Le tre vittime Yonatan Havakuk, Boaz Gol, Oren Ben Yftach, tutti sui 40 anni, sono stati assaliti a colpi d'ascia mentre per strada festeggiavano l'Indipendenza dello Stato Ebraico, una vicende che suscita incredulità insieme all'orrore. Altre due feriti gravi sono all'ospedale in condizioni disperate. La cittadina religiosa di Elad ha una frotta di bambini, i tre uccisi lasciano 16 orfani. [...]
Leonard Cohen nel Sinai
Il Giornale, 03 maggio 2022
Leggere di Leonard Cohen e del suo viaggio in Sinai nel giorno in cui Israele ricorda, 24 ore prima della festa dell'indipendenza, i più di 25 mila soldati caduti nelle sue guerre, senza contare le migliaia di uccisi negli attacchi terroristici, le decine di migliaia di feriti gravi... Può essere una chiave straordinaria per penetrare il senso dell'avventura israeliana ed ebraica odierna. L'autore del libro edito da Giuntina "Il canto del fuoco" , l'israeliano americano-best seller Matti Friedman, cerca di penetrare i motivi del cantante dalla voce profonda morto nel 2016 per affrontare a mani nude la guerra sanguinosa del 1973, sul Canale di Suez, armato solo della sua chitarra. Ma di più, il libro basato su un inedito taccuino dell'artista e su interviste ai soldati che lo videro cantare per la truppa sulle dune del Sinai, aiuta a capire come fa a vivere, e persino a essere felice, un popolo che è soggetto alla tortura della morte dei giovani, dei figli e dei fratelli in numeri così ingenti. I giovani vanno nella "tzavà" chi più chi meno entusiasta, molti scelgono un'unità combattente o anche tecnologica, ma tutti sanno che il destino della loro casa è nelle loro mani.
La guerra del Kippur scoppiò il 6 ottobre del '73 ed è stata la più sanguinosa di tutte, con 2656 uccisi nel Sinai o sul Golan,e quasi 12mila feriti. Numeri enormi per il piccolo stato ebraico che fu aggredito di sorpresa nel giorno del digiuno sacro del Kippur: l'Egitto e la Siria, ancora furiosi per la sconfitta del 1967, ne misero allora a rischio non meno della vita. Dal Sinai invaso dagli egiziani si rispose con furore, genialità e in mezzo a una confusione micidiale nella sabbia della deserto, con il generale Ariel Sharon al comando: quando egli con un'azione quasi suicida, finalmente riuscì a traversare il canale di Suez e ad aggirare le forze egiziane che avevano fatto strame di ebrei, Cohen era seduto a cantare piano con la sua chitarra per i soldati che non si sapeva se sarebbero sopravvissuti. [...]
Bugie antisemite per nascondere il fallimento russo
Il Giornale, 03 maggio 2022
Cupo, oscuro, pesante: Sergey Lavrov oltre a peggiorare, se possibile, l'immagine del suo Paese, esce dalla triste performance televisiva italiana con una bolla di volgarità, un leader mondiale che ha gettato la sua credibilità alle ortiche suscitando una tempesta diplomatica di misero contenuto: un personaggio di primo piano in difficoltà,che non sapendo cosa dire spara stupidaggini arroganti e disonorevoli. La sua intervista è stata la conferma di quanto la guerra per i Russi vada sostanzialmente male,e anche di quanto povera sia la ratio originaria sostenuta dalla propaganda di Putin, che parla di "denazificazione". E' stata una parola d'ordine che è andata male fin dall'inizio, una scelta avventata: era difficile far passare Zelensky il suo governo, le sue aspirazioni, per "naziste": con tutto lo sconto dovuto alla Russia per la scelta, a causa della sua grandiosa battaglia contro il nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale, nulla che potesse somigliare ai peccati, pur gravissimi, del passato dell'Ucraina,certo, si è mai potuto identificare come il motivo attuale di una crociata in cui la Russia avesse ragione. [...]
La follia grillina sulla Palestina
Il Giornale, 29 aprile 2022
L'Italia, un grande Paese, non può permettersi un presidente della Commissione Esteri del Senato così confuso moralmente e così poco informato dei fatti come Vito Petrocelli. La sua uscita su Twitter è parte di una campagna che cerca similarità fra il conflitto russo-ucraino e quello israelo-palestinese con l'unico scopo di un'ennesima criminalizzazione di Israele, e stavolta anche con un altro obiettivo, quello della diminuzione dello spirito di resistenza Ucraino. Gli ucraini, per lui, e i palestinesi, non sono come vorrebbe il "pensiero unico occidentale" (forse quella liberale? o quello della "dittatura sanitaria"?) gli uni "resistenti" e gli altri "terroristi". Lui non ci sta, esclama fiero e inneggia poi allo Stato palestinese. Ci offre così un paragone già sentito da parte di Alessandro Di Battista: se si danno armi agli ucraini allora si devono dare anche ai palestinesi. [...]
La lezione israeliana: cedere territori non porterà la pace
Il Giornale, 22 aprile 2022
Quando Hitler sin dai suoi primi inizi, due mesi dopo che Hindenburg gli aveva affidato la costruzione del nuovo governo nel 1933, mise in funzione i primi provvedimenti contro gli ebrei tedeschi, nessuno poteva immaginare che quello sarebbe stato il seme della gigantesca seconda guerra mondiale che ha gettato l'Europa e il mondo nel sangue e nel caos, e che ha avuto come lid lo sterminio degli ebrei. Fino al 1935 con le leggi di Norimberga,furono promulgati disgustosi provvedimenti vari che iniziarono con l'esclusione dai pubblici uffici e dall'avvocatura e poi dei medici dalle mutue: le reazioni in Europa furono blande e svariate. In genere, i governi non intervennero, le cancellerie miravano alla pacificazione. L'appeasement desiderato tutt’al più era fatto di parole di biasimo, anche biasimo acuto, perchè no. Qui, anche se come ho già scritto, non voglio disegnare nessuna analogia fra Shoah e stragi compiuti dall'esercito russo, per motivi che non ripeterò, tuttavia siamo addirittura a un punto più avanzato rispetto ai segnali di emergenza per la pace europea: chi voleva vedere già avrebbe potuto farlo. I bambini uccisi a frotte con le loro mamme, gli uomini uccisi con le mani legate, i finti sentieri di evacuazione che si rivelano trappole per i civili, sono certamente episodi su cui la frase "never again" può essere applicata, e la previsione di una guerra totale è del tutto ammissibile dato che le inibizioni cono cadute. [...]
L'Iran sostiene Hamas, un messaggio a Biden
Il Giornale, 17 aprile 2022
La Pasqua ebraica, iniziata venerdì, è stata vista dai nemici di Israele come un segnale di battaglia di cui la Moschea di Al-Aqsa è stata la nave ammiraglia. E adesso, anche la guerra di Putin sale su quel pontile della storia: l'Iran ha pensato bene, per motivi che si possono facilmente immaginare legati alla crisi mondiale, di scendere sul campo insieme a Hamas e alle forze terroriste sul campo della guerra aperta a Israele, cercando di impugnarne la bandiera in questi giorni saldamente gestita dai palestinesi. La scarica di attacchi terroristi che hanno fatto 14 morti e decine di feriti ebrei in pochi giorni, i 60 attacchi che lo Shabbach ha sventato in un mese, sono stati parte, oltre che della sete di sangue che accompagna il movimento antisemita jihadista,, di un disegno propagandistico ben congegnato: il messaggio è, ed è anche ripetuto apertamente, che l'attacco incessante e prolungato ai cittadini nelle sue strade, nei caffè, nei negozi erode l'esistenza stessa dello Stato del Popolo Ebraico. [...]
Il vizio antico di Vauro fissato sul naso degli ebrei
Il Giornale, 13 aprile 2022
Nel mio modesto ruolo di giornalista, riconosco tuttavia su un eroe contemporaneo, Vladimir Zelensky, quello stesso naso, quel tratto di penna. È successo nel 2008, quando stavo per essere eletta Deputata col Partito della Libertà. È un naso da ebreo, carico di malevolenza, secondo un'iconografia che il buon senso e il buon gusto dovrebbero suggerire conclusa. Ma non lo è: su tutte le pubblicazioni antisemite nel mondo, da quelle naziste-suprematiste bianche a quelle islamiste un bel naso adunco la racconta quasi tutta, e basta un'occhiata ai social media dei neonazisti o alle vignette di "Palestinian Media Watch" e vedrete nasi alla Vauro a milioni. Oltre il naso, sul petto a me Vauro disegnò una stella di David e un fascio, col simbolo del partito. Perché, ogni naso ebraico è sempre accompagnato da buoni pretesti. [...]
Israele a rischio elezioni. E Bibi torna protagonista
Il Giornale, 07 aprile 2022
Israele rischia di nuovo le elezioni; il governo è in crisi, Benjamin Netanyahu è di nuovo il possibile protagonista del futuro del Paese da quando ieri ha rassegnato le sue dimissioni la presidente della coalizione, membro del partito "la Destra", Idit Silman. La Knesset ha 120 parlamentari, occorrono 61 membri per governare e oggi sono ridotti a 60, Naftali Bennett è un leader azzoppato: ma non è detto che si dimetta. Può darsi che seguiti a cercare di tirare avanti cercando di ricostruire il consenso o l'appoggio a una coalizione di 60, la Knesset è in vacanza per la Pasqua e questo allunga i tempi. Ma è improbabile che riesca a ricuperare qualche nome, e l'opposizione può chiedere il voto di sfiducia: 61 voti basteranno a distruggere l'attuale laboriosissima coalizione arlecchino. Tuttavia, il Likud non ha un leader da proporre che verrebbe votato come primo ministro da 61 parlamentari. [...]
Ondata di attentati e 11 morti, Israele ha paura. Il premier: «Chi ha la licenza per le armi, le usi»
Il Giornale, 01 aprile 2022
"Chi ha la licenza per il porto d'armi, è il momento che la usi": un messaggio certo non costruito per calmare l'ansia e la paura, ma che avverte invece la popolazione che ancora bisogna stare in guardia, che siamo nel mezzo di una difficile vicenda tutta da districare. Israele da giorni seppellisce le sue vittime del terrorismo, tutte giovani, nella disperazione delle famiglie, nella rabbia di non sentirsi abbastanza difesi. "Ce la faremo, li batteremo e vinceremo come tutte le altre volte" ha incoraggiato il primo ministro Naftali Bennet nello stesso messaggio in cui ha annunciato nuove misure di sicurezza dopo una riunione drammatica in cui si sono aumentate le forze di sicurezze e i loro mezzi. Si combatte, si fruga, si ferma ma l'allargamento del numero dei palestinesi che possono entrare in Israele resta allargato di 30mila oltre i 90mila consueti, e le Moschee sono aperte per l'inizio di Ramadan. [...]
