Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Yehoshua, cantore del sogno di un Israele con due popoli

mercoledì 15 giugno 2022 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 15 giugno 2022
 
Aleph Beth Yehoshua, Buli per gli amici, se n'è andato davvero a 86 anni. Lo aveva annunciato a tutti quelli che lo conoscevano: lo faceva in tono di sfida, era sicuro che dopo la morte non ci fosse niente, e "menomale, almeno un pò di riposo". La sua morte era ormai oggetto di conversazione accesa:lui stesso avevacreato una situazione in cui, pur sapendo, tutta Israele, che Buli stava male, si sperava in una conclusioneprocrastinabile. Non era così. Il grande scrittore, leone della letteratura mondiale, se n'è andato. Amos Ozè morto nel 2018. Nessuno dei due, e se lo meritavano, ha avuto il Premio Nobel. Ne staranno discutendo fra le nuvole estive di Israele: credevano ormai, ambedue da sinistra, in prospettive molto diverse per lo Stato d'Israele e il conflitto coi palestinesi. E litigavano, quei due caratteri speciali. Per Amos Oz permaneva l'idea tipica degli accordi di Oslo: due Stati per due popoli. Yehoshua dal tempo dell'Intifada aveva smesso di sperare in un confine concordato, e accettava l'idea di uno stato binazionale.Yehoshua, Oz, e anche David Grossman sono nomi che il mondo venera. Buli ha scritto una trentina di romanzi oltre ai saggi politici, è stato tradotto in 28 lingue, il New York Times l'ha chiamato "il Faulkner israeliano". Il suo Molco  protagonista di "Le cinque Stagioni" che fra ebrei sefarditi e ashkenaziti a contrasto cerca moglie, rimasto vedovo, spaesato e stanco; i protagonisti di "Divorzio tardivo", con Yehuda che torna dall'America e ritrova pieno di dubbi il vecchio mondo... hanno insegnato come accanto all'Israele aguzza e sulla cresta della cronaca, ce n'è una umana, troppo umana, in cui insieme fluttuano ebrei e arabi in cerca di amore, buon senso, sopravvivenza. [...]

La scelta di campo di SuperMario all'ombra del patto tra Iran e Russia

martedì 14 giugno 2022 Il Giornale 1 commento

Il Giornale, 14 giugno 2022

Il presidente Draghi, benché ieri si sia limitato a un discorso di circostanza agli ebrei italiani, sa benissimo che Israele è un Paese speciale, dove anche quando si parla di rapporti bilaterali, di imprese tecnologiche, mediche, agricole… persino quando si affronta un tema cruciale come quello dell'energia non si esercita solo la diplomazia, non si scambiano  sorrisi e frasi di circostanza ma si imboccano scelte cruciali. Qui, quello che si tesse è sempre parte di un disegno capitale, che investe interessi molto diversi, scuote il mondo arabo, tocca la vicenda bellica in corso e i rapporti con Putin, è all'attenzione di Biden in arrivo qui a luglio, e guarda negli occhi il drago, l'Iran degli Ayatollah. Draghi tratta qui in questi giorni di energia, ma così facendo anche di pace e guerra; partecipa (e non a caso è qui anche la Von der Leyen) ai complicati rapporti fra il piccolo Stato più discusso del mondo, e l'Europa, da sempre molto ambigua, ma adesso tutta protesa a cercare soluzioni dettate dalla crisi russa, brutale, violenta, che può cambiare tutto. Draghi è un moderato, cerca la via di mezzo, ma ciò che accade in relazione a questo piccolo fazzoletto di terra accaldato invece divide il mondo in due, ha un valore geopolitico essenziale, che ti colloca da una parte o dall'altra. Israele è sul confine con la Siria, dai tempi di Obama il primo esperimento di aggressione e occupazione per la Russia, che vi ha tenuto come gauleiter il regime assassino di Bashar Assad e ha favorito, pur ponendole alcuni limiti la diffusione su quel territorio di basi iraniane e degli Hezbollah, tutti quanti protesi alla distruzione di Israele. L'Iran ha anche nel frattempo mantenuto Hamas, usando la Siria russificata come base. Israele è un Paese che fa il miracolo di mantenere un'economia fiorente e una democrazia viva e litigiosa anche in stato di guerra e di pericolo continuo. [...]

Valanga rossa d'odio, non è un caso isolato

mercoledì 8 giugno 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 08 giugno 2022

Michele Foggetta è in buona compagnia: ogni ottanta secondi un post genocida antisemita appare sul web in più di venti lingue. Dedicato agli ebrei, con accento assai marcato su Israele. E, come per lui nel 2014, è proprio durante gli scontri con Gaza che gli attacchi si moltiplicano. La vetta la si nota quando Israele è costretto a rispondere a Hamas che bombarda case scuole agricoltori (l'anno scorso con 4500 missili). Dal 2020 al 22 gli attacchi sono raddoppiati, in Inghilterra nel 2021 sono 2225 contro 1684, nell'UE l'89 per cento degli ebrei si sente investita dal nuovo antisemitismo,8 su 10 hanno subito un attacco, in Francia c'è stata una sequela infinita di uccisioni, il primo fu Ilan Halimi torturato a morte nel 2016:  per il 51 per cento gli attacchi hanno per slogan che "gli ebrei fanno ai palestinesi quello che nazisti hanno fatto agli ebrei".La frase "Hitler was right" è stata postata 17mila volte in un mese, maggio, l'anno scorso. Nelle manifestazioni, si picchia molto chi ha una stella di David,"Fack the jews"va molto forte, insieme a "Dal fiume al mare" "From the river to the sea Palestine will be free". [...]

'Dissidenti', di Gianni Vernetti

martedì 7 giugno 2022 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 07 giugno 2022
 
"Dissidenti" è una parola magica, doppia: li compiangi e li invidi. Evoca esili, torture, reclusioni, persecuzioni che senza remore arrivano all'avvelenamento e alla morte del nemico del regime. Ma rappresenta anche un tripudio di identità, una via illuminata, una rara fedeltà a se stessi. Vernetti scrive per Rizzoli un libro che porta orgogliosamente questo titolo "Dissidenti": tutto il volume di quasi 350 pagine esprime la determinazione a dire una parola utile per le ormai centinaia di migliaia di persone di tutti i credo, colori e religioni in fuga, in lotta, in esilio. Il libro lo dice subito: le voci libere di Russia, Cina, Hong Kong, Tibet, Iran, Turchia, Siria, Bielorussia, chiedono di agire in un panorama sempre più aggressivo; dagli anni '70, la persecuzione e quindi la fuga sono diventate direttamente proporzionali alla capacità delle grande dittature di invadere ogni spazio, di infiltrare l'opinione pubblica coi nuovi media, di usare le armi della violenza fino all'assassinio dei giornalisti, degli attivisti, dei politici ogni volta che ci riescano, ovunque nel mondo. Questa esplosione di violenza totalitaria è adesso arrivata fino alla guerra russa e all'esplicita strategia dell'espansione cinese, due forme di escalation dittatoriale evidente di cui in breve tempo tutti possiamo essere vittime. [...]

Va riscritto il secondo emendamento

venerdì 27 maggio 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 27 maggio 2022

Il massacro di Uvalde è un coacervo di grandi questioni irrisolte  che chiedono risposta immediata: non è sopportabile a una mente e a un cuore normale "la strage degli innocenti". È un eponimo di ciò che, anche secondo la Torah e secondo il Vangelo, è il segnale del picco dell'orrore sociale. La sua possibilità è immanente, ma è proprio superandola che si costruisce la civiltà. I bambini venivano sacrificati, per esempio e non solo, nelle società precolombiane, e ci pensiamo con un misto di interesse archeologico e di orrore. Forse un giorno quando racconteremo che in poche settimane le scuole di Buffalo e di Uvalde hanno sofferto un attacco letale multiplo a colpi di mitra da parte di giovani di diciotto anni, potremo dire anche come questo orribile fenomeno è stato battuto. Per ora, non si sa: si guarda anche al fatto che in Texas solo nel 2022 ci sono stati 21 attacchi armati  come a un fenomeno inevitabile, confusi: si parla di lobby delle armi, di repubblicani e democratici, di giovani problematici... ma qui c'è molto di più. Che cosa dovrebbe fare l'America per battere questo disastroso stato di cose? Come ha scritto il direttore di The Jewish News Syndicate (JNS), Jonathan Cobin, non bastano ritocchi, si dovrebbe rivedere proprio il Secondo Emendamento della Costituzione che garantisce a ogni americano il possesso di armi. Finché questo diritto sarà garantito, criminali e menti disturbate le avranno. [...]

Eliminato a Teheran un leader dei pasdaran. Accuse contro Israele

martedì 24 maggio 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 24 maggio 2022

In pieno giorno, in un bel quartiere di Teheran, sotto la sua casa dove era appena tornato dalla Siria: insomma, la coppia che  gli ha sparato dentro la sua auto da una motocicletta per poi svanire nell'ombra doveva essere molto sicura del fatto suo; molto, per così dire, professionale. Adesso, fra le accuse di terrorismo  seguite da minacce, il presidente iraniano Raisi naturalmente fa capire che la vendetta prenderà di mira Israele, alquanto sospettato di aver giustiziato il comandante delle guardie della rivoluzione Hassan Sayyad Khodayari con una operazione del Mossad. Non sarebbe la prima volta che ha luogo un'eliminazione mirata contro il regime iraniano che dichiaratamente mira alla distruzione d'Israele, e specialmente contro la potente organizzazione che è la colonna del regime: tutti ricordano quella spettacolare di  Mohseh Fakhrizadeh sull'autostrada nel novembre 2020 un anno dopo quella storica di Qasem Suleimani in Iraq, di cui invece si è vantato il presidente americano Trump. Questa aveva l'ambizione, in parte riuscita, di frenare le forze iraniane belligeranti in tutto il Medio Oriente. Suleimani ne era l'architetto. Fakhrizadeh invece era lo stratega e il tecnico della costruzione della bomba atomica, che l'Iran ha sempre visto come la sua arma finale per consentirgli la distruzione di Israele, obiettivo centrale per il dominio del mondo in nome dell'Islam sciita, e un modo per tenere a bada gli USA. [...]

Autogol del Governo d'Israele. Un'inchiesta sulla sua polizia

domenica 15 maggio 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 15 maggio 2022

La condanna mondiale generale, o piuttosto la criminalizzazione, le parole sconsiderate, automatiche di tutte le tv e di molti leader contro Israele, l'accettazione della colpa anzi dell'intenzione criminale proposta dai palestinesi, il silenzio mondiale sul rifiuto di Ramallah di condividere un'indagine comune sul proiettile che ha ucciso Shirin Abu Akleh, la giornalista di Al Jazeera uccisa a Jenin, non contribuiscono alla ricerca della verità. Al contrario, la nascondono: sostenuti, i palestinesi non consentiranno mai l'esame delle prove. Così come aggiunge un elemento di confusione (che servirebbe bene a Douglas Murray per provare la tesi del suo ultimo libro che l'Occidente è il maggiore nemico di se stesso) il fatto che il ministro della Sicurezza israeliano Omer Bar Lev abbia istituito una commissione di inchiesta che indaghi sulla sua polizia e sugli eventi che hanno portato venerdì, durante il funerale, a scontri con la folla e quasi al rovesciamento, molto scioccante, della bara della povera giornalista. La portavoce del presidente degli Stati Uniti Jen Psaki ha dichiarato le immagini «molto inquietanti», l'Ue si è detta «sconvolta». [...]

Autogol del governo d'Israele. Un'inchiesta sulla sua polizia

domenica 15 maggio 2022 Il Giornale 0 commenti

 Il Giornale, 15 maggio 2022

La condanna mondiale generale, o piuttosto la criminalizzazione, le parole sconsiderate, automatiche di tutte le tv e di molti leader contro Israele, l'accettazione della colpa anzi dell'intenzione criminale proposta dai palestinesi, il silenzio mondiale sul rifiuto di Ramallah di condividere un'indagine comune sul proiettile che ha ucciso Shirin Abu Akleh, la giornalista di Al Jazeera uccisa a Jenin, non contribuiscono alla ricerca della verità. Al contrario, la nascondono: sostenuti, i palestinesi non consentiranno mai l'esame delle prove. Così come aggiunge un elemento di confusione (che servirebbe bene a Douglas Murray per provare la tesi del suo ultimo libro che l'Occidente è il maggiore nemico di se stesso) il fatto che il ministro della Sicurezza israeliano Omer Bar Lev abbia istituito una commissione di inchiesta che indaghi sulla sua polizia e sugli eventi che hanno portato venerdì, durante il funerale, a scontri con la folla e quasi al rovesciamento, molto scioccante, della bara della povera giornalista. La portavoce del presidente degli Stati Uniti Jen Psaki ha dichiarato le immagini «molto inquietanti», l'Ue si è detta «sconvolta». Lo stesso la Bbc, la Cnn, i giornalisti al funerale. Nessuno si è chiesto come sono andate le cose. La versione della polizia è che l'intento, forse non gestito con il garbo necessario, era quello di consentire un funerale ordinato e di sottrarre la bara a un gruppo di facinorosi che se ne era impadronito. [...]

Se la colpa di ogni crimine viene data sempre a Israele

sabato 14 maggio 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 14 maggio 2022

Il tragico momento di guerra fra arabi e israeliani ha causato un'altra morte nella battaglia di Jenin, la capitale del terrorismo: un membro dell'unità antiterrorismo israeliano di 43 anni, Noam Raz, infermiere coraggioso, padre di sei bambini, ha perso la vita in una pioggia di fuoco, uno scontro con vari terroristi che non hanno niente a che fare con la vicenda che domina le cronache in questi giorni. Anche Shirin Abu Akleh è stata uccisa a Jenin mentre le forze israeliane cercavano di fermare i terroristi che a decine vi si annidano, fra loro quelli che hanno compiuto gli ultimi attacchi con 19 civili morti. Shirin, sulla linea del fuoco, è stata colpita, e non si può affermare con certezza da chi. I palestinesi accusano Israele, e la loro versione, nonostante i comprovati spari indiscriminati in zona dei loro miliziani, viene accolta e ripetuta dai giornali, mentre Israele nega e chiede che si possa esaminare il proiettile in un'azione congiunta. [...]

fm

giovedì 12 maggio 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 12 maggio 2022

Le memorie del tempo infernale delle persecuzioni degli ebrei le testimonianze della incredulità, della sofferenza, della ribellione, della resa, hanno toni e ritmi molto diversi, e tutti quanti alla fine disegnano un puzzle che ci consegna la preziosa storia che l'oblio e l'antisemitismo rischiano sempre di distruggere, quella della Shoah. Purtroppo siamo giunti al duro momento della fine della testimonianza diretta, della parola narrata dai protagonisti sopravvissuti guardando l'interlocutore negli occhi, ed è quindi utilissimo, anzi, indispensabile che, di fronte all'oblio o al negazionismo, i figli e i nipoti si assumano la responsabilità di consegnare al mondo l'inconcepibile, l'incomprensibile. [...]

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