Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Il mondo per Erdogan e Assad. I destini incrociati di due tiranni

mercoledì 8 febbraio 2023 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 08 febbraio 2023

É la migliore torre di Babele che si possa immaginare: c’è salvezza insieme all’odio, ci sono pietà e aiuto col calcolo. Non c’è niente che renda la condizione umana più palesemente fragile di un gigantesco terremoto, niente che metta più in ridicolo i conflitti umani delle braccia bianche di polvere che estraggono un bambino vivo da una pila di rovine sotto la quale forse si trova sua madre. Eppure in Medio Oriente mille conflitti guardano con sfacciataggine lo spettacolo delle decine di migliaia di morti,e sul palcoscenico della politica si seguita a giocare anche nelle ore più fatali. Con un impulso sincero il mondo intero si è precipitato a offrire il suo aiuto alla Turchia e alla Siria: ma in ogni offerta, in ogni intervento si intravede qualcosa non c’entra coi morti e feriti, un punto interrogativo sul futuro, una scommessa. Erdogan certamente è il personaggio più esposto, e quindi più attivo, cerca di restare il rais che tutto sa e tutto predispone: gli hanno telefonato tutti, perché giuoca bene il ruolo ambiguo di amico-nemico dell’Occidente, mentre per esempio a Assad hanno telefonato in pochi, perché la ferocia con cui ha decimato il suo popolo ora martirizzato ulteriormente,è proverbiale. [...]

Il ruolo di Teheran, vassallo dello Zar

martedì 31 gennaio 2023 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 31 gennaio 2023

L’Iran adesso promette vendetta, mentre a poche ore dall’attacco a Isfahan altri due obiettivi sono stati colpiti: due convogli di camion carichi di armi iraniane per gli Hezbollah al confine fra la Siria e l’Iraq sono stati distrutti. Lo schiaffo è potente. Probabilmente si prepara una risposta. Ma gli ayatollah non potranno uscire dai binari senza il permesso del loro alleato, Putin, che ormai è anche il loro boss. Chiunque ha attaccato le strutture che producono armi, velivoli, uranio arricchito per l’Iran ha collocato la questione delle armi iraniane in un punto centrale dello scenario mondiale. Se si dovesse aprire un fronte diretto della guerra anche in Medio Oriente, si disegnerebbe come la scena di una guerra mondiale guerreggiata dalle due parti oggi in conflitto sulla scacchiera internazionale, quella della Russia con l’Iran e quella Occidentale. È stata un’operazione grandiosa l’attacco di droni, probabilmente lanciati da una cellula nella zona e attribuito a Israele, alla struttura militare nella città di Isfahan, nel cuore dell’Iran, un centro grande e difeso. I droni suicidi “quadcopter” sono piovuti diritti contro la struttura che produce, sembra, i missili ipersonici che possono arrivare fino a Gerusalemme, o a Kiev!
Oggi Zelensky deve sentirsi finalmente spalleggiato sul serio e Putin è probabilmente inchiodato al telefono con gli ayatollah o con il primo ministro iraniano Raisi che lo tempestano di domande sul prossimo passo. [...]

L'odio antisemita alla radice del male

domenica 29 gennaio 2023 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 29 gennaio 2023
 
Il titolo degli attacchi terroristici compiuti ieri e venerdì a Gerusalemme, il primo nel Giorno della Memoria della Shoah alla Sinagoga di Ateret Avraham, il secondo con l’arma impugnata da un bambino da tredici anni nella zona “Città di David” è: odio ideologico, incitamento antisemita. A Ramallah, a Shkem, a Jenin e anche a est Gerusalemme si sono distribuite caramelle di gioia. Hamas, la Jihad Islamica, anche Fatah, hanno cercato di travestire gli attacchi da vendetta politica, ma non funziona. É un retaggio onnipresente contro la presenza ebraica in Israele; è un anno passato con 2200 attacchi, e 29 morti, seguiti da manifestazioni di gioia. Le operazioni di polizia e anche la conferma elettorale della destra per migliorare la difesa dei cittadini con più determinazione, vengono coi decenni di missili da Gaza,coi coltelli, i mitra, le auto lanciate sui passanti, le urla di morte agli ebrei, mentre l’aiuto internazionale, specie dall’Iran, si allargava da Gaza fino all’Autonomia Palestinese. [...]

Per ricordare davvero occorre guardare ciò che è inguardabile

venerdì 27 gennaio 2023 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 27 gennaio 2023
 
È difficile ricordare la Shoah, e infatti nella mia famiglia c’è voluto tempo, anni, anche se ne era stata colpita sia dalla parte materna, con espulsioni, fughe, due morti a Mauthausen, e da quella paterna, con lo sterminio quasi completo della famiglia del mio babbo Alberto (Aaron) Nirenstein. Lui si salvò con una avventurosa fuga da Baranov in Israele, Palestina mandataria, nel ‘36, e con lui due sorelle, Miriam e Ada. Del nucleo stretto, quattro sorelline e il suo adorato fratello Moshe furono sterminati a Sobibor col padre Joseph e sua moglie, e tutti gli zii e cugini. Ma quando mio padre decise coi suoi libri di condividere il fardello che rese per sempre il suo linguaggio  diretto,  nemico delle sciocchezze, quando espose i punti esclamativi e interrogativi che ne avevano fatto una persona brusca, allora la sua storia della Shoah, più che “memoria” divenne imperativo a combattere sempre, perché il rischio non si è concluso. Dice Elie Wiesel: “Ci avesse detto qualcuno, quando fummo liberati, che saremmo di nuovo stati obbligati a combattere l’antisemitismo, non avremmo avuto la forza di alzare gli occhi dalle rovine. Pensammo che se solo avessimo raccontato, il mondo sarebbe cambiato.  Bene, l’abbiamo fatto, e il mondo è rimasto lo stesso”. Gli appelli alla memoria di questi giorni, mentre il mio computer seguita a essere bombardato di episodi di antisemitismo, ormai legalizzato e anche bene accetto quando si presenta come critica allo Stato d’Israele, travestito da battaglia per i diritti umani, sono in gran parte acqua su una ferita suppurata. [...]

Riforma della giustizia, Netanyahu nel mirino. Resiste all'attacco della sinistra ma molla Deri

lunedì 23 gennaio 2023 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 23 gennaio 2023

La piazza di Israele secondo la corrente narrativa di giornali anche importanti come il New York Times e in Italia come La Stampa di Torino o fogli ideologici come il Manifesto, protesta contro il pericolo che Israele correrebbe di abbandonare la strada della democrazia, di diventare preda di una banda di pregiudicati irresponsabili che la vogliono trasformare da un Paese multiculturale, democratico e stabile nonostante il pericolo continuo in un odioso bandito globale.  Ma questa versione dei fatti  è contraddetta da se stessa e da tutti i media israeliani e internazionali che la sostengono:  quando mai un governo tende all’autocrazia dopo una vittoria elettorale molto decisa, con dubbi sul ruolo democratico delle dimostrazioni e della libertà di espressione consentirebbe senza remora alcuna, per giorni e giorni, il ripetersi ossessivo di slogan guidati, di dotte dissertazioni di intellettuali, di cipigliose affermazioni di ufficiali ancora in carica contro il governo appena eletto? Quando mai, a memoria d’uomo, un giornalista, e ce ne sono qui a migliaia, è stato interdetto dalla sua diatriba quotidiana contro Netanyahu? Non se ne conosce il nome. È tuttavia qui è in corso una vera, non disputabile, contestazione di piazza contro i volti di questo nuovo governo, 64 seggi su 120, e contro le proposte di legge avanzate, specie quella relativa alla riforma della Corte Suprema. I motivi sono antichi, ripetuti negli anni, e in niente simili all’ispirazione di un putsch. Il giudice Aharon Barak ne promosse negli anni ‘90 una riforma che ne ha fatto l’arbitro indisputabile della vita di Israele, ed oggi fra gli altri si è levato per denunciare la presunta “catena velenosa” che porterà alla caduta dello Stato di Diritto. Ed è logico: è la sua stessa creatura che viene messa in discussione, e gli duole. [...]

Il sesto Netanyahu zittisce fischi e contestazioni 'La democrazia è anche accettare la sconfitta

venerdì 30 dicembre 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 30 dicembre 2022

Israele non dimenticherà in particolare due momenti della drammatica, contestata giornata dell’insediamento del sesto governo Netanyahu, il più stabile con 64 seggi su 120 da anni, ma il più ingiuriato con una fantasmagorica collezione di aggettivi su tutta la stampa mondiale da un’opposizione che era fino a ieri al governo avendo come unico slogan unificante “chiunque fuorché Bibi”. Ed ecco invece Bibi di nuovo con la solita cravatta e col 37esimo governo della storia d’Israele, con un discorso profetico, pieno di storico orgoglio sul successo del suo piccolo Paese che descrive i prossimi 25 anni: dopo i 75 che si festeggiano nel 2023 porteranno lo Stato degli Ebrei nel suo secondo secolo con un bagaglio di democrazia, di benessere, di tecnologia, in pace con la maggior parte del Mondo Arabo, ha detto. [...[

"Anti-arcobaleno, estremista, autoritario". Netanyahu smonta le polemiche e giura

giovedì 29 dicembre 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 29 dicembre 2022

Il caos che ha preceduto sulla stampa e nell’opinione pubblica locale e internazionale la giornata odierna in cui il nuovo governo di Netanyahu deve presentarsi finalmente ai cittadini d’Israele e al mondo, è soprattutto la conseguenza furiosa della rabbia di poco meno della metà dei cittadini di Israele, quelli che non hanno votato i 64 seggi che votano oggi il nuovo governo. La maggioranza è larga e stabile, stupefacente la tenuta della leadership di Netanyahu che, nonostante i tanti tentativi di affiancarne il nome a invisi leader della destra nel mondo (da Orban a Bolsonaro, e altri definiti dittatori o quasi) non ha nel suo curriculum traccia di autoritarismo e di repressione della parte avversa: né un giornalista bloccato, né un politico tacitato, né un intellettuale contestato nel suo ruolo, né interventi oppressivi sull’economia o sui sindacati. Al contrario, la cultura liberal-democratica è straordinariamente fiorente ovunque, scuole e istituzioni pubbliche come gli ospedali, il cinema, la ricerca, l’high-tech, l’università, nonostante la costrizione di un quotidiano confronto con una realtà ostile. [...]

La forza delle donne oppresse dall'islam fanatico

martedì 27 dicembre 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 27 dicembre 2022

 

I due grandi fenomeni storici che hanno fatto delle donne iraniane e afghane le eroine della libertà del nostro tempo sono sulle prime pagine e in assoluta evidenza in questo 2022 nella mente e nel cuore della nostra civiltà. Che giovani e anziane donne si espongano alla prigionia, e alla violenza fino alla morte per cambiare la loro condizione prendendo la testa della richiesta di cambiamento del regime, è una novità assoluta. Ieri, Vida Movahed conosciuta nel mondo per una foto del 2017 che la ritraeva col suo velo bianco usato a bandiera è stata arrestata, di nuovo in prigione per la terza terribile volta. In Afghanistan il fronte da ieri si allarga dalle mille proibizione fra cui quella alle ragazze di frequentare le scuole superiori, al bando delle donne delle ONG che soccorrono famiglie, donne e bambini (19 milioni di bisognosi, di cui 10 milioni di bambini). É magnifico che da parte della parte più oppressa, più disarmata, più in pericolo del mondo islamico si sollevi un grido tanto preciso: libertà e democrazia. Occorre ripeterlo: dalla parte più oppressa del mondo islamico. É questa indicazione geopolitica e sociale chiarissima, questa mappa religiosa l’indizio che deve guidare ogni sostegno alle donne in lotta, altrimenti non si fa nulla; è questo che manca nei commenti che sui giornali e sui teleschermi. Le donne in lotta offrono la loro vita in cambio dei quel bene che dalla fine della seconda guerra mondiale è diventato un dovere principale per la nostra civiltà, quella della libertà nel rispetto dei diritti umani di ognuno:ma loro, vanno oltre. [...]

Uno sporco gioco ai danni dell'Occidente

martedì 13 dicembre 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 13 dicembre 2022

Dispiace dirlo, ma c’è corruzione e corruzione. Chi riceveva soldi dall’URSS per tradire e vendere il proprio favore, senza volerlo giustificare, almeno poteva immaginarsi che il sole dell’avvenire un giorno avrebbe fatto risplendere il suo comportamento. Anche la corruzione proveniente dal Qatar può indossare una veste dialogante, terzomondista, filo-islamica… Maria Arena oltre ad aver tessuto per scopi evidenti le lodi del Qatar, per esempio si è lasciata andare a twittare militanti dichiarazioni di sostegno alla causa palestinese e di condanna a Israele. Ognuno sceglie le sue ragioni e le sue giustificazioni. Ma la verità è che il mare di denaro ricevuto dal Qatar fa parte di una marea fetida di corruzione che contribuisce a promuovere un grande giuoco strategico, dannoso per tutti, nemico dell’Occidente. Concettualmente è rappresentato plasticamente dall’equivoco al-Jazeera, una rete ricchissima di infiniti messaggi, immagini, voci, che dovrebbe in teoria contribuire alla conoscenza e all’informazione, e che invece produce confusione e incitamento, tanto che chiuderla fu una delle richieste dei Paesi che nel 2017 chiusero i rapporti con Doha perché fomentava il terrorismo e la confusione, dissero. [...]

Questo regime va abbattuto

venerdì 9 dicembre 2022 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 09 dicembre 2022

Zelensky e il popolo iraniano uniti nella lotta. Non è un caso né una scoperta del “Time” che il popolo ucraino e le donne iraniane vengano accostati nella sua scelta di eccellenza per l’anno passato. E’ una vicinanza non solo nell’eroismo, nella lotta per la libertà, ma soprattutto nel disegnare i capisaldi di una nuova mappa strategica obbligatoria saldata nel concetto di libertà e di rispetto dei diritti umani, e questa è una buona notizia, ma anche in quella di un cambiamento strategico generale, una rivoluzione concettuale che deve spazzare via vecchi accordi e interessi, che comporta cambiamenti e sacrifici e anche un orizzonte comune per le democrazie, e per chi è loro amico. Se fino a ieri, come si è visto con la Germania o con forze varie anche nostrane verso Mosca, e verso l’Iran con gli Stati Uniti e di nuovo con compiacenti uomini di affari e lungimiranti politici, erano possibili tentennamenti, discorsi ambigui (del genere: “Putin ha torto marcio, ma perseguiremo la pace a ogni costo”; oppure nel caso dell’Iran: “Le donne iraniane sono eroiche, siamo con la loro riscossa femminista e libertaria, ma bisogna perseguire l’accordo nucleare col regime e puntare a un governo di moderati”) oggi questo non esiste più. E’una semplice vergogna, un’impossibilità politica e pratica credere nella trattativa diplomatica e in generale sul dialogo con le elite al potere in questi due Paesi divenuti esempi feroci e scriteriati nello schiacciare la libertà. Il Consiglio dell’Onu per i diritti umani, dopo aver ricevuto mandato nel maggio scorso per indagare in Ucraina, adesso finalmente e per la prima volta, ha visto 25 dei suoi 47 membri votare a favore, e 16 astenersi su una commissione d’indagine in Iran. I Paesi che dicono No a questa mozione, sono Cina, Cuba, Pakistan, Eritrea, Armenia e naturalmente Venezuela, con cui gli Ayatollah stanno trattando l’eventuale via di fuga. [...]
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