Il Giornale
Il Giornale, 01 novembre 2022
Toni apocalittici a Gerusalemme per le elezioni di oggi, mentre avanza l'ondata di terrorismo che fa morti e feriti ogni giorno,e Israele compie il rito principale della democrazia, cittadella nella giungla mediorientale. Per la quinta volta in 43 mesi, 6 milioni e 780mila israeliani vanno a votare. Un record, un segnale di stress e di antagonismo insanabile, dentro il guscio di un'unità essenziale alla sopravvivenza, accompagnato da una comprensibile stanchezza degli elettori. Se nel 1949, nell'ardore della fondazione, i votanti furono l'86,9 per cento, alle ultime elezioni per la 24esima Knesset la percentuale è del 67,4. Adesso i leader su una cosa sola concordano, nella loro preghiera ripetuta, urlata, ai loro elettori: andate a votare, perché può essere un voto, due voti, un niente per un deputato in più che consenta di afferrare il numero meraviglioso, 61: i seggi per il governo in un parlamento fatto di 120 parlamentari. E poiché il popolo ebraico ha sempre molto amato il dibattito, sono ben 39 i partiti in lizza. Ma i pilastri politici, cui poi seguono tutti i partiti di contorno per le coalizioni, sono tre: Benjamin Netanyahu, capo del Likud, l'ex primo Ministro col più lungo servizio, un riconosciuto carisma internazionale e un'accanita serqua di nemici uniti nel "solo non Bibi"; Yair Lapid, primo ministro da luglio, entrato in politica nel 2012, ex "anchor man" capo del secondo partito "C'è un futuro"; e anche Benny Gantz, ministro della Difesa, ex Capo di Stato Maggiore,capo del nuovo "Partito di Unità Nazionale" che offre un compromesso storico. [...]
Il Giornale, 29 ottobre 2022
Sembra uno scherzo di cattivo gusto quel volantino a colori tenui stampato ad Assago che annuncia per oggi un'iniziativa dal titolo "Gerusalemme è nostra" e poi mette in fila per primo, insieme alle foto di svariati attivisti palestinesi alcuni dei quali legati all'associazione terrorista Hamas, Tino Magri, senatore della repubblica. E' stato eletto nelle liste di Bonelli e Fratoianni, e se non bastassero Verdi e Sinistra Italiana, è prevista anche la presenza di Alessandro Di Battista, insieme a quella di "numerosi ospiti da Gerusalemme". Tutti convinti, con Muhammad Hannoun, amico organico di Hamas, che organizza la conferenza e che ha ottimi legami con l'Italia ospitato come fu alla Camera da Fratoianni e da Laura Boldrini, che Israele sia un odioso stato colonialista, razzista, forse anche di apartheid, determinato ad opprimere i poveri palestinesi abitanti originari di uno Stato che gli è stato rubato. Ha detto bene Marco Carrai, console onorario di Israele a Firenze, qui non si tratta dell'insindacabilità del giudizio di un membro del parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ma del riconoscimento istituzionale di una conferenza che invita Hamas, un'organizzazione terrorista anche secondo la Corte di Giustizia Europea. [...]
Il Giornale, 24 ottobre 2022
Se una donna di destra sia veramente una donna, se possa essere considerata femminista, se possa rappresentare un progresso per tutta quanta la condizione femminile se, come Giorgia Meloni, siede sullo scranno del primo ministro, e, di conseguenza, se questo produrrà un cambiamento positivo di mentalità, di ruolo, di struttura... è un dibattito vecchio ma di scarso senso comune come spesso i dibattiti ideologici. E' chiaro che avere una donna come primo cittadino, come è stato con Indira Ghandi, con Golda Meir, con Margaret Thatcher, persino con la giocosa Sanna Marin, suscita ammirazione, emulazione, apre la mente, cambia i costumi. Induce cioè a considerare come un'indicazione di comportamento sociale quella semplice identificazione di ruoli che, detta dalla Meloni, ha creato uno strano scandalo: "Sono una donna, sono una madre". Libera scelta, giusto? Ma già in "L'origine della famiglia", dopo la rivoluzione socialista ripresa da tante voci fra cui per esempio quella di Inessa Armand, nell'Unione Sovietica, nello schiacciamento sociale e teorico delle masse di donne inquadrate nel regime e nei suoi derivati internazionali, si spiega con determinazione che la liberazione femminile è inscindibilmente connesse al cambiamento radicale, socialista, del sistema economico. [...]
Il Giornale, 19 ottobre 2022
Non c'è nessun dubbio, a giudicare dalle notizie delle ultime settimane che Israele collabori con l'Ucraina di Zelensky aggredita dalla Russia a controbattere il pericolo dei droni. Fu già Israele il primo Paese a organizzare un efficiente ospedale da campo, e a fornire dal 27 di luglio elmetti, giubbotti, maschere antigas... Avvenne sempre in sordina nonostante le proteste di Zelensky, perché Israele ha la Russia seduta sul confine siriano con gli iraniani e gli hezbollah. Ma adesso il rapporto mostra di più i caratteri di un'alleanza strategica, perché in questione con la Russia è il peggiore di tutti i nemici di Israele, ovvero l'Iran. Sono gli ayatollah a fornire alla Russia i droni assassini che appaiono all'improvviso e uccidono i civili nelle città ucraine, come è avvenuto lunedì scorso quando diciannove persone sono state uccise e cento ferite. [...]
Il Giornale, 17 ottobre 2022
"Tragica buia insanabile". Dice bene Giorgia Meloni, fu veramente questo la giornata del 16 ottobre 1943 quando "la furia nazifascista", come recita il testo di cordoglio da lei stilato,intraprese la "vile e disumana deportazione di ebrei romani … strappati dalla vita, donne, uomini e bambini casa per casa". Meloni aggiunge che questa memoria "di tutti gli italiani" deve servire per continuare a combattere in ogni sua forma l'antisemitismo. Il messaggio di Meloni viene di concerto con un insieme compatto di messaggi proveniente da tutte le parti politiche, in cui si ricorda l'orrore di quelle 1259 creature senza colpa, trascinati via da casa all'alba, mezzi spogliati, terrorizzati, fra cui 207 bambini: tutti, mandati a morire ad Auschwitz dopo un gesto che, pur nella selva oscura della Shoah, resta un abisso inguardabile. Non è strano che si usino parole forti ricordandolo. Qui, tuttavia, dato anche che un linguaggio altrettanto incandescente viene usato dal presidente del Senato Ignazio La Russa, dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, e che interviene con intensità anche Silvio Berlusconi ("una barbarie che non possiamo dimenticare") e Matteo Salvini ("L'antisemitismo non deve esser mai sottovalutato o peggio tollerato") si disegna, comunque la si voglia valutare, una presa di posizione che indica una strada di lotta all'antisemitismo. Per FdI significa affrontare un compito educativo, specie fra i ragazzi, gli studenti e i giovani dei quartieri in cui esiste un'ignoranza eccitata di fronte alla parola "ebreo". [...]
Il Giornale, 12 ottobre 2022
"Storico": è l'aggettivo preferito quando si parla, dell'accordo fra Israele e Libano, paesi in guerra, sul confine marittimo e i giacimenti di gas. Israele ama la pace, da Begin a Rabin chi ne ha forgiato una ne ha fatto il brillante della sua vicenda storico-politica. Così vorrebbe fare Yair Lapid, il Primo ministro d'Israele. Ma questo, è un accordo su cui già le opinioni sono diversissime. Per esempio l'ex ambasciatore americano in Israele padre degli accordi di Abramo, David Friedman, ha twittato incredulo: "Abbiamo speso anni cercando di mettere d'accordo il Libano e Israele sulle disputati giacimenti marini. Ci siamo andati vicini col 55-60 per cento per il Libano, e il 45-50 per Israele. Nessuno immaginava il 100 per cento al Libano e niente a Israele. Vorrei capire come ci siamo arrivati". Friedman però non sa i particolari dell'accordo, e nessuno li conosce ancora. Yair Lapid, il Primo ministro ad interim, a pochi giorni dalle elezioni che saranno il primo di novembre, afferma che "abbiamo realizzato una conquista storica che rafforza la sicurezza di Israele, porterà miliardi all'economia e darà stabilità al confine settentrionale". [...]
Il Giornale, 11 ottobre 2022
Finalmente la rivolta iraniana splende anche nel resto del mondo da quando i media hanno dovuto accorgersene a forza. Anche gli odiatori di Trump si sono resi conto che la sua dichiarazione di sostegno alle ragazze e ai ragazzi che hanno invaso le strade con un coraggio da leone, dato il sanguinoso fallimento di tutte le altre rivoluzioni, svergognano il pallido atteggiamento del presidente Biden, e anche quello europeo. La stampa internazionale si è svegliata l'evento l'8 di ottobre dopo un mese circa di scontri, quando il telegiornale di stato della tv iraniana è stato interrotto in diretta e, ad opera degli hacker rivoluzionari, è comparsa agli occhi dei telespettatori l'immagine avvolta nelle fiamme dell'inferno del leader supremo Khamenei, e delle ragazze ultime vittime della prepotenza del regime. È stato come un momento di estasi rivoluzionaria: la spirale di una possibile rivincita si protendeva palesemente in alto, fino a lambire quello che dal 1979 è un potere armato che coniuga la frenesia religiosa che tortura donne e cittadini, con l'imperialismo nazionalista terrorista. Arrivare fino al tg di Stato è un segnale forte, ed è ormai parte di un insieme che permette di dire che questa protesta è diversa da quelle sconfitte nel sangue nel 2009, nel 2019, 2020. [...]
Il Giornale, 02 ottobre 2022
La più convincente delle rassicurazioni di democrazia che Giorgia Meloni presenta al mondo, e che infatti nei commenti viene preceduta da un "tuttavia" e da un "d'altra parte" a fronte di un passato sospetto, è la chiarezza con cui la leader ha difeso la libertà dell'Ucraina e attaccato l'aggressività russa. Anche dopo il referendum e il discorso che ha aggiunto colonne al tempio antioccidentale e autarchico di Putin, la Meloni non si è tirata indietro. Se questa scelta è fatta in nome della difesa di quell'Occidente che per Putin è sinonimo di colonialismo, di imperialismo, di satanismo etc, e la Meloni, donna e leader, invece punta a una politica occidentale, atlantista,democratica, la strada è segnata. Accanto alla guerra nell'Europa cristiana, ha luogo in queste ore una rivoluzione oltremodo significativa in Iran, dove quello che Bernard Lewis considerava il maggiore problema dell'Islam, l'oppressione delle donne, fa tremare il regime degli Ayatollah e dei Basiji. [...]
Il Giornale, 27 settembre 2022
Non c'è dubbio che una delle medaglie che la sinistra storica ama maggiormente, e a buon diritto, è quella dell'emancipazione femminile: i movimenti per il diritto al lavoro nella storia d'Italia sono sempre andati a braccetto con quelli della ridiscussione del ruolo familiare della donna. Poi molto più avanti nei decenni, la rivoluzione femminista ha scardinato e rimesso in discussione la sincerità e la funzionalità della rivoluzione gestita dai partiti maschi, e il femminismo è diventato il movimento destinato a rivoluzionare definitivamente la vita delle donne, mettendone il corpo e la psiche al centro e quindi decidendo, a partire dalla sua specificità e una volta per tutte, che "il personale è politico". E quanto è vero: non c'è nessuna etichetta che possa coprire, inglobare, definire, la gigantesca lotta delle donne per la loro liberazione. Ma la determinazione a seguitare a vestire con una bandiera rossa, anche se scolorita dagli anni, la loro ascesa, è imponente. Di fatto quindi su Giorgia Meloni durante tutta una campagna elettorale su cui aleggiava già la prevista vittoria, si sono affollate le nuvole del dubbio femminista: questa donna e madre che ascende al potere, è stato detto in sostanza, non può, non deve rappresentare una vittoria delle donne, perché, in parole povere, è di destra. [...]
Il Giornale, 21 settembre 2022
La rabbia è di nuovo un fiume in piena, il coraggio del popolo iraniano è dispiegato nelle piazze per fronteggiare un regime che uccide i suoi cittadini pur di conservare il potere degli Ayatollah: una folla di giovani grida slogan di protesta nelle strade di Teheran e della periferia, molte donne di tutte le età si strappano il velo, mettono in gioco di fronte alla brutalità della polizia che picchia e spara, il bene più prezioso, la vita. Si parla già di cinque persone uccise da lunedì a ieri in varie città del Paese. La ragione dell'ira iraniana è un'orrida e non inconsueta vicenda legata alle regole imposte dalla polizia addetta al controllo del comportamento privato di ciascuno: Mahsa Amini, una bella ragazza curda di 22 anni, era in gita con la famiglia da Saqez la nella provincia kurdistana dell'Iran, quando la "polizia della moralità" l'ha arrestata perchè non aveva la testa coperta"propriamente". Trasportata in un furgone al centro di "rieducazione" è stata, si può desumere dagli eventi, picchiata e torturata a morte. La polizia nega ogni responsabilità, il Primo Ministro Raisi ha telefonato alla famiglia dichiarandosi addoloratissimo; la polizia è stata accusata comunque da un deputato iraniano di essere troppo dura... ma non sono molti quelli che credono che Mahsa sia morta di un attacco cardiaco, come le fonti ufficiali suggeriscono, anche perchè la famiglia ha ripetuto che la giovane donna era in perfetta salute e chi ha potuto accedere a foto e documenti parla di una frattura del cranio. Durante il suo funerale, già alcune donne si sono strappate il hijab e la folla ha intonato lo slogan "morte al dittatore". La repressione delle manifestazioni, ormai in corso da tre giorni, spara, uccide, arresta in massa i manifestanti. [...]