Renzo Foa. Dopo che Ehud Olmert si è dimesso, viene da chiedersise non ci sia una maledizione che ormai da un quindicennio colpisce chiin Israele ricopre la carica di primo ministro: Itzaak Rabin, che daministro della Difesa aveva invitato a «spezzare le braccia» aipalestinesi della prima intifada e che fu il protagonista degli accordidi Oslo, venne ucciso da un estremista di destra. Il suo successore,Shimon Peres, non resse alla prima prova elettorale e fu sconfitto peruna manciata di voti da Benjamin Netanyahu che rassicurò l’opinionepubblica sull’argomento della sicurezza. Ma lo stesso Netanyahu futravolto abbastanza rapidamente e le elezioni anticipate portarono alvertice il laburista Ehud Barak, che si ritirò dal Libano meridionale,ma che venne travolto da Ariel Sharon. Nessuno può dire quale sarebbestata la storia politica di Sharon se non fosse stato tolto dalla scenapolitica da un ictus devastante. Sappiamo però che il suo successore,appunto Olmert, su cui erano state caricate tante attese, è riuscito anon vincere la guerra in Libano nell’estate del 2006 ed è statoallontanato dalla politica da una vicenda di piccola corruzione. Ce n’èa sufficienza per chiedersi cosa non funzioni, in Israele, nel rapportotra l’opinione pubblica e i vertici politici. È una domanda a cui nonriesco a dare una risposta convincente. [...]
Chi ricorda «La resistibile ascesa di Arturo Ui», di Bertolt Brecht,che parafrasava in commedia la paura e l’idiozia che avevano circondatola presa di potere di Hitler? Qui, la presa del potere da parte di unfanatico religioso che odia l’Occidente è avvenuta quattro anni fa,quando Mahmoud Ahmadinejad da pasdaran, sospetto agente-sicario, si ètrasformato in presidente dell’Iran. Ora assistiamo all’allargarsi delsuo controllo sul terrorismo internazionale - da Hamas a Hezbollah -,ai suoi legami con Al Qaida e alla resistibile preparazione della bombaatomica intesa a distruggere l’Occidente. E applaudiamo. Come ha già detto il leader dell’Iran khomeinista: quel giorno felice, laredenzione finale, verrà quando l’ultimo ebreo sparirà . Adesso la guerra al potere immorale e imperialista degli Stati Uniti eall’esistenza d’Israele si è trasformata in un dettagliato messaggionazista che ha al centro gli ebrei e per riflesso la necessità pertutti di eliminarli. «La dignità , l’integrità e i diritti del popoloeuropeo e americano sono lo zimbello di pochi sionisti... minuscolaminoranza che domina i mercati finanziari e i centri politici... Europae America ubbidiscono a un piccolo gruppo avido e invadente e hannoperso ogni dignità , prigionieri dei delitti, delle minacce e delletrame dei sionisti», ha detto Ahmadinejad a New York. Roba vecchia. Lanovità è l’applauso dell’Assemblea Generale, l’abbraccio del presidenteMiguel D’Escoto, la candidatura incredibile e ben sostenuta (118 Paesinon allineati e 57 nazioni della Conferenza islamica) per entrare nelConsiglio di Sicurezza, il crescere del gradimento sociale di undittatore nazista che impicca a casa omosessuali e adultere: lovogliono nei salotti, lo vellica Larry King nel suo Show, i programmitv se lo contendono. [...]
durante la campagna elettorale scrissi un pezzo su Il Giornale
che mi fu molto contestato, in cui prevedevo che la nostra politica
estera avrebbe subito un radicale cambiamento, soprattutto in relazione
alla questione mediorientale. Dopo qualche mese di esperienza e alla
luce delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi, del Presidente
della Camera Fini e del Ministro degli Esteri Frattini, posso dire oggi
che avevo ragione.
Solo qualche giorno fa, Berlusconi ha dato ad Ahmadinejad del
"lunatico" per le sue minacce ad Israele; nessuno, proprio nessuno,
l'ha ricevuto quando si trovava a Roma, ospite della FAO. Il Ministro
Frattini, che è andato in visita in Israele pochi giorni dopo la sua
designazione, ha marcato sempre di più una linea di predilezione
ideologica per Israele a causa della sua natura democratica e ne ha
parlato a lungo come parte dell'Occidente, proponendo all'Europa intera
di considerarlo un partner strategico.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, nel suo intervento alla
cena di una conferenza su Israele promossa dall'Aspen Institute, ha
sollevato due questioni innovative e destinate al dibattito sulla
prospettiva della pace in medioriente. [...]
Intervento in Commissione Esteri, sede referente:
Ratifica del Protocollo n. 13 CEDU relativo all’abolizione della pena
di morte in qualsiasi circostanza (esame C. 1551 Governo, C. 267
Mecacci - Rel. Nirenstein)
Gentile Presidente,
il mio è un ringraziamento non formale per avermi permesso di trattare
un tema così cruciale per la storia della nostra civiltà : tutta la
storia, dalle sue origini, è punteggiata dall’orrore delle pene di
morte, con tutto il peso iconografico di patiboli, lame, corde, sedie
elettriche e del boia, figura negativa in tutta la letteratura
occidentale.
Nel corso della convocazione odierna siamo chiamati a ratificare il
Protocollo n. 13 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali, relativo all'abolizione della
pena di morte in qualsiasi circostanza. Il Protocollo n. 13 è stato
firmato a Vilnius il 3 maggio 2002. Gli Atti Camera 1551 (di iniziativa governativa) e 267
(dei deputati Mecacci e altri), constano entrambi di 3 articoli e non
comportano oneri finanziari aggiuntivi a carico dello Stato. Gli
articoli recano rispettivamente l'autorizzazione alla ratifica,
l'ordine di esecuzione del Protocollo e l'entrata in vigore della legge
(fissata al giorno successivo la sua pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale). [...]
L'incontro è stato trasmesso nel corso della terza edizione della Summer School di Magna Carta. Un colloquio con il capo dell'opposizione israeliana, leader del Likud e già primo ministro, sul sessantesimo anniversario dello Stato d'Israele, sulle minacce che questo Paese ha affrontato e si trova tuttora ad affrontare e sulle prospettive di pace - e di guerra - tra Israele e i suoi vicini.
Dobbiamo abituarci all’idea che la storia si sta svolgendo su un doppio
palcoscenico. Su uno, in questo caso quello di Damasco, si sono svolti
episodi incoraggianti, scene di speranza, forse esorcismi rispetto a
ciò che sta accadendo sull’altro palcoscenico. Il secondo teatro
produce senza sosta scene di guerra, con i medesimi protagonisti. Cosa
abbiamo visto a Damasco? Quattro Paesi leader che si incontrano per
promuovere Bashar Assad e riabilitarlo: la Francia, che oggi guida la
Comunità europea, la Siria stessa, che presiede il Summit arabo, il
Qatar, attuale presidente del Consiglio di cooperazione del golfo, e la
Turchia, il cui governo tenta di giocare oggi un complesso ruolo di
mallevadore fra Islam e occidente.
Sarkozy in termini immediati si aspetta la prosecuzione dei colloqui,
cui Assad e lo stesso Sarkozy hanno fatto continuo riferimento, fra
Siria e Israele, e la quiete in Libano. Peccato che questi colloqui
siano stati sospesi con varie scuse al loro quinto round proprio nelle
ore in cui Sarkozy era a Damasco, e che comunque si siano svolti
mettendo Israele nel ruolo consueto per la Siria, dell’intoccabile: i
siriani, decisissimi a ottenere in anticipo sui colloqui diretti una
garanzia che la restituzione del Golan è l’oggetto principe, non hanno
mai voluto rischiare di sfiorare i loro interlocutori, lasciando nel
mistero il contraccambio eventuale. La Siria seguita ad apparire un
interlocutore molto abile nell’ottenere senza concedere contraccambi:
alla base paradossalmente ciò che le consegna la chiave di questo ruolo
privilegiato è la sua disinvoltura nel cavalcare l’amicizia iraniana e
la paura che essa suscita, il rapporto largo e antico con i terroristi,
e la possibilità quindi di ridurne la fornitura di armi e le
possibilità organizzative. [...]
Segue la mia lettera pubblicata sul Corriere di oggi a seguito dell'articolo che vi riporto sotto, sempre pubblicato dal Corriere il giorno precedente.
"E' la prima volta che vengo a conoscenza, tramite il Corriere della Sera, della toccante storia del signor Umberto Vorchhmeir e persino del suo nome. La mia collega Alessandra Farkas riporta che Vorchheimer sisarebbe appellato a me cercando aiuto. Per quello che sono le mie possibilità , mi interesserò con tutto il cuore alla sua vicenda e avicende analoghe non appena il signor Vorchheimer si farà vivo, cosa mai avvenuta fino ad ora. Lo prego anzi di farlo al più presto. Con cordialità , Fiamma Nirenstein, vice presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati"
Corriere della Sera, 24 agosto 2008, pagina 23 di Alessandra Farkas
La storia Vittima delle leggi razziali, lasciò Milano per Filadelfia L' ex bimbo espulso dal duce non riesce a tornare italiano Nel ' 39 gli fu tolta la cittadinanza, lo Stato non gliela rende. Il viceconsole a Filadelfia: «La aspetta da 4 anni ma è più facile ottenerla la prima volta che riaverla» Il ministero: «Non è vero» [...]
Gli attentati che si sono susseguiti nelle ultime ore segnalano
un’escalation del terrorismo che in questa fase di riassestamento
mondiale segnala la volontà dell’estremismo islamico di essere un
attore centrale del nuovo gioco. E non si tratta solo dell’evidente
revival di Al Qaida che ritiene sia tempo per l’organizzazione di
mostrarsi di nuovo, dopo un periodo di eclisse. Tutta la costellazione
terrorista approfitta, salafiti e sciiti, della confusione che regna
sotto il sole, fa progetti, si prepara e vede, in quella che per
comodità chiameremo «nuova guerra fredda» senza che ci sfuggano le
grandi differenze con quella antica, una grande opportunità per rendere
decisiva la terza forza in campo.
Esistere, mostrarsi, è oggi più del solito la prima regola del
terrorismo; la seconda è che quando l’America e la Russia sono
fissamente impegnate l’una con l’altra, il terrorismo è oggetto di
minore attenzione. L’Europa è vista dallo jihadismo come sfondo inerte,
talora compiacente, talora più reattivo, ma soprattutto come teatro di
rappresentazione per i più importanti giocatori: a meno che i governi
europei non si piazzino in una posizione che scoraggi con
determinazione questo atteggiamento. Le organizzazioni ostili alla
cultura occidentale e agli Stati Uniti cercano (e non è detto che la
trovino) una sola sponda, quella russa, e sperano che si configuri una
qualche alleanza, anche se non esplicita, con Putin. [...]
(ANSA) - ROMA, 18 AGO - 'Preferirei piu' cautela nel definire 'eccellente cooperazione' quella con gli Hezbollah''.
A sostenerlo e' il vicepresidente della Commissione esteri della camera
Fiamma Nirenstein (Pdl) che interviene sul confronto tra Israele e il
comandante della forza Onu in Libano (Unifil) Claudio Graziano. 'Il
generale - ha osservato Nirenstein - puo' dire che si tratta di
un'osservazione tecnica, ma non puo' dimenticare il quadro complessivo
di Hezbollah che e' un'organizzazione terroristica, finanziata
dall'Iran, che mina la liberta' del Libano'.
'Diciamo che questa promozione degli Hezbollah, a fronte di una
colpevolizzazione cosi netta di Israele non mi sembra - ha aggiunto -
nella linea del governo. Graziano sfugge ad un dibattito su Hezbollah
che ha bisogno di risposte molto piu' sostanziali di quelle da lui
date'. Dopo aver espresso 'ampio apprezzamento per le forze Unifil che
hanno fatto del loro meglio nell'ambito di una missione quasi
impossibile', Nirenstein ha ricordato che 'Hezbollah si e' riarmata in
misura maggiore e piu' pericolosa rispetto alla guerra del 2006,
nonostante le risoluzioni dell'Onu 1519 e 1701. Si parla di 40 mila
razzi e missili forniti dall'Iran e passati dalla Siria.
Ne' si puo' dimenticare le reiterate intenzioni di Hezbollah di
distruggere Israele'. 'Sono certa - ha continuato - che l'Unifil abbia
fatto il suo meglio, ma Hezbollah e' un'organizzazione bellicosa,
integralista islamica e ben armata e che ha un diritto di veto sul
governo nazionale. Con il risultato che l'Unifil e' stata
impossibilitata a compiere la sua missione, ovvero disarmare le milizie
armate'.
'Quando Graziano sottolinea che Israele ha violato lo spazio aereo
libanese, dice una cosa giusta. Ma c'e' una bella differenza - ha
osservato - tra il violare lo spazio aereo per raccogliere informazioni
ed accumulare missile al confine con Israele come fa Hezbollah'. Per
Nirenstein, il fatto che Graziano abbia citato il villaggio di Ghajar
come prova dell' occupazione permanente di territorio libanese da parte
di Israele 'contraddice la presa di posizione dell'Onu che nel 2000
stabiliva che Israele si era ritirata da tutti i territori libanesi'.
'E' un dare ragione ad un'organizzazione che vuole la guerra, come
ripetuto piu' volte dal Nasrallah. Di sicuro il generale lo fa per
mantenere equidistanza, ma non puo' ignorare - ha concluso - la
sostanza degli eventi in corso'. (ANSA)
Nel mondo arabo l’opinione pubblica tiene per Putin e non per la
Georgia. La nuova grande tensione internazionale, l’atteggiamento
aggressivo della Russia fa sognare che si ristabilisca un chiaro potere
russo in Medio Oriente, che, come quello sovietico di un tempo, si
contrapponga agli Usa e a Israele: il mondo arabo vibra a questo
pensiero. È la corda della memoria della Guerra Fredda quella che
suona, nota da Washington il Delphi Global Analysis Group: ricordare il
tempo in cui il Grande fratello era là con le sue armi, i suoi uomini,
il suo denaro, suscita risposte piuttosto positive alle mire egemoniche
di Mosca, anche se parliamo dell’opinione pubblica e del mondo degli
intellettuali e dei giornalisti. Le vicende cecene sembrano non avere
turbato il mondo musulmano: la Russia, come l’Urss di un tempo, fa
scattare un riflesso filiale e insieme di rivincita. Intriga non poco quasi tutti i giornali arabi la speranza di un alleato
forte che l’America non osi contrastare più di tanto. Lo sfondo di
rapporti con l’Iran (dove l’Urss costruisce uno dei reattori nucleari),
con la Siria (Assad è in arrivo a Mosca proprio in questi giorni) e il
gran traffico d’armi russe che rende il Medio Oriente un puntaspilli di
missili, fa da sfondo a una speranza di pieno impegno sul territorio
della Umma musulmana. [...]
di Antonio Carioti, Il Corriere della Sera, pag. 51, 8 luglio 2008
Il modello è la Biennale del dissenso tenuta nel 1977. All' epoca Carlo
Ripa di Meana aprì la tradizionale rassegna delle arti di Venezia alla
cultura oppressa dai regimi comunisti, ospitando voci prestigiose come
il polacco Gustaw Herling, il cubano Carlos Franqui, il futuro premio
Nobel russo Iosif Brodskij. Per condurre in porto l' impresa,
osteggiata violentemente da Mosca, fu necessario superare, con l'
appoggio di Bettino Craxi, le resistenze degli intellettuali legati al
Pci, che avanzarono numerose obiezioni. Dietro l' ostruzionismo,
afferma Ripa di Meana in un' intervista apparsa ieri sul Foglio, c' era
la mano di Aldo Tortorella, alto dirigente di Botteghe Oscure, «che
guidò questa vicenda nel vasto mondo della cultura comunista del
tempo». Adesso, continua, il filo andrebbe ripreso, promuovendo un'
iniziativa analoga con i dissidenti del mondo islamico, a partire dal
lavoro svolto da Magdi Allam: «Ma in materia i politici italiani sono
capaci solo di cose rapsodiche e scadenti», aggiunge Ripa di Meana,
riferendosi esplicitamente alla famosa maglietta del ministro Roberto
Calderoli. Sull' importanza del tema non ci sono dubbi, però l' accusa
può apparire eccessiva. Ad esempio Fiamma Nirenstein, oggi deputata del
Pdl, ricorda la conferenza sulla lotta per la democrazia nel mondo
islamico organizzata a Roma, nel dicembre scorso, da tre fondazioni
vicine al centrodestra: Magna Carta, Farefuturo e Craxi. «Vennero
intellettuali iraniani, siriani, egiziani, libanesi, sudanesi -
dichiara la parlamentare al Corriere - esponendosi a seri rischi. [...]