Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

Israele si prepara alla guerra

giovedì 7 agosto 2008 Il Giornale 3 commenti
Da Il Giornale, 7 agosto 2008

La guerra, per essere molto chiari, minaccia il Medio Oriente quanto e di più del luglio 2006 e, data la globalità della jihad e il fatto che Hezbollah sia pilotato, come del resto Hamas, da interessi iraniani oltre che siriani, un conflitto oggi può avere riflessi molto più larghi delle solite guerre: prima della proliferazione missilistica si assisteva solo a guerre di confine. Ora, non è così: i missili possono cadere molto lontano fra la gente, possono cambiare obiettivo, provocare scontri larghi, dalla conquista locale al sommovimento globale.
Scrive il giornale libanese al Akhbar, di simpatie sciite, che il nostro generale Claudio Graziano, capo dell’Unifil, ha comunicato alle truppe un piano di azione nel caso un aereo israeliano venga abbattuto nel cielo del Libano. Secondo il piano l’Unifil deve immediatamente occuparsi del pilota e in caso esso sia stato catturato da milizie, liberarlo. Se fosse nelle mani dell’esercito, l’Unifil non deve agire. L’Unifil ha smentito tutto, ma ha anche ribadito che secondo la risoluzione 1701 deve fare qualsiasi cosa in suo potere per salvare la vita di soldati stranieri dentro i confini libanesi. Se in questa forma o in un’altra l’Unifil ha inviato un messaggio agli Hezbollah invitandoli a evitare altri rapimenti, tantopiù in seguito ad abbattimento di aerei israeliani, non ha fatto altro che rispondere a concrete minacce. [...]

Gerusalemme invasa dai topi dell’odio

domenica 27 luglio 2008 Il Giornale 25 commenti
Che sciarada Fatah - il partito di Abu Mazen - la parte «moderata» del mondo palestinese, quella su cui tutti puntiamo per il processo di pace cominciato nel novembre 2007 ad Annapolis. Condoleezza Rice ha appena ripetuto che quell’iniziativa sta per dare i suoi frutti, che il 30 luglio ci sarà un incontro decisivo a Washington, e che c’è tempo fino alla fine del 2008 per raggiungere un accordo. Ma nelle stesse ore, il giornale panarabo Sharq el Awsat scrive che forse si medita nell’Autorità nazionale una proclamazione unilaterale dello Stato palestinese che ponga fine agli indugi.
Quanto all’unione fra Fatah e Hamas, si è allontanata sideralmente: la sabbia di Gaza da venerdì notte è coperta di sangue. Fatah e Hamas hanno messo in scena uno scontro selvaggio, con cinque morti più una bambina da parte di Hamas e poi una caccia agli uomini di Fatah che hanno passato ore nel terrore, cacciati, fermati, picchiati. Uomini di Fatah a Gaza hanno rivendicato la bomba della spiaggia che ha ucciso i militanti di Hamas, ma Abu Mazen ha rifiutato ogni responsabilità, riproponendo quel volto che risulta così rassicurante all’Occidente.
Di certo, Fatah si è presentato a tutti gli appuntamenti con il premier israeliano Ehud Olmert, ha accettato il rapporto amichevole con Washington.
Ma c’è anche un’altra realtà: la «realtà dei toponi» di cui Abu Mazen, anche se non direttamente responsabile, dovrebbe occuparsi subito. Prendiamo (su indicazione del Palestinian Media Watch, istituto che segue i mass media palestinesi) il giornale controllato dall’ufficio del presidente, Al Hayat al Jadida, e un altro, Al Ayyam: l’uno e l’altro scrivono che la parte araba di Gerusalemme sarebbe stata invasa da «supertopi» portati ad arte da perfidi settler per rendere la vita dei palestinesi impossibile. [...]

La belva Kuntar ha svelato al mondo il volto del Libano

domenica 20 luglio 2008 Il Giornale 12 commenti
La belva Kuntar ha svelato al mondo il volto del LibanoIl Giornale, 19 luglio 2008

Quello che abbiamo visto accadere in Libano nel giorno dello scambioHezbollah-Israele fra i corpi di Eldad Regev e Ehud Goldwasser el’assassino infanticida Samir Kuntar e gli altri quattro terroristi, hadell’incredibile, e guai a non tenerne conto: sarebbe una grave fallastrategica nella mente dell’intero consesso internazionale. Kuntar indivisa militare, pronto al saluto nazista degli Hezbollah e di altrieserciti arabi, è stato accolto estaticamente da tutto il Libano nelsuo insieme, non solo dagli Hezbollah.
Ovvero, da quel mosaico di etnie e religioni cui abbiamo sempreattribuito diversità e contrasti tendenti a formare un’armoniosademocrazia contrastata dai nemici interni e esterni del Libano. Abbiamoseguitato a pensare nel corso degli anni che gli assassini mirati degliamici dei siriani, l’intervento dell’Iran per armare gli Hezbollah, laguerra indotta dagli Hezbollah stessi e poi la risposta israeliana,chiudessero la strada agli uomini di buona volontà, fra cui il primoministro spesso definito pro americano, Fuad Siniora. Michel Suleiman,il nuovo presidente ex generale, era stato assolto dall’evidente sceltadi non usare l’esercito contro gli Hezbollah durante il loro semi golpedelle settimane scorse. [...]

L'equazione tra il diritto e il torto minaccia Israele e tutto l'Occidente

giovedì 17 luglio 2008 Il Giornale 38 commenti

Il Giornale, 17 luglio 2008

Non è solo un fallimento di Israele lo scambio di ieri mattina a Rosh HaNikra, dove i corpi dei due soldati rapiti Ehud Goldwasser ed Eldad Regev sono stati barattati con cinque terroristi vivi. Tra loro Samir Kuntar, che assassinò a colpi di calcio di fucile una bambina di quattro anni e suo padre. La madre ancora oggi ricorda le sue urla di gioia nell’uccidere l’infante. Si tratta di un grande fallimento strategico per la nostra civiltà intera, di una dichiarazione d’impotenza di fronte al grande fenomeno del terrorismo senza pietà che abolisce quello che abbiamo costruito sull’esperienza della crudeltà delle guerre tradizionali: la Convenzione di Ginevra, la Croce Rossa, i meccanismi di protezione dei prigionieri di guerra. È il meccanismo intero della protezione morale dalla crudeltà insita nell’uomo che è cancellato nello scambio di ieri, più ancora che dai precedenti scambi che avevano coinvolto migliaia di prigionieri, perché le condizioni della guerra al terrorismo sono cambiate. Israele è una prova, in questo caso, dell’incapacità della civiltà giudaico-cristiana, che ha posto i mattoni dei diritti umani, di difendere se stessa e i propri figli, di fronteggiare il sadismo e il desiderio di predominio tramite la violenza, come se essi fossero stati magicamente cancellati dalla natura umana. Con questo scambio il terrorismo islamico prende in giro i principi morali e le buone intenzioni del nostro mondo. [...]


Il doppio gioco siriano allontana la pace

giovedì 10 luglio 2008 Il Giornale 3 commenti
Da Il Giornale, 10/7/08

La Siria tesse in questi giorni una funambolica ragnatela e lo fa veloce. È tutto un roteare di luci e di colori. Chiediamoci quindi cosa stia facendo veramente. Per il presidente siriano Bashar Assad, con l’attuale dialogo di pace con Israele mediato dalla Turchia si è aperta una finestra di opportunità che somiglia a un arco di trionfo. Il suo audace tentativo sembra quello di guadagnare, venendo così estratto dall’Asse del male, senza spendere del suo.
Lunedì, Assad, in versione pacifista, sarà la star, l’attrazione che il leader francese Nicolas Sarkozy esibirà a Parigi alla presenza di 40 Paesi convenuti per fondare l’Unione Mediterranea voluta da Parigi. I colloqui siriani e israeliani, hanno detto ieri i diplomatici turchi, sembrano mostrare buone premesse e gli interlocutori potrebbero fare presto a meno di mediatori. Parallelamente, si specula che a Parigi il primo ministro israeliano Ehud Olmert siederà al capo di una tavolata organizzata per ordine alfabetico e all’altro capo, lontano ma forse sorridente e comunque speculare, ci sarà Assad. Questo significa che la pace è vicina? Per ora quello che si sa è soltanto che i siriani hanno chiesto la restituzione delle alture del Golan e che non si sbilanceranno di più finché George W. Bush sarà presidente degli Stati Uniti. Che tipo di pace siano disposti a dare in cambio, se vogliano accettare Israele nel consesso mediorentale, di questo non si ha nessun segno. Semmai si sa che per quanto riguarda la linea di pace cui dicono di aver diritto preferiscono quella del 4 giugno del 1967: perché catturarono territorio dal 1949 al 1967, anche se tale demarcazione va oltre il confine internazionale fra la Siria e la Palestina Mandataria. È anche la linea che permette l’accesso al lago Tiberiade, il maggiore bacino acquifero d’Israele. [...]

Un nuovo martire per gli "altari" di Hamas

giovedì 3 luglio 2008 Il Giornale 0 commenti

Gerusalemme rende omaggio alla voce della nuova europa

martedì 24 giugno 2008 Il Giornale 1 commento
l clima estatico per la lunga visita di Sarkozy in Israele, le esclamazioni entusiaste di Olmert («questo è un autentico revival delle antiche relazioni franco-israeliane»), di Netanyahu («Sarkozy è un vero amico del popolo ebraico») e di Peres, non sono collegati a nessuno scoop politico, salvo quello più importante: Sarkò è Sarkò, la sua immagine politica oltremodo occidentale propone un'idea della Francia e dell'Europa rinnovate, completamente diverse dal passato persino nella percezione disillusa di Israele. Udite udite, Sarkozy è parte di un’Europa nuova, che rinforza il rapporto interatlantico, amica degli Usa, legata alla Germania della Merkel, parte della stessa onda realistico-identitaria che ha portato al potere Berlusconi. Non solo, la Francia è il leader nella nuova linea dura verso l'Iran. [...]

Per Gerusalemme i fronti restano quattro

mercoledì 18 giugno 2008 Il Giornale 19 commenti

Guai a non intendersi fra culture: Israele, che è una scheggia di Occidente in mezzo a un oceano di cultura islamica, dà prova su ben quattro fronti di muoversi secondo i propri criteri, quelli della logica e della reciproca fiducia, e non quelli che la sua posizione geopolitica le propone nella realtà.
Il fronte della pace con Abu Mazen: nonostante l’occupazione violenta di Gaza nel giugno del 2007 da parte di Hamas, nonostante la disastrosa ripercussione sulla vita di un milione e mezzo di palestinesi, tuttavia i palestinesi seguitano a preferire Hamas a Fatah. Piace loro l’onestà dei jihadisti sempre in armi, l’adamantino rifiuto di Israele, il fatto che Gaza almeno è pulita. Gli uomini di Fatah nel West Bank sono conquistati da quello stesso Hamas che con la sua lotta per il potere ha causato con la guerra fratricida l’uccisione di 450 uomini e il ferimento di 1800, oltre alla chiusura di 3900 fabbriche, e in definitiva il fatto che dei cittadini di Gaza l’85% vive della carità di varie istituzioni. Il risultato politico di questa situazione, assicura l’analista Khaled Abu Toameh, è che i palestinesi, stufi della corruzione di Fatah e dei suoi leader e soprattutto insospettiti dal sostegno occidentale, americano ed europeo ad Abu Mazen, se dovessero votare domani porterebbero Hamas di nuovo alla vittoria a Gaza e gli consegnerebbe anche l’Autonomia. Dunque Israele tratta con Abu Mazen che non sarebbe mai in grado di garantire la pace che tutto il mondo auspica, perché un moderato in quel mondo può passare per un vile. [...]

Il presidente iraniano merita il Tribunale internazionale

martedì 3 giugno 2008 Il Giornale 17 commenti
Il presidente iraniano merita il Tribunale internazionale

Forse molti di noi, andando stasera alla manifestazione di protesta contro Ahmadinejad dell’Iran ospite della FAO a Roma, si chiederanno che cosa si potrebbe fare di più diretto e effettivo per delegittimare il discorso fanatico e carico di violenza del presidente, cui comunque è stato negato qualsiasi incontro con il Governo e col Papa. E tuttavia se non con la guerra, come si potrebbe fermare la sua bomba atomica quasi pronta, la sua politica di violazione dei diritti umani, l’aggressività religiosa che arma Hezbollah, Hamas e minaccia morte a Israele e all’occidente tutto? La risposta c’è anche se parziale, ed è pratica e non violenta. Ma prima di suggerla, leggiamo le ultime uscite del presidente Iraniano prima di imbarcarsi verso Roma. Lunedì in un discorso a ospiti stranieri ha detto: “Il regime sionista criminale e terrorista è alla conclusione della sua opera e presto sparirà dalla carta geografica...”.  [...]

IRANIAN PRESIDENT DESERVES INTERNATIONAL COURT
Perhaps many people among us, while making their way this evening to the demonstration against Ahmadinejad, guest of the FAO in Rome, will be asking themselves which more direct and effective actions should be undertaken in order to delegitimize the fanatic and violent discourse of the Iranian President, who was denied every meeting with the Government or the Pope. Still, if not with a war, how could be stopped his almost ready atomic bomb, his policy of human right’s violation, the religious aggression that arms Hezbollah and Hamas and threaten to death Israel and the whole West? The answer exists, even if partial, and it is practical and nonviolent. But, before advancing it, let’s have a look at the Iranian President’s last declarations. [...]

Ora tocca a noi smascherare Ahmadinejad

giovedì 29 maggio 2008 Il Giornale 2 commenti
Il mondo ci guarderà nei giorni in cui il presidente iraniano Ahmadinejad in visita alla Fao saggerà di fatto il terreno italiano, europeo, democratico. Abbiamo quindi una grande responsabilità, come la ebbero gli Usa in occasione della visita all’Onu: allora il presidente della Columbia University, professor Lee Bollinger, schiacciò il presidente dell’Iran sotto le sue stesse menzogne. Per noi italiani, è un compito importante dimostrare che la visita di Ahmadinejad ci risulta molto problematica, fortemente sgradita: questo, diciamolo subito, nonostante la nobilissima storia della Persia e la grazia e la forza della cultura dei Persiani.
Il governo non incontrerà Ahmadinejad e questo rafforzerà l’atteggiamento più duro di tutto il consesso internazionale: è un dato fortemente positivo. Ma ora sta alla società civile, agli intellettuali, ai politici uno a uno, dare un segnale deciso di consapevolezza. Bene ha fatto il Riformista a lanciare un appello che sfocerà in un sit in.
Ahmadinejad è un dittatore spietato, il suo Paese condanna a morte 210 persone l’anno, 100 giovani sono nel braccio della morte per crimini di varia natura, dall’omosessualità al dissenso mascherato. La costruzione di strutture atomiche va di pari passo con l’ossessiva promessa di distruggere Israele, e col disprezzo per tutto l’Occidente accompagnato dalla minaccia ripetuta nel 2006 che l’Islam è pronto a dominare il mondo, anche con il perfezionamento di missili Shahab che possono già raggiungere le capitali europee. La sua pericolosità non è legata però soltanto al progetto atomico ormai in dirittura di arrivo, ma a un bisogno egemonico che usa e fomenta per fini imperialisti le organizzazioni terroriste in ogni situazione agibile, come per esempio quella irachena. [...]
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