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Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Grazie alla pressione internazionale, l'Iran non ha potuto ieri ottenere un seggio che avrebbe messo in ridicolo la nuova Agenzia Onu per le Donne (UN Women), dato che l'Iran è un paese in cui le donne vivono in una condizione di discriminazionew assoluta, nonché di pericolo a causa di leggi che puniscono l'adulterio con la lapidazione, e questo è solo il picco di un'altra quantità di leggi discriminatorie. Tuttavia, le consuete contraddizioni dell'Onu restano aperte: da ieri siede infatti nel direttivo di UN Women l'Arabia Saudita, che a sua volta applica leggi sulla famiglia poligamica e che mantiene la donna in uno stato di totale suddittanza al maschio. Rischiamo che anche questa nuova Agenzia dell'Onu diventi ostaggio di una mentalità che, pretendendo di difendere i diritti umani, di fatto li affossa".
Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione esteri della Camera

"E' incredibile che l'Iran si candidi per il direttivo dell'Agenzia Onu per le donne, un nuovo organismo che riunisce tutti i vari enti delle Nazioni Unite che si occupano della questione femminile, creato per potenziare la lotta per il miglioramento della condizione delle donne nel mondo.
L'Iran è un paese che lapida le adultere, che ammette la poligamia, in cui la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo: le donne non possono ricoprire alte cariche politiche; la testimonianza in tribunale di due donne equivale a quella di un uomo; una donna ha bisogno del permesso del marito per ottenere il passaporto. Inoltre l'Iran non ha ratificato la Convenzione CEDAW per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, adottata proprio dall'Onu.
In questi mesi poi tutto il mondo sta protestando per l'imminente esecuzione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, condannata per un reato di onore a una pena barbarica quale la lapidazione. Per questo tra l'altro, agli inizi di settembre, insieme a oltre 30 colleghe parlamentari avevamo inviato all'Alto Commissario per i Diritti Umani dell'Onu una lettera in cui si chiedeva di riconsiderare l'ammissione, avvenuta nel maggio scorso, dell'Iran a un'altra agenzia Onu per le donne, la Commissione per la Condizione Femminile. Non solo questo non è accaduto, ma ci troviamo ora davanti a una situazione sempre più paradossale. Oggi si tengono le votazioni per il direttivo dell'Agenzia Onu per le donne: se la candidatura iraniana avrà successo, la credibilità di questa nuova istituzione verrà minata alla base e si renderà ridicola agli occhi di tutti quanti si battono per i diritti delle donne nel mondo, nonché per le molte donne iraniane di cui non conosciamo il nome in attesa di essere lapidate secondo leggi di onore che repellono la coscienza democratica e umanitaria che caratterizza i nostri ordinamenti".
Il Giornale, 5 novembre 2010

Si sente dire spesso che le elezioni di midterm, o forse tutte le elezioni americane, o forse addirittura tutte le elezioni del mondo, se ne infischiano della politica estera e corrispondono poi in definitiva solo al momento in cui un cittadino verifica nervosamente il portafoglio che ha in tasca. Ma non è così: ci sono fiumi carsici di incontenibile passione nel modo in cui i cittadini americani si autodefiniscono rispetto al mondo; e se è vero che il ciclo liberista non è mai finito così come la ribellione rivoluzionaria antistatalista, se è vero, come ha scritto Giuliano Ferrara, che la frontiera individualista non è morta e per questo Obama deve oggi soffrire, è anche vero che un americano può scatenarsi in sogni pacifisti e politicamente corretti come il rifiuto della guerra del Vietnam e le proteste contro George Bush, ma questo non lo trascinerà su una linea utopica irrealistica, pericolosa per la sua sicurezza e per quella della sua famiglia, non trasformerà la sua multietnicità in una identità border line rispetto al rispetto di se stesso e della propria cultura. [...]
(9Colonne) Roma, 4 nov - "La comunità internazionale non deve fermare la propria mobilitazione davanti alle presunte rassicurazioni che arrivano dalle autorità iraniane sulla sorte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. E' inoltre necessario che i governi europei si attivino per ottenere informazioni anche su Javid Hutan Kian, l'avvocato di Sakineh, e su suo figlio Sajjad Ghaderzadeh, entrambi incarcerati da tempo con la tipica e pretestuosa accusa di aver 'interagito con elementi controrivoluzionari con base all'estero'.
Altre donne, come Sakineh, e tra loro anche minorenni, sono recluse nel carcere di Trabriz in in attesa di esecuzione mediante la barbarica pratica della lapidazione per il reato di adulterio. Chiedere oggi la liberazione di Sakineh significa intercedere per tutte loro e significa anche prendere una posizione netta contro la pena capitale, considerato che l'Iran, con oltre 210 esecuzioni all'attivo nel 2010, è secondo solo alla Cina in questa macabra classifica". Così in una nota  Fiamma Nirenstein (Pdl), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera.
Sakineh: la comunità internazionale non abbassi la guardia

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein (Pdl), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

“La comunità internazionale deve di nuovo prendere su di sé la responsabilità di fermare l’esecuzione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, non solo perché siamo contrari alla pena di morte, ma anche perché si tratta di una condanna in base a leggi di onore che repellono la coscienza democratica e umanitaria che caratterizza i nostri ordinamenti.
Sakineh da oltre quattro anni è detenuta nel carcere di Tabriz, dove sono recluse altre donne in attesa di esecuzione per il reato di adulterio, tra loro anche minorenni. Chiedere oggi la liberazione di Sakineh significa intercedere per ogni donna che rischia di subire la stessa ingiusta e disumana sorte in base a una legge barbarica. Significa anche prendere una posizione netta contro la pena di morte, considerato che l’Iran, solo nel 2010, ha messo in atto oltre 210 esecuzioni ed è quindi secondo solo alla Cina in questa macabra classifica.
Ad oggi, chiunque in Iran si è battuto per salvare Sakineh è stato imprigionato. Innanzitutto Sajjad Ghaderzadeh, il figlio di Sakineh; poi Javid Hutan Kian, l’avvocato della donna; oltre a loro, due giornalisti tedeschi che hanno intervistato l’avvocato il mese scorso e persino, proprio in questi giorni, l’avvocato che li difendeva.
Respingiamo il pretestuoso argomento secondo cui il caso di Sakineh è stato solo una scusa per una mobilitazione internazionale contro l’Iran. La sua condanna è invece la prova della crudeltà di un regime che viola tutti i diritti umani, perseguita le donne e impicca gli omosessuali.
Il nostro Paese è stato da subito in prima linea per salvare la vita di Sakineh e ce lo ricorda ogni giorno il grande manifesto con il suo volto sulla facciata di palazzo Chigi. Ma la mobilitazione internazionale deve essere ancora più forte ora, dato il cinismo di questo regime”.

Iran, Nirenstein: posizioni che lasciano poco spazio al dialogo

Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Le posizioni espresse dal Viceministro degli Esteri per l'Europa della Repubblica Islamica dell'Iran, Ali Ahani, durante una conferenza oggi a Roma, mostrano nuovamente il volto negativo e provocatorio dell'Iran, quando accusa il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di aver provocato problemi e 'deluso profondamente la popolazione iraniana'.
La realtà è che sono le incredibili violazioni di diritti umani messe in atto da un Paese che perseguita i propri cittadini, torturando dissidenti politici, impiccando omosessuali e perseguitando le donne, nonché la continua minaccia di distruzione rivolta a Israele, a lasciare poco spazio al dialogo, come dimostra anche l'irrefrenabile corsa verso il nucleare in Iran.
E' anche assurdo che la mobilitazione internazionale contro l'eventuale lapidazione di Sakineh venga vista come un pretesto per attaccare l'Iran e non come una sacrosanta battaglia per il rispetto della vita umana. Evidentemente la visita del viceministro Ahani è stata decisa secondo il costume di quel Paese che, per ribadire le posizioni più inaccettabili, si avvale dei più prestigiosi palcoscenici, come di recente ha fatto il presidente Ahmdinejad dal podio dell'Onu".

Mediorientale
martedì 26 ottobre 2010 -  commenti
Riascolta la puntata di questa settimana della conversazione con Massimo Bordin sull'attualità mediorientale:


Cari amici,
due notizie personali: la settimana scorsa si sono svolte, come da prassi a metà legislatura, le votazioni per il rinnovo delle varie commissioni parlamantari e io sono stata riconfermata come vicepresidente della Commissione Affari Esteri. Inoltre, ho ricevuto da parte del Ministro degli Esteri Frattini una gentile lettera che mi annuncia l'incarico di coadiuvarlo nelle relazioni con gli ambienti politici e culturali israeliani e nei rapporti con le comunità ebraiche nel mondo.

Dear Friends,
Two personal news: as normally occurs half-term, last week ballots were held to renew the various parliamentary committees and I was reconfirmed as vice-president of the Foreign Affairs Committee. In addition, I received from Foreign Minister Frattini a kind letter appointing me as a an official consultant for Israel and the international Jewish communities.

Il Giornale, 19 ottobre 2010

I religiosi accusano Gerusalemme per la situazione in Palestina. Ma lo Stato ebraico è l’unico dell’area in cui i fedeli di Cristo aumentano
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È facile immaginarsi quante preoccupazioni la Chiesa nutra nei confronti dei suoi cristiani in Medio Oriente, ed è per questo che ha indetto una lunga sessione di lavoro del sinodo dei vescovi sui problemi dell’area. L’islam non ama i cristiani d’oriente: li ha costretti alla fuga se è vero che sono ora solo il 6% della popolazione mediorientale. C’è solo un paese dove i cristiani sono cresciuti in numero: in Israele da 34mila che erano nel ’49 sono diventati 163mila, e saranno 187mila nel 2020. Invece, nei paesi musulmani i cristiani diminuiscono, ma le 50 Chiese ospitate in Terra Santa non se ne accorgono. Preferiscono dare addosso a Israele, dove godono di piena libertà di culto e di espressione. Non importa andare al tempo della conquista islamica nel settimo secolo quando i cristiani erano il 95 per cento. [Continua...]

The Christians criticize Israel, but turn a blind eye to Islamic violence

Il Giornale, October 19, 2010

Religious leaders lay the blame for the situation in Palestine on Jerusalem. But the Jewish State is the only one where the followers of Christ are on the increase.

It’s not hard to imagine how worried the Catholic Church is about its Christians in the Middle East, and this is why it has dedicated a lengthy working session at the Synod of Bishops to problems in that area. Islam does not like Eastern Christians: it has forced them to flee and now they account for only 6% of the population in the Mideast. There is only one country where the number of Christians has grown. In Israel, from their 34,000 in '49, they have become 163,000 and will be 187,000 in 2020. In Muslim countries, on the other hand, Christians are on the wane, but the 50 churches present in the Holy Land seem not to notice. They prefer to dump on Israel, where they enjoy full freedom of worship and expression. It’s useless to hearken back to the time of Islamic conquest in the 7th century when Christians accounted for 95 percent. [Keep on reading...]

Roma, 19 OTT (Il Velino) - "A mio parere e' necessario collocare l'attuale fenomeno del negazionismo all'interno di un'ondata di 'nuovo antisemitismo': un fenomeno in crescita verticale nel mondo: se nel 1989 si sono verificati 79 episodi violenti di matrice antisemita, nel 2009 essi sono stati ben 1129. In generale nel 2009 si e' registrato il maggior numero di episodi antisemiti (violenti e non) dalla seconda guerra mondiale". Lo dichiara Fiamma Nirenstein, esponente del Pdl, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera e Presidente del Comitato di Indagine
Conoscitiva sull'Antisemitismo, che in una nota aggiunge: "Il negazionismo e' un motore di odio tra i piu' notevoli. Esso si propone infatti di inculcare l'idea che una delle verita' storiche piu' comprovate sia invece un'invenzione opportunistica degli ebrei e questa e' certamente una forma di delegittimazione del mondo ebraico intero sopravvissuto allo sterminio e in particolare dello Stato d'Israele, che ne e' il cuore. Non a caso, le intenzioni genocide del presidente dell'Iran Ahmadinejad si basano sulle teorie negazioniste. Ritengo tuttavia che, comminando misure penali agli esponenti del negazionismo, si rischia di creare dei martiri di una malintesa liberta' di opinione".
"Credo invece - continua Nirenstein - sia molto opportuno dotarsi di altre armi contro l'antisemitismo, per esempio ampliando il contenuto della lodevole legge 211 del 2000, che istituisce il Giorno della memoria per combattere l'oblio dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico. Un tale ampliamento, che intendo proporre, deve rendere esplicito l'impegno del parlamento ad agire non solo per tenere viva la memoria del passato, ma anche per combattere, con la diffusione della conoscenza nelle scuole, nelle universita' e con una decisa campagna di informazione, ogni opinione sbagliata destinata ad aumentare l'odierno antisemitismo".

Il Giornale, 18 ottobre 2010

Il discorso della Cancelliera tedesca Angela Merkel sul modello multicultura­le fallito, non è una resa, ma una sfida. Una bella sfida nella forma non di uno squillo di tromba, ma di un pacato richia­mo al buon senso. Di certo la Cancellie­ra, per come la si conosce, liberale e mo­derata, non intende con la sua uscita ten­tare di chiudere le porte della Germania o dell'Europa; né sarebbe possibile bloc­care d'un tratto l'immigrazione e più in generale quei processi di globalizzazio­ne che sono parte del mondo attuale, del nostro mondo. Ma proprio la sua fac­cia tondeggiante eppure dura, i suoi mo­di di usuale cortesia che ci propongono la questione in maniera urbana, il suo mettere avanti la preoccupazione dei giovani da qualificare per un degno lavo­ro, i nostri ragazzi che non sanno che fa­re di se stessi; il parlare del disagio bibli­co della babele di un mondo in cui i tuoi vicini di casa non hanno idea della tua lingua; il disegnare ghetti alieni e total­mente diversi l'uno dall'altro, nazionali­tà per nazionalità, dove quasi non ci si pone affatto il problema di integrarsi, ma solo quello della sopravvivenza e della chiusa conservazione di se stessi, identificata con quella della propria cultura... tutto questo riesce a focalizzare il problema meglio di tante analisi sociologiche. [Continua...]

Immigration: Europe regains its pride

Il Giornale, October 18, 2010

The speech by German Chancellor Angela Merkel on the failure of the multi-cultural model, is not a defeat. It is a challenge. A momentous challenge, not in the form of a trumpet fanfare, but a quiet call to common sense. As the Chancellor is known to be a liberal and moderate, she certainly did not intend through her intervention to attempt to close the doors of Germany or Europe. Nor would it be possible to suddenly halt immigration and, more generally, the processes of globalization that are part of today's world, our world. But it was precisely her round, yet stern face and her common courtesy that pose the question to us in such a civilized way: her expressing the worry of young people to be trained for a decent job; our children who don't know what to do with themselves; speaking of the unease of a biblical Babel in a world in which your neighbors have no concept of your language; the creation of ghettos, all alien and totally diverse from each other, each nationality unto itself, where the question of integration does not even arise, only the survival and closed preservation of one’s self identified by one’s own culture… all this brings the problem into focus better than sheaves of sociological analyses. [Keep on reading...]

Il Giornale, 15 ottobre 2010

Il presidente iraniano: "I sionisti non dureranno a lungo". E i leader di Beirut si prostrano davanti a lui, ricordando l’Austria dell’Anschluss

Shimon Biton guarda sconsolato nella sera, che in Medio Oriente arriva prima, le luci rutilanti che il villaggio di Maroun a Ras spara per fare onore a Ahmadinejad in visita sul confine del Libano con Israele. Il villaggio è a pochi centinaia di metri, dalla guerra del 2006 gli agricoltori libanesi ostaggio degli Hezbollah, non sono più venuti, spiega Biton. Shimon con la sua maglietta a striscia insieme ai suoi compagni del moshav (una specie di kibbutz) di Revivim cerca di lanciare nel vento qualche pallone bianco e blu: ha beccato sulla testa insieme alla sua famiglia e i suoi compagni, con morti e feriti, le aggressioni missilistiche degli Hezbollah per decenni. Adesso guarda da lontano le luci, e non può credere che esse stiano illuminando proprio colui che progetta e proclama ogni giorno la distruzione di Israele, lo sterminio degli ebrei, che nega lo shoah; è stupefatto che sia venuto quasi in casa sua di fatto a ispezionare l’avamposto meglio armato dell’Iran, il Libano di Nasrallah, con i suoi 40mila missili: «Io non l’ho visto, se lo vedessi gli direi complimenti, qui ormai le bandiere del Libano non si vedono più da nessuna parte, ci sono solo le tue insieme a quelle gialle degli Hezbollah. Hai ucciso il Libano». [...]

Cari amici,
da quando abbiamo cominciato a immaginare la manifestazione “per la verità per Israele”, a giugno, abbiamo fatto parecchie giravolte: all’aperto, al chiuso, bipartisan, a settembre, a ottobre… Eravamo la solita piccolissima famiglia, io, Sharon, qualche caro amico come Giancarlo Loquenzi che ci ha bombardato di idee e di insofferenza per le stupidaggini, Robert Hassan, che ci ha ossessionato con allegri conti di soldi che non c’erano, Raffaella che ci ha riempito di dolcezza e di cioccolatini regalandoci buona parte del suo tempo. Tutto il comitato promotore ha lavorato con dedizione: French philosopher Shmuel Trigano; Dutch MEP Bastiaan Belder (Epp); former German MP Gert Weisskirchen (Spd); president of the Jewish Community of Rome, Riccardo Pacifici; professor and writer Giorgio Israel; journalists Giuseppe Caldarola, Angelo Pezzana, Daniele Scalise, Carlo Panella; producer of musical events David Zard; Anita Friedman, president of “Appuntamento a Gerusalemme”.

Giuliano Ferrara ha subito accettato di fare del Foglio, con il fondamentale aiuto di Giulio Meotti, la casa quotidiana della manifestazione, e il suo scetticismo unito alla sua passione ha funzionato da garanzia che andavamo bene, con sterzate e cambiamenti di data, di impostazione, di piazza… Gaetano Quagliarello ci ha aiutato alla fine dei vari traslochi a trovate la sede che la Camera di Commercio ci ha gentilmente concesso come dono meraviglioso: era la sede più bella possibile, il Tempio di Adriano, che ci forniva la possibilità di un rifugio interno nel Tempio e di una piazza da popolare, piazza di Pietra.

Ce l’abbiamo fatta a riempire di gente, di striscioni, di simpatia umana tutto lo spazio disponibile, dentro e fuori: si parla di tremila persone, e noi che dentro dirigevamo il traffico abbiamo dovuto scusarci dozzine di volte con tutti i ministri, i viceministri, i parlamentari, gli scrittori, i giornalisti italiani e stranieri che volevano entrare, parlare. Insomma, abbiamo totalizzato 63 interventi, Giancarlo è stato un eroe a contenere la corsa verso il microfono. Mentre Aznar parlava, Frattini aspettava, mentre Mara Carfagna afferrava il microfono, Fassino e Rutelli premevano, mentre Paolo Mieli portava la sua testimonianza, Raffaele La Capria, Alain Elkan, Ernesto Galli della Loggia, Vittorio Sgarbi aspettavano il loro turno. Leggevamo il messaggio di Berlusconi mentre era in stand-by quello di Veltroni, del Presidente della Camera Gianfranco Fini, del Presidente del Senato Schifani. Sul grande schermo installato per l’occasione, si vedevano scorrere i messaggi di Shimon Peres, di Bibi Netnayahu, e quello pieno della nostalgia, che sempre accompagna di conosce Gerusalemme, di Roberto Saviano. Le televisioni facevano a gara a intervistarci, i giornali quotidiani avevano mandato inviati eccezionali e il loro stupore si è riflettuto nei titoli del giorno dopo, e qui ne trovate alcuni: [Continua...]

"For the truth, for Israel": the conquest of a successful result

Watch the entire video of the demonstration: http://www.radioradicale.it/scheda/312536

Dear friends,

since we started, in June, projecting the event “For the truth, for Israel”, we have twisted and turned many times: outdoors, indoors, bipartisan, in September, in October… It started within our small family, Sharon and I and some dear friends such as Giancarlo Loquenzi, the editor of the daily online "L'Occidentale", who bombarded us with his sharp and sudden ideas, Robert Hassan who obsessed us with problems of budget, Raffaella who gave us the gift of her kindness and chocolates and much of her time. We also had an international organizing committee that worked with commitment: French philosopher Shmuel Trigano; Dutch MEP Bastiaan Belder (Epp); former German MP Gert Weisskirchen (Spd); president of the Jewish Community of Rome, Riccardo Pacifici; professor and writer Giorgio Israel; journalists Giuseppe Caldarola, Angelo Pezzana, Daniele Scalise, Carlo Panella; producer of musical events David Zard; Anita Friedman, president of “Appuntamento a Gerusalemme”.

Giuliano Ferrara immediately accepted to make his "Il Foglio" the daily home of this event, and the journalist Giulio Meotti was extremely instrumental for our aim. Day after day, they printed entire pages that our European friends wrote for us. For us Ferrara's passion thought us that we were going in the right direction – albeit with detours and changes of dates and locations... When we finally decided, Senator Gaetano Quagliarello, President of Magna Carta Foundation, helped us finding the conference hall, which was kindly offered to us by the Rome Chamber of Commerce. It was the most beautiful place we could ever imagine: the Temple of Hadrian, a wonderful indoor space facing a very popular square, piazza di Pietra, where we placed a maxi screen to follow what was going on inside. [Keep on reading...]

Il Giornale, 13 ottobre 2010

Il presidente omaggiato da Hezbollah. Parte la corsa dell’Iran alla conquista di tutto il Medio Oriente

Atterriti, parecchi cittadini libanesi in questi giorni comprano armi. Lo ha raccontato piuttosto soddisfatto un commerciante di Beirut sul suo blog: i libanesi si aspettano che le strade del loro povero Paese, l’unico nella regione teoricamente pluralista e di fatto strangolato dagli sciiti di Hezbollah, tornino a essere scena di carneficina. I giornali sauditi come Al Watan o Al Jazirah scrivono: gli Hezbollah stanno per rovesciare il potere libanese in nome dell’Iran. I cittadini si armano perché si aspettano che accada l’inevitabile: non serviranno più gli infingimenti del governo di coalizione formato nel 2009 da Saad Hariri, figlio di Rafik, assassinato nel 2005, e sempre ricattato con le armi di Hezbollah. [...]

Mediorientale
martedì 12 ottobre 2010 -  commenti
RIASCOLTA LA CONVERSAZIONE SETTIMANALE TRA FIAMMA NIRENSTEIN E MASSIMO BORDIN SULL'ATTUALITA' IN MEDIORIENTE:



Sintesi degli argomenti trattati:

Tre crisi in Israele in questo momento:

- Il ruolo del Ministero della Difesa Ehud Barak. Barak, laburista, soldato pluridecorato, uomo di kibbutz. Ma la sua alleanza con la destra al governo porta scontento nel suo partito. C'è la volontà di fare un congresso straordinario per indire nuove primarie. Tra i possibili candidati, la nota ex giornalista Sheli Yakimowithc, che dal 2006 si è lanciata in politica e si occupa perlopiù di tematiche sociali, sulle quali vorrebbe incentrare il programma del partito laburista. Barak ha chiesto di concedergli ancora 4 mesi di verifica: se in questo tempo non avrà ottenuto dei risultati sul fronte del processo di pace, lascerà. L'importante ruolo di Barak nel governo Netanyahu.

- Il dibattito sulla legge di giuramento di fedeltà allo Stato ebraico: la proposta di legge dice che chi vuole acqusire la cittadinanza israeliana (non chi ce l'ha già), dovrà giurare fedeltà alla carta fondativa israeliana (le leggi fondamentali), ovvero al principio di "stato ebraico e democratico". Due elementi che si controbilanciano. "Ebraico" va inteso come elemento nazionale piuttosto che religioso: il riferimento è al popolo ebraico, che è fatto di molti ebrei anche del tutto non osservanti.
Bordin: la risoluzione 181 del novembre 1947 parlava della creazione di due stati, uno ebraico e uno arabo. Quindi l'elemento nazionale è predominante [...]. Citando il libro di Shlomo Sand: [Continua...]
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