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Mediorientale
lunedì 22 novembre 2010 -  commenti

RIASCOLTA LA CONVERSAZIONE SETTIMANALE CON MASSIMO BORDIN SULL'ATTUALITA' IN MEDIORIENTE:



Sintesi degli argomenti di questa settimana:

La nuova moratoria degli insediamenti adottata da Netanyahu: grandi malumori nel governo, anche se Netanyahu è riuscito a ottenere l'ok dal suo partito, il Likud e soddisfazione dell'Amministrazione Obama. Abu Mazen invece richiede il blocco delle costruzioni anche a Gerusalemme Est, principio che non è accettato da Netanyahu. Non significa che Netanyahu non creda si possa contrattare su Gerusalemme, ma considerarla un insediamento non è accettabile dal punto di vista israeliano.
Alla Knesset è in discussione un progetto di legge che stabilisce che la concessione delle Alture del Golan dovrà essere ratificata da una maggioranza di due terzi dei parlamentari oppure da un referendum popolare.
Fronte libanese: sta facendo il giro del Medioriente un servizio della TV canadese che ricostruisce l'omicidio di Rafiq Hariri e le varie tappe dell'inchiesta condotta dal Tribunale Internazionale istituito apposta. La TV canadese riporta che Wissam Eid, capitano delle Forze di sicurezza libanesi che indagava sul caso, stava giungendo nel corso della sua inchiesta alle stesse conclusioni del Tribunale Internazionale, ovvero il coinvolgimento di Hezbollah: il signor Eid è stato ucciso...
Il Wall Street Journal ha rivelato che Imad Mughniyeh (ucciso nel 2008) e suo cognato, Mustafa Badr al-Din, tuttora importante comandante militare di Hezbollah, sarebbero indagati nell'ambito del Tribunale Speciale in quanto responsabili dell'omicidio Hariri. Sembra che Saad Hariri, figlio del premier ucciso e attuale primo ministro, abbia fatto pressioni perché non si riveli ora questo nome per evitare di destabilizzare ulteriormente la delicatissima situazione libanese, che vede al governo anche una componente di Hezbollah. [...]

Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Non credo al video che è stato fatto circolare con una presunta confessione di Sakineh. L'Iran non è nuovo a questi sistemi di auto-accusa e di accuse estorte a proprio tornaconto con la prevaricazione e la paura.
L'unica cosa in cui credo è il dovere dell'Iran di rimettere in libertà Sakineh e, insieme a lei, suo figlio, il suo avvocato e i due giornalisti tedeschi, tutti arrestati con pretestuose accuse di spionaggio per essere intervenuti sul caso di questa donna. La mobilitazione internazionale deve continuare per denunciare l'obbrobrio della pena di morte e della tortura di chi è considerato dissidente politico".
Quel medico ebreo e il suo dilemma
sabato 13 novembre 2010 -  commenti
Il Giornale, 13 novembre 2010

Per essere chiari: io l’avrei operato, per senso di responsabilità come medico e di pietà come essere umano e, se si vuole, anche perché in un ebreo, religioso o laico come me, il rispetto per la vita è un precetto primario. La vita viene prima di tutto, persino prima dello shabbat, il Sabato di santo riposo in cui per salvare la vita propria o altrui, tuttavia, anche chi osserva i precetti può agire senza peccato fuori dalle norme. Un attimo però, non stiamo comunque parlando di un irresponsabile: il dottore ebreo-tedesco che a Paderborn nel Nord Reno-Vestfalia ha rifiutato di operare il paziente trentaseienne con una vistosa svastica e un’aquila reale tatuate su un braccio, non l’ha abbandonato alla morte. Il paziente sta bene, operato da un sostituto. Ma la questione resta seria: vale da giustificazione che un ebreo abbia nella mente la pur immensa, straripante memoria dello sterminio nazista per rifiutare le cure a un neonazista, un antisemita, un malvagio idiota, tatuato con la svastica? La risposta, come dicevamo, è talmente palese da essere banale: sono passati più di 60 anni, il paziente ha 36 anni e inoltre il medico cura sempre e comunque, e soprattutto chiunque. [...]

That Jewish doctor and his dilemma

Let me make it clear: I would have performed that surgery, out of sense of responsibility as a doctor and sympathy as a human being and also because in any Jewish person, either religious or secular like me, human life is a primary precept. Life comes first, before anything else, even before shabbat, the day of holy rest: even then, to save one’s own life or that of others, those who observe the precepts can disobey the rule without sinning. Just a moment please, however, we’re not talking about irresponsibility, whatever else this may be: the Jewish-German doctor from Padeborn in Northern Westfalia who refused to operate on the 36-year-old patient with a big swastika and golden eagle tatooed on his arm, didn’t walk away and leave him to die. The patient is fine – a substitute doctor did the surgery. But there is still a serious question: is the overwhelming memory of the Nazi horror a justification for refusing to treat a neo-Nazi, antisemitic, evil idiot, tatooed with a swastika? The answer, as we said, is so obvious as to be trite: sixty years have gone by, the patient is 36, and in any case, a doctor always treats a patient, no matter what, no matter who. [...]
In Canada per la seconda conferenza interparlamentare per la lotta all'antisemitismoENGLISH FOLLOWS

Cari amici,
questa settimana ho partecipato ad Ottawa alla seconda conferenza della Coalizione Interparlamentare per la Lotta all'Antisemitismo (ICCA), di cui sono membro del Direttivo internazionale insieme a John Mann, parlamentare inglese; Irwin Cotler, parlamentare ed ex ministro della giustizia canadese; Chris Smith, congressman americano; Yuli Edelstein, ministro israeliano per le questioni della diaspora; Gert Weisskirchen, ex deputato Spd tedesco ed Emmanuelis Zingeris, parlamentare lituano.
Come l'anno scorso con la Conferenza fondativa dell'ICCA, tenutasi a Londra, anche quest'anno il raduno, ospitato dal parlamento e dal governo canadese, è stato un successo: in due giorni molto intensi di lavoro, si sono riunite oltre 150 personalità, tra parlamentari ed esperti, da più di 50 paesi. Sono intervenute le più alte cariche dello stato, compreso il Primo Ministro Stephen Harper che ha pronunicato un discorso estremamente importante.
Oltre a una sessione in plenaria sul ruolo dei parlamenti nel contrasto al fenomeno dell'antisemitismo, dove ho potuto presentare l'ottimo lavoro fatto dal Comitato di Indagine sull'Antisemisimo della Camera dei Deputati, ho presieduto anche un gruppo di lavoro incentrato sul tema del "vecchio e nuovo antisemitismo", di cui vi allego sotto una sintesi dei lavori e le raccomandazioni.
L'altro documento fondamentale che la Conferenza ha prodotto è il "Protocollo di Ottawa", che trovate sempre qui sotto in inglese e che è in corso di traduzione, le cui raccomandazioni si uniscono al documento fondativo dell'ICCA, la Dichiarazione di Londra.

Dear friends,
last week (Nov. 7-9) I was in Ottawa to attend the second conference of the Interpaliamentary Coalition on Combating Antisemitism (ICCA), which I'm a member of the steering committee together with John Mann, British MP, founder of the ICCA; Irwin Cotler, MP, former Canadian Minister of Justice; Chris Smith, congressman; Yuli Edelstein, Israel's Minister for pubblic diplomacy and diaspora affairs; Gert Weisskirchen, former German MP and Emmanuelis Zingeris, Lithuanian MP.
The inaugural ICCA conference was held in London on february 2009. As then, also this second appointment has been a great success: in two days we had very intensive working sessions. Parliamentarians from over 50 countries and representing six continents attended the Conference. The highest Canadian institutions delivered their messages, including Prime Minister Stephen Harper.
I personally chaired a plenary session on "role of governments and parliaments in contrasting antisemitism" and I could share there with my colleagues the important work we are doing in the Inquiry Committee on Antisemitism of the Italian Chamber of Deputies. I chaired as well a panel on "Old and new antisemitism", with the contribution of great experts as Daniel Goldhagen, Charles Small, Emanuele Ottolenghi and Berthe Kayitesi, that produced a number of practical recommendations I'm glad to share with you below. You can find here also the Ottawa Protocol, which was adopted at the end of the Conference and is going to complete the London Declaration adopted in 2009.


The Ottawa Protocol on Combating Antisemitism

Preamble

We, Representatives of our respective Parliaments from across the world, convening in Ottawa for the second Conference and Summit of the Inter-parliamentary Coalition for Combating Antisemitism, note and reaffirm the London Declaration on Combating Antisemitism as a template document for the fight against antisemitism. [...]

* Nella foto, dall'alto a sinistra: Scott Reid, Direttore della Coalizione Parlamentare Canadese contro l'Antisemitismo; Gert Weisskirchen, ex parlamentare tedesco Spd, direttivo ICCA; Chris Smith, congressman repubblicano, direttivo ICCA; Stephen Harper, Primo Ministro Canadese; Jason Kenney, Ministro Canadese per la Cittadinanza, l'Immigrazione e il Multiculturalismo; Irwin Cotler, ex Ministro della giustizia canadese, direttivo ICCA; Mario Silva, Vice-direttore della Coalizione Parlamentare Canadese contro l'Antisemitismo; Jardena Lande, Direttore esecutivo dell'ICCA; Yuli Edelstein, Ministro israeliano per la diplomazia pubblica e per la diaspora, direttivo ICCA; Fiamma Nirenstein, vice-presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, direttivo ICCA; John Mann, parlamentare laburista inglese, fondatore dell'ICCA, membro del direttivo ICCA.
Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Grazie alla pressione internazionale, l'Iran non ha potuto ieri ottenere un seggio che avrebbe messo in ridicolo la nuova Agenzia Onu per le Donne (UN Women), dato che l'Iran è un paese in cui le donne vivono in una condizione di discriminazionew assoluta, nonché di pericolo a causa di leggi che puniscono l'adulterio con la lapidazione, e questo è solo il picco di un'altra quantità di leggi discriminatorie. Tuttavia, le consuete contraddizioni dell'Onu restano aperte: da ieri siede infatti nel direttivo di UN Women l'Arabia Saudita, che a sua volta applica leggi sulla famiglia poligamica e che mantiene la donna in uno stato di totale suddittanza al maschio. Rischiamo che anche questa nuova Agenzia dell'Onu diventi ostaggio di una mentalità che, pretendendo di difendere i diritti umani, di fatto li affossa".
Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione esteri della Camera

"E' incredibile che l'Iran si candidi per il direttivo dell'Agenzia Onu per le donne, un nuovo organismo che riunisce tutti i vari enti delle Nazioni Unite che si occupano della questione femminile, creato per potenziare la lotta per il miglioramento della condizione delle donne nel mondo.
L'Iran è un paese che lapida le adultere, che ammette la poligamia, in cui la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo: le donne non possono ricoprire alte cariche politiche; la testimonianza in tribunale di due donne equivale a quella di un uomo; una donna ha bisogno del permesso del marito per ottenere il passaporto. Inoltre l'Iran non ha ratificato la Convenzione CEDAW per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, adottata proprio dall'Onu.
In questi mesi poi tutto il mondo sta protestando per l'imminente esecuzione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, condannata per un reato di onore a una pena barbarica quale la lapidazione. Per questo tra l'altro, agli inizi di settembre, insieme a oltre 30 colleghe parlamentari avevamo inviato all'Alto Commissario per i Diritti Umani dell'Onu una lettera in cui si chiedeva di riconsiderare l'ammissione, avvenuta nel maggio scorso, dell'Iran a un'altra agenzia Onu per le donne, la Commissione per la Condizione Femminile. Non solo questo non è accaduto, ma ci troviamo ora davanti a una situazione sempre più paradossale. Oggi si tengono le votazioni per il direttivo dell'Agenzia Onu per le donne: se la candidatura iraniana avrà successo, la credibilità di questa nuova istituzione verrà minata alla base e si renderà ridicola agli occhi di tutti quanti si battono per i diritti delle donne nel mondo, nonché per le molte donne iraniane di cui non conosciamo il nome in attesa di essere lapidate secondo leggi di onore che repellono la coscienza democratica e umanitaria che caratterizza i nostri ordinamenti".
Il Giornale, 5 novembre 2010

Si sente dire spesso che le elezioni di midterm, o forse tutte le elezioni americane, o forse addirittura tutte le elezioni del mondo, se ne infischiano della politica estera e corrispondono poi in definitiva solo al momento in cui un cittadino verifica nervosamente il portafoglio che ha in tasca. Ma non è così: ci sono fiumi carsici di incontenibile passione nel modo in cui i cittadini americani si autodefiniscono rispetto al mondo; e se è vero che il ciclo liberista non è mai finito così come la ribellione rivoluzionaria antistatalista, se è vero, come ha scritto Giuliano Ferrara, che la frontiera individualista non è morta e per questo Obama deve oggi soffrire, è anche vero che un americano può scatenarsi in sogni pacifisti e politicamente corretti come il rifiuto della guerra del Vietnam e le proteste contro George Bush, ma questo non lo trascinerà su una linea utopica irrealistica, pericolosa per la sua sicurezza e per quella della sua famiglia, non trasformerà la sua multietnicità in una identità border line rispetto al rispetto di se stesso e della propria cultura. [...]
(9Colonne) Roma, 4 nov - "La comunità internazionale non deve fermare la propria mobilitazione davanti alle presunte rassicurazioni che arrivano dalle autorità iraniane sulla sorte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. E' inoltre necessario che i governi europei si attivino per ottenere informazioni anche su Javid Hutan Kian, l'avvocato di Sakineh, e su suo figlio Sajjad Ghaderzadeh, entrambi incarcerati da tempo con la tipica e pretestuosa accusa di aver 'interagito con elementi controrivoluzionari con base all'estero'.
Altre donne, come Sakineh, e tra loro anche minorenni, sono recluse nel carcere di Trabriz in in attesa di esecuzione mediante la barbarica pratica della lapidazione per il reato di adulterio. Chiedere oggi la liberazione di Sakineh significa intercedere per tutte loro e significa anche prendere una posizione netta contro la pena capitale, considerato che l'Iran, con oltre 210 esecuzioni all'attivo nel 2010, è secondo solo alla Cina in questa macabra classifica". Così in una nota  Fiamma Nirenstein (Pdl), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera.
Sakineh: la comunità internazionale non abbassi la guardia

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein (Pdl), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

“La comunità internazionale deve di nuovo prendere su di sé la responsabilità di fermare l’esecuzione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, non solo perché siamo contrari alla pena di morte, ma anche perché si tratta di una condanna in base a leggi di onore che repellono la coscienza democratica e umanitaria che caratterizza i nostri ordinamenti.
Sakineh da oltre quattro anni è detenuta nel carcere di Tabriz, dove sono recluse altre donne in attesa di esecuzione per il reato di adulterio, tra loro anche minorenni. Chiedere oggi la liberazione di Sakineh significa intercedere per ogni donna che rischia di subire la stessa ingiusta e disumana sorte in base a una legge barbarica. Significa anche prendere una posizione netta contro la pena di morte, considerato che l’Iran, solo nel 2010, ha messo in atto oltre 210 esecuzioni ed è quindi secondo solo alla Cina in questa macabra classifica.
Ad oggi, chiunque in Iran si è battuto per salvare Sakineh è stato imprigionato. Innanzitutto Sajjad Ghaderzadeh, il figlio di Sakineh; poi Javid Hutan Kian, l’avvocato della donna; oltre a loro, due giornalisti tedeschi che hanno intervistato l’avvocato il mese scorso e persino, proprio in questi giorni, l’avvocato che li difendeva.
Respingiamo il pretestuoso argomento secondo cui il caso di Sakineh è stato solo una scusa per una mobilitazione internazionale contro l’Iran. La sua condanna è invece la prova della crudeltà di un regime che viola tutti i diritti umani, perseguita le donne e impicca gli omosessuali.
Il nostro Paese è stato da subito in prima linea per salvare la vita di Sakineh e ce lo ricorda ogni giorno il grande manifesto con il suo volto sulla facciata di palazzo Chigi. Ma la mobilitazione internazionale deve essere ancora più forte ora, dato il cinismo di questo regime”.

Iran, Nirenstein: posizioni che lasciano poco spazio al dialogo

Dichiarazione dell'On. Fiamma Nirenstein (Pdl), Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera

"Le posizioni espresse dal Viceministro degli Esteri per l'Europa della Repubblica Islamica dell'Iran, Ali Ahani, durante una conferenza oggi a Roma, mostrano nuovamente il volto negativo e provocatorio dell'Iran, quando accusa il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di aver provocato problemi e 'deluso profondamente la popolazione iraniana'.
La realtà è che sono le incredibili violazioni di diritti umani messe in atto da un Paese che perseguita i propri cittadini, torturando dissidenti politici, impiccando omosessuali e perseguitando le donne, nonché la continua minaccia di distruzione rivolta a Israele, a lasciare poco spazio al dialogo, come dimostra anche l'irrefrenabile corsa verso il nucleare in Iran.
E' anche assurdo che la mobilitazione internazionale contro l'eventuale lapidazione di Sakineh venga vista come un pretesto per attaccare l'Iran e non come una sacrosanta battaglia per il rispetto della vita umana. Evidentemente la visita del viceministro Ahani è stata decisa secondo il costume di quel Paese che, per ribadire le posizioni più inaccettabili, si avvale dei più prestigiosi palcoscenici, come di recente ha fatto il presidente Ahmdinejad dal podio dell'Onu".

Mediorientale
martedì 26 ottobre 2010 -  commenti
Riascolta la puntata di questa settimana della conversazione con Massimo Bordin sull'attualità mediorientale:


Cari amici,
due notizie personali: la settimana scorsa si sono svolte, come da prassi a metà legislatura, le votazioni per il rinnovo delle varie commissioni parlamantari e io sono stata riconfermata come vicepresidente della Commissione Affari Esteri. Inoltre, ho ricevuto da parte del Ministro degli Esteri Frattini una gentile lettera che mi annuncia l'incarico di coadiuvarlo nelle relazioni con gli ambienti politici e culturali israeliani e nei rapporti con le comunità ebraiche nel mondo.

Dear Friends,
Two personal news: as normally occurs half-term, last week ballots were held to renew the various parliamentary committees and I was reconfirmed as vice-president of the Foreign Affairs Committee. In addition, I received from Foreign Minister Frattini a kind letter appointing me as a an official consultant for Israel and the international Jewish communities.

Il Giornale, 19 ottobre 2010

I religiosi accusano Gerusalemme per la situazione in Palestina. Ma lo Stato ebraico è l’unico dell’area in cui i fedeli di Cristo aumentano
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È facile immaginarsi quante preoccupazioni la Chiesa nutra nei confronti dei suoi cristiani in Medio Oriente, ed è per questo che ha indetto una lunga sessione di lavoro del sinodo dei vescovi sui problemi dell’area. L’islam non ama i cristiani d’oriente: li ha costretti alla fuga se è vero che sono ora solo il 6% della popolazione mediorientale. C’è solo un paese dove i cristiani sono cresciuti in numero: in Israele da 34mila che erano nel ’49 sono diventati 163mila, e saranno 187mila nel 2020. Invece, nei paesi musulmani i cristiani diminuiscono, ma le 50 Chiese ospitate in Terra Santa non se ne accorgono. Preferiscono dare addosso a Israele, dove godono di piena libertà di culto e di espressione. Non importa andare al tempo della conquista islamica nel settimo secolo quando i cristiani erano il 95 per cento. [Continua...]

The Christians criticize Israel, but turn a blind eye to Islamic violence

Il Giornale, October 19, 2010

Religious leaders lay the blame for the situation in Palestine on Jerusalem. But the Jewish State is the only one where the followers of Christ are on the increase.

It’s not hard to imagine how worried the Catholic Church is about its Christians in the Middle East, and this is why it has dedicated a lengthy working session at the Synod of Bishops to problems in that area. Islam does not like Eastern Christians: it has forced them to flee and now they account for only 6% of the population in the Mideast. There is only one country where the number of Christians has grown. In Israel, from their 34,000 in '49, they have become 163,000 and will be 187,000 in 2020. In Muslim countries, on the other hand, Christians are on the wane, but the 50 churches present in the Holy Land seem not to notice. They prefer to dump on Israel, where they enjoy full freedom of worship and expression. It’s useless to hearken back to the time of Islamic conquest in the 7th century when Christians accounted for 95 percent. [Keep on reading...]

Roma, 19 OTT (Il Velino) - "A mio parere e' necessario collocare l'attuale fenomeno del negazionismo all'interno di un'ondata di 'nuovo antisemitismo': un fenomeno in crescita verticale nel mondo: se nel 1989 si sono verificati 79 episodi violenti di matrice antisemita, nel 2009 essi sono stati ben 1129. In generale nel 2009 si e' registrato il maggior numero di episodi antisemiti (violenti e non) dalla seconda guerra mondiale". Lo dichiara Fiamma Nirenstein, esponente del Pdl, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera e Presidente del Comitato di Indagine
Conoscitiva sull'Antisemitismo, che in una nota aggiunge: "Il negazionismo e' un motore di odio tra i piu' notevoli. Esso si propone infatti di inculcare l'idea che una delle verita' storiche piu' comprovate sia invece un'invenzione opportunistica degli ebrei e questa e' certamente una forma di delegittimazione del mondo ebraico intero sopravvissuto allo sterminio e in particolare dello Stato d'Israele, che ne e' il cuore. Non a caso, le intenzioni genocide del presidente dell'Iran Ahmadinejad si basano sulle teorie negazioniste. Ritengo tuttavia che, comminando misure penali agli esponenti del negazionismo, si rischia di creare dei martiri di una malintesa liberta' di opinione".
"Credo invece - continua Nirenstein - sia molto opportuno dotarsi di altre armi contro l'antisemitismo, per esempio ampliando il contenuto della lodevole legge 211 del 2000, che istituisce il Giorno della memoria per combattere l'oblio dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico. Un tale ampliamento, che intendo proporre, deve rendere esplicito l'impegno del parlamento ad agire non solo per tenere viva la memoria del passato, ma anche per combattere, con la diffusione della conoscenza nelle scuole, nelle universita' e con una decisa campagna di informazione, ogni opinione sbagliata destinata ad aumentare l'odierno antisemitismo".

Il Giornale, 18 ottobre 2010

Il discorso della Cancelliera tedesca Angela Merkel sul modello multicultura­le fallito, non è una resa, ma una sfida. Una bella sfida nella forma non di uno squillo di tromba, ma di un pacato richia­mo al buon senso. Di certo la Cancellie­ra, per come la si conosce, liberale e mo­derata, non intende con la sua uscita ten­tare di chiudere le porte della Germania o dell'Europa; né sarebbe possibile bloc­care d'un tratto l'immigrazione e più in generale quei processi di globalizzazio­ne che sono parte del mondo attuale, del nostro mondo. Ma proprio la sua fac­cia tondeggiante eppure dura, i suoi mo­di di usuale cortesia che ci propongono la questione in maniera urbana, il suo mettere avanti la preoccupazione dei giovani da qualificare per un degno lavo­ro, i nostri ragazzi che non sanno che fa­re di se stessi; il parlare del disagio bibli­co della babele di un mondo in cui i tuoi vicini di casa non hanno idea della tua lingua; il disegnare ghetti alieni e total­mente diversi l'uno dall'altro, nazionali­tà per nazionalità, dove quasi non ci si pone affatto il problema di integrarsi, ma solo quello della sopravvivenza e della chiusa conservazione di se stessi, identificata con quella della propria cultura... tutto questo riesce a focalizzare il problema meglio di tante analisi sociologiche. [Continua...]

Immigration: Europe regains its pride

Il Giornale, October 18, 2010

The speech by German Chancellor Angela Merkel on the failure of the multi-cultural model, is not a defeat. It is a challenge. A momentous challenge, not in the form of a trumpet fanfare, but a quiet call to common sense. As the Chancellor is known to be a liberal and moderate, she certainly did not intend through her intervention to attempt to close the doors of Germany or Europe. Nor would it be possible to suddenly halt immigration and, more generally, the processes of globalization that are part of today's world, our world. But it was precisely her round, yet stern face and her common courtesy that pose the question to us in such a civilized way: her expressing the worry of young people to be trained for a decent job; our children who don't know what to do with themselves; speaking of the unease of a biblical Babel in a world in which your neighbors have no concept of your language; the creation of ghettos, all alien and totally diverse from each other, each nationality unto itself, where the question of integration does not even arise, only the survival and closed preservation of one’s self identified by one’s own culture… all this brings the problem into focus better than sheaves of sociological analyses. [Keep on reading...]

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