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L' Europa "della pace" e il rischio della deriva antiamericana

domenica 15 febbraio 2026 Il Giornale 0 commenti
L' Europa
Il Giornale, 15 febbraio 2026
 
Il “Sfida”, “Frattura” nei titoli di testa, entusiasmo per la nostra virtuosità europea che ci contrappone agli Stati Uniti: “Un’Europa di Pace”, dice l’Avvenire e da dietro l’angolo l’immagine bellicista di Trump. Il coro europeo, si illumina di soddisfazione (dal Financial Times i giornali spagnoli e francesi in abbondanza): la conferenza di Monaco sulla sicurezza, basa la ripresa dell’Europa su un vecchio amico: l’antiamericanismo. E’ legittimo, certo, rifarsela col superbo Vance di un anno fa, quando accusò l’Europa di essere viziata e inerte, non lo è però ignorare che Marco Rubio ha rimediato. Ma è la sostanza del discorso europeo attuale che si avventura in calcoli sbagliati circa un’alleanza che invece balena necessaria all’orizzonte. Il cannocchiale, per favore: dopo la Abraham Lincoln e la George W Bush, avanza contro la peggiore minaccia al mondo occidentale, l’Iran, una terza portaerei americana, la più grande, la Gerald Ford, fa la sua strada in queste ore dai Caraibi al Mar Arabico. Trump ha fatto sapere nelle ultime 48 ore, che gli ayatollah hanno 30 giorni per dire di sì o di no alla proposta americana. La trattativa inizia questa settimana, Wittkoff e Kushner sono per strada verso Ginevra, ma è difficilissimo. Se l’accordo non ci sarà, il Presidente promette una situazione molto “traumatica”, come ha detto. Trump vuole tre rinunce: “Il nucleare, i missili balistici, i proxy e i terroristi armati”. Ha anche ripetuto che sarebbe davvero bene che il regime assassino che fa tanti morti e feriti (dunque un ritorno alla promessa di soccorso) se ne andasse.
 
Obiettivi quasi impossibili, e Trump lo sa: gli ayatollah e le Guardie della Rivoluzione sono per natura convinti che la loro sia una strada indispensabile, con la quale l’Iran adempierà alla sua più santa missione, l’unica su cui l’Islam sciita è proiettato, la finale venuta del Mahdi che porterà al mondo intero la redenzione, alla conversione all’Islam. Da qui il nucleare e tutto il resto, e la promessa di distruggere Israele e sottomettere l’Occidente. Non sono chiacchiere: il vertice iraniano entrerà in qualsiasi scontro per il suo scopo, fino alla morte dei nemici e sua. L’Europa sa che in questo caso le migliaia di missili balistici, le armi misteriose di cui il regime è dotato, considereranno l’Europa, le sue capitali a distanza di missile minore di Tel Aviv, come un obiettivo apocalittico. Il Vaticano rientra nel numero. L’Iran non ambisce a soluzioni diplomatiche, vuole oggi usare la diplomazia come ha fatto per anni, una versione della tahjia, la bugia per cui ogni musulmano ha il permesso religioso se la sconfitta del nemico lo richiede. L’Europa sa benissimo che l’Iran è anche suo nemico, lo è moralmente perché è un paese nazista, perché persegue la bomba atomica, perché gli ha già applicato lo snap back per mancanza di affidabilità, perché è legata alla Russia contro l’Ucraina, perché la definizione delle Guardie della Rivoluzione come entità terroristica da parte della UE è stata minacciosamente chiamata “un errore strategico”.
 
L’Europa accanto a Israele e agli USA nel mondo che deve essere soggiogato e convertito. E noi, mentre la Gerald Ford si avvicina, siamo contenti che l’Europa si dichiari su un altro fronte rispetto agli USA? Non è invece più saggio impegnarsi perché il fronte occidentale finalmente si saldi, contro l’Iran e la Russia alleati? A fronte di una lunga crisi interna l’Europa non può pensare che la bandiera antiamericana sia la migliore. Si tiri su le maniche, e lavori. E la Germania forse non dovrebbe mai gridare “la nostra vacanza dalla storia è finita”. La storia e l’onore d’Europa si restaurarono sulla loro vacanza e con l’aiuto yankee.  

 

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