Generico
Un giardino per Wanda e Alberto "Lì si incontravano a passeggiare"
L’area di Borgo Allegri dedicata a Lattes e Nirenstein. Intitolazioni anche a Voltolina, Weil e Sarti
Ora
è ufficiale: il giardino di Borgo Allegri si chiamerà Giardino Wanda
Lattes e Alberto Nirenstein. La giunta di Palazzo Vecchio ha dato ieri
il via libera all’intitolazione di una passeggiata e tre giardini a
cinque grandi personalità della cultura e della storia fiorentina e non
solo. Alla storica firma del Corriere della Sera e del Corriere
Fiorentino, Wanda Lattes, e a suo marito, lo storico della Shoah Alberto
Nirenstein, viene dedicato quello che una delle loro tre figlie, Fiamma
Nirenstein, anche lei importante firma del giornalismo, ricorda come
«un luogo a cui mia madre e mio padre erano particolarmente affezionati
per averci passato tanto tempo con grande amore: me li immagino ancora
lì insieme a guardare i bambini che giocano e sono convinta che
sarebbero entrambi felici per questo tributo da parte della loro città». [...]
Se vince Corbyn? L’Inghilterra rimpiomba negli orrori antisemiti. Il richiamo di Nirenstein
Per la prima volta dal dopoguerra in Inghilterra l’antisemitismo può mandare a casa il candidato primo ministro socialista, Jeremy Corbyn, “che ha inaugurato un populismo di sinistra basato sull’odio anti ebraico”, dice a Formiche.net la giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein, tra le altre cose membro del Jerusalem Center for Public Affairs (Jcpa).
Inoltre il 50 per cento degli ebrei del Paese in questione minacciano di lasciare il Paese se dovesse vincere le prossime elezioni. Per cui se Corbyn dovesse vincere “gli ebrei dovrebbero di nuovo guardarsi le spalle, perché qualcuno sta aprendo di nuovo le porte agli errori antisemiti”.
Come si è giunti a questo scenario?
Dinanzi a questa situazione vorrei esprimere tutto il mio sconcerto e il mio orrore. Pensare che il candidato primo ministro dell’unico Paese europeo in cui gli ebrei non ebbero da temere dall’ondata genocida del nazismo, l’Inghilterra, sia un accertato antisemita è devastante. Pensare poi che sia anche il capo del partito laburista a cui gli ebrei hanno dato, sin dal secondo dopoguerra, la patente di forza implicitamente amica, è ancora più grave. Richiede un’analisi accurata e una presa di posizione chiara da parte di tutti quelli che odiano l’antisemitismo. [...]
Mediorientale
Oggi sui giornali troverete ben tre soggetti che riguardano l'antisemitismo che infesta il pianeta
Benjamin Netanyahu: ecco i motivi dell'incriminazione. Video di Fiamma Nirenstein in esclusiva per Informazione Corretta
Clicca qui per vedere il video
Tutti i dubbi sull'incriminazione di Netanyahu. Parla Nirenstein - Formiche.net
L’ex premier israeliano Bibi Netanyahu oggi viene spinto fuori dall’agone politico con mezzi giudiziari? Secondo la giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein, tra le altre cose membro del Jerusalem Center for Public Affairs (Jcpa), Netanyahu ha messo fine a quell’atteggiamento del passato di essere prono dinanzi al rifiuto palestinese e ha cominciato a lavorare in una direzione diversa, per stabilire alleanze nel mondo arabo, con l’Egitto, con i sauditi.
Perché l’incriminazione del premier, “vista l’aria culturale che si respira in Israele”, era prevedibile?
Israele è un Paese che vive una profondissima contraddizione culturale. Da una parte la sua fondazione è legata ad un movimento progressista e socialista, all’ideale comunitario dei kibbutz, al lavoro dei sindacati con un libero mercato che veniva tenuto sotto controllo e misurato agli ideali socialisti che permanevano. Dall’altro un sentimento sociale e umano cresciuto sulle ceneri dell’Olocausto, con un’idea di democrazia, libertà e giustizia totalmente contrapposta a ciò che aveva causato il maggiore disastro della storia ebraica.
E dopo?
Israele aveva altri due compiti: fondare lo Stato-Nazione del popolo
ebraico e difenderlo da una quantità di agguerritissimi e feroci nemici
sui propri confini, che si sono poi allargati, vedi l’Iran, un Paese che
ha giurato la distruzione di Israele e in questo è stato affiancato da
numerosi movimenti anti israeliani come quello di Corbyn. [...]
Mediorientale
Raid israeliano uccide Al Ata capo della Jihad islamica a Gaza. Radio Radicale intervista Fiamma Nirenstein
Per ascoltare l'intervista clicca qui.
Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: Al Ata, Antisemitismo, Gaza, Guerra, Hamas, Integralismo, Iran, Islam, Israele, Missili, Palestina, Palestinesi, Qatar, Servizi Segreti, Terrorismo Internazionale, Violenza.
Convegno "Italia-Israele: un legame nella storia". Consolato di Israele per Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna

La conversione al capitalismo. 1989: l’ultima frontiera del libero mercato
Formiche.net, 9 novembre 2019
di Fiamma Nirenstein, inviata a Berlino
Dal sogno infranto del socialismo reale alla scoperta della poesia delle merci. Dalla fuga disperata all’approdo famelico. Dalla rabbia alla voglia. Cronache dalla nuova frontiera: ovvero la tumultuosa conversione al capitalismo di uno dei popoli ex comunisti liberati dall’effetto Gorbaciov.
Noi, gente dell’ Occidente, non avevamo mai visto un bambino che per la prima volta a dieci anni entra in un grande magazzino pieno di giocattoli (in questo caso il Ke De We di Berlino ovest) e tocca un videogioco Nintendo. Non avevamo mai visto una massa di pensionati e di donne vestite con cappotti grigi di lana a piccoli bitorzoli aggirarsi per un negozio di dolci dove sono esposte cento marche di cioccolatini, duecento di caramelle di tutti i colori, una quantità indefinita di pasticcini profumati mai visti prima.
Non avevamo mai visto una massa di ragazzi tutti vestiti di un triste jeans marmorizzato, eguale per tutti e palesemente divisa della festa giovanile, aggirarsi per un grande negozio di articoli musicali, chiedere di mettere un compact (mai visto prima) di Madonna (Papa, don’t preach, che è per noi già vecchiotta) e azionare un sintetizzatore che al tocco di un bottone riproduce l’abilità di un esperto batterista. Non avevamo mai visto che faccia fa un tecnico specializzato o un professore di letteratura che ha speso trent’anni di lavoro, mettiamo, nel paesino di Bebra o a Ehrefurt, quando si aggira fra mille qualità di shampoo o di sapone, e decide di comprare delle mollettine colorate per i capelli della figlia.
Non
avendolo mai visto prima, per quanto sforzo teorico possiamo aver
fatto, non abbiamo capito molto della rivoluzione che Gorbaciov ha
portato nella vita delle popolazioni dell’Europa orientale,
e adesso che le frontiere tedesche si sono aperte, anche nella vita di
noi europei. L’assalto di immense moltitudini alla democrazia, che non
sappiamo dove porterà, ha assunto nel contatto diretto e massivo fra gli
abitanti dell’Est e noi che stiamo da questa parte, una dimensione
fattuale e anche famelica, che si è, per così dire, concretizzata in una
specie di contatto mistico con la merce. La nostra merce, la merce
della democrazia. [...]