I musulmani nel Regno Unito sono quasi tre milioni. Non basta più che condannino le violenze: devono dissociarsi dagli argomenti i degli estremisti
Its’ cool it’s cool, è fico, dice l’assassino con le mani piene di sangue, stringendo il machete con cui ha appena tagliato la testa a un giovane soldato in borghese, è fico, ripete, non vada via, e ferma un tizio terrorizzato con un telefonino e per mezzora prima che arrivi la polizia da una bella intervista-video sul cadavere smembrato. Finisce l’intervista, si aggira, temporeggia, la polizia non arriva, vari giornalisti beneficiano di questo perverso metafisico intervallo in cui il male galleggia nell’aria mefitica di questa ex-Londra, come una bolla pestilenziale. C’è tutta la sventata, perversa capitale inglese odierna in questa storia, la fine che si può fare a Londonistan. Certo, non vogliamo dir niente di male di una delle tre grandi religioni monoteiste, ma qui c’è un soldato fatto a pezzi da un ragazzo islamico, uno del milione di musulmani che vivono a Londra sui 2milioni e 750mila che secondo gli elenchi ufficiali risiedono legalmente in Inghilterra[...]
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin
La puntata di questa settimana inizia da Amman dove troviamo il segretario di Stato americano John Kerry partecipare al vertice di 11 Stati e il quale ha espresso particolare preoccupazione per la crisi siriana che sta contagiando anche altri Paesi vicini come il Libano degli Hezbollah, oramai arroccati sulle alture del Golan, i palestinesi che hanno ricevuto da Assad la licenza di attaccare Israele dal territorio siriano mentre il rais si appresta a conquistarne la parte meridionale, e poi la stessa Giordania, un Paese dove troviamo il re Abdullah talmente spaventato della crisi dell’Area che lascia libertà di movimento a gruppi anti-israeliani, mentre l’incontro tra un palestinese che siede nel Majlis giordano e il presidente d’Israele Peres è stato il casus belli per far chiedere dal parlamento l’espulsione dell’ambasciatore israeliano dal regno hascemita e il ritiro di quello giordano da Israele. Quale tipo di messaggio sta lanciando lo storico amico d’Israele re Abdullah?[...]
Dietro forti pressioni di Obama il leader di Ankara cambia strategia verso lo Stato ebraico
Tayyip Erdogan, il primo ministro turco, è un acrobata capace di camminare in contemporanea su un filo, fare il doppio salto mortale e cadere in piedi per ricevere l’applauso. Lo scopo è fare della Turchia il Paese che riesce a usare a scopi egemonici la sua fama di Paese a cavallo fra Islam e Occidente, e rafforzare il suo regime molto vicino ai Fratelli Musulmani, mentre si presenta come forza moderata. Non ha remore morali: oggi è il peggior nemico di Assad, ai tempi della rivolta libanese per cacciarlo dalla Siria era il suo migliore alleato. Era un amico strettissimo di Gheddafi, di cui accettò il “Premio Internazionale Gheddafi per i diritti umaniâ€. Tuttavia l’Europa conserva la memoria speranzosa di Kemal Ataturk e il senso di colpa per aver tenuto la Turchia fuori dall’UE. Ma intanto le cose sono cambiate, l’islamizzazione è prepotente, la libertà è crollata, la politica estera è aggressiva. La Turchia agisce anche spinta dalla necessità di resistere al terremoto siriano che la pervade di profughi e di terrorismo e la mette a rischio di una guerra chimica. Ma al di là di questa evenienza c’è l’ambizione ottomana di Erdogan, che si vede come il grande rifondatore di un impero che ha quasi fagocitato l’Europa e il Medio Oriente per secoli, fino al 1918.[...]
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La crisi siriana è il fil rouge che unisce le notizie della puntata di questa settimana. Si inizia da Mosca dove pochi giorni fa è avvenuto l'incontro fra il presidente russo Vladimir Putin e il premier Benyamin Netanyahu per discutere della fornitura concessa a Damasco dei sistemi di difesa anti aerea S-300 russi: armi letali che cambiano il destino della Siria e di tutta l’Area. Mosca non vuole mollare l’unico punto da cui può controllare il Mediterraneo ma ascoltando la puntata Nirenstein spiega che “qualcosa†sta cambiando, soprattutto dopo l’incontro tra i due premier.[...]
Il Presidente costretto a chiedere di punire il Fisco: faceva le pulci ai Tea Party, suoi acerrimi nemici. E l'FBI intercettava l'Agenzia AP
George Orwell basa gran parte della sua sferzante disamina del comunismo puntando sull’onniscienza del Grande Fratello, che mette il naso persino nel tuo letto per poi utilizzare le informazioni accumulate allo scopo di dominarti o ucciderti. Non siamo a questo punto, ma Obama in questi giorni è sommerso da informazioni rubate, e non sta bene in democrazia, specie quando si tratta dello scavo nella vita dei suoi cittadini, specie se suoi nemici, per ricavarne iniezioni di potere. Riassume Commentary, la rivista più autorevole dei conservatori: “Si è scoperto che un ramo del governo ha passato gli ultimi tre anni a usare il suo potere, quasi senza limiti, per dominare gli oppositori politici del presidente. Il fatto è, come dice Ross Douthat sul New York Times, che, a sua volta, il presidente ha speso gli ultimi tre anni demonizzando i personaggi presi di mira dall IRSâ€, ovvero l’Internal RevenueService, l’agenzia delle tasse degli USA.[...]
Voci di un disimpegno europeo da Beirut, proprio ora che la crisi siriana sta facendo salire la tensione
Non sarebbe davvero un buon segnale se l’Unifil, la forza di pace dell’ONU sul confine fra Libano e Israele, facesse fagotto proprio ora che l’aria si fa bollente a causa della tragedia siriana e i suoi annessi. A minacciare di portare via i suoi soldati (ma avendo smentito dopo che un giornale del Kuwait ha rivelato la notizia) sarebbe l’Unione Europea, e le voci sono molto dettagliate. I soldati del Vecchio Continente, i francesi, gli italiani, i belgi... lascerebbero là filippini, i salvadoregni, i nepalesi, cioè chi ha voglia, fra 12mila soldati provenienti da 35 Paesi, di mantenere l’impegno preso con l’ONU di mantenere la pace. Sarebbe un’ennesima conferma dell’inanità dell’Europa, proprio ora che con la guerra civile siriana e l’interferenza iraniana, si è creata gran confusione sul confine Israelo-Libanese-Siriano, e gli Hezbollah ci sguazzano.[...]
Boccassini: "Ruby aveva una furbizia orientale". La pm cade in errore: il Marocco è in Nord Africa
Stride come le unghie sul vetro che nel nostro tempo, nell'ambito di una cultura e di una società che ha fatto del multiculturalismo e della parità fra le etnie e le religioni uno dei suoi credo principali, un pubblico ministero importante come Ilda Boccassini abbia sentito di dover rafforzare i suoi argomenti utilizzando in aula, durante il sacro momento della requisitoria, la vieta immagine dell'orientale furbo, peggio, lo stereotipo della donna orientale astuta che usa l'avvenenza a suo vantaggio spogliandosi di ogni inibizione.[...]
L'anno scorso un integralista tentò di ucciderla mentre tornava da lezione. E’ stata curata in Inghilterra dove ora vive, studia e lavora per la libertÃ
Hawking è sempre stato un eroe, che terribile delusione nel pensare che si è fatto convincere da un intellettuale delinquente come Noam Chomsky e altri come lui a boicottare la conferenza di un altro vero eroe del nostro tempo, Shimon Peres.... la pressione della lobby intellettual-liberale (si fa per dire) può essere belligerante, minacciosa, intimidatoria, e chi si trova a remare contro corrente sulle questioni mediorentali, lo sa bene.[...]
La giornalista e ex parlamentare andrà a vivere in Israele. "Lì continuerò a combattere la mia battaglia per il diritto alla vita e al pieno riconoscimento di un paese che amo"
Former Parliament Member and journalist Fiamma Nirenstein, who has been named one of world's most influential Jewish women, decides to leave Rome behind and move to Jerusalem. Is she headed to Knesset? 'Life is full of surprises,' she says
She was born in Florence, lived in Rome, served as a parliament member on behalf of Silvio Berlusconi's conservative party (and filled a number of senior roles in his government) – and then, one bright day, Fiamma Nirenstein decided that it was time to leave Italy behind and make aliyah. In a few months, Nirenstein's vacation apartment in Jerusalem will turn into her permanent residence. "One cannot just talk about Zionism; it's time for deeds too," she says. The woman who was one of the most outspoken activists in Italy in the war against anti-Semitism and anti-Israelpropaganda has decided it is time to fulfill an old dream and become a citizen of the State of Israel.[...]
Cari amici, questa sera alle 21:00 e alle ore 23:00, su Iris, il canale digitale Mediaset, saranno trasmessi di nuovo due film che introdurrò e commenterò: Nato il 4 luglio di Oliver Stone e ancora We Were Soldiers di Randall Wallace. Anche queste due pellicole si inseriscono nel ciclo Se questo è un uomo.
RIASCOLTA La rubrica "Il Medio Oriente visto da Gerusalemme" di questa settimana con Fiamma Nirenstein e Massimo Bordin
La puntata di questa settimana è incentrata sulla crisi siriana e, soprattutto, sullo scontro tra sciiti e sunniti. Intanto sul territorio israeliano è piovuta una bomba. È una provocazione per far decollare altri caccia israeliani? Quali prospettive propone l’Iran per il governo alawita, quale disegno ha l’Iran per la Siria? Quali sono gli interessi di Gerusalemme? E quanto è stata importante la partnership che Israele sta rinsaldando con la Turchia?[...]
Da Gerusalemme un messaggio chiaro: non ci può essere un Iran nucleare ai confini, connivente con Damasco e alleato di Hezbollah. No al sogno di un nuovo Stato sciita
Gli aerei di Israele sono arrivati e hanno bombardato nella notte di sabato alla periferia di Damasco, e non è cosa da poco. IL Medio Oriente, la gente di Israele, del Libano, della Siria, trattiene il fiato, il solito maledetto odore di guerra viaggia sul vento del deserto a mille all’ora. Faisal El Mekdad viceministro degli esteri siriano ha detto alla CNN che la Siria risponderà come e quando riterrà opportuno all’â€aggressione israeliana… un tentativo di sollevare il morale dei gruppi terroristiâ€; il ministro degli esteri libanese Adnan Mansour ha definito l’attacco ai missili destinati agli Hezbollah “un’evidente violazione della sovranità libaneseâ€, il suo esercito è in stato di allarme come anche l’UNIFIL. L’Iran chiama alle armi tutti gli Stati del Medio Oriente per “resistere all’assalto che accorcerà la vita del regime-farsa (Israele)â€, e si dichiara pronto a esercitare l’esercito siriano. Israele ha trasportato al confine col Libano e con la Siria due batterie dell’ottimo sistema di intercettazione Arrow. E’ chiaro che il rischio maggiore non è Assad, impegnato sul fronte della sua guerra interna contro la sua stessa popolazione sunnita, fra cui si contano ormai 70mila morti.[...]