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Vivere "senza regole"

domenica 1 agosto 1999 Diario di Shalom 0 commenti
Forse non molti ricordano che appena poco dopo la nascita dello Stato d'Israele, nel pieno di una Guerra d'Indipendenza che, qualunque cosa se ne dica oggi, era di assai incerto esito, si svolsero elezioni che non dovevano dar vita al Parlamento, bensì alla creazione di una Assemblea Costituente che, appunto, scrivesse la Costituzione. Poi, David Ben Gurion, con un gesto che era probabilmente il più sensato, decise in maniera piuttosto unilaterale che l'Assemblea si trasformasse in Parlamento, la Prima Knesset. Furono adottati princìpi legali di fondo, una Basic Law ispirata a quella inglese, accompagnata a istituzioni di giustizia anch'esse basilarmente britanniche che supplissero col buon senso ai principi scritti. E' ben noto perché Ben Gurion fece questa scelta: la sua paura di far entrare immediatamente in conflitto la parte laica e quella religiosa della popolazione era più forte del desiderio di avere una Costituzione scritta che, certo tutta ispirata a principi di diritto secolare, avrebbe fatto infuriare i datiim. Già di per sé era complicato unificare tutti quanti nell'afflato sionista, indispensabile in quegli anni a tenere insieme gli yemeniti dai lunghi riccioli con i socialisti russi, i marocchini che cantavano le preghiere secondo i motivi arabi, con i haluz polacchi che facevano il bagno nudi nel Giordano e teorizzavano la parità uomo-donna. Si trattava, allora, di combattere il nemico, di fondare lo Stato, di imparare l'ebraico e di creare dal nulla le strutture e le infrastrutture di uno Stato: scuole, tribunali, ospedali, banche.... chi aveva testa per gli eterni princìpi che invece di unire il popolo avrebbero potuto spaccarlo? E così nacque quello status quo per cui il matrimonio, il funerale e quant'altre cerimonie di carattere sociale, si possono celebrare solo sotto l'ala della religione, o per cui gli autobus della compagnia a partecipazione statale, l'Egged, non viaggiano di sabato, e tante altre norme talora solo concordate fra gli interlocutori, ma che trovano un vasto riscontro pubblico. Alcune di queste norme non scritte, come per esempio l'attribuzione della casherut a strutture pubbliche da parte del rabbinato, o la vidimazione e legittimazione dei prodotti casher, non sono regolate per legge, ma dall'intervento soggettivo dei rabbini. Naturalmente ciò che è casher è anche vendibile a un pubblico molto vasto, e quindi l'imprimatur diventa molto appetibile. Così ormai ci sono detersivi casher, saponi casher, vitamine e cosmetici vari, vini, acque minerali, pop corn, olio d'oliva, persino oggetti per la pulizia della casa casher... la legge non è scritta, e il marchio è molto desiderato da ogni impresa. Rigogliosi commerci fioriscono anche intorno all'industria dei matrimoni a Cafrisin, matrimoni pseudo laici che non valgono nulla, mentre tanti vorrebbero, soprattutto adesso che finalmente esiste uno Stato laico ebraico, sposarsi in Comune con la stretta di mano di un Sindaco ebreo. Questo, naturalmente, senza nulla togliere alla nobiltà e alla legittimità delle cerimonie al Tempio o alla casherut, o alla gioia del camminare di sabato: purché siano scelte liberamente. Ultimamente la politicizzazione delle posizioni religiose e di quelle antireligiose ha portato a scontri pericolosi e brutali su temi fondamentali in uno Stato democratico, come la legge e la giustizia. Il campo è sgombro, perché approfitta del vuoto legato all'assenza di una Costituzione, quindi le manifestazioni anche più faziose e in definitiva indegne di un Paese moderno, come quella contro la Corte Suprema (e quella conseguente, antireligiosa) impazzano. Il rischio di degenerazione è grande. La legge deve regolare senza ombra di dubbio il rapporto fra lo Stato e il cittadino. E tutti si rendono conto che ormai una discussione sulla Costituzione è imminente. Barak, appena eletto, l'ha messa fra i punti all'ordine del giorno. Si è dato un anno di tempo per completarla, ma ci si potrebbe accontentare di uno schizzo stilato da una Assemblea Costituente finalmente convocata. Se vedessimo entro un anno un "articolo uno" che definisce Israele come uno Stato democratico degli ebrei, sarebbe già una gran cosa.

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