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Via le armi, please. Che cosa insegnano le vittorie elettorali degli Hezbollah e di Hamas

giovedì 23 giugno 2005 Panorama 0 commenti
La storia, specie in Europa, è piena di esempi di forze che hanno combinato l’uso della democrazia con il totale rifiuto dei suoi principi. Questo non ha portato bene, basta guardare al XX secolo. Adesso la storia si ripete in Medio Oriente, dove le rivoluzioni (in Libano), la guerra (in Iraq), le elezioni (in Palestina e in Iran), le riforme (in Egitto, nei Paesi del Golfo, in Arabia Saudita...), la paura della politica di George W. Bush (in Libia, in Siria e i prossimi verranno) spingono sul proscenio forze che finora hanno avuto un ruolo non istituzionalizzato. Per esempio i dissidenti democratici, ma anche gruppi terroristi come Hezbollah, Hamas, i Fratelli musulmani e i loro derivati. Questi si affacciano alla ribalta elettorale là dove si offra loro la possibilità: la propaganda funziona, forte della loro rete caritatevole ma anche del massimalismo islamista oggi molto in voga. E poi c’è l’intimidazione. Con questi tre fattori ottengono risultati notevoli. Gli Hezbollah hanno vinto le elezioni libanesi nel sud portandosi via 154 mila voti: il leader spirituale sciita Hussein Fadlallah ritiene la vittoria «un voto per la resistenza e le sue armi». Ovvero: Hezbollah non intende disarmare secondo la risoluzione dell’Onu 1559 per lottare, dice, contro Israele e contro gli Usa. La verità è che oltre a questi scopi Hezbollah ha anche quello di mantenere l’ordine precedente: dal favore siriano, e anche dal supporto iraniano, dipende la sua vita stessa. Le elezioni che dovrebbero segnare la grande svolta in Libano non potranno mai farlo se gli Hezbollah seguiteranno a essere la più temuta milizia di fatto siriana e, al tempo stesso, condivideranno il potere. Stesso ragionamento per Hamas, che ha vinto parte delle elezioni locali: il ministro degli esteri palestinesi Al Qidwe dice che al-Fatah non ha intenzione di disarmarli e Hamas dice che le armi sono indispensabili. Armi ad al-Fatah e agli Hezbollah vuol dire terrorismo e intimidazione. È possibile così la democrazia? Non lo è. Quindi, partecipino pure queste forze al nuovo processo in corso, ma senza armi, prego. L’Europa lo dica. E chi vince le elezioni dovrebbe proibire che le sue forze parlamentari facessero come Hassan Nasrallah, il leader degli Hezbollah che a uno degli ultimi raduni galvanizzava la folla gridando «Morte agli Usa e a Israele». O vogliamo considerarla «libertà di opinione»?

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