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Un terremoto sul voto di ottobre. Così riparte l'assedio al premier

mercoledì 9 settembre 2026 Il Giornale 0 commenti
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Il Giornale, 09 settembre 2026

Non è domanda da poco: dieci giorni prima del 7 ottobre, Netanyahu ricevette una telefonata di 45 minuti da Mohammed bin Zayed, capo degli Emirati, che avvertiva della decisione di Sinwar di lanciare contro Israele un attacco spaventoso? E anche il capo della Cia William Burns era stato avvertito? E Netanyahu mise tutto nel cassetto ignorando l’avvertimento? Il Primo Ministro israeliano nega, la questione si fa largo nel grande scontro preelettorale. Manca poco: le elezioni avranno luogo il 27 ottobre: in questo pugno di giorni si scatenerà lo scontro frontale fra chi vuole Benjamin Netanyahu a capo del governo, e chi è disposto a tutto purché questo non avvenga. I due fronti sono quasi alla pari, si scommette per i partitini sulla soglia di sbarramento, il 3,25% di 120 seggi, 4 deputati. Non si tratta di destra e di sinistra, dopo il 7 ottobre pochi ormai pensano che ci sia una controparte con cui fare la pace in cambio di territorio. Ma i nemici mordono Netanyahu ai garetti, e negli ultimi giorni, da quando Sara Netanyahu in un’intervista ha sollevato l’idea che il 7 ottobre fosse in anticipo a conoscenza del leader della sinistra dura Yair Golan, il tema è tornato a bomba quello del 7 ottobre, della responsabilità di 1200 vittime e 251 rapiti, la più grande sciagura della storia d’Israele. Quanta responsabilità ha Netanyahu?

Quanta lo Shabak, e l’IDF, incapaci di prevenire e di contenere l’attacco mostruoso? Netanyahu ha denunciato il fatto che non fu avvertito, ha rifiutato la commissione d’inchiesta statale perché avrebbe avuto un carattere prevenuto, e ha proposto un’altra commissione paritaria fra forze politiche ripetendo via via: “Se mi avessero svegliato e avvertito per tempo, le cose non sarebbero andate così”.

A questo è seguita una dura polemica sugli orari, Bibi fu svegliato solo alle 6,25 e poi ci vogliono tre ore, dicono gli oppositori, perché si decidesse a diventare operativo; ma dalla sua parte, si rovescia l’accusa sull’esercito. Da ieri il fronte è infuocato da uno scoop di Ha’aretz per cui Bibi avrebbe saputo direttamente da Mohammed Bin Zayed una decina di giorni prima del 7 ottobre che Sinwar aveva preparato “qualcosa di grosso” da Gaza. Un terremoto. Sarebbe certo grave se il Primo Ministro non avesse avvertito, proprio come Golda avvertita da re Hussein al tempo della guerra del 1973, il ministro della Difesa, l’esercito. Ma l’ufficio di Netanyahu nega, da Mohammed Bin Zayed non c’è conferma, il silenzio domina persino Al-Jazeera. Evidentemente non si vuole parte nella campagna elettorale.

Le opposizioni, fra cui Bennett, ex Primo Ministro con soli sei seggi al suo partito, e ora in piena corsa, giurano che sia vero. La storia diviene un tribunale sulla capacità di affrontare i pericoli prossimi venturi, che anche in questi stessi giorni si profilano all’orizzonte d’Israele. Netanyahu ha impostato la sua prospettiva sull’idea che dal 7 ottobre solo la sua leadership è stata capace di salvare Israele, di riacquistare una grande posizione di forza anche osando attaccare l’Iran quando ha ritenuto vicina la minaccia atomica. L’ultima accusa è solo una delle sorprese che punteggeranno una battaglia elettorale di fuoco.

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