Fiamma Nirenstein Blog

Un antisemitismo al di sopra dei partiti

giovedì 1 febbraio 2001 Diario di Shalom 0 commenti
C'è un segnale che dà molto da pensare dietro la storia del delinquente di estrema destra che ha cercato di far saltare per aria il Manifesto, con gesto mostruoso da terrorista pieno d'odio per la libertà, come tutti i terroristi. È il segnale per eccellenza, quello che semplifica all'estremo l'identificazione degli amici e dei nemici: una bandiera, o meglio, due bandiere. Andrea Insabato qualche anno fa era stato fermato allo Stadio Olimpico mentre bruciava una bandiera israeliana. Ora, più recentemente, correva tra la folla che inscenava una manifestazione in difesa di Haider sventolando una bandiera palestinese. Rispetto a queste circostanze, tutto torna: Israele è lo Stato degli ebrei; Haider, di destra, è antisemita, o almeno così appare da svariate sue dichiarazioni, specialmente irridenti o irriguardose. Il suo antisemitismo è legato alla sua xenofobia, e gli ebrei italiani, a ragione convinti che nella xenofobia contemporanea possa allignare l'odio antiebraico, sono andati in piazza contro di lui. Dall'altra parte, si dava da fare Insabato. Il suo antisemitismo sempre rivendicato, può ben collegarsi all'odio per lo Stato degli Ebrei, e a una simpatia particolare per i suoi nemici. Fin qui tutto logico. Ma sorgono due problemi. Il primo riguarda la bandiera israeliana: purtroppo, una identica bandiera bianca e azzurra è stata bruciata circa due mesi fa ad una manifestazione di piazza della sinistra, e si è impedito di parlare ad una esponente israeliana del campo pacifista, solo perché israeliana, cittadina del Paese degli ebrei. Ora, non è lecito pensare che i leader politici e intellettuali della sinistra siano su posizioni tali da bruciare la bandiera d'Israele: essi sanno che il conflitto mediorientale è delicatissimo e confuso, di certo conoscono le ragioni d'Israele come quelle dei palestinesi, non credono che una parte abbia tutte le ragioni e l'altra tutti i torti, e soprattutto la sinistra si è sempre detta convinta della legittimità dell'esistenza d'Israele, che però viene negata quando se ne brucia la bandiera e quando si comincia a pensare che tutto ciò che Israele fa ed è, non può che essere male. Ma la base della sinistra, e specialmente i giovani, lo pensano: lo vede benissimo chi va ad assistere a qualche dibattito nelle scuole, sente gli slogan della piazza, chi legge i giornali e fra questi il Manifesto, che titola la scelta fra Barak e Sharon come una scelta fra "peste e colera" e seguita a spiegare in decine di articoli che il Processo di pace non ha senso. E qui viene la bandiera palestinese: i ragazzi che manifestavano insieme agli ebrei contro Haider, in parte ne hanno fatto un loro simbolo come la kefìa: non ci può essere nessun ragionevole dubbio, dato che è già successo, che la sinistra con cui oggi la Comunità Ebraica va in piazza, domani manifesti davanti alle sinagoghe italiane. E come le prime organizzazioni antisemitiche - ricorda Hannah Arendt - si proclamavano un partito al di sopra dei partiti, così oggi c'è un nuovo antisemitismo, incrementato dalla crescita della xenofobia da una parte e dall'odio antisraeliano dall'altra, che sta divenendo un partito al di sopra dei partiti. Quello di Hannah Arendt nasceva sulla crisi dei nazionalismi, questo sulla crisi delle ideologie di fondazione dell'una e dell'altra parte, ambedue a pezzi. Sarebbe davvero ipocrita non riconoscere che dalla supposizione che lo Stato degli ebrei sia cattivo, non si passi a quella che anche gli ebrei lo sono.

 Lascia il tuo commento

Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.