Torna l’incubo della soluzione finale. Israele prende sul serio la minaccia di uno sterminio degli ebrei. Stavolta dentro il loro stato
giovedì 15 giugno 2006 Panorama 0 commenti
Piano di rientro dalla Cisgiordania da parte degli israeliani, tentativi di Abu Mazen di riconquistare la Road map con un referendum: tutto questo è politica del giorno dopo giorno. Ma in realtà c’è sottotraccia, ma anche nei media e nel dibattito pubblico, una ben più drammatica discussione: come combattere la minaccia di un nuovo sterminio degli ebrei, stavolta dentro il loro stato. Non si scherza, non ci si distrae: Israele, si dice, sta organizzando un comitato per fiancheggiare il primo ministro contro la minaccia di sterminio atomico dell’Iran. Sarà costituito dai primi ministri passati d’Israele, non importa di quale colore. Si dice che Benjamin Netanyahu sia pronto a formare un gruppo di studi con Ehud Barak e viceversa, tanto è grande il rischio. L’ex capo dell’Intelligence militare Aharon Ze’evi, detto Farkash, ha annunciato il 16 maggio uno tsunami di guerra terroristica islamica. Charles Krauthammer, premio Pulitzer americano, ha scritto sul Washington Post: «Gli ebrei, decimati qui, un tempo potevano sopravvivere là; potevano essere perseguitati in Spagna e trovare rifugio a Costantinopoli... Hitler ha dimostrato che il moderno antisemitismo può avere un’efficienza industriale e concentrare gli ebrei per l’annichilimento completo». E se la fondazione di Israele ha creato un esercito ebraico per la prima volta dopo 2 mila anni, tuttavia nei suoi confini vivono 6 milioni di ebrei tutti insieme: «Molto attraente per quelli che vogliono completare il lavoro di Hitler». L’Iran ha già spiegato che basterebbe una sola bomba, mentre per distruggere l’Iran ce ne vorrebbero parecchie; intanto utilizza varie organizzazioni per attacchi terroristi continui; ha arruolato un bel gruppo di studenti terroristi suicidi: in più di 10 mila sono pronti a partire per Israele. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad appare credibile, è convinto che il caos aiuti la venuta del Mahdi, la figura profetica che per gli sciiti porta la redenzione, e che la perdita di vite umane sia un fatto minore. Le forze antisemite si sono riunite a Beirut con il ministro degli Esteri iraniano Manocher Mottaki: Hezbollah, Hamas, Jihad islamica e altri. Una settimana dopo gli hezbollah lanciarono un grosso attacco sul nord israeliano. Nel frattempo Al Qaeda aveva cominciato a infiltrarsi in Israele e Osama Bin Laden e Abu Musab al-Zarqawi lanciavano nuovi messaggi; quasi in contemporanea con gli hezbollah, ha portato un attacco dal sud del Libano, e si infiltra anche a Gaza. Un accerchiamento sia ideologico, sunnita e sciita, sia geografico. Il 19 gennaio a Damasco si tenne un altro summit e poi altri attacchi, in parallelo con le dichiarazione di volontà di sterminio. Yuval Steinitz, nel precedente governo israeliano a capo della commissione Esteri della Knesset, dice che l’idea della distruzione di Israele adesso ha ripreso vigore anche in ambiti tradizionalmente considerati moderati. Spiega che l’indottrinamento egiziano antisemita non differisce da quello palestinese o iraniano e pure che l’esercito egiziano è una forza gigantesca, tutta volta sulle linee di Israele. Israele, che ai tempi della guerra dei Sei giorni poteva considerare sufficienti i 30 chilometri per usare utilmente l’aviazione, adesso dovrebbe averne 60. Distruggere Israele, negare la Shoah come prova della diabolicità ebraica, è un’arma sempre attraente in Medio Oriente. Per questo Saddam Hussein ai tempi della prima guerra del Golfo lanciò i suoi missili: per richiamo antisemita. Ormai la delegittimazione dell’esistenza stessa di Israele può contare su intellettuali occidentali che scrivono e ripetono che Israele è un errore e un orrore, che è all’origine del conflitto di civiltà, che è razzista e crudele e quindi indegno di vivere, che è sostenuto da una lobby intrusiva, come hanno scritto i professori John Mearsheimer e Stephen Walt dell’Università di Chicago. Uno stato criminale che costringe gli Usa a guerre inutili per aiutarlo: le loro opinioni, dice il celebre avvocato americano Alain Dershowitz, finiscono sui siti neonazisti. Tutte bagatelle per lo sterminio mentre, altrove, si assemblano le bombe.
