Fiamma Nirenstein Blog

Speranze e timori sulla trattativa Israele Libano

mercoledì 15 aprile 2026 Il Giornale 1 commento
Speranze e timori sulla trattativa Israele Libano - Fiamma Nirenstein Home page

Il Giornale, 15 aprile 2026

Mai un incontro tra Israele e il Libano è stato condotto, faccia a faccia, a un livello diplomatico così alto, con le bandiere dei due paesi in guerra l’una accanto all’altra: da ieri a Washington si parlano, e partecipa anche Marco Rubio, l’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh e l’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter, un’occasione finalmente di scambio d’idee, di speranza. I due interlocutori, il governo libanese e quello israeliano vogliono parlare sul serio: persino in un momento così difficile. Peccato che sullo sfondo appaiono gli Hezbollah, che hanno già dichiarato che non deporranno mai le armi, e invece è proprio questo l’oggetto del dialogo. La questione è decisiva e quasi impossibile da risolvere, ma è anche quella che potrebbe indicare  una qualche via d’uscita sulla guerra fra Stati Uniti e Iran. Potrebbe essere una moneta di scambio su Hormuz e disegnare un prolungamento della tregua. Qui, allora, Trump potrebbe puntare all’uranio arricchito, senza la quale non ci sarà uscita dal conflitto. Lo scontro ieri è stato di nuovo segnato da soldati israeliani morti e feriti, in un teatro di guerra duro, e lunedì il bombardamento di Israele sul Libano ha disegnato la mappa della presenza armata degli Hezbollah nel sud del Libano e nella Valle della Bekaa. La guerra è stata lanciata per due volte dagli Hezbollah: la prima volta, dopo il 7 di ottobre, con 12 mila missili a fianco di Hamas. Un attacco fallito ma che ha portato l’evacuazione del nord d’Israele, le città fantasma sono abitato da pochi eroi sotto i bombardamenti, mentre l’esercito attacca Bin Jebel, sede degli Hezbollah.
 
Nel novembre del 2024 un trattato col governo libanese prevedeva il disarmo e lo sgombero e degli Hezbollah. Ma non è accaduto e nei giorni scorsi il secondo attacco ha dimostrato che il governo non ce la fa. Adesso gli USA chiedono di frenare, l’Europa rovescia la colpa su Israele. Beirut da tre giorni sta tranquilla, ma  l’esercito seguita a combattere nel sud del Libano,e gli schermi tv israeliani, che ieri nel giorno della memoria solo dei sopravvissuti della Shoah, appariva continuamente la nuova lista dei centri dove correre nei rifugi. Ogni soluzione perché l’esercito si ritiri richiederà garanzie  che si scontrano con la realtà: il governo non controlla tutto il terreno e tutte le forze armate. 
 
Il Paese soffre le sue fratture e la storia di dominio esterno prima Siriano e poi Iraniano che l’hanno fatto a pezzi e impoverito. Hezbollah non ha nessuna possibilità di tenersi le armi e il territorio, perché altrimenti continuerà nella sua guerra contro Israele che peraltro ha provato mille volte a neutralizzarlo, a entrare, a uscire, ed è rimasto impantanato. Dal nord si leva la sofferenza di chi è stato cacciato di casa o passa ogni notte nel rifugio; anche il Libano soffre lo sgombero della popolazione sciita, mentre le altre etnie e religioni non ne possono più degli Hezbollah. Il governo libanese cerca una via d’uscita che eviti lo scontro interno, Israele non accetterà compromessi sulla sopravvivenza di chi lo bombarda ogni giorno. il Libano è oggi molto più largo dei suoi confini, è una carta che vale molto nella grande guerra in corso, il proxy più forte dell’Iran, in guerra per difendere la Repubblica Islamica prima di sé stesso.

 Lascia il tuo commento

Vera Cecchini , Italia
 mercoledì 15 aprile 2026  11:13:13

Grazie Fiamma per la sua voce, manca molto da qualche giorno ormai, il suo punto imprescindibile e lucido da Gerusalemme, che aspettavo puntualmente su Radio RadicaleVera Cecchini Ancona



Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.