Fiamma Nirenstein Blog

Slalom per Abu Mazen. Il candidato presidente diviso fra promesse elettorali e alleanze

giovedì 23 dicembre 2004 Panorama 0 commenti
La squadra si sta formando, la linea politica pure, ma lentamente. La corsa di Abu Mazen verso le elezioni del 9 gennaio è ardua. Anche perché se il 52 per cento dei palestinesi non vuole più la lotta armata, il 41,1 per cento tuttora chiede nuovi attacchi. Se Abu Mazen non riuscirà a trovare le alleanze necessarie e a convincere gli elettori che è il sostituto ideale di Yasser Arafat, sarà il caos. D’altronde altri nomi importanti, sebbene i candidati siano dieci, non ce ne sono. Ma ci sono in giro molte armi, molte organizzazioni vogliono una fetta di potere, alcune non interromperanno la lotta armata, se pure c’è tanta voglia di tornare a lavorare e a sperare nel futuro. Abu Mazen deve incarnare tutte queste aspettative con un difficile slalom. I migliori amici di Abu Mazen sono fra i cinquantenni dell’intifada. Anzi, il suo uomo di fiducia è quel Mohammed Dahlan che tentò di imporre come ministro dell’Interno nei suoi 80 giorni da premier e che ha gestito a colpi di kalashnikov la battaglia contro Mussa Arafat. Fra i «giovani» anche Jibril Rajoub, uomo forte nella Cisgiordania. Perfino le Brigate Al Aqsa e in parte, implicitamente, Hamas hanno dato il loro supporto ad Abu Mazen. A Gaza e nella Cisgiordania è cominciata una ristrutturazione silenziosa delle organizzazioni armate per evitare l’indisciplina. Se Al Fatah non va unita alle elezioni e si comincia a sparare, sarà la credibilità di tutti i palestinesi a sof frirne. Così si espongono per Abu Mazen grossi pilastri del potere di Al Fatah, come il primo minsitro Abu Ala, che lo accompagna ovunque per legittimarlo e sostenerlo. Ma anche leader meno noti eppure significativi, quali Tayed Abdel Rahim (direttore dell’ufficio presidenziale e membro del comitato centrale), il portavoce dei prigionieri politici (gruppo importantissimo per il consenso) Abu Hassan Hijawi, il ministro degli Esteri Nabil Shaat e personaggi pubblici come Saeb Erakat o Hanan Ashrawi, il capo delle forze di sicurezza di Gaza Amin Al Hindi, vicino a Dahlan, persino, più discretamente, vecchi amici di Marwan Bargouti come Khadura Fares. Intanto Abu Mazen promette una quota di potere a tutti. Per ora si dice non disposto a cedere sui confini del 1967 e sui diritti dei profughi, ma vuole la fine della violenza. Riuscirà a convincere tutti e a farsi eleggere?
Fiamma Nirenstein

 Lascia il tuo commento

Per offrirti un servizio migliore fiammanirenstein.com utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.