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Recensione del libro di Giancarlo Valori “Antisemitismo, Olocausto, Negazione”

venerdì 4 maggio 2007 Panorama 0 commenti
Esce in questi giorni per Mondadori il libro di Giancarlo Elia Valori “Antisemitismo, Olocausto, Negazione”, eventi e riflessioni lungo il puzzle concettuale dell’odio più antico, quello contro gli ebrei. Che cosa è, come si esplicita, come è cambiato, c’è speranza di batterlo? La prefazione di Shimon Peres, vecchio amico di Valori, è ottimista: capendo l’odio antiebraico come fa l’autore, dice Peres, avviamo l’umanità al suo superamento e verso la pace. Sarà vero? In realtà, il lungo cammino che il professore compie mostra, con una esaustiva quantità di vicende, dati, descrizioni, citazioni in cui si tocca l’ampiezza concettuale, che l’orrore dell’antisemitismo non è stato curato neppure dall’esprienza della Shoah. I guai concettuali alle sue origini, le follie, le nevrosi, gli interessi che lo generano via via nel corso dei secoli, si assommano fino ad Ahmadinejad e ai neonazisti negazionisti, e appare impossibile vederne una nemesi, una conclusione. Lo dice chiaramente anche Valori verso la fine: "il nuovo antisemitismo è diverso (da quello descritto fin qui ndr)perché mette insieme tutti i temi del vecchio antisemitismo, di destra e di sinistra: dall’ebreo nemico della nazione, clichè caratteristico delle destre, alla tematica dell’ebreo come capitalista-usuraio che controlla l’economia mondiale, luogo comune dell’antisemitismo di estrema sinistra... Il presidente del partito pakistano Jamaat Islami ha ricordato (certo non è l’unico!ndr) il classico sillogismo antisemita antiamericano per il quale le grandi organizzazioni internazionali sono prestanomi degli USA e chi domina gli Stati Uniti? Gli ebrei naturalmente..” Valori descrive anche la delegittimazione di Israele compiuta attraverso l’idea dei “poveri palestinesi” in cui gli israeliani diventano nazisti, la cattiva coscienza dell’Occidente che respira di sollievo quando, come fa il Guardian inglese, arriva a una conclusione ormai comune: “Israele non ha diritto ad esistere”, proprio come l’ebreo classico. Ma, per arrivare all’oggi, Valori attraversa tutti i temi, le teorie e la furia dell’attacco fisico agli ebrei, dimostrando l’idiozia del negazionismo. Gli sta molto a cuore rileggere la storia dell’antisemitismo cattolico: per Valori non esiste una sua infezione concettuale ma semmai delle responsabiliutà storiche. Il razzismo e il complottismo dei Protocolli sono assenti. Invece essi infettano il mondo arabo, che dal tempo di Hitler ha avuto una storica relazione con l’odio antiebraico.Valori spezza una lancia in favore di Pio XII, racconta il tragico ruzzolare del fascismo nella rete dell’antisemitismo nazista, di cui descrive tutti i passi dimostrandone l’inequivocabile determinazione genocida. Anche il comunismo antisemita, fino alla congiura dei medici ebrei del 53, dice Valori, sarebbe stato devastante se Stalin non fosse morto in quell’anno. Valori vede nelle intenzioni genocide iraniane il nuovo antisemitismo genocida. Ahmadinejad vede il sionismo come il culmine del soggiogamento politico e culturale del mondo islamico da parte dell’Occidente giudaico cristiano. E il revival religioso-politico dell’Islam dà vigore ai suoi progetti. Basta non dimenticare il passato, suggerisce Valori, per capire il presente.

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