Israele ha sempre cercato contatti e pace con il mondo arabo. Il quale, tuttavia, salvo che con Anwar el-Sadat e re Hussein, ha sempre provato vergogna e ribrezzo nel sedere al tavolo con l’«entità sionista». L’uscita recente di Bashar Assad che chiama Israele a colloqui di pace è da ascrivere a un’atmosfera mutata e pone problemi nuovi. Da quando il giovane rais di Siria fece del suo confine una porta girevole per uomini e armi destinati al supporto di Saddam Hussein, l’America lo cinge d’assedio. Fonti di intelligence Usa sostengono che un parente di Assad nasconderebbe in tre siti diversi armi irachene di distruzione di massa (così riporta World net daily del 6 gennaio). Soprattutto, e qui sta il problema d’Israele, la Siria finanzia e ospita a Damasco Hamas e Jihad islamica, mentre funge da canale di rifornimento d’armi, istruttori, ordini da parte dell’Iran per gli hezbollah. Il premier israeliano Ariel Sharon spiega che, se pure Assad ha chiesto alle organizzazioni ospitate di astenersi da gesti pubblici, il suo aiuto al terrore è attivo e in crescita. Assad intanto ha chiesto l’aiuto dell’Europa e vorrebbe che anche l’America, riluttante, convincesse Israele a riaprire i contatti. Ma Israele legge i giornali siriani: su Al Baath della scorsa settimana era scritto che «gli ebrei (perfino) in Europa non sono stati capaci di creare un clima di normalizzazione con la gente fra cui hanno vissuto». E il ministro dell’Immigrazione, Bouthaina Shaban, ha parlato su Tashrin «dell’identità sionista» che continua a uccidere i palestinesi e distrugge siti archeologici a Nablus. Reale è la necessità di Assad di rientrare in un processo che non lo renda, insieme all’Iran, il sorvegliato speciale del Medio Oriente dopo la caduta di Saddam. Inoltre Bashar vuole le mani libere per stabilire un asse anticurdo con Iran e Turchia. Ma può Israele accettare una sorta di processo di pace mentre l’interlocutore seguita a usare il terrorismo e la propaganda antisemita? Con i palestinesi la risposta è stata un sostanziale no. Ma molti premono perché mostri interesse e sondi il terreno. Perfino Benjamin Netanyahu dice: ora che la situazione in Medio Oriente è cambiata, anche il Golan, le alture indispensabili per l’onore di Bashar Assad e per la sicurezza di Israele, potrebbero essere oggetto di trattativa. Della proposta di Assad si parlerà ancora se il giovane presidente nelle dichiarazioni e negli atti continuerà a mostrare buona volontà.