Quella nave carica di armi che molti fanno finta di non vedere
venerdì 1 febbraio 2002 Diario di Shalom 0 commenti
Non c'è storia più significativa, in questo brutto momento di crescente antisemitismo, del rifiuto del mondo di accettare la vicenda della Karin A, la nave carica di armi per 50 tonnellate che era diretta verso le spiagge di Gaza. Sembra una vecchia barzelletta di uno dei fratelli Marx, Chico: un tizio trova la moglie in intima conversazione col suo più caro amico, e l'amico - tutto nudo - gli dice "A chi vuoi credere, a me o ai tuoi propri occhi?". La storia è nota a tutti: per mesi gli israeliani hanno monitorato il carico della nave in un porto nel Golfo; la nave è stata caricata di armi rilevanti comprate in Iran, fra cui missili che hanno un raggio di venti chilometri, mortai e relativi proiettili, armi automatiche e un nuovo tipo di esplosivo, il C24, molto usato negli attacchi dei terroristi suicidi. Sulle casse delle armi tutte le indicazioni e le denominazioni sono scritte in parsi, la lingua dell'Iran. L'equipaggio era formato da marinai palestinesi: il colonnello Omar Akawi, dopo essere stato catturato, ha dichiarato in numerose interviste a tv israeliane e straniere non solo che il carico era diretto all'Autonomia Palestinese, ma anche che egli riceveva gli ordini da Adel Moghrabi, incaricato di Arafat per gli armamenti e agli ordini del rais. Gli israeliani hanno catturato la nave in un'operazione stupefacente, in mezzo a un mare in tempesta, a cinquecento chilometri da casa e senza sparare un colpo, ed hanno rivelato che i preparativi erano in corso già dagli ultimi mesi del 2001; Arafat ha ovviamente negato dicendo "Che bisogno abbiamo di armi, le abbiamo già" oppure "Gli egiziani non ci avrebbero fatto passare". Ma le armi nuove sono meglio delle vecchie, di più sono meglio che di meno, e colpire a venti chilometri è meglio che a due, o no? Inoltre, si sa che la massima quantità di armi illegalmente immesse nell'Autorità Palestinese vengono dall'Egitto. Ma tutto il mondo - compreso, agli inizi, gli americani - ha annuito vigorosamente: hai visto che Arafat e anche gli Iraniani hanno detto che non è vero? Che le armi andavano chissà dove e far che? Anzi, ce le hanno messe gli israeliani. Del resto, non usano i corpi dei bambini uccisi, come ha ripetuto in questi giorni Arafat, per far commercio dei loro organi? "Una strana storia", ha continuato a ripetere a lungo la tv; come se non esistessero le prove, la causa (armarsi il più e il meglio possibile, in una situazione di crescente conflitto) e i soggetti: ovvero, Arafat, che ripetutamente ha mostrato segni di ritenere più efficace una politica di scontro che di appeasement, tanto che il terrorismo ha conosciuto solo brevi intervalli ed è rimasta un'arma strategica fondamentale nel conflitto israelo-palestinese; e gli iraniani, che finanziano da sempre gli Hezbollah facendo passare fondi ed armi da Damasco, e che da quando è in piedi l'attuale Intifada si sono sforzati, con l'aiuto di solidi trait d'union reclutati fra gli Hezbollah, di stringere un legame strategico con i palestinesi dentro il più bollente cratere in eruzione della zona. L'Iran, oltre che in Libano, finanzia movimenti in Egitto, in Arabia Saudita, in Algeria, Turchia, Azerbaijan. Poche settimane fa da Teheran Hashemi Rafsanjani ha esaltato l'importanza per il mondo islamico della bomba atomica: infatti, ha spiegato, se dovesse crearsi uno scontro atomico, forse il mondo islamico potrebbe soffrire delle perdite, ma quel che è certo è che Israele scomparirebbe tutta intera in una sola esplosione. Non è la prima volta che l'Iran promette la distruzione di Israele. Del resto, nel mondo arabo la gara è aperta e partecipano in tanti: siriani, iracheni, iraniani... Il mondo non ha avuto tanta voglia di guardare negli occhi la verità della Karin A perché è una verità molto brutta: va a braccetto con il disperdersi di ogni speranza relativa al processo di pace. I palestinesi hanno comprato la nave e le armi proprio nei giorni degli accordi di Camp David, prima dell'inizio dell'Intifada. Hanno cercato di fornirsi di un arsenale di dimensione non occasionale ma strategica, la riserva per uno scontro di lunga durata. L'Iran, che in passato non era molto amico dei palestinesi, ha quindi cercato di allargare la loro politica di grande potenza egemonica islamista. E' un gioco ampio e preoccupante, giocato su diversi terreni: in tempi di guerra americana al terrorismo, non è stata certo una buona idea né per i palestinesi né per l'Iran che venisse alla cronaca la storia della Karin A. E adesso che sia Bush che Powell hanno dichiarato che le prove indicano come la nave fosse veramente diretta verso Gaza (pur seguitando a chiedere ad Arafat di punire i colpevoli), la questione se l'Iran resti per gli americani un candidato per la coalizione o passi invece sul banco degli accusati di espansione del terrorismo antioccidentale è diventata molto calda. C'è una sorta di alleanza ideale fra i negatori dell'Olocausto, i criminalizzatori di Israele e degli ebrei, e gli estimatori dei "martiri" che si vanno a far saltare per aria nei luoghi più affollati di donne e bambini. Una eminente riunione di clerici islamici ha condannato in questi giorni tutto il terrorismo fuorché quello contro gli ebrei. Se tali alleanze ideali diventano anche organiche e strategiche c'è di che preoccuparsi. Forse è per questo che pochi hanno voluto credere alla Karin A. Ed hanno preferito fare uso di quella antica tradizione antisemita secondo cui gli ebrei per secoli sono stati ritenuti disadatti a portare testimonianza nei processi.
