Quegli strani ecologisti con la kefiah
domenica 1 settembre 2002 Diario di Shalom 0 commenti
No, non è stato come a Durban, anche se una folla di 9.000 persone (la metà di quante erano previste, ma presentatesi, come accaduto a Durban, quali i reietti e i poveri della Terra) ha sfilato per le strade del ghetto di Alexandra (dove si entra solo con una "guardia del corpo" nera) fino a Sandton, il quartiere ricco dove si svolgeva il vertice mondiale sullo sviluppo, inneggiando a Osama Bin Laden, ai terroristi di Al-Qaeda e a quelli delle Brigate dei martiri di Al Aqsa. Acqua, energia, salute, povertà: non mancava niente dei temi ambientalisti, tutti giocati in chiave antioccidentale e anticapitalista. Poi sono spuntate le kefiah, e i poveri del ghetto di Alexandra hanno ricevuto dal corteo l'ordine di odiare un nemico lontano. Allora hanno gridato "Abbasso il velenoso (toxic) apartheid di Israele", "Israele ruba la terra", "Israele demolisce le case", "Israele avvelena le acque", "Israele è costruita su terra rubata", ed innalzato centinaia di striscioni contro lo Stato ebraico con slogan che si sono appaiati a quelli contro gli USA imperialisti : "Israele e gli USA sono Stati canaglia", "Israele restituisci la terra rubata", "Distruggere il giudaismo è la medicina per la crescita dei palestinesi", "Intifada mondiale", "Non terroristi ma martiri", "Sharon assassino", "Sharon nazista", "Sharon criminale di guerra", "Smettete di distruggere chiese e moschee", "Arrestate Peres". Uno striscione recitava anche: "L'unica soluzione è la rivoluzione islamica" e veniva portato insieme ad un ritratto di Khomeini. " E tuttavia la protesta smodata della folla non ha trovato eco, se non in piccola parte, dentro il palazzo di Sandton che ospitava il summit mondiale sullo "sviluppo sostenibile". Certo, non sono mancati gli scontri nel grande compound di Nasrec dove erano riunite le Organizzazioni non governative: gruppi di palestinesi, non grandi ma agguerriti e affiancati dalle ONG africane di cui godono la totale solidarietà, hanno impedito di continuare la presentazione di un'organizzazione israeliana sul riciclaggio delle acque e la coltivazione delle terre desertiche. Spinte, interruzioni, persino l'accusa di essere "piccoli nazisti" rivolta agli israeliani. "Peccato" – ha detto Noam Katz, il portavoce della delegazione israeliana – "sull'utilizzo dell'acqua e sulle tecniche di irrigazione avremmo tanto da insegnare al mondo". Ma i Paesi arabi e i palestinesi si oppongono anche solo al progetto israelo-giordano presentato a Johannesburg per creare un canale tra il Mar Rosso e il Mar Morto al fine di mantenere costante il livello di quest'ultimo. Comunque il Sud Africa di Mbeki (ritenuto dai manifestanti un "traditore agli ordini degli Stati Uniti") ha imparato la lezione dalla vergogna di Durban, dove un anno fa la conferenza contro il razzismo si trasformò in una conferenza razzista contro Israele; i Paesi di tutto il mondo, ammaestrati dalla pioggia di sangue abbattutasi da allora su Israele per colpa del terrorismo palestinese (perfino i più estremisti) non hanno ripetuto le gesta di Fidel Castro e dei premier arabi ed africani che durante la Conferenza di Durban inveivano dal podio contro Israele mentre la piazza gli faceva eco. In un anno sono rimasti a manifestare contro la stessa esistenza dello Stato d'Israele, e ad inveire contro l'occupazione come il peggiore dei mali del mondo, (come se Israele non avesse mai offerto i territori ad Arafat, che li ha rifiutati) solamente coloro ai quali il terrorismo non fa orrore: a Johannesburg sono state lanciate delle pietre, l'incontro di Shimon Peres con la Comunità ebraica locale non ha potuto avere luogo per motivi di sicurezza, la delegazione israeliana è stata tutto il tempo assediata da pesanti misure di sicurezza, ed i palestinesi hanno più volte interrotto con slogan estremi i tentativi di Israele di comunicare al mondo - in un contesto dedicato all'acqua, all'energia e alla salvezza della Terra - la sua esperienza nel campo della lotta alla desertificazione e del riciclaggio dell'acqua, compresa quella dell'unico fiume, il Giordano, di cui Shimon Peres ha detto che "ha molta più storia che acqua". Questo estremismo è ormai un coro consueto in tutte le circostanze che hanno a che fare con l'ONU e con le ONG, le Organizzazioni non governative legate ad un antico atteggiamento anticapitalista ed al vecchio schieramento della guerra fredda. Ma dopo l'11 settembre tutto questo sembra volgere al tramonto: coloro che intendono ospitare e nutrire nel proprio seno le posizioni anti israeliane più estreme che sfociano nell'antisemitismo, che non tengono in alcun conto il terrorismo catastrofico che ha inondato Israele, sono stati ormai spinti sempre di più ai margini della Storia. Forse questo vertice di Johannesburg, che conserva forti le vestigia di un tempo in cui è stato permesso di odiare Israele anche quando vuole la pace, anche quando ha ragione, anche quando viene aggredita dal terrorismo, pure contiene il segnale che la vergogna dell'odio anti israeliano ed anti ebraico sta cominciando ad affiorare.
