Porte chiuse ad Ahmadinejad
Ahmadinejad non è un nome, non è un fenomeno geopolitico, è un fenomeno per cui possiamo dire che nella storia dell’umanità, come del resto i Testi prevedono spesso, giace dietro le dune della cultura un mostro insozzato di antisemitismo che si leva come Amman, come Hitler, e lancia il suo grido di guerra. Abbiamo visto in Italia, dove pure nel contesto della FAO forse gli sarebbe convenuto contenere la sua pulsione basilare, come esso gli sia ormai consustanziato: è venuto nel nostro Paese credendo di poter proporre un livello di discorso intessuto di odio, subito dopo aver detto per l’ennesima volta che Israele deve essere distrutta e che gli Stati Uniti sono in dirittura di arrivo verso l’Inferno: “Il regime sionista criminale e terrorista è alla conclusione della sua opera e presto sparirà dalla carta geografica” e poi “è iniziata l’era del declino e della distruzione del potere satanico degli USA, la campana del conto alla rovescia del potere e della ricchezza comincia a suonare”. Questi concetti, il Presidente iraniano li ha ripetuti persino nella sede della FAO. Questo dimostra che Ahmadinajad non aveva pronunciato a caso queste parole proprio alla vigilia della sua partenza per l’Italia, questo era il distintivo con cui voleva incontrare i leader “normali” del nostro Paese. La sua intenzione è quella di rendere il linguaggio dell’Islam estremista, della distruzione di Israele, dello scontro fra le civilità, della morte, della violenza e anche quello della violazione dei diritti umani come un qualsiasi altro discorso politico. Tutti ricordiamo senza sorridere come alla domanda sulle esecuzioni di omosessuali nel suo Paese, il Presidente iraniano rispose ai giornalisti americani durante la sua visita all’ONU che in Iran il problema non esiste perché non esistono omosessuali.
Alle proteste per più di 220 esecuzioni l’anno a casa sua, rispose che ci impicciavamo di suoi affari interni. Quanto alla condanna di Israele, la ripropone con insistenza sempre più accentuata, con accenti sempre più crudi (Israele cadavere puzzolente, albero ammarcito, microbo che infetta il mondo, tutte espressioni biologiche tipiche della premessa a un genocidio, le usò Hitler come i Cambogiani o gli Hutu contro i Tutsi) sin dal gennaio del 2005; e da allora passo dopo passo compie in parallelo riunioni continue a Teheran, a Damasco e altrove in cui ha costruito sistematicamente la rete di terrorismo islamista sia sciita (con gli hezbollah) che sunnita (tale è Hamas, e si dice che da parte dell’Iran non sia mancato in questi anni un aiuto basilare a Bin Laden, sunnita): col suo esercito di fatti e parole, di terrore e minaccia, con guerre e attentati, ha coperto di polvere la costruzione della bomba atomica sul suo territorio nazionale e le violazioni dei diritti umani nel suo Paese. Accanto a questo, le parate militari dell’esercito e dei pasdaran iraniani hanno costituito un incessante spettacolo di costruzione di un armamento tutto volto alla conquista: gli Shihab 3 e 4 possono portare testate di distruzione di massa e raggiungere tutte le capitali europee, i 30mila nuovi missili forniti sotto gli occhi dell’UNIFIL agli Hezbollah dopo la guerra del 2006 sono una spada che minaccia di rinnovare l’attacco a Israele, i trattati militari con la Siria “per la difesa” contro Israele e gli USA nascono il 15 giugno 2006 e l’ultimo è stato firmato il 24 maggio scorso dal ministro della Difesa iraniano Mohammad Najjar e la sua controparte siriana generale Hassan Turkmani. Ahmadienjad ha di fatto circondato Israele con confini iraniani. Quello che è notevole è che la catena degli impegni dell’Iran marcia su tre piani paralleli: l’attacco dei diritti umani del proprio popolo; la costruzione del fronte offensivo contro Israele e l’Occidente con armi di distruzione di massa e un nuovo tipo di esercito terrorista armato di missili; un linguaggio inusitato, inedito dopo la seconda guerra mondiale in cui si dice pane al ripugnante pane dell’antisemitismo e vino al vino velenoso dell’odio anticristano e antioccidentale. Ahmadinejad che è un religioso integralista ha detto di aver sentito intorno a sé un’aureola luminosa mentre parlava all’assemblea dell’ONU; ha fatto lastricare le strade di Khom, per il Mahjdi che verrà sulla Terra per opera sua a far trionfare la fede dell’Islam tramite un terribile Armageddon: ama propagandare la sua fede. Ha chiesto a George Bush di convertirsi. Ritiene l’introduzione del suo linguaggio una parte essenziale della sua opera di redenzione, la parte preparatoria per la fase operativa della conquista.
E qui a Roma tuttavia la sua lingua non ha potuto risuonare: tutti gli hanno detto di no, uomini di governo e di opposizione, il Papa, la città di Roma stessa il cui sindaco ha spento le luci del Campidoglio per manifestargli il suo disgusto, la gente che si è riunita in varie manifestazioni sventolando bandiere israeliane. Solo un gruppo di imprenditori, che non si capisce se per avidità, per miopia politica o per insensibilità morale hanno risposto all’invito dell’ambasciata iraniana per un banchetto con il suo Presidente. E’ certo solo la mia fantasia, ma poiché ho molti amici iraniani e tutti sono persone di grande cultura, cortesia, tradizione, immagino che le uscite verbali di Ahmadinejad siano state per molti, persino fra diplomatici, motivo più che di imbarazzo, di orrore morale.
Quando Ahmadinejad ha detto a un giornalista che non intendeva affermare la sua volontà di distruggere Israele ma solo certificare al pubblico una realtà di fatto, ha veramente superato se stesso esprimendo in parole la sua volontà di far diventare discorso comune e anzi “certificato” l’intenzione politica di sterminio che lo anima. E’ stato come se dicesse a un mondo che lavora da tremila anni alla costruzione della democrazia e dei diritti umani tutto il suo disprezzo per la nostra cultura: come dicesse “voler distruggere, sterminare, conculcare i diritti... tutto questo è legittimo, anzi doveroso; guardate come io porto questo abito senza imbarazzo e anzi con orgoglio. E voi dovete parlare con me”.
Questo atteggiamento va di pari passo con un intenso lavorio delle sue centrali nucleari per conseguire in fretta la bomba (l’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica ormai dispera di poter raggiungere risultati con l’Iran e afferma che è evidente la veloce costruzione di centrifughe: tra pochi mesi gli ordigni potrebbero essere pronti) e anche con la sostanziale presa del potere da parte degli hezbollah, ormai riarmati, in Libano. L’andare di pari passo del linguaggio e del disegno egemonico di Ahmadinejad ci fa pensare che la nostra offensiva contro la cultura dell’odio che da lui promana e il nostro impegno a difendere Israele e quindi noi stessi da un’esplosione bellica deve esser molto più attivo e diretto di sempre. Cari amici, Ahmadinejad fa sul serio, e il fatto che abbia trovato un’opposizione tanto forte nel nostro Paese è un messaggio misto: è una bella notizia, e insieme l’avvertimento che ormai il pericolo è sotto gli occhi di tutti. Ci deve incoraggiare il fatto che la politica e la cultura, salvo che per particolari casi di cecità e di negazione dell’evidenza, siano compatti insieme a noi.
