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Portaerei, droni e armi segrete. La macchina da guerra Usa si è messa in moto per punire l'eccidio dei giovani iraniani

lunedì 26 gennaio 2026 Il Giornale 0 commenti
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Il Giornale, 26 gennaio 2026

 
È molto difficile che il grande schieramento di forze che avanza verso l’Iran se ne torni a casa senza un risultato preciso come la caduta del regime degli ayatollah. Tutto il sapere tecnologico e politico del mondo non forniscono lumi: è chiaro solo che avverrà. Una enorme forza militare è per strada, una causa non può essere tradita: quella di bloccare e ormai punire l’eccidio spaventoso che tocca le 60mila vittime; di chiudere la destabilizzazione terrorista non solo locale, ma mondiale, legata alla pretesa messianica e alla minaccia atomica. Il capo di stato maggiore iraniano Sayyid Mousavi dice “abbiamo il dito sul grilletto” e nel corso degli ultimi due giorni le minacce agli USA e a Israele si sono fatte fittissime; Israele tace, a Gerusalemme  il comandante americano del Centcom, Brad Cooper, incontra Eyal Zamir, capo di stato maggiore israeliano, il capo delle operazioni Itzik Cohen e dell’intelligence Shlomi Blindet. Si coordina la difesa eventuale, e anche forse un attacco in comune. Gli americani mettono in ordine Centcom: la grandiosa massa militare si sta assemblando, l’Iran potrebbe decidere per un attacco preventivo contro Gerusalemme. Netanyahu mentre discute di Gaza con Witkoff e Kushner, i più altri consiglieri di Trump anche loro qui, sa che numero uno è la decisione americana sull’Iran. Prepari anche le sue forze sia per una difesa che potrebbe essere strenua, che eventualmente all’attacco. Il cielo è un rombo continuo per le esercitazioni. Trump ha mosso tutto; e forse, anche molto di più di quello che sappiamo.
 
Due giorni fa parlando del Venezuela ha lasciato capire che ci sono magie nascoste. Può darsi che la guardia di protezione di Maduro sia rimasta imbambolata da una bomba elettromagnetica, un’arma segreta che non uccide, ma blocca. Se queste novità esistono e se verranno usate in Iran, non se ne ha un’idea: ma certo si studia ogni particolare. L’Iran, 90 milioni di abitanti e una potenza di fuoco notevolissima di missili balistici e anche di droni di vario tipo è molto crudele e preparato. L’ ayatollah Khamenei è nel rifugio sotterraneo e la profondità non ha protetto Nasrallah; d’altra parte i basiji, i guardiani della Rivoluzione, politici e chierici legati a Russia e Cina, hanno centri alternativi di potere, sedi di emergenza. Gli USA non sono interessati a una sostituzione di assassini con assassini, a un altro sterminio di dissidenti. Nell’oceano Pacifico, la grande e bellissima Abraham Lincoln si avvicina scortata dal cacciatorpediniere dotato di missili di vario tipo e di altre armi navali) squadroni di caccia sono a bordo della portaerei. Molte altre navi  americane sono richiamabili dalle basi, come altri quattro squadroni di aerei.
 
Gli asset di intelligence e supporto molto sofisticate sono cinque navi. Trump l’ha chiamata “un’armada”: può lanciare attacchi aerei, controllare il golfo Persico e lo Stretto di Hormuz, fornire difesa antiaerea. Intorno alle basi Centcom, che sono in Giordania, Turchia, Emirati, Qatar. Si muovono jet stealth e caccia, F22 e F35 per attacchi di precisione contro bersagli strategici: si ricostruisce la mappa già inaugurata con la guerra dei 12 giorni. Si muovono droni kamikaze progettati per controbattere gli iraniani Shaked. Sistemi di difesa aerea terrestri vengono spostati. La spesa di spostamento è enorme. Gli uomini convogliati dal gruppo navale Lincoln sono 5700. Trump vorrebbe sempre potere agire in tempo breve e ottenere un risultato concreto: se riuscirà a distruggere il regime, Reza Pahlavi o qualche altro leader importante dovrebbe poter dare un segnale e riportare le masse in scena. La grande storia è molto difficile, per questo che l’intervento ritarda.

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