Parlare e non capirsi
mercoledì 1 dicembre 1999 Diario di Shalom 0 commenti
Si dice di Israele che sia un Paese in cui non ci sia annoia mai: è vero, il suo gioco politico è imprevedibile, come è imprevedibile la partita a scacchi che si gioca in Medio Oriente e il ruolo che esso, di volta in volta, riveste nel mondo. C'è però qualcosa che è molto noioso in Israele: la discussione politica fra amici. In un Paese da tempo profondamente diviso fra religiosi e laici, pacifisti e 'conflittisti' (non guerrafondai, ma semplicemente persone convinte dell'inevitabilità dello scontro con gli arabi), fra ashkenaziti e sefarditi, fra nuovi storici e vecchi storici e relative squadre di sostegno, fra 'Beitar Jerushalaim' e 'Poel Tel Aviv', fra Telavivisti e Gerusalemisti, fra settler e Shalom Achshav eccetera, tutto è già stato detto, tutto è già stato oggetto di molteplici commenti sulla stampa, di dibattiti televisivi senza via di scampo, di manifestazioni di piazza molto esplicite, di pubblicazioni prolisse e scontate. Dunque, ciò che si fa a cena o al caffè con gli amici, non è discutere: è piuttosto partecipare ad un torneo, mostrare le credenziali. I contendenti si squadrano, e nell'ambiente che conosco la situazione non è mai paritaria, perché la sinistra e il politically correct imperversano (che fare: in questo Israele è come l'Italia, l'Intellighentzia deve, è obbligata, si suppone che sia di sinistra, pena l'esclusione dal salotto buono), e le scomuniche sono sempre dietro l'angolo. Del resto immagino che esistano, verso Mea Shearim, ambienti dove la situazione è rovesciata. Dopo essersi squadrati, i contendenti mostrano le credenziali: "Gerusalemme ormai è invasa dai religiosi neri, nelle classi più del 50 per cento dei bambini presto sarà ultraortodossa, cacceranno i nostri bimbi dalla scuola, già la gente migliore è andata a stare a Tel Aviv". Poi il secondo cavaliere mostra il suo gonfalone, mentre comincia ad apparire il mio primo sbadiglio: "Gerusalemme è ormai diventata oltremodo frivola, ha perso tutto il suo 'charme' di città spirituale: ormai le guide portano i turisti nei pub e nelle discoteche di Gerusalemme, sempre più numerose. Impossibile ormai girare per il Migrash ha Russì, per la Moshavà Germanit, per Talpiot senza restare bloccati dalle masse di giovanotti con l'orecchino, o di fanciulle seminude... Gerusalemme intera, fra poco, sarà invasa dalla gente di Tel Aviv". E solo un esempio. Netanyahu, nonostante sia piuttosto passèe, è tuttora un buon banco di prova per mostrare chi sei: il livello di odio che riesci a esprimere con smorfie ed esclamazioni, la soddisfazione o lo scandalo dimostrato per la recente ispezione della polizia a casa sua, sono un segnale sicuro della tua personalità. Specie quando si parla di Netanyahu - vorrei dire al mio interlocutore - hai spiegato chi sei, ma non è detto che questo sia molto interessante. A volte sarebbe più interessante discutere, a volte passare ad altro. Scurdammoce o' passato. Lo stesso sulla storia della Guerra di Indipendenza: dalla quantità di sofferenza che riconosci ai palestinesi, da quanto decidi che siano stati cacciati sulla punta del fucile (con premeditazione, senza premeditazione, interamente, a chiazze) o da quanto invece attribuisci responsabilità ai Paesi arabi per la loro fuoriuscita e il conseguente esilio, da quanto ti ricordi che nel '48 c'era in corso una guerra letale o te lo sei invece dimenticato, ti schieri, rendi chiare le tue posizioni. Posizioni, non idee. Adesso poi si discute moltissimo, di bel nuovo, sulla Bibbia: parla di eventi storici o di leggende, mero frutto della fantasia? Ultimamente è uno degli argomenti preferiti, perché la pretestuosità con cui si può parlarne è pressocché infinita. L'occasione è fantastica per delegittimare o, all'opposto, rafforzare le buone ragioni degli ebrei di risiedere in questa parte di mondo. E a nessuno, si capisce, importa veramente della grandezza di Gerusalemme al tempo di David, o della veridicità storica della Fuga dall'Egitto. Ormai è comunque più vera della verità, visto che non solo gli ebrei ma il mondo intero vivono sul suo archetipo, quello di tutte le rivoluzioni libertarie e nazionali. Eppure si sente il bisogno anche qui di sventolare la bandiera, suonare le trombe, buttarsi gli uni contro gli altri ostentando, quel che è peggio, grande aria di superiorità nei confronti dell'avversario, gonfiando il petto e descrivendo ancora una volta come a scuola il riassunto di quello che abbiamo già sentito e letto mille volte. All'uomo di sinistra non piace più Ben Gurion, a quello di destra è antipatico Moshe Dayan. L'uomo di sinistra sghignazza come uno stupido a sentire parlare del Mossad, quello di destra ritiene che la leadership di Ben Gurion abbia avuto il solo effetto di perseguitare i sefarditi e bloccare lo sviluppo della fede. Solo per schierarsi, solo per appartenere ad una parte, per mostrare le penne del proprio noioso pavone, le parti si confrontano malamente, senza garbo intellettuale, senza vero desiderio di rispondere alle domande. Corrono con le lance in resta e la celata sugli occhi, pieni di prosopopea, e non vedono nulla accecati dalle loro passioni. E più gridano - sembra strano - più fanno addormentare chi li ascolta.
