Palestina, Hamas come Hetzbollah
Si tratta di una serie di cunicoli, passaggi, rifugi attrezzati, magazzini per le armi, che nascoste sotto terra possono essere conservate a lungo. La «riserva naturale» non si può distruggere con i raid aerei, perché si snoda sotto le case e coinvolge inevitabilmente i civili, aspetto questo che ha fornito agli hezbollah il maggiore vantaggio nella guerra della scorsa estate. I palestinesi sperano di mettere a segno lo stesso obiettivo. Venti tonnellate di tritolo sono state importate tramite le gallerie, armi leggere e pesanti vengono introdotte intere o da assemblare, esplosivi standard hanno rimpiazzato quelli fatti in casa da Hamas, rendendo più efficaci i missili. Da sinistra: il leader di Hamas Khaled Mashaal e il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, finanziatore dei palestinese Nei magazzini di Gaza si accumulano anche Concurse di fabbricazione russa, discretamente precisi, con una gittata di circa 5 chilometri, e soprattutto identici a quelli usati con successo dagli hezbollah. Gli istruttori sono molto richiesti e hanno un duro lavoro da svolgere per approntare armi molto difficili da usare. Il numero dei miliziani in divisa di Hamas è cresciuto notevolmente, arrivando a oltre 10 mila, mentre Abu Mazen guarda sconsolato. Per cercare di controbilanciare il potere di Hamas, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese si è fatto consegnare 2 mila fucili dall'Egitto, col permesso degli israeliani, e ha ottenuto il ritorno della divisione Badr dalla Giordania, finora proibito. «I membri delle varie organizzazioni vanno ad addestrarsi in Libano, Siria e Iran» dice il commentatore israeliano Nahum Barnea. Hamas ha fatto propria la tecnica di Hezbollah: la mente strategica, la fonte dei finanziamenti e degli addestramenti sono comuni ai due gruppi, ma a essere comune è soprattutto «la ragione sociale». Entrambi sono movimenti islamici «di resistenza» il cui scopo è la cancellazione di Israele. Le dichiarazioni dei leader mostrano la comune aspirazione. A ottobre il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha detto che gli israeliani sono «un gruppo di terroristi» imposti in Medio Oriente dagli Stati Uniti e dai loro alleati, e dopo aver annunciato la distruzione completa dello stato ebraico ha ordinato all'Europa di «prenderne le distanze». Aggiungendo: «Questo è un ultimatum». Nel frattempo il ministro degli esteri palestinese, Mahmoud Zahar, tra i fondatori di Hamas, ha affermato che «Israele è un cancro, un'escrescenza sulla nostra terra senza nessuna ragione culturale storica o religiosa», e ha annunciato che il suo movimento «non riconoscerà mai Israele, decisione finale e irrevocabile». L'Iran agisce, intanto, per il riarmo degli hezbollah in Libano. Nasrallah tiene un profilo basso, ma continua a ricostruire l'arsenale e soprattutto non abbandona il sud del paese, dove può contare sulla «riserva naturale» e sul fatto che gli abitanti sono quasi tutti membri più o meno organizzati di Hezbollah. Il generale Yossi Baidaz, incaricato di riferire al gabinetto israeliano, sostiene che ci sono prove lampanti del fatto che la Siria non ha mai smesso di spedire armi a Nasrallah. E sebbene l'alleanza tra gli ayatollah di Teheran e il regime laico baathista di Damasco sembrasse impossibile, con la sua ammirazione per Nasrallah (mai condivisa dal padre) il presidente siriano Bashar al-Assad ha iranizzato la Siria, come ha spiegato Amir Taheri, analista iraniano. «Fino al 2003 sembrò che Assad potesse restare sotto l'ala americana» ricorda Taheri «dopo l'omicidio dell'ex premier libanese Rafik Hariri, quando la Siria è stata definita paese canaglia, ad Assad non è rimasta che l'opzione iraniana. Questo rende ancora più possibile uno scontro fra gli Usa e la repubblica islamica». E visto che Damasco è il crocevia dei progetti di guerra di Ahmadinejad, l'accerchiamento dello stato ebraico si fa reale.
