La strada è ancora lunga
martedì 1 marzo 2005 Diario di Shalom 0 commenti
Il popolo arabo non ama la dittatura e sogna la democraziaPerché Abu Mazen ha deciso di ricominciare con le esecuzioni dei suoi condannati a morte alla fine del mese? Perché non si rende conto, al di là dell'orrore della pena di morte, che dei quindici prigionieri nel braccio della morte nessuno di questi è magari un terrorista con le mani piene di sangue di civili ebrei, e che, in stile arafattiano, sta per giustiziare (almeno per metà) i cosiddetti "collaborazionisti"; gente che, semmai ha aiutato a evitare quegli attentati che adesso tutta quanta l'Autonomia Palestinese, secondo le solenni dichiarazioni di Abu Mazen stesso, dovrebbe essere occupata a evitare?
Perché i "giovani" di Fatah, guidati da Marwan Barghuti hanno indetto un'intifada interna contro il Fatah al governo e ritengono che"niente è cambiato dalla morte di Arafat", e che "tutto il potere è rimasto in mano della vecchia guardia dei fedelissimi di Arafat"? Perché durante la miracolosa, subitanea rivoluzione libanese, un miracolo nel panorama mediorentale, mentre le piazze si riempiono di cittadini appartenenti a tutti i gruppi i gruppi politici, etnici e religiosi, pure, Walid Jumblatt, capo dei drusi, ha affermato in ripetute interviste alle tv arabe che comunque gli hezbollah essendo parte integrante del popolo libanese hanno il diritto di essere parte del futuro del proprio paese? Perché nonostante si proclami una forza sciita popolare, gli hezbollah per bocca di Nasrallah alzano la testa dichiarando che tutta la rivoluzione dei cedri e la richiesta di ritiro siriano sono una congiura israeliano - americana, come al solito?
Perché Bashar Assad, il rais siriano, così nell'occhio del ciclone, tanto pressato dall'opinione pubblica internazionale, pronto, così afferma,a cominciare a sgomberare dalla Siria i suoi 15mila uomini, pure si può permettere di mettere le mani avanti dichiarando che lo farà nei tempi e nei modi voluti, nascondendosi dietro la finta richiesta di un referendum, la finta richiesta di pace con Israele, e la vera intenzione di ammucchiare comunque, i suoi uomini nella Bekaa al confine con Israele in modo da mantenere un ricatto del terrore e un regno degli hezbollah? E come mai l'Iran, nonostante le pressioni internazionali e la presenza interna di un'opposizione giovanile molto forte e attiva,dichiara urbi et orbi, anche se cresce in tutto il mondo la richiesta di smantellare la sua forza nucleare, che non ne ha alcuna intenzione? E infine perché, anche se le elezioni in Iraq sono state l'evento più bello della storia recente, pure Mithal Jamal Hussein Alusi, che aveva fondato un piccolo partito democratico "Il partito della nazione irachena" e aveva fatto un viaggio in Israele per incontrare intellettuali e politici, ha subìto, tornato in patria, un attacco a fuoco in cui sono stati uccisi i suoi due figli Ayman di 20 anni e Jamal di 19? E perché, in generale il terrorismo seguita a colpire a fronte di una volontà chiarissima di democratizzazione?
Perché la strada è lunga, le incertezze e le paure ancora tante specie in Europa, e ci se ne accorge soprattutto adesso che la guerra contro il terrorismo e per la democrazia nel Medio Oriente ha conosciuto e seguita a conoscere vittorie senza precedenti: il popolo arabo non ama affatto la dittatura,esso la subisce quando vi è costretto, ma sogna e desidera la democrazia. Dall'altra parte, coloro che denigrano il tentativo non in realtà di importare ma di lasciare libero spazio alla pianta della democrazia in Medio Oriente e ora ci ripensano, pure farebbero male a aspettarsi una rapida soluzione dei problemi, e quindi a biasimare o a sottovalutare i passi compiuti fino ad ora non appena se ne presenti l'occasione.
Ho fatto qui sopra la lista di alcune delle contraddizioni a cui assistiamo proprio perché si resti in guardia dal sentirsi oppressi o sconfitti quando esse si presentano, ma, piuttosto, ci si armi spiritualmente per il lungo confronto che ancora ci aspetta. Può darsi che Abu Mazen incontri gravi difficoltà sia da parte dei vecchi lealisti di Arafat, che da parte dei "giovani" impazienti e anche inclini al terrorismo. Può darsi che dovremo veder gli hezbollah parte di un nuovo regime Libanese, e il nuovo governo iracheno mantenere un atteggiamento antisraeliano. E tante altre difficili sorprese possono aspettarci lungo la strada.
Sarà dura, e dovremo allora parlare a voce alta e sostenere l'incongruenza e la pericolosità di simili eventi. Soprattutto noi ebrei. Si perché al cuore dei regimi autoritari mediorentali c'è un punto di fuoco, che non si spengerà tanto facilmente: esso infatti è stato alimentato senza tregua in tutti i cittadini e in tutte le istanze della società, scuole, associazioni, luoghi di lavoro, radio, tv, giornali.... questo punto è l'odio antisraeliano, quasi sempre coniugato con quello antiamericano. Non ci dobbiamo disperare, come del resto viene spontaneo, notando che i media e i politici palestinesi ancora ne fanno uso, o che l'Iraq libero in parte immagini ancora Israele secondo gli stereotipi antisemiti tipici del regime precedente. Dobbiamo semplicemente opporci pure restando vicini ai processi di democratizzazione. Anche in Egitto e in Giordania i pregiudizi antisraeliani e antisemiti, terribili e ripetuti, non sono stati zittiti dopo le rispettive paci con Israele.
Eppure abbiamo continuato a credere in queste paci anche se i regimi autoritari seguitavano a fare dei pregiudizi e dell'odio una valvola di sicurezza che concentrasse la tensione dei loro popoli scontenti e miseri altrove, lontano dal tema della libertà. Adesso, ciò che può creare dentro di noi una piccola, paziente speranza che l'odio contro Israele e gli Usa diminuisca e vada a logica conclusione la sua parabola, è il nuovo accento che la primavera mediorentale mette sulla democrazia e la libertà, la battaglia contro le autocrazie in quanto tali: è il fatto cioè che dopo l'elezioni di George W. .Bush per il secondo mandato, dopo le elezioni in Iraq e dopo la grande eco suscitata dal libro di Nathan Sharansky che descrive la battaglia per un mondo democratico come quella indispensabile per il futuro della pace fra tutti i popoli e la fine del terrorismo, sia stato rinnovato l'impegno per sradicare il pregiudizio che i regimi autoritari vogliono a tutti i costi tenere in piedi. E' una battaglia molto lunga, ma le sue svolte sono entusiasmanti quanto lo può essere un'improvvisa visione che consente all'uomo di mettere il capo nel futuro.
