Fiamma Nirenstein Blog

La propaganda e la verità. Israele si difende dai terroristi ma a qualcuno in Europa non piace

giovedì 3 giugno 2004 Panorama 0 commenti
Caro direttore, nella sua foga di autoflagellazione l’opinione pubblica europea (dopo aver mostrato una sofferenza tanto incontenibile quanto sospetta per la disgustosa, perversa, mai abbastanza vituperata vicenda di Abu Ghraib) addirittura adesso tende a compararla alle durezze della campagna israeliana di Rafah, tacciando ambedue di «imbarbarimento». È sinceramente sconcertante. Chi scrive conosce la situazione personalmente, ha visto la distruzione delle case, i bambini alla ricerca dei giocattoli sulle macerie, i morti civili, e ne ha dato conto; ma ha visto anche come le ambulanze hanno asportato dal campo i pezzi di corpi dei soldati israeliani uccisi su cui poi è stato impostato un ricatto da parte delle organizzazioni terroriste. Ha testimoniato l’inferno di fuoco continuo dalle due parti, non solo da quella israeliana. Soprattutto, ho visto con i miei occhi una delle gallerie diventata un’autostrada delle armi che dall’Egitto vanno ai palestinesi, con l’aiuto degli hezbollah e di paesi sponsor del terrore. I morti palestinesi sono tanti ma, dei 53 uccisi, 41 avevano le armi in mano, erano terroristi che proteggevano le gallerie che Israele si sforza di distruggere e per cui i terroristi dispiegano tutta la loro forza e si fanno scudo dei civili. L’esercito ha perso 13 soldati contro 41 terroristi, non è poco per un esercito che potrebbe difendersi con una mano legata. Le case distrutte erano in gran parte copertura di gallerie o strutture di supporto, in parte strutture svuotate dei loro abitanti da tempo, sempre perché sono diventate oggetto di violenze e di mercato da parte degli importatori di armi, che la gente del luogo odia. Certo, alcuni sgomberi sono stati tragici, e in Israele si discute di rimborsare i proprietari, di cui è tuttavia impagabile la sofferenza. Ma dei civili uccisi almeno due bambini sono quasi sicuramente stati colpiti da fuoco amico palestinese. Le altre perdite di civili non sono dovute (o almeno non se ne è mai avuto sentore) a crudeltà dei soldati, ma a errori di una guerra accanita. È anche evidente quanto soffrono i palestinesi, ma questo non ha proprio niente a che fare con Abu Ghraib, così come con l’ignorata sofferenza dei soldati israeliani che hanno visto i loro compagni uccisi in questa guerra di odio verso Israele. Di certo, invece, solo una intensa perversione può avere guidato la mano di chi ha premuto il grilletto per uccidere una donna incinta al volante e i suoi quattro piccoli in auto con lei.
Fiamma Nirenstein

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