La "lotta" di Israele. Forza e normalità sotto i missili iraniani

Il Giornale, 17 marzo 2026
Israele notoriamente ha solo dieci milioni di abitanti, ma il video in cui Netanyahu beve tranquillo un caffè in un locale pubblico di Gerusalemme è spiega sorridente di essere vivo, ha avuto, fino a ieri, 65 milioni di visioni, e la ragazza che lo serve è diventata una superstar in poche ore. Netanyahu reagisce a una fake news on line che lo dichiarano morto. Non è la sola, per esempio c’è un video filmato nel distretto Dolpa nel Nepal che mostra una massa di persone che insieme si avviano alla ricerca di certi funghi, e li presenta come israeliani che si avventurano attraverso il deserto in una fuga da Israele, terrorizzati dall’Iran. Netanyahu risponde a un’aggressione mediatica plurima, che cerca di deprimere Israele, di dichiararlo sconfitto, incapace: l’opposto della realtà, implica Netanyahu, la pretesa di ammazzarlo è talmente lontana dalle possibilità degli iraniani, che in maglietta e aria sportiva può andare al caffè, mentre i suoi nemici, persino nel profondo dei loro bunker sono obiettivi ben raggiungibili. E sfrutta l’occasione per una dichiarazione d’amore al popolo d’Israele, alla sua incredibile capacità di resistenza. Con espressione di entusiasmo, “ani met!” “sono morto”, si, ma d’amore per il popolo ebraico dice, è incredibile la bravura della gente. Tocca un punto filosofico importante: su Israele aleggia la criminalizzazione antisemita perenne.
Solo Israele e pochi giusti riconoscono la situazione corrente di lutto e di sofferenza continua in quasi tutte le famiglie israeliane, si corre nei bunker ogni notte tre quattro volte coi bambini in braccio, i missili iraniani, come ieri a Gerusalemme: ieri appunto, hanno sfasciato un tetto a Gerusalemme Est fra Silwan e Ras el Amud, hanno anche cosparso di pericolosi residui del missile cluster che esplode la Città Vecchia. I missili feriscono e talora uccidono, solo le ferree regole di protezione civile con i sistemi di difesa proteggono ossessivamente la gente, le scuole sono chiuse, nel nord di Israele solo gli eroi non sono sfollati a causa dei colpi incessanti degli hezbollah, e tutto questo non conta niente nell’opinione pubblica mondiale. Israele viene disegnato come un soldato che uccide. Ma la società israeliana è saggia, pacifica quanto tuttavia decisa a sopravvivere all’odio jihadista, e Netanyahu ha saputo rappresentare come, al contrario della lamentazione continua dei palestinesi e di molti occasionali terzomondisti, Israele vive e beve il caffè, non si lamenta.
È fondamentalmente felice di una realizzazione che risulta misteriosa a chi non la conosce più: la felicità di appartenere, la compiutezza dell’abitare nella propria casa. È felice anche di essere protagonista nella propria guerra di liberazione contro l’Iran, che lo ha perseguitato dal 1979, mentre per esempio George W Bush gli impedì di partecipare alla guerra contro Saddam Hussein che la bombardava. Per strano che possa apparire sono felici i contadini che nel nord in questi giorni subiscono l’incessante attacco sui campi, sul bestiame, sulla raccolta delle fragole... sono sempre là sotto i missili, ogni mattina col thermos di caffè li trovi a mungere mentre li bombardano. È fiera la commessa della boutique che va a aprire un negozio non indispensabile ma che “fa allegria” dice, la maestra di ginnastica che viene a casa sfidando la sirena, le signore che al Museo della Scienza vanno a zappettare le loro coltivazioni di fiori e verdure sociali, correndo in qualche rifugio a ogni sirena, chi va lavorare e si butta per terra accanto alla macchina come dicono gli ordini, i ragazzi di Tel Aviv che dopo lo studio si trovano la sera per un bicchiere. Nessuno può dormire, gli ospedali ricevono di continuo feriti gravi, colpiti, e leggeri quando caduti correndo al rifugio, si occupano di bambini in stato di crisi, una parte delle scuole tenta di riaprire. I soldati sono genuinamente molto orgogliosi di difendere il Paese, richiamati nelle riserve, lasciando a casa i piccoli, cominciando a contare i giovani uccisi.
È difficile immaginare lo stato d’animo di questo Paese che sente di stare cambiando la storia per i loro figli se l’Iran finalmente verrà sconfitto; difficile per chi ormai nei decenni celebra una liturgia negli studi tv, nella politica, nei giornali, nelle cene, i buoni e i cattivi sono comparse, chi esclama spesso “diritto internazionale” o “diritti umani” e anche “imperialismo” e almeno colonialismo. Si sa che Israele è un progetto coloniale, il copione non è mai stato rivisto dal tempo dell’URSS. In realtà mentre la tv ti mostra le vicinanze di casa colpite dai missili devi sapere reinventarti la vita in guerra e lo si fa: il mondo non aveva mai sentito parlare di “missioni di salvataggio” per riportare in Israele quelli che erano fuori all’estero. Bene, qui la gara per tornare da fuori sotto le bombe è stata totale, l’opposto delle immagini false di ebrei nerovestiti che si spingono all’aeroporto per scappare ed è una balla che Iron Dome non funziona bene: salva migliaia di persone ogni giorno. L’inserto di sabato del Jerusalem Post offre concerti, i teatri sono chiusi; i cuochi insegnano a cucinare piatti nuovi alla tv; gli iraniani ospiti qui parlano della bellezza del loro Paese dove torneranno quando, dio sicuro, l’orribile regime che li ha messi in fuga, cadrà.
