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La logica di Sharon. Il premier israeliano vuole la pace. Per questo elimina i terroristi.

giovedì 29 aprile 2004 Panorama 0 commenti
Caro direttore, il mondo è diviso sulla condanna per l’eliminazione di Abdel Aziz Rantisi, il leader che era succeduto allo sceicco Yassin, anche lui eliminato un mese fa da Israele: da una parte gli Usa, dall’altra l’Europa, con eccezioni. È la divisione fra chi capisce che è indispensabile agire, anche se duole, per salvare dal pericolo immediato tanti innocenti e chi ancora non lo sa; è la divisione anche fra chi seguita a battersi contro le razzie del terrorismo (anche straniero) in Iraq per liberare il popolo iracheno e chi (non è il caso dell’Italia che mostra ammirevole consistenza) se la dà a gambe levate. Il pensiero di chi disapprova e fugge recita: se ti difendi dal terrorismo, ciò creerà ira fra i terroristi; ne verranno altre bombe, altri morti. A parte la ingiustificabile assenza di moralità di questo atteggiamento, il terrorismo è una variabile indipendente, una strategia di conquista a lungo termine con piani propri; ogni resa, ogni condanna a chi si difende lo incoraggia. L’errore generale del giudizio, nel caso di Hamas, si estende al particolare. Le eliminazioni mirate sono una tragedia, s’intende, ma nel caso di Yassin e di Rantisi sono state ispirate da una logica opposta a quella che si attribuisce loro. Ordinandole Ariel Sharon non solo non dichiara ostilità alla pace, o desiderio di tenere aperta la partita. Al contrario, alla vigilia del ritiro unilaterale da Gaza Sharon agisce nella logica di George W. Bush. Combattendo i terroristi cerca di far venire allo scoperto una nuova leadership di Al Fatah che governi Gaza e Cisgiordania, e che in futuro tratti per un assetto definitivo dello stato palestinese. È chiaro che questo in presenza dello strapotere di Hamas non si può fare. Sharon anzitutto smantellerà gli insediamenti, nonostante le durissime critiche degli abitanti, la loro cocente delusione. D’altra parte vuole evitare che Gaza diventi una vasta base terrorista, passando da Israele nelle mani di Hamas. Quindi cerca di evitare che la scena sia dominata da personaggi feroci e irriducibili come Yassin e Rantisi, ovvero da quella Hamas che nella sua carta stabilì (per la penna di Rantisi) che gli ebrei andavano tutti cacciati da Israele, che lo stato ebraico andava distrutto e che da allora ha usato giovani, donne e bambini con la cintura di tritolo, facendo dello «shahid» una specie di idolo religioso, la figura simbolo della nuova epica che rischia di distruggere ogni aspirazione nazionale del popolo palestinese.
Fiamma Nirenstein

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