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L’ONU: un palcoscenico mondiale dove si recita l’ipocrisia

domenica 1 ottobre 2006 Diario di Shalom 0 commenti

Offerta una vergognosa esposizione mediatica alle farneticanti dichiarazioni di Ahmadinejad

Mi è accaduto di trascorrere a New York la ricorrenza dell’undici di settembre, in coincidenza della quale si apriva la sessantunesima assemblea generale dell’ONU: per ricordare e riflettere, non avrei potuto aver compagnia migliore, dato che l’occasione era quella di una conferenza dell’Hudson Institute sul fallimento dell’ONU nello stabilire una leadership mondiale che abbia un minimo di volontà di affrontare i problemi contemporanei. Può l’ONU affrontare la guerra contro il terrorismo, le dittature, le stragi? Può riuscire ad avere almeno la parvenza di un comportamento decente, che dia fiducia per il futuro del mondo, ci siamo chiesti nel giorno della memoria della strage delle Twin Towers?

Una domanda legittima, perché questa organizzazione, l’unica che somigli a un governo mondiale, affonda le sue radici e la sua legittimità nel disastro di un genocidio che ha portato la civiltà contemporanea quasi al suo totale annichilimimento.

Ma la risposta è negativa. Proprio una settimana prima dell’undici settembre, l’Assemblea Generale aveva adottato la sua prima bombastica “Stragegia Globale contro il terrorismo” che invece di fatto era tutta un richiamo alla risoluzione 1991 che ribadisce la distinzione fra il terrorismo e “la legittimità della lotta dei movimenti di liberazione nazionale”.

La presenza predominante di dittature e di Stati islamici all’interno di quello che avrebbe dovuto rappresentare per il mondo una garanzia, un governo sovrannazionale dedicato alla difesa della libertà e dei diritti umani, ha dedicato invece di fatto il 30 per cento delle sue risoluzioni di condanna di tutte le violazioni dei diritti umani, fra cui, che so, quelle di Stati come la Cina, lo Zimbabwe, la Siria, soltanto a Israele. E la Commissione per i diritti umani è stata presieduta da Paesi come la Libia. Da giugno la vecchia organizzazione, ormai priva di qualsiasi autorità morale, era stata rimpiazzata da un nuovo “Consiglio per i diritti umani” che ha adottato tre risoluzioni di condanna, tutte e tre dedicate a Israele. Intanto centinaia di migliaia di persone muoiono sul campo, nelle prigioni, nelle stanze di tortura delle dittature e delle persecuzioni etniche.

Ma sarebbe ottimista sperare in una resipiscenza di orgoglio e di coscienza da parte dell’ONU. Infatti, mentre nelle sale della Union League di New York dove si svolgeva la conferenza, i migliori intellettuali e politici americani con le loro riflessioni mostravano come una logica liberale avesse già di fatto smantellato, concluso dal punto di vista morale e della sua efficienza il senso della vita dell’ONU, intorno a me, tutto suggeriva invece che il suo potere, è invece a tuttoggi enorme ed è anche sempre più pericoloso. Le televisioni americane, a qualunque ora le si accendessero, mostravano il discorso, la conferenza stampa, le numerose interviste del Presidente iraniano Ahmadinejad in visita per parlare appunto, all’Assemblea.

In particolare, una copertina del Time Magazine tappezzava le edicole e le librerie con un primo piano deificante, da “uomo dell’anno”, di colui che ha ripetutamente dichiarato la sua volontà genocida di distruggere Israele; che ha seguitato a negare anche durante le sue dichiarazioni all’ONU la veridicità dell’Olocausto; che prepara, contro tutte le prese di posizione dell’intero consesso internazionale, una potenza atomica integralista islamica e aggressiva che ricatta e minaccerà direttamente il mondo intero; che guida la fazione più estremista e catastroficamente messianica dello sciismo dedita a preparare la sconfitta totale dell’Occidente, la cui cultura e i cui peccati mortali sono per Ahmadinejad l’ostacolo predominante sulla strada della venuta del Mahdi, l’inviato di Allah che porterà quanto prima la redenzione.

Ahmadinejad, che è il Presidente di un Paese che, secondo ogni fonte d’informazione, risulta il maggiore promotore e finanziatore del terrorismo mondiale, si è trasformato grazie all’ONU in un divo, un nuovo oggetto di curiosità e di pubblicità mediatica.

Il pubblico mondiale, e prima di tutto quello americano, lo hanno sentito strologare le sue nefandezze dal podio dell’ONU, dalla sala delle conferenze stampa, nell’intervista con la CNN e con il Time Magazine oltre che in altre occasioni. E secondo la terribile legge della comunicazione contemporanea chiunque abbia il suo volto, il suo eloquio, il suo sguardo propalato a lungo e in primo piano, risulta poi di fatto nient’altro più che quel primo piano, una nuova star proposta con neutralità all’attenzione del pubblico, identico moralmente e conoscitivamente a un qualsiasi altro primo piano di un attore, un cantante, un politico chiunque; una qualsiasi celebrity, omologata anche moralmente a chiunque goda in quel momento di altrettanta fama, puro oggetto della piatta lettura estetica del lettore o del telespettatore.

Ahmadinejad ha potuto ripetere praticamente, in un clima di stupefacente normalità, senza obiezioni determinanti, senza segni di indignazione da parte dei giornalisti, che gli ebrei non hanno mai lasciato che la Shoah fosse studiata e verificata (!!) se non dai loro amici; che comunque se fosse esistita, cosa che Ahmadinejad non crede, è stata usata come un bieco strumento di dominazione nei confronti degli arabi; che i sionisti non sono ebrei, non hanno più diritto a chiamarsi tali: sono semplicemente persecutori di palestinesi, membri corrotti e crudeli di una cospirazione per dominare il mondo; che l’ordine mondiale fondato dalla Seconda guerra mondiale, di cui Israele fa parte, deve sparire per far posto ai Paesi come il suo, appunto quelli che vogliono distruggere lo Stato Ebraico, e più in generale l’attuale predominio delle democrazie.

Per quanto riguarda il nucleare, mentre da una parte chiede tempo, trattative, cortesia e disponibilità internazionale, il Presidente iraniano non cede di un millimetro, e cerca, riuscendoci, di guadagnare tempo. La differenza è che mentre interrogato sulla costruzione degli impianti atomici Ahmadinejad riesce a mantenere un tono quieto quali che siano i contenuti di quello che dice, sugli ebrei la sua reazione emotiva è tutta diversa: comincia a sudare, cambia colore, l’odio e l’agitazione lo trasformano in ciò che è: un antisemita genocida come Hitler, che usa coscentemente l’antisemitismo come mosca cocchiera di una battaglia globale in cui sa di potere arruolare centinaia di milioni di persone.

L’antisemitismo è il suo eros, la sua materia più eccitante e pervasiva. Mentre parlava di ebrei, veniva alla mente che così avrebbe risposto Hitler se avesse potuto parlare e rispondere a interviste usando il palcoscenico mondiale dell’ONU e da là essere lanciato come divo, con una quantità di primi piani sorridenti, mentre mandava un affettuoso saluto particolare, come ha fatto Ahmadinejad nell’intervista alla CNN, alla popolazione di New York (“Che avrei tanto voluto incontrare personalmente” ha detto) e ai poliziotti che hanno protetto l’incontro dell’Assemblea Nazionale, un evento così difficile dal punto di vista dell’ordine pubblico.

La legittimazione mediatica del Presidente iraniano è stata pavimentata da chi dovrebbe rappresentare le maggiori istanze di libertà e di democrazia e soprattutto di sicurezza per il mondo intero: Kofi Annan all’indomani della guerra di Israele con gli Hezbollah, la lunga mano dell’estremismo iraniano, armata fino ai denti da Ahmadinejad lungo il confine sud del Libano per renderlo di fatto un confine con l’Iran, una continua minaccia alla pace del mondo, è andato a trovarlo a Teheran e ha stretto la mano del Presidente.

Annan lanciò allora un messaggio al mondo: “la comunità internazionale non deve isolare l’Iran”. Ahmadinejad, dopo il suo discorso all’ONU, accolto con una quantità di articoli sulla sua compresenza, insieme a Bush, nelle stesse stanze, sul suo rifiuto di partecipare al banchetto in cui si servivano alcolici contro la sua religione, dopo tutto questo lavaggio normalizzante, ha potuto contare su una pubblicità internazionale ai suoi poco normali discorsi genocidi, di negazione della Shoah, alle sue argomentazioni per ottenere il consenso internazionale sulla costruzione dell’arma nucleare. L’ONU, un organismo che si è dimostrato incapace persino di mettere le violazioni dei diritti umani in Cina o le stragi del Darfur in una rispettabile agenda, che alloggia 45 Paesi “non liberi” e 58 “semiliberi” fra i suoi 192 stati membri consentendo loro di determinare una politica che di fatto protegge il terrore e promuove una politica antidemocratica e antioccidentale, in realtà domina il discorso politico e morale generale che fa sì che un personaggio diventi potabile, che le sue parole siano parificate a quelle di qualsiasi altra star, che in pratica si possa cominciare in giro a considerare normale odiare gli ebrei, minacciare a destra e a manca la distruzione come arma politica legittima, dichiarare che Israele è un morto che cammina, predicare la dittatura politica della religione islamica sul mondo, chiedere al Presidente Bush di convertirsi.

L’ONU come fece con Arafat, compie il primo risciacquo dell’opinione pubblica internazionale e spiana la via alle peggiori campagne mediatiche: l’integralismo islamico usa come armi appuntite le centinaia di rapporti, risoluzioni, giornali, circolari che esso produce in decine di lingue e che finiscono sui siti dedicati ai diritti umani, nelle conferenze internazionali sponsorizzate a migliaia, agli incontri che avvengono in tutto il mondo. Essi preparano il terreno perché quando poi Ahmdinejad appare sullo schermo si cominci a pensare a lui nei termini di un’altra vittima dell’imperialismo americano e del complotto sionista.

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