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L'Occidente rischia di perdere l'ennesima occasione di capire il Medioriente

martedì 1 marzo 2011 Diario di Shalom 3 commenti

Shalom, marzo 2011

Non mi stancherò mai di ripetere che le rivoluzioni in atto nei Paesi musulmani in queste settimane meritano il massimo rispetto; né, tuttavia, mi stancherò di ripetere che il giudizio sul loro sviluppo merita il massimo della cautela. La crisi in atto è immensa, le ondate migratorie che se ne potrebbero staccare, come ghiacciai erratici da un iceberg ciclopico alla deriva, possono essere ondivaghe ed enormi, e di là dal mare non si sa ancora quale sarà l’interlocutore per il prossimo dialogo niente di meno che sul futuro del mondo. Chi c’è di là dal muro delle folle che invadono gridando le piazze delle città arabe? Chi, di là dalle loro speranze di libertà, comunque esse si configurino? Chi potrà imbrigliarle e dirigerle chissà verso quale futuro del pianeta? Insomma con chi avremo a fare dopo Mubarak e compagnia?

Godiamoci per un momento, tuttavia, lo spettacolo: stiamo assistendo a un evento che ha del miracoloso. Nei decenni gli arabi hanno sostenuto i loro dittatori senza riserve. La piazza araba ne ha cantato estatica il nome ergendolo a emblema di tutte le loro speranze. Fouad Ajami, il grande arabista libico professore alla John Hopkins University di Washington, ricorda con stupefatto orrore come nessuno abbia mai trovato niente da ridire sulle persecuzioni degli sciiti e dei curdi in Iraq perché Saddam Hussein era adorato dalle folle, un eroe panarabista. Ancora, Ajami ricorda come l’Imam Musa al Sadr, il leader degli shiiti in Libano, sia sparito durante una visita in Libano, e nessuno si è preso la briga di chiedere come il suo generoso ospite, il colonnello Gheddafi, lo avesse fatto svanire nell’aria.

Normale amministrazione. I dittatori arabi sono stati una generazione intera, compatta, decisa, spesso in contrasto fra di loro, pieni dei soldi che avrebbero dovuti essere distribuiti al popolo, pomposi, accompagnati da mogli ammantate nel loro potere da Poppea mal nascosto da missioni umanitarie, magari all’ONU. Gheddafi, come Saddam Hussein, è sempre stato un macellaio presuntuoso, capace di infilare nel Libro Verde da lui inventato, nuova Bibbia, una serie di nonsense capaci secondo lui di risolvere, in senso panarabista e islamico, tutti i problemi dell’umanità. Ha sempre fatto tutto quello che ha voluto, compreso fare saltare per aria una discoteca a Berlino e far precipitare l’aereo di Lockerbie, sempre potendo contare su un incredibile sostegno politico. Come loro, il siriano Bashar Assad, i regnanti sauditi, Ben Ali, Arafat e in Iran Ahmadinejad e tutti gli altri... a un livello più alto Mubarak, più dignitoso, seppure crudele.

D’un tratto la piazza si desta e li costringe a scendere dai loro scranni, contro ogni e qualsiasi previsione. Un miracolo che conferma le teorie di Sharansky, secondo le quali in fondo a ciascuno, ma proprio a ognuno, cova sempre un desiderio di libertà e di giustizia che non c’è dittatore capace di domare, e che in questo consiste il motore positivo dell’umanità.

In una parola le teorie della cospirazione che in fondo sottintendevano un’infanzia sempiterna della folla araba, manipolata, impoverita, resa schiava secondo i dittatori dalle congiure degli Americani e di Israele hanno lasciato posto a una inusitata fiducia in se stessi. E noi ci speriamo. E tuttavia nelle ultime settimane abbiamo cominciato ad accorgerci che ciò che è stato sedimentato per tanti anni riaffiora come una melma troppo spessa, troppo oscura per diventare acqua chiara. E’ l’odio verso Israele.

Esso è stato la vera droga delle masse, e su di esso le forze radicali islamiste e anche quelle panarabiste puntano per catturare il consenso delle masse e diventare i rais prossimi venturi. E non solo questo processo sta avvenendo giorno dopo giorno sotto i nostri occhi, ma il nostro mondo non fa nulla per impedirlo. Anzi, di nuovo ci nuota dentro come in una pozzanghera che almeno è ben conosciuta dalla Comunità Europea guidata dall’incredibile signora Ashton, un ministro degli esteri europeo così lungimirante che l’unica volta che ha pronunciato la parola “libertà” riguardo al Medio Oriente l’ha riferita non ai bisogni del popolo musulmano, ma ai palestinesi nei confronti di Israele, come ha notato Emanuele Ottolenghi. Si ridestano contro Israele, nonostante l’evidenza del fatto che altri sono i problemi arabi, quasi tutti gli attori in commedia, e lo fanno senza che l’Occidente pigoli. Anzi, respira di sollievo di fronte all’uso di una lingua conosciuta.

Il primo, che dopo svariati segnali ignorati da tutti volutamente, ma che abbiamo tuttavia annotato, è stata l’esibizione, davanti a un milione di dimostranti in piazza Tahrir al Cairo, dello sceicco Yusuf Qaradawi. Il leader spirituali dei Fratelli Mussulmani ha annunciato la vecchia novella sicuro dell’applauso entusiasta della folla: cioè, ha spiegato che lo scopo della rivoluzione è la presa di Gerusalemme e quindi, si capisce, la distruzione di Israele. Il suo programma è stato subito recepito, come trappola per catturare il consenso, dal più probabile candidato al governo, Amr Mussa, capo della Lega Araba. Mussa forse è il più feroce antisraeliano arabo cui si potesse pensare per guidare il Paese, al contrario di Suleiman o di Tawfik, il capo dell’esercito: infatti ha già annunciato che la Fratellanza Musulmana sarà perfettamente legale e che in questo momento c’è qualcuno che trama contro la sua elezioni a capo del governo, e indovinate chi è? La lobby ebraica, capeggiata da Israele.

Contro una eversiva congiura ebraica, stavolta per sollevare la sua piazza, si è pronunciato pubblicamente anche Ali Abdullah Saleh il presidente dello Yemen. Intanto l’Autonomia Palestinese gioca quanto può alla demonizzazione di Israele e quindi all’impossibilità di averci a che fare ad un tavolo di pace: Abu Mazen usa quest’arma concettuale perché  teme la piazza in quanto leader arabo “moderato”. Nel frattempo il controcanto alle rivoluzioni più pericoloso per Israele è certamente quello iraniano, in cui, per variare la scena, Ahmadinejad e Khamenei dicono a Israele che è un Paese morto perché cerca di affossare le rivoluzioni che invece loro esaltano. Peccato però che nel frattempo le Guardie della Rivoluzione reprimano la loro gente. E passano con le navi da guerra nel Canale di Suez diretti a prendere il controllo del Mediterraneo, certo per loro avamposto del califfato mondiale.

L’eco occidentale è vivace, col Quartetto che nonostante l’evidenza della priorità libertaria nel mondo arabo, seguita a sostenere che la questione palestinese è importantissima per risolvere tutti i problemi del mondo musulmano. Questo sarà il consueto risultato: una insensata pressione su Israele che, dal canto suo, deve affrontare pericoli esistenziali tutti nuovi, tutti da definire. Fra questi pericoli, peccato il dirlo, la pusillanimità dell’Europa e l’insipienza dell’America proprio di fronte alla nuova situazione.

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Dott. Sergio HaDaR Tezza , Turin, Italy
 lunedì 21 marzo 2011  19:22:20

Molto importante per capire:http://www.weeklystandard.com/blogs/egypt-vote-tomorrow-constitutional-amendments_554784.htmlanni luce dalla superficialità di analisi dei media italiani.Visto che il 77% ha votato per il sí, esattamente come pianificato dai Fratelli Musulmani e CONTRO le opposizioni liberaldemocratiche e i Copti, forse è il caso di cominciare a parlare e non di aspettare sempre di essere travolti dagli avvenimenti, perennemente in ritardo nelle analisi, di cui Frattini sembra il più incapace di tutti.



Dott. Sergio HaDaR Tezza , Turin, Italy
 lunedì 21 marzo 2011  13:43:22

A conferma di quanto poco ci sia da felicitarsi per quanto succede in Nord Africa (Egitto):http://www.ilfoglio.it/zakor/802



Dott. Sergio HaDaR Tezza , Turin, Italy
 domenica 20 marzo 2011  19:02:43

Credo non ci sia molto da gioire...contrariamente a quanto dice Sharansky...Per decenni, in modo completamente bipartisan, specialmente in Italia, si è leccato di tutto ai satrapi musulmani. Berlusconi si sarà fatto cuccare in un baciamano pubblico a Gheddafi, ma TUTTI i suoi predecessori gli han baciato ben altro a porte chiuse...Quest'analisi del sempre attento Barry Rubin può aiutarti a capire quanto - e non si applica solo all'Egitto - l'Occidente sia fuori strada nella comprensione del disegno musulmano sull'Occidente. Non è solo Gheddafi a chiamare gli Occidentali "i crociati"...Leggi Rubin proprio oggi:http://rubinreports.blogspot.com/2011/03/elbaradei-stoned-and-shoed-truth-in.html



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