L'ebraismo non si può etichettare politicamente
venerdì 1 giugno 2007 Diario di Shalom 1 commento
È fuorviante e sbagliato pensare che gli ebrei italiani siano di sinistra o di destra.I nostri valori sociali e morali hanno formato il pensiero occidentale, come nel caso della famiglia.
L'idea che gli ebrei compiano una sorta di gesto contrario alla loro natura nel caso non siano di sinistra, è semplicemente pazzesco. E' una idea così minimalista e modesta circa la natura della gigantesca scoperta ebraica del Dio unico e personale da cui deriva la coscienza sociale, così povera di fronte alla resistenza plurimillenaria di una cultura e di un popolo che è riuscito a vivere della sua forza intellettuale fin dai tempi degli antichi egizi fino ai nazisti e ai comunisti, che lascia senza fiato. Chi dice che l'ebraismo è ontologicamente di sinistra, sta scherzando. Come scherzerebbe qualcuno che dicesse che l'ebraismo è ontologicamente di destra. L'ebraismo non è né di destra né di sinistra, kattan alav, si direbbe in ebraico; l'ebraismo è una cultura madre della storia dell'intera civiltà occidentale, e tuttavia con un guscio originario orientale che lo rende capace di comunicazione universale; dall'ebraismo scaturisce la democrazia e la storia dei diritti umani; tutto quello che è dittatura o negazione della libertà personale stride con l'ebraismo, che infatti è stato odiato parimenti da destra e da sinistra; l'antica, quasi originaria feroce battaglia interpretativa sui Testi, le dispute talmudiche, dall'origine ad oggi, sono il segnale palese di quello spirito critico che è invece stato vietato in varie fasi nelle altre religioni monoteiste. Chi, attualizzando i messaggi dell'ebraismo, lo vuol vedere come origine della società liberale e chi lo vuol vedere invece come origine della società socialista, questo è questione di gusti. L'altro grande messaggio dell'ebraismo ripreso poi dal solo Cristianesimo, perché per i mussulmani le cose stanno diversamente (la somiglianza non è con Dio ma con ciò che noi, infinitamente minuscoli di fronte a Lui, immaginiamo che Dio sia, mi ha detto l'imam e studioso Abu Swai), è il fatto che l'uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio: il teologo padre Geffrè a Gerusalemme mi disse che vede la somiglianza nella sovranità che lo rende metro del giudizio universale; per il rabbino David Rosen, è la razionalità che fa somigliare l'uomo a Dio. Il Papa mi pare abbia ripetuto di recente questo concetto. Ora, se la sinistra è così presuntuosa da attribuirsi sovranità e razionalità suprema, io non lo so. Spero di no. Quello che è certo è che l'ebraismo è ottimista e positivo, crede nel miglioramento come oggetto di collaborazione fra l'uomo e Dio, mira a un punto all'orizzonte dove si trova il Bene, anche se non si sa che cosa sia. Nel secolo scorso questo bene è stato immaginato, anche da Ben Gurion, come un ideale socialista; ma oggi l'esperienza storica ha complicato le cose, gli “ismi” hanno fatto il loro tempo, gli ebrei cercano il loro orizzonte di solidarietà sociale e di progresso civile senza troppe ideologie, più come un compito morale e personale che politico, specie da quando Israele ha messo alla prova il progressismo ebraico con la complessità dell'esperienza di uno Stato. In Israele si è messo in atto un difficile equilibrio fra tradizione e laicità, simile a quello americano, dove non importa credere in Dio ma molto credere nell'impegno e nei compiti che ti impone la tua identità, ognuno è ebreo a modo suo, ma Netanyahu non lo è più di Barak, né Peres più di Sharon; ambedue lo sono tuttavia basilarmente, con la convinzione che si tratti di un'identità forte da difendere, che merita una nazione, un'identità fatta di leggi, di bagaz, di partiti, di Knesset, di impegno sociale, di minoranze (ma minoranze!) con i loro diritti, di scontro democratico senza confini, ma tutto ebraico. Secondo me, l'idea che il distacco creatosi in questi anni fra gli ebrei e la sinistra sia dovuto alla ricerca di protezione a destra, come scrive Gad Lerner, è palesemente sbagliato. Il fatto è che la sinistra è restata ancorata ad uno schema di politica internazionale legata alla Guerra Fredda che l'ha portata ad errori imperdonabili, come la fede in Arafat, nelle soluzioni inventate per comodità di fronte alla crescita islamista e comunque jihadista che ha come piano palese, da decenni, anzi, dal 1948, la distruzione dello Stato d'Israele. Che sia comodo non essere di sinistra, e che serva a farsi difendere meglio, è semplicemente sbagliato pensarlo. La sinistra è in Italia, se non in ambienti molto particolari, uno scudo sociale e culturale ben più robusto della destra. Un ebreo di sinistra, è sempre molto meglio accetto nella buona società di un ebreo che non lo sia, o che sia sospettato di non esserlo semplicemente perché vede nell'atteggiamento della sinistra verso Israele un fatto culturalmente e politicamente scandaloso. Non c'entra niente col distacco dalla sinistra l'opportunismo, la ricerca di protezione, e altre amenità. Quale protezione? Un ebreo che non ripeteva a suo tempo di odiare Sharon e che oggi non dica spesso che la sua soluzione è quella di land for peace, ovvero della magica “fine dell'occupazione”, o che non dia segno di preoccuparsi più della “sproporzionalità” delle risposte di Israele agli attacchi terroristi e dei kassam piuttosto che della sua difesa, è a tutt'oggi una minoranza disprezzata nell'ambito della cultura italiana ed europea, non appartiene alla main stream, non piace nei giornali. Il punto che ha causato lo spostamento ebraico dalla sinistra, è semplicemente Israele: la narrativa dell'occupazione, dei “carri armati” o degli “F16 con la stella di Davide”, del “muro”, dei “militanti”, dei “crimini di guerra” ha riempito la misura delle persone ebree di buon senso dopo che non c'è stato più modo, a seguito del rifiuto di Arafat e della perversione di Hamas, di voltare la testa dall'altra parte. Dalla Guerra Fredda, in cui Israele fu espulso dallo schieramento dei buoni dalla sinistra mondiale che preferiva il Terzo Mondo zeppo di dittatori e di sfruttati, ma angelicato dai sovietici, è diventata sempre più palese l'ostilità della sinistra verso Israele, e quindi agli ebrei. Questa ostilità è andata molto lontana, ha scambiato difesa per aggressione, lotta al terrore per terrore, e soprattutto ha dato una potente mano, nonostante la buona volontà di alcuni personaggi della sinistra come Fassino, Ranieri, Rutelli, alla delegittimazione di Israele. Gli ebrei sanno che la delegittimazione, le panzane sull'apartheid e sui crimini di guerra sono le colonne ideologiche della distruzione promessa da Ahmadinejad; giustamente, gli ebrei non sono e non possono essere d'accordo quando vedono atteggiamenti incerti verso l'Iran, verso Hamas, e verso gli Hezbollah. E' diventato molto più importante la possibile distruzione di Israele rispetto alla lotta di Shalom Achshav, perché essa aveva già vinto negli accordi di Oslo, nello sgombero di tutte le città palestinese nel 1995, nello sgombero del Libano nel 2000, nello sgombero di Gaza nel 2005. Le soluzioni di Shalom Achshav si sono dimostrate miserabilmente fallaci, e la sinistra non l'ha capito e non ne ha voluto dar conto. Dove si può cercare l'antipatia ebraica verso D'Alema se non nella sua marcia a braccetto con gli Hezbollah, nel suo sentenzioso giudizio sul terrorismo per cui è troppo facile definire tale quello di Hamas, per esempio, o sull'incauta supposizione che Israele non per errore, e quindi intenzionalmente, colpisca i poveri civili palestinesi? E non è sana la rabbia degli ebrei verso simili posizioni? Dovrebbero tenere per gli Hezbollah? O per Hamas? O desiderare un incontro con Ahmadinejad? Una parola sulla famiglia: se c'è un solo, unico dato etnico che io abbia mai notato in tutti gli ebrei, polacchi e marocchini, italiani e americani, è la famiglia. Se la famiglia intesa nella sua forma tradizionale, padre, madre, figli, non avesse acceso per millenni le candele di Shabbat, probabilmente l'ebraismo sarebbe defunto da tempo. I figli non li lasciamo mai andare, i genitori li onoriamo con cura e con forte intenzione. La famiglia, senza che io mi addentri, è stata la fortezza della storia ebraica, ed è logico che un rabbino la difenda. Chiunque, religioso e laico, si rende conto della sua indispensabilità nel corso di una storia erratica, sparpagliata geograficamente, tenuta insieme solo dall'amore e dalla cultura. Con tutto il rispetto e il senso di libertà che sono dovuti a unioni di qualsiasi tipo, non vedo nel difendere la famiglia ebraica nessuna posizione di destra, tanto meno una posizione che possa portare a qualche vantaggio di questi tempi.
martedì 26 giugno 2007 18:35:51
Resto sempre decisamente perplesso quando assisto al tentativo di "etichettare" dei valori. Personalmente credo che essi siano tali, e come tali vadano rispettati e difesi (proprio come gli ebrei hanno fatto in passato e stanno facendo ora) proprio perchè tali. Perchè ritenuti "portanti" per la società nella quale si vive. A mio parere anche l'ebraismo, proprio per quanto da lei scritto, è (se mi consente la semplificazione) "un valore". O magari un "contenitore" di valori. Lei accenna, ad esempio, ai dibattiti furiosi sull'interpretazione delle Scritture. In effetti è un fenomeno che in me, cattolico, suscita estremo interesse. La capacità di discutere, di fornire interpretazioni mi appare una ricchezza che, probabilmente per mia carenza, non ritrovo nel mondo cattolico se non in maniera estremamente marginale e non codificata. Certamente non in maniera tanto "vigorosa" e, se mi è consentito affermarlo, tanto fruttuosa. Sono convinto che proprio questo humus abbia permesso la nascita di una democrazia che, pur tra gli inevitabili errori, continua a crescere nonostante si collochi in una area geografica dove il concetto stesso di democrazia appare sconosciuto. Altrettanto convinto resto, come lei afferma, del valore della famiglia: non le nascondo che realmente il pensiero di "come" questa realtà si prepari e celebri il Shabbat mi riempie di speranza. Forse di come anche le famiglie cattoliche dovrebbero essere nei confronti di "passaggi" realmente importanti. Se questo accadesse, probabilmente, tanta imcomprensione per gli ebrei, tanto larvato antisemitismo, non avrebbero realmente ragione di essere. Probabilmente questo... è uno sperare eccessivo, ma senza coltivare quelle che oggi sembrano utopie probabilmente non si costruisce un domani migliore.
