Israele pretende certezze

Il Giornale, 31 luglio 2026
Sarebbe bello che Hamas avesse veramente accettato di consegnare le armi, come prevede il documento in 20 punti che conclude la guerra: prima di tutto lo sarebbe per la gente di Gaza che soffre la dittatura teocratica. Ma è difficile da credere, prima di tutto per la forza dell’ideologia che glielo proibisce: «Amano la morte molto di più di quanto noi amiamo la vita». D’altra parte ci sono un paio di elementi non trascurabili: alla conclusione della storia lavorano il pupillo di Trump Jared Kushner con quel sempreverde palestinese ex capo della sicurezza di Gaza Mohammed Dahlan (esiliato, ora vive ad Abu Dhabi). Inoltre è molto difficile sperare nella forza di stabilizzazione internazionale, i cui membri giungono in piccoli numeri per la situazione. Per ora i marocchini sono un’avanguardia minuscola rispetto ai 10mila di tanti Paesi che dovrebbero giungere entro la fine dell’anno.
L’Indonesia che doveva fornire 8mila uomini ha frenato: il clima è caldo. Israele resta sul campo finché Hamas non cede le armi. E allora? Hamas ha perso la guerra, la sua presenza è limitata a circa il 25% della Striscia, i soldi iraniani e del Qatar scarseggiano e soprattutto la leadership e gli armati, quelli che hanno stuprato, sgozzato, compiuto gesta inenarrabili il 7 ottobre, sono nella larga maggior parte stati uccisi, e non è ancora conclusa per loro. Hamas probabilmente pensa di poter controllare il «governo tecnocratico di palestinesi» che dovrebbe sopravvenire. E anche di poter usare l’incredibile ragnatela di gallerie ancora in piedi. Ma Israele stavolta ha imparato la lezione del 7 ottobre, anche Kushner lo sa bene. Ci vogliono garanzie d’acciaio. Israele non lascerà Gaza se il pericolo non sarà ridotto. E anche allora, Israele lo sa, Gaza resterà una pentola bollente. Infatti Israele al momento non ha segnalato il suo accordo. E se il tempo di consegna delle armi fosse dilatato nei mesi e negli anni, il sospetto è che vengano trasferite nel West Bank, dove verrebbero usate per la guerriglia.
