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Iran regista di Jihad. Fondi da Teheran, riunioni a Damasco

giovedì 2 febbraio 2006 Panorama 0 commenti
Quando il 19 gennaio un terrorista della Jihad islamica, Abdel Hafez Antar, 20 anni, si è fatto saltare per aria alla stazione centrale degli autobus di Tel Aviv, il ministro della Difesa israeliano Shaul Mofaz ha rivelato una realtà nuova e molto spiacevole. Non era solo l’organizzazione terrorista più radicale e devota all’idea della distruzione d’Israele che cercava di minare le elezioni del 25 marzo, ma direttamente, come mandanti, erano entrati in gioco i suoi patroni iraniani. «È il risultato diretto» dice Mofaz «dei fondi iraniani e dei conseguenti ordini del quartiere generale della Jihad islamica a Damasco». Un cocktail micidiale, messo insieme dalla prospettiva di allontanare ogni possibilità di pace. Se la pace andasse avanti, infatti, verrebbe minato il disegno iraniano di conquista islamista del Medio Oriente prima, del mondo poi. Il presidente Mahmoud Ahmadinejad non ha problemi nel rendere visibile il suo disegno, con l’arricchimento dell’uranio e tramite l’alleanza esplicita con i peggiori nemici di quell’Israele che ha dichiarato più volte di voler distruggere. La settimana scorsa, in visita da Bashar Assad di Siria, il rais persiano si è incontrato con i rappresentanti di Hamas, Jihad islamica e Fronte nazionale per la liberazione della Palestina di stanza a Damasco. Hezbollah, l’organizzazione libanese sciita, filoiraniana e protetta dalla Siria, è parte integrante, secondo i servizi israeliani, di questa compagnia di amici. Che si sia trattato di una riunione strategica, mentre fioccano critiche mondiali su Assad e Ahmadinejad, è un’ipotesi suffragata da parecchi fatti. Fra questi le novità rivelate dal generale Giora Eiland, capo consigliere strategico del governo israeliano. Eiland sottolinea che per la prima volta Iran e Siria agiscono così direttamente; e che in Libano si è costituito un centro iraniano che prescinderà da qualsiasi nuovo assetto politico. Se Hamas e gli altri, per loro ragioni, sospenderanno gli attacchi a Israele, in Libano l’organizzazione finanziata dall’Iran, dice Eiland, seguiterà comunque. Tutto questo mentre è accertata la presenza di Al Qaeda nel sud del Libano, a Gaza e nella Cisgiordania. Non sorprende che domenica 22 Mofaz abbia lanciato un messaggio chiaro: «Siria e Libano sono avvisati: non devono essere basi del terrorismo. Quanto all’Iran, Israele per ora si accontenta della trattativa internazionale, ma, se questa dovesse fallire, ci prepariamo a esercitare il nostro diritto alla difesa».

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