In Iraq va meglio
Il lettore di Shalom è molto esperto di quanto possa essere distorta dal comune buon senso dell’informazione la realtà dei fatti: Israele è l’oggetto per eccellenza della manipolazione e anche del costruirsi al di là di ogni ragionevolezza di false soluzioni per un falso problema. Un esempio per tutti: il cosiddetto “muro” di separazione, propagandato come una forma di odiosa discriminazione etnica nei confronti dei palestinesi, uno dei tanti strumenti di un fantasmagorico ethnic cleansing che ha visto di fatto un enorme aumento dei numeri dei palestinesi e anche degli arabi israeliani.... Bene il “muro” lo è di fatto, essendo in realtà un recinto, solo per trenta dei suoi più di 700 km di lunghezza, ma sfido a trovare sui giornali un’immagine di questo pur evidente recinto: si vedono soltanto muraglioni su cui si allunga la disperata ombra della perdura libertà palestinese. Ma l’oggetto della manipolazione in questo caso non è solo fisico. Perché lo scopo del “muro” non è quello di tormentare delle vite umane, ma piuttosto di salvarne, essendo questa una misura intrapresa solo per lo scopo che dichiara e che per altro ha perseguito: tenere fuori i terroristi dalla possibilità di far fuori tanti innocente facendosi saltare per aria o altrimenti. Persino la Corte dell’Aia non considerò, come in una specie di autodenuncia di idiozia tecnica che ormai investe le istituzioniinternazionali per i diritti umani, che quel recinto era l’unico mezzo nonviolento per evitare una carneficina che negli anni dell’Intifada aveva insanguinato ogni angolo di Israele. Madornale ma invisibile, questa talvolta è la realtà che si nasconde dietro le parole.
Dunque, vorrei che avessimo consapevolezza che oltre a quella di Israele c’è un’altra realtà mistificata e irriconoscibile, ovvero quella irachena: molti la descrivono come una totale tragedia e suggeriscono con questo che l’amministrazione di George Bush ha fatto malissimo ad attaccare l’Iraq, malissimo ha condotto la guerra, malissimo a pensare che ogni uomo a ogni latitudine desideri la libertà e che, oppresso da un tiranno che aveva fatto milioni di morti, debba essere aiutato a conquistarla da chi la ritiene un suo valore basilare. E’ sinceramente insopportabile vedere chi, come ai tempi di Sharon, solo a sentire citare il nome di George Bush alza un sopracciglio. E tuttavia, fermo restando che Bush avrebbe potuto condurre la guerra in modo migliore fin dall’inizio, avrebbe dovuto chiudere con un numero di truppe più elevato i confini che sono stati soprattutto utilizzati da militanti di Al Qaeda e da terrosti di matrice iraniana,avrebbe potuto condurre una politica più attiva e fantasiosa nei confrontidelle varie componenti etniche e religiose dell’Iraq, pure la situazione attuale di quel Paese è assai migliorata, e ci sono almeno due elementi che non dobbiamo mai dimenticare. Il primo è che il popolo iracheno ha votato sempre con grande passione, dimostrando che la cosiddetta importazione della democrazia era di fatto un’esigenza locale molto sentita: in una serie dielezioni generali e municipali, circa il 70 per cento dell’elettorato ha votato. La passione degli iracheni per la democrazia è tanto più grande se si pensa che fino a un anno fa andare a votare e stare in coda davanti ai seggi significava rischiare la vita a causa dei continui assalti dei terroristi; invece sono sorti 60 nuovi partiti, 400 organizzazioni non governative, e nell’ottobre del 2005, in pieno caos, una nuova costituzione è stata votata dalla stragrande maggioranza in un referendum. Le parole trasparenza, pluralismo, dissidenti, affidabilità, sono entrate nel vocabolario della gente attraverso una massa incredibile di strutture di comunicazione, tv, radio, giornali cartacei e on line di ogni tendenza che hanno invaso il mercato. E l’insorgenza terroristica non ha mai fermato il moltiplicarsi delle scuole e delle Università, che sono rimaste aperte e funzionanti mentre il numero degli allievi cresceva verticalmente. La resistenza della gente in nome della democrazia è stata incredibile: fra l’ottobre del 2003 e il gennaio del 2006più di 80 medici e di 400 infermieri sono stati uccisi per aver compiuto ill oro lavoro, e i jihadisti non si sono peritati di uccidere pazienti nei loroletto durante ripetuti raid. Ma l’enorme violenza degli attacchi non ha funzionato: nel gennaio 2006, tutti e 600 gli ospedali statali erano funzionanti. Anche le strutture petrolifere più volte distrutte e sabotate sono vitali e funzionati ecosì i commerci e le infrastrutture più varie. Al Qaeda è stata abbandonata daisunniti iracheni che si sono accorti di quanto fosse feroce e insensato l’attacco indiscriminato di Al Zawahiri cointro le loro vite. E gli sciiti iracheni hanno visto che con l’aiuto degli amerciani guidati dal generale Petraeus era possibile battere il terrore con la tecnica del rimanere di stanza sul territorio dopo le aggressioni e, una volta compreso che la gran parte degli attacchi proveniva dallo sciismo rivoluzionario dell’Iran, il Primo Ministro Nouri Al Maliki, benché sciita, non ha avuto paura di comunicare a Teheran che l’Iraq intende fare da solo. Sulla base di un accordo basato sull’idea chel’Iraq ha diritto a respirare e che ogni componente deve fare da garante alle altre, Al Maliki con l’aiuto di Petraeus ha intrapreso la strada di un accordo con gli USA che non prevede nessuno sgombero immediato, ma al contrario disegna un lungo percorso di aiuto americano. Del resto anche Barack Obama, che all’inizio della sua campagna si era dichiarato per il ritiro immediato dall’Iraq, ora sta cercando di disegnare una strada più lenta per salpare le ancore. Perché, come dice Ryan Crocker, l’ambasciatore americano in Iraq, “ciò che lasciamo e come lasciamo è più importante di come siamo venuti”. Quanto a come sono venuti, molti si sono divertiti a ripetere che George Bush cercò solo una scusa nelle armi di distruzione di massa che non sono state trovate per imporre un gesto di dominio e di prepotenza. Chi conosce i fatti sa che Saddam era difatto una fonte di distribuzione mondiale di terrorismo, che la sua aggressività l’ha portato sia ad attaccare Israele che a pagare bene i terroristi suicidi palestinesi, ospitando terroristi da tutto il mondo compresi quelli di Al Qaeda; sa anche che la prima missione dell’ONU aveva indubitabilmente trovato sul suo terreno armi di distruzione di massa e che il fatto di non averle ritrovate là può significare più cose, dal momento che invece i piani sono stati trovati: intanto, le armi chimiche e biologiche sono molto piccole e sparisconof acilmente; la loro dimensione può aver consentito un loro facile trasporto. Ad ogni modo, tutti i servizi segreti americani garantirono a Bush che erano infunzione, e quindi il presidente americano non ha mentito.
Oggi la prospettiva dell’Iraq, se le cose riuciranno a procedere nella direzione della pace, è che questo Paese diventi un trait d’union fra occidente e oriente e fra moderati sunniti e moderati sciiti, una delle cose più necessarie nel mondo odierno. Se l’Iraq diventerà amico di Israele, potrà sostituire l’Egitto come fonte di gas naturale e averne in cambio uno sbocco sicuro sul Mediterraneo. Inoltre, la presenza di sciiti moderati e disposti al contatto con l’Occidente cambierebbe anche la posizione degli Hezbollah in Libano.
