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Il rischio di cadere nella trappola di Teheran

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Il Giornale, 03 giugno 2025

 

Non si può fare a meno di notare il gran buon umore intorno a quel “fucking crazy” che, secondo parte delle cronache, Trump ha dedicato a Netanyahu. Che spettacolo. I due cattivi, bruciati in effige nella mente, nel cuore, nelle manifestazioni di piazza e sui media danno spettacolo: il grosso prende a parolacce il sodale minore, e gli dice quello che vogliono sentir dire i protagonisti del “prime time”: “Ti odiano tutti”. Te lo avevo detto io. Adesso i fatti. Trump ha obbligato Netanyahu al cessate il fuoco cui l’Iran sottopone la disponibilità a un colloquio, ritenendo credibili le richieste degli Ayatollah. Hezbollah dal 2 marzo, inizio della guerra pilotata dall’Iran, ha sparato 5500 missili sull’esercito israeliano e 2200 sulla popolazione civile, senza distinzione rispetto al cessate il fuoco del 16 aprile. Scuole, affari, scuole chiuse, agricoltura in rovina, 26 soldati e due civili uccisi, 14 dalla tregua.

Dunque Netanyahu aveva deciso domenica di attaccare la centrale del terrore a Dahia, dentro Beirut. Ma ha accettato di rinunciarci, perché Trump lo ha accusato di rovinargli i piani con l’Iran, che pone la condizione del cessate il fuoco con Hezbollah. Ma i suoi cari seguitano a sparare, e Trump non riuscirà a ottenere dall’Iran nemmeno una tregua significativa. L’Iran seguiterà a ordinare agli Hezbollah di sparare su Kiriat Shmone, Manara, Chanita, Shlomi (cittadine e villaggi agricoli, tutti bombardati ieri dopo la nuova tregua). Questo perché l’Iran non ha nessun interesse filosofico o strategico alla pace: ha fatto invece del cessate il fuoco una pedina del suo gioco di guerra, ovvero del ricatto cui sottopone Trump, che pressato dal compleanno, i Mondiali, il Mid Term, il 250esimo, cerca attivamente una tregua.

Ma un grande giuoco si compie su questo palcoscenico già dal 7 di ottobre, una propaganda astuta e nuova che ha rovesciato la politica internazionale: l’Iran da ignobile rais jihadista di una popolazione sottomessa e torturata e maggiore organizzatore del terrorismo internazionale, gioca adesso la carta della popolarità anti Trump, cerca il ruolo di potenza internazionale, positiva, forte, coerente. Distruggere Israele resta il suo scopo palese. Funziona. E usa gli Hezbollah per ricattare l’Occidente col concetto di una pace impossibile, per titillare Israele cosicché entri in conflitto con gli USA. 

Concretamente Israele non se ne andrà a casa perché deve per forza difendere i suoi cittadini, cercherà di seguitare a distruggere fino e oltre il Litani le gallerie, le armi, l’organizzazione degli Hezbollah, ma non sparerà se non sarà attaccato. Ma gli Hezbollah attaccheranno, perché l’Iran così gli ordina, e la sua strategia sul bordo di uno scoppio globale terrificante per tutti, così da ottenere ciò che vuole. Il regime riorganizza i missili; e della consegna dell’uranio arricchito, punto chiave di Trump oltre a Hormuz, ieri non si è sentito parlare. Il sottinteso è la minaccia di una guerra che l’Iran fa balenare e che nessun accordo col regime degli Ayatollah scongiurerà mai.     

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