Fiamma Nirenstein Blog

Il Giornale

L'antisemitismo sotterraneo

lunedì 3 luglio 2023 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 03 luglio 2023
 
Ogni pezzo di storia ha il suo stendardo antisemita, ogni folla impazzita insegue i suoi ebrei, o meglio la loro immagine disegnata dai suoi fantasmi; e per questo vuole distruggere la memoria dei loro morti, si inventa una ragione per disprezzare il popolo ebraico, uno slogan per criminalizzarlo. Così sta accadendo purtroppo in Francia in questi giorni. Il Memoriale dei Martiri della Deportazione è stato vandalizzato dalla folla che protesta per l’uccisione del giovane Nahel M.. Sul monumento è stato scritto “Facciamo una Shoah”. Chi l’ha scritto nemmeno sa, o gli piace, che la Shoah in Francia è già stata compiuta una volta quando 200mila ebrei, fra cui un numero immenso di bambini caricati da soli sui treni, furono deportati dal regime di Vichy guidato da Petain il “gauleiter” di Hitler. Che cosa è la follia odierna? E’ un’esplosione nell’ambito di una gigantesca recrudescenza antisemita che ancora non si prende nella dovuta considerazione specie in Francia e in Belgio. Si tratta di un’antisemitismo politico misto a quello religioso, una nuova versione dell’”odio più antico”, che ha già messo in fuga molti ebrei francesi, aggredisce, distrugge, offende, che esplode con tratti sempre più pericolosi se si muove una massa di persone infuriate. Dice Meyer Habib, avvocato francese leader della comunità di 500mila persone, “E’ un’Intifada nel cuore della Francia”. [...]

Lo scontro pericoloso del "bianco razzista". Occidente sotto accusa, da Minneapolis a Parigi

domenica 2 luglio 2023 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 02 luglio 2023
 
La tragica e colpevole uccisione di Nahel che scuote la Francia, anche se certo non può sfuggire che il contesto, la storia, la cultura sono diverse, riporta subito alla mente l’omicidio da parte della polizia di George Floyd a Minneapolis nel maggio 2020. Nei giorni che seguirono in cui grandi masse specie afro americane distrussero negozi, auto, interi centri urbani con lo slogan Black lives matter, nessuno mise in questione, su tutta la stampa e nella politica, che si trattasse di un omicidio razzista. Non un omicidio personale: era una società, una civiltà, posseduta da “razzismo sistemico” che mostrava senza possibilità di smentita la sua vergognosa attitudine. Questo assassinio mostrava cioè, e da allora le cose si sono sviluppate nella larga lettura woke del razzismo storico americano, che la società americana era razzista, schiavista, oppressiva; da questo si poteva dedurre che tutte le società a dominazione bianca erano tali, e quindi che hanno una endogena natura oppressiva. Una fonte di terribili sensi di colpa. Da questo momento nasce una tendenza culturale, politica, di costume, molto punitiva, una punizione collettiva soprattutto segnale di irredimibilità: il bianco è razzista. Così sembra apparire oggi la società francese sulla stampa internazionale: nessuna luce in vista anche se da decenni si batte con un problema di integrazione sociale, religiosa, politica… che fa tremare le vene ai polsi. Mentre negli USA e anche qui i giocatori prima della partita, e i politici come Nancy Pelosi si inginocchiavano per 8 minuti e 46 secondi, il tempo in cui purtroppo Loyd fu soffocato dal poliziotto bianco, il concetto di “bianco privilegiato” si diffuse per ogni dove e una specie di frenesia morale impiantò una nuova cultura della colpa nelle scuole, nelle università, nelle case editrici, nei serial di netflix, nelle arti, nel lessico comune, nella rilettura dei protagonisti della storia americana.  [...]

Come definire l'antisemitismo

martedì 27 giugno 2023 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 26 giugno 2023
 
Dopo che il fenomeno del nuovo antisemitismo è esploso inaspettato sul mondo contemporaneo, adesso è scoppiata anche la guerra (interessata) sulla sua definizione: le conseguenze politiche sono grandi, coinvolgono il rapporto con le istituzioni mondiali e locali, con l’ONU, l’UE, le città e le scuole, riguardano il modo in cui si guarda Israele e se si intende considerare antisemitismo l’odio indefesso per lo Stato degli Ebrei. L’unica definizione funzionante che fino ad ora è stata elaborata è quella dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) raggiunta dopo decenni di discussione in tutte le massime istituzioni. Prima, era uno scontro e un nulla di fatto continuo: sei antisemita se sei contro la religione ebraica? No, perché gli ebrei sono un popolo. E se sei contro il popolo ebraico? No, perché sono una religione. E così si è andati avanti mentre cresceva l’antisemitismo per decenni. All’ONU si scontravano filoamericani-proisraele, e terzomondisti da Guerra Fredda antisraeliani e intanto attentati e incitamento diventavano micidiali insieme all’azione delle organizzazioni antisemite di sinistra e di destra, fasciste e islamiste. Dopo la guerra mondiale, per un certo periodo, nessuno ha nemmeno sospettato che l’antisemitismo potesse di nuovo mostrare il suo ghigno assassino e tantomeno che diventasse epidemico. [...]

Cina, Iran, Turchia e Africa. Lo Zar sotto assedio e il pericolo di ricadute sulla rete mondiale di Mosca

lunedì 26 giugno 2023 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 26 giugno 2023

La Russia è un immenso punto interrogativo: la calma recuperata rispetto allo tzunami Prigozhin è popolata dall’immagine furiosa e debole di Putin che come la regina di Alice nel Paese delle meraviglie ringhia dai teleschermi: “Tagliategli la testa”. La grande potenza russa ha raccolto titoli sulla debolezza del capo in tutto il mondo. Questo avviene proprio mentre Putin segnava punti nella costruzione di una strategia mondiale autoritaria sul fronte internazionale contro il grande nemico, gli Stati Uniti di Biden. Certamente in prima linea l’alleanza con la Cina: adesso, Xi certo ci ripensa. Già da tempo aveva ammorbidito l’atteggiamento del rifiuto di condannare l’invasione dell’Ucraina puntando a quello della grande potenza mediatrice, e cercando strade più moderate per allargare influenza e i commerci; da qui la mediazione del nuovo accordo impossibile fra Arabia Saudita e Iran, un abbraccio fra sunniti e sciiti mai visto prima. Del resto anche il rapporto di alleanza fra Cina-Russia è raro nella storia. [...]

Biden colleziona errori. Tesse in segreto l'intesa sul nucleare con l'Iran

venerdì 16 giugno 2023 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 16 giugno 2023
 
Da tempo, specie dal ritiro dall’Afghanistan e dalla visita di Biden in Arabia Saudita, si poteva intuire quello che il New York Times (NYT) ha presentato come una rivelazione mercoledì: l’amministrazione Biden ha negoziato con Teheran in segreto un limite del programma nucleare compensato da un poderoso rilascio di fondi all’Iran e la restituzione di alcuni prigionieri americani. Lo scopo di quello che il NYT chiama “un cessate il fuoco politico” è impedire un’escalation nell’arricchimento dell’uranio ormai a livelli altissimi, e di contenerlo al 60 per cento, perché non raggiunga il livello della bomba, il 90 per cento. Gli USA, si sono affrettati a smentire le tre fonti, americana, israeliana e iraniana, della notizia. Biden sembra impressionato dalla abilità e dalla guasconeria con cui l’Iran sfida l’Occidente, si allea platealmente con il suo peggior nemico attuale, la Russia, gli fornisce una delle armi più di successo nel conflitto con l’Ucraina, i droni, che hanno seminato morte e distruzione. L’Iran con la salvaguardia russa continua nella sponsorizzazione della Siria di Assad (che è tornato nella Lega Araba) per mano dei suoi migliori “proxy” gli Hezbollah: è solo di ieri una delle tante incursioni aeree di Israele su svariati depositi iraniani di armi destinati ai suoi. E la distruzione di Israele e l’odio antiamericano, sono sempre spudoratamente sulla copertina degli ayatollah. L’Iran ha anche vantato l’inaugurazione di missili ipersonici, la sua capacità di raggiungere Israele e l’Occidente Khamenei ha annunciato mercoledì che è pronto a un accordo se si mantengono intatte le strutture nucleari. E di questo si tratta: solo di promesse degli ayatollah. Robert Malley l’ inviato speciale per l’Iran è sembrato molto ansioso di coronare col successo gli incontri con Amir Saeid Iravani, incaricato per l’Iran, e Ali Bagheri Kani, il negoziatore ufficiale. [...]

Con Berlusconi è cambiata la politica dell'Italia nei confronti di Israele

martedì 13 giugno 2023 Il Giornale 2 commenti

Il Giornale, 13 giugno 2023

Su un piccolo aereo al seguito del più grande cambiamento della politica italiana verso Israele, accompagnai Berlusconi nel suo viaggio verso la Knesset nel febbraio del 2010. Incontrammo le felicitazioni di Netanyahu e di Shimon Peres: non c’era differenza politica nel riconoscere che Berlusconi era un europeo diverso, appassionato del popolo ebraico, rivoluzionario rispetto alla politica europea, sospettosa, filoaraba. Ero allora Vicepresidente della Commissione Esteri, nella breve vacanza dal mio lavoro di giornalista in cui sono stata membro del Parlamento Italiano. Berlusconi cambiava la storia. L’intervento che preparò lo rilesse prima Giuliano Ferrara, inventore di una grande manifestazione di entusiasmo per Israele e di rifiuto del tentativo di infangarla quando si trattava di difendersi; e poi la rilessi anche io, e se racconto in prima persona è perché oggi purtroppo è il giorno adatto a commuoversi ricordando un attore così importante e discusso della politica italiana. Sugli ebrei e il loro Stato, dopo decenni di giravolte sospette da parte della Democrazia Cristiana andreottiana, e dopo gli atteggiamenti filopalestinesi da Guerra Fredda della sinistra italiana, compreso Bettino Craxi che fece pagare a Israele il suo distacco dalla sinistra italiana, Berlusconi fu illuminato dalla sua posizione di conservatore liberale e atlantista, di imprenditore vilipeso dal moralismo socialista europeo. [...]

L'Afghanistan come l'Iran: 80 bambine avvelenate

martedì 6 giugno 2023 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 06 giugno 2023

 

Quasi 80 bambine sono state avvelenate in due diverse scuole del Nord dell’Afghanistan, nel distretto di Sangcharak, 60 in una scuola e 17 nell’altra, e sono adesso ospedalizzate. Tutte dai 6 ai 12 anni. Stando ai precedenti, i talebani diranno, proprio come negli anni fra il 2012 e il 2016 in cui decine di bimbe furono avvelenate col gas a scuola, che le scolare sono preda di isterismo, episodi “psicogenici”, creati dal panico, dall’emulazione, o forse causati da qualche maniaco che non ha a che fare con la leadership. Il capo del dipartimento scolastico parla di “un forte risentimento” di qualche matto. Ma i talebani non perderanno tempo a fingere dispiacere. Le bambine non possono imparare, è proibito, non devono mettere il naso nella società, pena la vita. Qualcuno ricorda come spararono in testa alla scolara Malala Yousafzai. Da quando se ne sono andati gli americani è la prima riconquista vera del territorio, un attacco ideologico a quelle libertà che con chiacchiere inutili gli USA abbandonando il campo trattando con i talebani cercarono di mantenere almeno un poco. Ma ha vinto l’estremismo odiatore delle libertà. [...]

 

Agente egiziano uccide 3 soldati israeliani. Così il blitz scuote la pace fredda tra i Paesi

domenica 4 giugno 2023 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 04 giugno 2023

 
I soldati israeliani e quelli egiziani sul confine del Sinai in genere si salutano scorgendosi da lontano la mattina quando affrontano i quaranta gradi della distesa gialla in cui devono guardare il confine. In genere, lo guardano dal traffico di droga, sorvegliano da armi e uomini dell’Isis, d traffici delle tribù beduine… ma i due eserciti non sono in guerra l’uno con l’altro da quarant’anni, e si sente se si va al confine. Gli israeliani passano agli egiziani qualche frutto, l’acqua è bene comune, e anche la noia gialla del deserto. Ma ieri mattina un soldato egiziano è piombato dentro le linee israeliane: subito ha ucciso due guardie, un ragazzo e una ragazza, e mentre i soldati israeliani gli davano la caccia è riuscito a ucciderne un altro prima di essere a sua volta raggiunto dai proiettili. I nomi noti degli uccisi, Lia Bin Nun di 19 anni, e Ohad Dahan di 20 anni sono stati resi noti dopo che le famiglie sono state avvertite. I soldati della brigata che sorveglia fra il monte Sagi e e il monte Harif nel deserto del Negev è fatto di soldati dediti, pazienti, guerrieri sempre in guardia contro trafficanti e i terroristi dell’ISIS. Israele li piange con le famiglie. [...]

Se L'Espresso inneggia all'odio su Israele

venerdì 19 maggio 2023 Il Giornale 0 commenti

Il Giornale, 19 maggio 2023

L’Espresso è un giornale antico, importante, ci abbiamo lavorato e lo amiamo, giornalisti e lettori. Certo,ci sono tanti argomenti spinosi su cui si le opinioni si scontrano. Ma non si può lasciare che infiocchettata di retorica a basso prezzo su quelle pagine venga rovesciata, datata su web 10 maggio, un inno all’odio di Israele.Esso, in quei termini, è puro antisemitismo secondo la definizione dell’IHRA,International Holocaust Remembrance Alliance, il documento elaborato nel 2015 da 34 stati,che ne indica come elemento fondamentale la delegittimazione e la criminalizzazione di Israele; l’IHRA è stata poi adottata nel 2017 dall’Unione Europea e poi da numerosi Paesi e istituzioni. L’articolo, del cui autore non farò il nome perché non possa pavoneggiarsi, è drappeggiato nella veste dei diritti umani: è quella purtroppo usata più sovente per coprire terroristi, dittatori, regimi, e anche narrazioni fasulle e ipocrite come quella qui prescelta. Per cui, davvero mi angoscia pensare che la religione del nostro tempo, possa essere fatta a pezzi da chiacchiere come quelle del pezzo. Una per una le menzogne del pezzo sono tante, un libro. [...]

Nato, guerra e migranti. La posta in palio globale nella partita di Ankara

domenica 14 maggio 2023 Il Giornale 0 commenti
Il Giornale, 14 maggio 2023
 
Sono elezioni fatali quelle che coinvolgono 75 milioni di turchi oggi. Per loro e per il mondo. Ma può cambiare tutto e nulla se Erdogan come ripetono gli esperti, perderà le elezioni: perché la realtà non è solo nella cruda evidenza degli eventi, ma negli occhi e negli interessi di chi guarda. E così, se questo dittatore che fa di tutto per riportare il mondo al tempo dell’Impero Ottomano (per convinzione patriottica, per religione, per carattere sopraffattore, per grandi interessi) dovesse cadere oggi, forse gli Stati Uniti e l’Europa che l’hanno sostanziale nemico e, dall’altra parte, la Russia, l’Iran, le organizzazioni integraliste che lo hanno amico, cercheranno una strategia cauta, perché ormai la grande Turchia è legata da mille lacci. Intanto, tutto il mondo ripete che il suo antagonista Kemal Kilicdaroglu è un uomo grigio: proprio questo, però, forse libererà il mondo da un boss che si vede come il restauratore del sultanato. Le ragioni del rischio elettorale sono mille: l’ombra recente, immensa, dei 51mila morti del terremoto per la colpevole fragilità edilizia e i cattivi soccorsi; e negli anni lo stile di dittatore onnipotente. Nel 2010 e nel 2017 ha espanso il potere esecutivo della presidenza a spese del giudiziario e del parlamento; sempre di più, ha represso la stampa e ogni critica; l’inflazione ha creato un effetto che aveva già prodotto rivolte soffocate nella violenza (a Gezi Park nel 2013; poi la caccia ai “cospiratori” di Fetullah Gulen nel 2016). L’uomo ha creato una dura testuggine di potere anche all’estero. Le varianti sono il suo rapporto con la Nato, con l’Europa, con gli USA, con la Russia, con stati e organizzazioni terroriste come Hamas o la siriana Hayat Tehrir al Shams. [...]
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