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I nemici di Israele non scherzano

martedì 1 novembre 2005 Diario di Shalom 0 commenti
L’ONU e le diplomazie internazionale dovranno vigilare

Ci sono cose che vanno meglio,oggi,
e altre invece che disegnano un mondo orribile, una situazione la cui unica via d'uscita sembra essere la guerra. Le cose che vanno meglio, cioè, tuttavia non ci permettono di immaginare ancora un mondo migliore. Elenchiamole tuttavia per capirne l'importanza e i limiti: non capita davvero tutti i giorni che l'ONU si schieri in difesa di Israele. Stavolta è capitato, quando all'unanimità tutti e quindici i membri del consiglio di sicurezza hanno condannato le oscene parole di Mahmoud Ahmadinejad, il presidente dell'Iran. E accaduto anche che nei giorni scorsi sempre una commissione d'indagine incaricata dalle Nazioni Unite abbia accusato chiaro e forte Bashar Assad, il presidente siriano, di avere almeno fra i suoi più stretti parenti, un fratello e un cognato (e chissà che la cosa non arrivi fino a lui), alcuni dei responsabili dell'assassinio dell'ex presidente del Libano Rafik Hariri, che si era stancato dell'occupazione siriana nel suo Paese.


E' accaduto anche che proprio pochi giorni or sono, il due di novembre, l'assemblea dell'ONU promuovesse a maggioranza una ricorrenza mondiale per la memoria della Shoah. Se si pensa alle valanghe di risoluzioni antisraeliane che invadono gli archivi dell'ONU, dalla sua nascita ai giorni nostri, se ricordiamo la risoluzione "sionismo eguale razzismo", se pensiamo a quanto veleno abbia gettato la maggiore istituzione internazionale sulla questione israelo palestinese e più in generale sul rifiuto arabo dell'esistenza di Israele, e quando questo abbia incoraggiato e infuocato gli antisemiti di tutto il mondo, davvero oggi c'è da rallegrarsi.

E come mai c'è stata questa giravolta?
I motivi risiedono nella grande rivoluzione democratica che si affaccia in Medio Oriente e che l'Iran vorrebbe spazzare via insieme a Israele. Non è una caso infatti che Ahmadinejad, oltre a promettere la morte dello Stato degli Ebrei, promette anche quella dei Paesi mussulmani che osino avere contatti o che vogliano riconoscere Israele: promette che bruceranno nella furia dell'Islam.

L'Arabia Saudita che ha abolito parte dell'embargo, i Paesi del Golfo che ormai trattano regolarmente con Israele, l'Iraq che pensa a stabilire rapporti, il Libano che marcia verso la democrazia, Gheddafi che ha smesso di preparare le armi di distruzioni di massa, la Siria in crisi. Tutto questo non piace affatto all'Iran integralista, che spera di rovesciare la tendenza utilizzando l'onda di estremismo che pure esiste ed è potente nell'Islam che prepara attentati contro l'Occidente. Così Ahmadinejad è intervenuto in maniera enormemente evidente compiendo quello che chiameremmo l'upgrade di un motivo pure costante dell'ideologia del regime: l'Iran infatti ha sempre promesso la morte di Israele e degli Stati Uniti, Khomeini ne ha fatto un ritornello, i missili Shihab che sfilano sulle piazza di Teheran portano la scritta "per Tel Aviv", Rafsanjani a sua volta seguita a auspicare la distruzione di Israele.. ma l'attuale Presidente iraniano è venuto allo scoperto e lo ha fatto con tanta enfasi perché l'Iran si sente circondato da un processo che va esattamente nella direzione opposta a quella per cui lavora.

Ariel Sharon con lo sgombero da Gaza ha ottenuto che il consesso internazionale si volgesse verso di lui con rispetto, leggendovi una effettiva apertura non solo verso la pace, ma anche verso la promozione di una nuova tendenza fra i palestinesi, quella all'autodeterminazione e alla democrazia. Da parte loro, la parte palestinese che fa capo a Abu Mazen, anche se qui non vogliamo certo farci illusioni sulle sue capacità e sulle sue più profonde intenzioni dato che il rais palestinese dà segnali controversi, pure potrebbe configurare, se si decidesse a combattere il terrorismo, una nuova storia che sconvolgerebbe profondamente tutti gli schemi: e per l'Iran, come del resto per la Siria che in questo periodo ne è il fratello minore nonostante le differenze fra sciiti e sunniti, è impossibile fare a meno del conflitto israelo palestinese e quindi dell'antisemitismo come galvanizzatore dell'integralismo islamico e del terrorismo che aggiunge potere alla sua prospettiva di Stato religioso totalitario.

E' per questo che l'Iran rinfocola continuamente il conflitto finanziando la Jihad Islamica, che in questo periodo ha compiuto il maggior numero di attentati in Israele, aiutando gli hezbollah a infiltrarsi con armi e danaro anche dentro Hamas e nelle Brigate di al Aqsa. Gli stessi palestinesi del Fatah denunciano preoccupati questo fenomeno. Ahmadinejad suscitando la risposta del mondo intero cerca di utilizzare l'antica arma del vittimismo islamico, che trova tanto spazio in un mondo cui viene sempre suggerita l'idea della persecuzione piuttosto che quella dell'emancipazione. Il Presidente iraniano ottiene anche un altro risultato. Circonda di un gran polverone la vera questione in ballo, quella del nucleare: se l'Europa non ottenendo niente dall'Iran dovrà indurire le sue posizioni, Ahmadinejad potrà dare la colpa all'influenza sionista e americana e abbandonare il tavolo delle trattative.

Dunque, ecco le cose che ho chiamato orribili e che alle volte sembrano non poter cambiare mai, anche quando tutto si muove: la cultura dell'odio ne è la principale. La determinazione dell'Iran a seguitare ad armarsi anche col nucleare e a minacciare fattivamente Israele e chiunque l'Islam estremo consideri nemico, la sua determinazione a seguitare ad agire da motore del terrorismo internazionale, non sembra al tramonto nonostante la condanna del mondo. E per la Siria, che ha reso i suoi confini una porta girevole della violenza verso il nuovo Iraq e verso Israele, utilizzando anche i confini del Libano e gli Hezbollah per mantenere la situazione bollente, non si piegherà facilmente alle imposizioni dell'Onu di lasciare che l'indagine del commissario Mehlis possa varcare le porte della casa dei Bashar.

Sia la situazione in Iraq che quella in Israele e quella di tanti altri scenari in cui il terrorismo con la sua zampata fa storia, resteranno terremotati a meno che gli avvertimenti non si trasformino in sanzioni, in sorveglianza internazionale, in cambi di regime. Abbiamo avuto ancora una volta il segnale che la guerra è seria, che i nemici della democrazia e dell'Occidente, che sono prima di tutto i nemici degli ebrei, non scherzano. Adesso si tratta di non accontentarsi dei primi successi diplomatici, ma di tenere la presa.

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