Gli Usa sull'Iran non rendono conto a nessuno
venerdì 27 aprile 2007 Panorama 0 commenti
Quando in un discorso per il 59esimo anniversario di Israele il premier Ehud Olmert ha frenato sull’Iran, dicendo che si possono prendere con calma le sue minacce atomiche, ha effettivamente segnalato agli USA che Israele è disposto alla linea del segretario di stato americano Robert Gates, dopo la discussione non facile avuta faccia a faccia il 18 aprile. Gates era rimasto indifferente di fronte ai documenti top secret presentatigli a Gerusalemme sui rapporti fra Siria e Libano e il passaggio d’armi agli Hezbollah e aveva risposto di non voler interferire col lavoro dell’ONU. Anche i documenti di intelligence sull’attività del regime iraniano hanno lasciato freddo Gates: gli USA marciano soli e non hanno intenzione di rispondere alle domande israeliane sul futuro, ha detto. Gates ha dato piuttosto l’impressione essere venuto per sentire le opinioni di Israele, proprio come quelle degli alleati Giordani, Sauditi ed Egiziani, sull’eventualità che gli USA si ritirino dall’Iraq. Certo, la delusione di Olmert non è stata poca. Però Gates ha tirato fuori un grosso coniglio dal cappello per risaldare quella che resta l’alleanza più naturale e sicura: Israele potrà comprare l’F22, un jet da combattimento di quinta generazione, il migliore del mondo, la cui commercializzazione era finora vietata. “Per mantenere la superiorità militare di un alleato prezioso” dice Gates. Ed è chiaro contro chi.
