Gli Scud potrebbero colpire ancora ma nessuno si scandalizza La solit udine di Israele
sabato 14 febbraio 1998 La Stampa 0 commenti
CI sono due o tre cose che accadono a margine e nel cuore della
crisi mediorientale che non passano in nessun modo dalla sfera
della conoscenza a quella della coscienza, cose stupefacenti che ci
sembrano, invece, naturalissime. Ma lo stupore è il padre della
ragione, e quindi sarà bene guardarle negli occhi.
Prima di tutto non fa specie a nessuno, e anzi appare un fatto del
tutto logico, che un Paese intero che non ha niente a che fare con
Saddam Hussein e le sue dinamiche, sia investito in pieno
dall'eventuale guerra prossima ventura: deve attrezzare ogni suo
singolo cittadino, vecchi, donne, bambini, con maschere antigas,
iniezioni di atropina, medicine contro l'antrace e il botulismo. È
assai strano che in Israele, questo lontano Paese, tutti i
cittadini siano costretti a stare in coda, giorno dopo giorno, per
ricevere orribili oggetti e spiegazioni che, già lo sappiamo, sono
in gran parte impotenti di fronte alle armi di distruzione di massa
di cui dispone Saddam. È vero, ormai nel mondo c'è una certa
abitudine, dati i precedenti, al fatto che Israele sia un oggetto
di comunanza, nell'odio eccitante, per tutto il mondo arabo
altrimenti così aspramente diviso. Ciò non toglie che il suo
specifico conflitto sia a tutt'oggi un conflitto territoriale solo
con i palestinesi, o almeno così dovrebbe essere (se si eccepisce
per la specifica questione del Golan, che invece riguarda la
Siria). Eppure, non si legge né si sente una parola di stupore sul
fatto che nel suo cinquantesimo anniversario Israele sia ancora
costretta a costruire rifugi contro le armi chimiche e biologiche
di Paesi lontani.
La questione che interessa noi, è piuttosto se stavolta Israele
risponderà o meno all'attacco. E tutti sanno, anche quelli che
dicono che l'irrazionalità di Saddam non andrebbe tanto lontano,
che in realtà l'unico vero gesto razionale in caso di guerra nella
logica del dittatore, sarebbe quello di attaccare Israele: questa
è infatti l'unica mossa che gli garantisca il consenso di gran
parte, se non della sua leadership, almeno del popolo arabo.
Altri stupori: la Russia, proprio come ai bei tempi della Guerra
Fredda, riappare sulla scena mediorientale uguale a com'era,
neppure un po' mascherata. È semplicemente fantastico che sia
proprio quell'Evgeny Primakov, che era il padre degli armamenti
arabi "anti-imperialisti e anti sionisti" e anche del terrorismo
mediorientale, della strategia del "sionismo uguale razzismo", a
ricostruire - senza che nessuno mandi un sospiro - la politica
mediorientale del suo Paese. Sarebbe come se Beria fosse incaricato
del comando della polizia. È ancora più metafisico che la Russia
si presenti come il grande mediatore, il capofila della posizione
umanitaria anti- sanzioni e anti-attacco americano, quando è stata
proprio lei, come si è scoperto da poco, a fornire con un accordo
segreto siglato, pare, nel 1995, una serie di fermenti altamente
sofisticati per molti milioni di dollari, compresa un'attrezzatura
da fermentazione per 5 mila litri di materiali che ci possono
mandare tutti all'altro mondo, mentre alcune spie russe passavano
all'Iraq informazioni circa le ispezioni a sorpresa dell'Onu.
Ancora: è fantastico (di nuovo) che il nostro innocente governo,
piuttosto che mostrarsi desideroso di prendere le distanze da quei
pasticci e da quei pasticcioni, a dir poco, abbia mostrato invece
il desiderio di prendere le distanze dagli Stati Uniti d'America,
nella solita messinscena di quel confuso, informe desiderio europeo
che ripete "io, io, io", come un bambino, senza riuscire a definire
autonomamente la propria personalità , la propria politica. Tanto
più in presenza di una politica alternativa, quella russa, così
chiaramente tesa ai profitti e al ritorno sulla scena
mediorientale, attraverso la vendita di armi non convenzionali a
Paesi autoritari come l'Iran, la Siria, in parte anche l'Egitto, e
anche di forniture atte a costruire impianti per la bomba atomica.
Infine la cosa, fra tutte quelle stupefacenti, che risulta più
demoralizzante, è il fatto che i palestinesi di nuovo "saltino sui
tetti" inneggiando a Saddam dopo tutto quello che è successo in
questi anni: dopo che gli americani hanno condotto per mano Rabin e
Arafat a Washington, dopo che hanno raccolto per loro migliaia di
milioni di dollari; dopo che, comunque vada, Clinton e la Albright,
hanno messo tanta grinta nel tirare Netanyahu per i capelli dentro
il processo di pace. Non c'è città della Autonomia Palestinese in
cui una manifestazione non gridi "Saddam, amore, distruggi Tel
Aviv" e non si brucino insieme la bandiera americana con quella
israeliana. E a noi sembra normale, e ci sembra un comma irrisorio
dello spirito di un popolo la cui leadership siede legittimamente a
un tavolo di pace con la claque di tutto il consenso
internazionale. In definitiva, la sensazione è che il punto vero
di questa generale mancanza di stupore sia legato al fatto che le
stragi di massa, le distruzioni tramite armi biologiche, le
transazioni di armi atomiche tra Paesi poveri e dittatoriali e la
Russia, siano diventate parte dell'inconscio collettivo
dell'Occidente come prezzi da pagare alla sua cattiva coscienza.
Fiamma Nirenstein
